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Anche se non si può dire con certezza che la chiesa
della SS. Trinità (comunemente detta “La
Matrice”) sia la più antica chiesa di Bronte,
certamente però è la più grande e quella più importante e significativa dal
punto di vista architettonico ma soprattutto storico e documentale.
Certamente non ha nulla di eccezionale dal punto di vista artistico ma le innumerevoli
tracce,
i monumenti, i documenti, gli arredi e le testimonianze che trovansi in questo luogo
ne fanno una miniera di notizie che
rimandano alla storia ed alle tradizioni brontesi.
Molto più che le altre chiese di Bronte questa (la Chiesa Madre),
come risulta anche da numerose targhe e lapidi, nel corso dei secoli, fu edificata, abbellita ed ornata
da benefattori e mecenati ma anche da semplici contadini e da pastori che non
erano certamente benestanti.
«La piccola
Università di Bronte, - scrive lo storico
Benedetto
Radice - sebbene povera, contribuì generosamente al
decoro della novella chiesa maggiore. Nel 1584 spese onze 30 per
l’orologio e onze 108 per l’organo; gravò il suo bilancio di onze 10
all’anno, che poscia ridusse a onze sei, per il salario
dell’organista, cioè per uno strimpellatore qualunque chiamato
maestro di cappella. Nel 1590 i giurati chiedevano al vicerè di
essere autorizzati a spendere per le fabbriche della madre chiesa.
Nel 1592 si comprò il baldacchino pel SS. Sacramento. Nel 21
novembre 1623 il vicerè confermava la somma di onze 50 per una
campana grande, che la prima s’era rotta e per comprare un cembalo.
Nel 1645 assegnava a beneficio della chiesa le multe della neve per
la compra di arredi sacri…».
Per tutto questo, con l'aiuto indispensabile degli scritti del
Radice, dobbiamo e vogliamo dedicare alla
Chiesa Madre (o, meglio, com'è comunemente chiamata, alla Matrice) molto più spazio e attenzioni di altri monumenti
brontesi.
Nel XVIII secolo era una delle poche della Diocesi di Catania avente lo
speciale statuto di parrocchia ed un parroco perpetuo e fu anche unica parrocchia
brontese fino al 20
Novembre 1723 (quando le si affiancò come succursale la chiesa del Rosario).
Rappresenta quindi anche un’inesauribile fonte di dati e di informazioni; qui è
conservato l’unico archivio storico-anagrafico (i cosiddetti riveli) della
popolazione (quello del Comune andò bruciato nei noti fatti del 1860), i
battesimi, i matrimoni, le morti di migliaia di brontesi fin dalla fine del
1500.
La chiesa,
singola
e isolata, è ubicata tra le vie Matrice, Santi e S. Giuseppe, in leggero pendio su rocce
laviche affioranti (ancora visibili sul fianco destro e sul retro).
Non ha caratteri architettonici e decorativi tali da potere
attribuire definizioni stilistiche assolute ma sulle superfici
intonacate risaltano ancora alcuni elementi che, senza ombra di
dubbio, la definiscono come una delle fabbriche di maggiore vetustà
presenti a Bronte.
Fu edificata con il nome attuale - di Chiesa della SS. Trinità - nella prima metà del cinquecento (dal 1505 al 1579) con la
fusione di due chiese: la chiesa maggiore di Santa Maria e
la vicina chiesa della SS.
Trinità.
Santa Maria, la più grande e la più antica, probabilmente di origine
normanna, era a tre navate com'è tuttora, sostenuta da dodici colonne in
pietra arenaria con capitelli corinzi e foglie d'acanto e tetto a
travature simile a quello dell'Annunziata. L'altra, la chiesa della Ss. Trinità, più piccola,
occupava lo spazio dell'attuale transetto con ingresso dal lato
dove oggi c'è l'altare barocco del Crocifisso.
Sono ancora ben visibili le tracce dei due antichi edifici,
riferibili a Santa Maria ed alla Trinità, prima della loro unione:
sulla
parete nord, spiccano lo spigolo dell’antica chiesa di Santa
Maria ed l'ingresso con una porta
ogivale, composta da conci di pietra calcarea e sormontata da un
piccolo mascherone rappresentante un volto umano;
è
chiaramente delineato il contrafforte del muro, a lato nord;
all'interno sono state portate alla luce un ampio arco e sul lato
destro e sinistro entrando dalla porta maggiore, alcune colonne, il
pavimento ed altri elementi architettonici in pietra calcarea,
riferibili all'antica chiesa di Santa Maria;
nel corso di un
recente restauro
sono state ripristinate e rese visibili, in un vano accanto alla
cappella dell’Addolorata, una rustica parete esterna ed una piccola
monofora della chiesa di Santa Maria, nascoste dagli intonaci; |
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