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Le volte sostituiscono quelle originarie che dovevano essere
probabilmente a travatura lignea. Don Gesualdo De Luca nel 1883
scriveva di «grosse e lunghe travidi pini sostenenti le tettoje della
chiesa della Matrice.»
Le cappelle e gli altari
La chiesa ha quattro cappelle laterali e due in fondo, a destra e a sinistra del coro.
Entrando in chiesa e procedendo nella navata destra la prima cosa che si incontra è
l'antico fonte battesimale del 1614.
E' in marmo scolpito con un coprifonte ottocentesco in legno dipinto ed istoriato di un metro e 80
di altezza.
Alla base un’iscrizione documentaria ci ricorda la data
della sua fattura: «MDCXIIII sa[..]entis in vitam aeternam» (1614.
La fonte della vita eterna).
Il fonte è posto in una rientranza (12) dove un
tempo c'era l'ingresso della chiesa di Santa Maria (all'esterno
corrisponde alla porta ogivale in pietra calcarea sormontata da un
piccolo mascherone).
Segue
quindi la prima cappella dedicata a San
Biagio (8), patrono di Bronte. L'ingresso è delimitato da una coppia di balaustre con
elementi troncopiramidali in marmi
policromi scolpiti, intarsiati della prima metà del secolo XIX.
In una nicchia racchiusa da una cornice architettonica con due
colonne tortili laterali è posta la statua del Santo, un misto di
legno scolpito e dipinto e di cartapesta della seconda metà del XVIII secolo.
Appoggiata
sulla statua una mitra di vescovo di cotone e seta bianca ricamati in
oro filato.
L'altare,
impreziosito di marmi policromi è del
1770; da notare
il bel bassorilievo in marmo bianco, nero e rosso murato sul fronte
dell’altare raffigurante San Biagio (vedi foto sulla destra)
Segue quindi un vano (11) (vi era posto prima il fonte battesimale) dove un
recente restauro
ha riportato alla luce una parte della rustica parete esterna e una
monofora dell'antica chiesa di Santa Maria, poi (dal 1505) inglobata
nella Matrice.
L'ultima cappella della navata destra è quella dedicata alla
Madonna Addolorata (6), con l'omonima statua posta nella nicchia
della parete di fondo. In cartapesta modellata e dipinta è della
seconda metà del 1700 e misura m. 1,81 di altezza.
La statua, molto venerata dai brontesi, ogni anno è portata
nella processione del Venerdì Santo dietro
le statue del Cristo alla Colonna (proveniente dall'Annunziata), del Crocifisso
(dalla chiesa della Madonna del Riparo) e del Cristo morto (dai Cappuccini).
L'altare, della fine del 1700 (1,48 m. x 2,18 di larghezza), è in marmi
policromi scolpiti e intarsiati. Al centro, in un bassorilievo in marmo bianco
su marmo di colore nero, è scolpita l’immagine della Madonna. L'ingresso della
cappella è delimitato da una balaustra in marmo degli stessi colori dell'altare
composta da colonnine quadrate e troncopiramidali.
La
prima cappella della navata sinistra è dedicata al Cuore di Gesù
(7), ricca di piccole opere d'arte. Scrive il Radice che è
«preesistente al 1781, come leggesi nella lapide
(murata sulla destra dell'altare)
commemorativa delle indulgenze concesse da Pio VI».
L'accesso alla cappella, come in tutte le altre, da un varco delimitato da
balaustre in marmi policromi. Nella chiave dell’arco d'ingresso, una
cartella in stucco modellato, dipinto e dorato del secolo XVIII porta
l’iscrizione «Concaluit / cor meum / intra me» (“Brucia
(d'amore per gli uomini) il mio cuore dentro me”).
In una nicchia della
parete di fondo, è posta la statua del Sacro Cuore, di fine ottocento, in
cartapesta modellata e dipinta.
Sulla
parete in un piccolo dipinto (olio su tavola della seconda metà del 1800) è
raffigurato il Sacro cuore, che è anche riproposto con un altorilievo in marmi
policromi scolpiti, dipinti e dorati nella parte frontale dell'altare.
Ai lati dell'altare sono posti due piccoli mausolei
in marmo eretti alla fine del 1700 a due arcipreti che ressero la chiesa: sulla
sinistra, quello di Vincenzo Uccellatore e, sulla destra, quello di Placido
Dinaro; nella parete un dipinto
della Madonna con Bambino che schiaccia il serpente (150 x 103 cm. di larghezza,
di fine 1800) e, a destra, il quadro del Buon Pastore, dipinto ad olio nel
1880 dal pittore brontese
Agostino Attinà.
Viene quindi l'ingresso della
sagrestia
(9) e, dopo, la cappella degli apostoli
Pietro e Paolo (5).
Anche qui una cartella è murata nella chiave dell’arco d'ingresso; porta
l’iscrizione «Gloriosi / principes Terrae» (Gloriosi principi della terra).
Come in quasi tutte le altre della chiesa, l’ingresso della cappella
è delimitato da due graziose balaustre in marmi policromi scolpiti e intarsiati con elementi troncopiramidali.
Sopra l'altare, in una cornice architettonica di stile classico, è appeso
un bel dipinto di fine 1700 (olio su tela di
cm. 230 x 150 di larghezza) che raffigura i due apostoli. «Bellissimo e di
scuola romana... - scrive il Radice - ne è autore forse lo Spanò. L'apostolo
Pietro è in atto di scrivere le sue epistole; l'apostolo delle genti in atto
di predicare alle turbe.»
