- La Borghesia terriera era rappresentata dalle poche famiglie che detenevano il potere economico e sociale. Sui registri vengono sempre indicati come “Don” o “Donna”: Cimbali, Luca, successivamente diventati De Luca, Spitaleri, diventati in seguito Spedalieri o Spetalieri, Radice, Meli, Artale, Grisley, Thovez, Fiorini, Fernandez, Aidala, Catania, Longhitano, Sanfilippo, Leanza, Margaglio, Turco o Lo Turco, Zappia, Torretta, Palermo, Cannata, Cesare, Biuso, Colavecchia ecc.. I matrimoni ed i battesimi avvengono nell’ambito delle famiglie o di famiglie affini per censo e rispetto nell’ambito della Comunità.- Gli appartenenti all’artigianato imprenditoriale sono indicati con il Mastro, nell’accezione di “Maestro”, e se hanno raggiunto un certo livello sociale, vengono anch’essi chiamati Don o Donna. Prova ne sono i Barbaria, Lupo, Aidala, Gorgone, Sofia, Camuto, Portaro, Di Bella, Samperi, Pannucci; - Ai piccoli proprietari, ai commercianti, agli operai, non viene dato alcun titolo. - L’ultimo gradino sociale era rappresentato dal popolo senza particolari meriti i cui membri spesso erano indicati sui registri “quilibet”. - Le donne, infine, non hanno personalità giuridica. Esistevano in quanto “uxor”, “soror”, “mater”, “filia”, nipote di un uomo. Spesso al posto del cognome si trova l’indicazione sopra detta. Se fa da madrina in un battesimo viene indicata con il cognome soltanto se una “quilibet” e non può fregiarsi del titolo di “uxor”. Ciò ha comportato che la mia attuale ricerca si sia dovuta fermare intorno al 1760 quando, non esistendo l’obbligo del cognome della moglie, mi diventa difficile riuscire a collegare le varie famiglie per costruire l’albero genealogico. Forse in un futuro prossimo venturo, quando avrò completato questa prima parte, passerò a risalire oltre questa data. Cognomi e famiglie, errori ed anomalie A convalida di quanto detto sopra che, cioè, tutto potrebbe dirsi degli scrivani, tranne che sapessero scrivere, di seguito riporto alcuni esempi di anomalie se non propri e veri errori riscontrati nei registri nella trascrizione dei cognomi. Il cognome Aricò viene scritto: Aliquò, Ariquò, Tricò, quindi nella famiglia Franzone-Aricò, ogni figlio ha una madre di cognome diverso. Bandieramonte Sebastiano nato a Trecastagni e sposato a Bronte, viene scritto Ballaramonte per la figlia Ballaramonte Domenica Giuseppa Rosolia nata il 3/04/1823. (Reg. 2, p. 22, atto 136). Il Cognome Basile, intorno agli anni 1820-1830, viene scritto a volte come Di Basile, tal altre come Basile. Negli anni seguenti viene scritto semplicemente Basile. Il cognome Batticani, sempre per problemi di dialetto, viene talora scritto “Batticane”, italianizzandolo. Calcagno, viene scritto a volta come “Carcagno” ed altre volte come “Calcagno” mentre Cariola viene scritto indifferentemente come Caliora Placido – alias Cariola Placido. Il cognome Chiofalo viene scritto “Chiofaro” intorno al 1780. Daquino comincia ad essere scritto con l’apostrofo (D’Aquino) nel 1852 con D’Aquino Vincenzo, figlio di D’Aquino Pasquale e Milazzotto nel Vol 20 (86) dei registri di Matrimonio, e nello stesso periodo nel registro dei Battesimi. |
 |  |  |  |  | I Registri dei "Nati", "Battezzati" e dei matrimoni partono dalla fine del 1500.
«Chi scrive dovrà innanzitutto trovare lo spazio ove scrivere, e scrivere in caratteri minuscoli e con le penne d’oca di allora si può capire cosa ne viene fuori. Scritte spesso illeggibili, sbavature ed eventuali correzioni, inchiostro di seppia sbiadito o troppo carico». Il prof. Nunzio Longhitano, con molta pazienza ma sopratutto con impegno, metodo e competenza, sta «creando i nuovi indici dei vari volumi, su supporto informatico mediante fogli Excel» così da renderli accessibili e fruibili a tutti per ricerche storiche e genealogiche. Ci permettiamo di ringraziarlo a nome di tutti i brontesi
I registri di battesimo cominciano dal 1582, quelli di matrimonio datano dal 1589 e quelli di morte
dal 1613, |
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| Con la nomina ad Arciprete di Don Salvatore Politi (1859) dotto sacerdote e latinista, redattore del diario dei “Fatti di Bronte” trovato sui registri e trascritto altrove, e con l’avvento dell’unità d’Italia, inizia una tendenza ad italianizzare i Cognomi e ad avvicinarsi alla grafia attuale attraverso una serie di distorsioni e moltiplicazioni di Cognomi derivati da un unico iniziale. Anche il cognome Di Bella, all’inizio intorno agli anni 1820-1830, viene riportato nei registri come “Bella” o “La Bella”. Negli anni successivi viene scritto con l’attuale grafia Di Bella. Di Marco Giuseppe che sposa Maccarrone Vincenza: i figli vengono registrati una volta come Di Marco e successivamente Di Marzo, mentre i figli di Di Marzo Giuseppe che sposa Camano Ignazia non subiscono variazioni. Da questo momento (1828-31) scompaiono i Di Marco e diventano tutti Di Marzo. Il cognome Fazzio, viene scritto sia con una, che con due “z” e spesso viene ad esso premesso il “Di”, Di Fazio. Il cognome di Gardano Giuseppe, proveniente da Randazzo, viene scritto: Ganduni, Cardani. I membri della famiglia Grisley: Arrivano a Bronte, provenienti da Londra nei primi anni del 1800, il padre, Samuele Grisley, la madre, Marta Grisley ed il figlio Vincenzo Samuele che viene battezzato “sub conditione” il primo di ottobre 1824, nel dubbio che fosse Anglicano. Il cognome viene trascritto nei registri in vari modi nell’arco degli anni (Grijlech, Gryslech, Grisleus).
Il cognome Lo Turco viene regolarmente accorciato in Turco dagli scrivani, abitudine poi tramandata a Bronte ai cittadini che tendono ad accorciare e trasformare i cognomi nel loro dialetto. Un esempio evidente lo troviamo a pagina 30 (119) del volume n° 4 ove è registrato l’atto di battesimo di Turco Illuminata figlia di Don Ignazio Lo Turco e di Donna Anna Turco. Per il figlio Mariano nato il 2 aprile 1841 scompare il “Lo”, così anche per il padre che si chiama Don Ignazio Turco e per la madre D.na Anna Turco; lo stesso avviene per la sorella Nunzia nata il 13 febbraio 1836. Da questo momento la famiglia Lo Turco, negli indici e nei certificati di battesimo diventa “Turco” questo perché per lo scrivano era indifferente scrivere Turco o Lo Turco. |
Il cognome Luca, segue la stessa sorte del precedente, viene scritto indifferentemente con la grafia Luca, Di Luca, De Luca. La Famiglia De Luca ha pertanto dovuto ricorrere al tribunale per unificare il cognome nell’ambito del “Clan”. Il cognome Monciovì o Mongiovì: Deriva per alterazione o meglio “brontesizazione” del Cognome Monciout del signor Don Leonardo che, proveniente da Palermo, sposa la signorina Saporito Serafina. Da loro nasce il 14/03/1819 Monciovì Giacomo Antonino Giuseppe. Così registrato sul Vol. 1 (29) – p. 347 Atto 134. Il cognome Pace, viene scritto spesso “Di Pace”, “Pace”, “Paci”, in funzione delle conoscenza grafiche dello scrivano. Pettinato, uno dei cognomi più stabili graficamente, nel caso di Don Luigi Pettinato, Cappuccino, viene scritto spesso “Pettinati” intorno al 1784. Un altro problema di italianizzazione del cognome, lo si osserva per il cognome “Prazzamà”, così è trascritto nel registro 4 in data 4/10/1840 per Placida Prazzamà di Prazzamà Felice; nello stesso registro, pagina ricostruita, la sorella Giuseppa viene invece indicata, il 2 agosto 1846, Giuseppa Bracciamà di Bracciamà Felice.