Ad impreziosirlo ancora di più sopra il dipinto è appesa una mantovana, in
legno intagliato e dorato, della prima metà del 1800.
Sul fronte dell'altare, risalta un bel bassorilievo in marmi policromi
scolpiti ed intarsiati con la figura della SS. Trinità.
Il transetto
Lo
spazio attuale del transetto è quello che un tempo occupava l'antica chiesa
della Trinità, con ingresso dal lato dove oggi c'è l'altare del Crocifisso.
Sulla destra del transetto, guardano l'altare maggiore, si trova la cappella di Santa Maria della
Candelora (4) o della Purificazione.
Vi si accede
da una artistica coppia di balaustre con elementi in marmo
intarsiati e dipinti della prima metà del XVIII secolo. |
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A destra il
fonte battesimale. Quì moltissime generazioni di brontesi hanno
ricevuto il battesimo essendo la Matrice già nel XVIII secolo una delle poche della Diocesi di
Catania avente lo statuto di parrocchia ed un parroco perpetuo.
Essendo andato
bruciato l'archivio comunale nella rivolta del 1860, i libri
della Matrice sono l'unica fonte per avere notizie sulla
popolazione dell'epoca. |
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La Madonna Addolorata e, a destra,
l'Addolorata, la Madonna della Candelora, San Biagio, ed il
Crocifisso nei bassorilievi in marmi policromi dei rispettivi altari
(della seconda metà del 700). |
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Appeso nella parete sopra l'ingresso principale è il ritratto del Papa
Pio IX, olio su tela (90 x 120 cm) del brontese Agostino Attinà («A. Attinà pi.
1880»). L'iscrizione posta nella parte bassa del quadro riporta la seguente
dicitura: |

Il "Buon Pastore" (1880) di A. Attinà. E' posto
nella parete destra della terza cappella della navata sinistra (Cuore di
Gesù). |
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«Regnando Pio IX pontefice massimo la pieta' dei fedeli, la
cooperazione del rev economo q sac. Antonino Saitta, iniziarono i restauri della
navata maggiore di questo tempio nel 1876, e compirono gli adorni a. 29 febbraio
1880»
Agostino Attinà ha lasciato molte sue opere nelle chiese di Bronte. Oltre
ai due quadri sopra riportati ricordiamo i quattro della Chiesa di Santa Maria
della Catena "Il martirio di Santo Stefano", "S. Filippo Neri" (1876), la
"Madonna di Fatima" (1877) e la "Madonna di Lourdes" (1877). Un dipinto
raffigurante Santa
Domenica (1874) trovasi nella chiesa di Sant’Antonino ed un quadro di S.
Giuseppe e Gesù Bambino (1876) nella Chiesa di San Silvestro. Di A. Attinà è
anche la grande tela ad olio (193 cm. per 280 di altezza,
"Uomini
illustri di Bronte") visibile nella scalinata d'ingresso del Real
collegio Capizzi. |
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L'altare,
della stessa epoca, è costruito con stessi marmi policromi, scolpiti e
intarsiati ed al centro presenta un bassorilievo con la figura della Madonna.
In una nicchia della parete di fondo, sopra l’altare, è posta la statua della Madonna con Bambino (sec. XVIII). Alta
195 cm., è in cartapesta modellata e dipinta e , probabilmente di scuola
gaginiana.
Scrive il Radice che la cappella «... è anteriore al 1708, come risulta dai registri di
morte e dagli atti di fede del notaro Arcangelo Spedalieri, (1684). Vi è sepolto il barone D. Antonino Papotto, il che fa
supporre che la cappella sia stata fabbricata a sue spese, essendo nota la
beneficenza sua alle chiese. Venne costruita nella prima metà del secolo
XVII; ha l’altare di marmo, e come quelle di S. Biagio e dell’Addolorata, è
stata decorata a cura del sac. Ardizzone Venia.
La statua della Vergine è discretina. Alle pareti laterali vi sono affrescate le due presentazioni al
tempio: della Vergine e di Gesù».
Da ammirare lo sportellino in legno intagliato e intarsiato
che chiude il tabernacolo dell'altare; è della metà del 1700.
A sinistra del transetto vi è la cappella del SS. Sacramento (3): è una delle più belle
e ricche della Matrice. Secondo il Radice esisteva già dal 1574 ma probabilmente fu restaurata e rifatta nella metà del XVIII
secolo.
Ricca di quadri e di sculture in marmi policromi, vi si accede attraverso una
coppia di balaustre in marmi policromi con elementi intarsiati.
Nelle pareti laterali due affreschi (del XVII secolo) rappresentano il
primo un asino digiuno da tre giorni che rifiuta la biada e in
atto di adorare il Sacramento portato da S. Antonino ed il secondo
il conte Rodolfo degli Asburgo che cede il proprio cavallo ad un
sacerdote che porta il viatico ad un infermo.
Gli affreschi, in
cattivo stato di conservazione sono stati coperti alla fine del
1800 da due dipinti (copie su tela) eseguiti dal pittore brontese
Nunziato Petralia.
L'altare, in marmi policromi, è istoriato
con decorazioni di cherubini, foglie d'acanto e cartelle raffiguranti un
agnello, un pellicano e una fenice.
Sopra l'altare un tronetto a forma di tempio per l'esposizione eucaristica: alto
cm. 140, in marmi policromi intarsiati, ha coppie di colonne composite
sormontate da trabeazione spezzata, frontone curvo interrotto e baldacchino con
volute ed in alto una croce imperiale. |
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