Il cognome Proto risulta dalla contrazione di Protos. Così troviamo ad es. un Protos Giuseppe nato il 01/03/1829 R. 3/29 p. 33 figlio di Protos Tommaso e Modica Anna Maria. Lo stesso cognome Radice. Intorno al 1780, viene anche scritto con la grafia “Radicia” come può osservarsi nel caso di Don Antonino Radice, sacerdote, che talora viene scritto “Radicia” (1784). Proprio nella famiglia Radice esiste un’altra brontesizzazione di cognome, la moglie del medico Gaetano Radice nato a Bronte il 29/09/1917, rientra dalla Francia sposato con Donna Puorrasine Rosolia, alla nascita del primo figlio viene trascritto “Borragine” e così in seguito.
Il cognome Sanfilippo viene spesso abbreviato in Sanf.o intorno al 1800.
Schillirò fin dal 1780 viene scritto con due o una “l” indifferentemente. Inizia a perdere una “l” e diventa Schilirò in modo definitivo nel gennaio del 1842. Infatti il 23 Gennaio è registrato Nunzio Schilirò, figlio di Illuminato Schilirò. Nel luglio dello stesso anno è registrato Schillirò Giovanni di Schilirò Francesco e di Carmela Longhitano (Vol. 4 – p. 115 (232).
Il contributo degli scrivani nell’evoluzione del cognome Schillirò in Schilirò è evidente. La transizione dura fino all’anno 1848-49, nel 1850 scompare la grafia Schillirò, per essere sostituita da quella Schilirò. |
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La prima traccia dei registri anagrafici della chiesa della SS. Trinità (la Matrice) risale al 1582 quando, Mons. Don Luis de Torre I°, arcivescovo di Monreale dal quale dipendeva Bronte, nella sua visita pastorale del 27-29 Settembre ordinava che il Vicario foraneo « ...nella sacrestia faccia tenere quattro libri in uno dei quali si scrivono i baptezati e confirmati, nell'altro i comunicati, nel terzo i congiunti in matrimonio et nel quarto i morti et si mandi copia di essi a Monreale».
Per molti secoli questi libri ("i riveli") rappresenteranno la sola registrazione anagrafica della popolazione brontese: unica anche per l'incendio appiccato all'archivio comunale dai rivoltosi nei tragici Fatti del 1860, che distrusse i libri tenuti dal Comune. |
| Il cognome Schiros, di origine albanese, originariamente è scritto Schirios; nell’anno 1850, è registrato l’ultimo Schirios che negli anni successi avrà la grafia Schiros perdendo la “i”. Smeriglia viene scritto anche Smeriglio (Vol. 4 – p. 308 (417). Il cognome Spitaleri è la giusta grafia nel dialetto brontese. Nel 1843 viene registrato per la prima volta Spedalieri con Marianna Spedalieri nata da Don Giovanni Spedalieri e da Vittoria Cagnone e battezzata il 4/01/1843 i padrini furono Don Luigi Spitaleri e la moglie Marianna Cagnone (vol. 4 – p. 128 (9). Lo stesso cognome Spitaleri viene abbreviato in Spti. e la grafia viene modificata come detto in precedenza. Il cognome Triscali viene spesso scritto Triscari, preferendo la scrittura dialettale come Zingale che risente senz’altro degli influssi dialettali e quindi viene scritto come “Zingali” normalmente oppure come “Zingale” nella forma italianizzata. Nunzio Longhitano 21 Giugno 2007P. S. – Se volete potete comunicateci qualsiasi altra informazione in vostro possesso o correzione o conoscenza più precisa sull'albero genealogico. Mettetele a disposizione di tutti facendole pervenire pervenire alla redazione o direttamente direttamente all’estensore dell’albero stesso, indicando il numero progressivo dell’albero cui le date o le varie informazioni (es. anche foto della persona) si riferiscono. Grazie N. Longhitano |
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