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Benedetto Radice Con gli occhi della memoria di un ragazzino delle scuole elementari degli ultimi
anni ’20 vedo risalire per Via Annunziata, partendo dalla sua abitazione di
fronte alla chiesa di S. Blandano e costeggiando il vecchio convento dei Padri
Basiliani, allora sede del Comune ed ora della Biblioteca Comunale e
dell’Ufficio del Lavoro, don Benedetto Radice, il professore, il quale
con il suo passo lento e stanco, procede con la sua figura minuta ed elegante,
caratterizzata dai lunghi baffi bianchi spioventi e il suo orologio da taschino
tradizionalmente agganciato ad una grossa catena d’oro passante attraverso
l’asola del panciotto, e devia su via Scafiti per raggiungere la piazzetta, ora,
G. Castiglione e il Circolo “Enrico Cimbali”, volgarmente chiamato “Casino dei
Civili”, dove si fermerà a leggere il giornale e a chiacchierare con qualche
amico per commentare i fatti del giorno.
La vita Egli nacque a Bronte il 1° febbraio 1854 dove studiò “grammatica, umanità e
retorica “al Collegio Capizzi, quindi presso l’Università di Catania conseguì il
diploma di “causidico” che lo abilitava alla professione forense, ma dopo una
breve esperienza di avvocato, si dedicò all’insegnamento in una scuola di Bronte
per ragazzi del popolo. |
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Ma le non floride condizioni economiche e il disagio di
vivere in un paese dal quale, tradizionalmente, ogni persona colta era fuggita,
lo portarono alla decisione di trasferirsi prima a Roma e poi in Toscana, a
Fiesole,dove conobbe e frequentò Ermenegildo Pistelli, Pietro Fanfani,
Ferdinando Martini, Olindo Guerrini e Renato Fucini, al quale si legò di tenace
amicizia.
In seguito si spostò ad Empoli dove, con l’aiuto del Martini e del
Fucini, si sistemò in quel ginnasio per insegnare francese (del suo amore per la
letteratura francese ci resta una traduzione delle Favole del La Fontaine). A
Empoli fondò una cooperativa contadina e pubblicò studi su “L’Italia e il
Papato” e “Gli Inglesi nel Risorgimento italiano”.
Nel 1903 tornò in Sicilia, a Palermo, dove conobbe e frequentò Verga, Capuana,
(che era stato anche lui allievo del Collegio Capizzi), Pirandello, Gentile e
Giuseppe Lombardo-Radice, il quale oltre che amico gli era parente. A Palermo
iniziò a indagare in biblioteche e archivi sulla Storia di Bronte.
“Tornato
nella sua città natale, forse verso il 1909, e sposata, in seconde nozze, la
vedova Giuseppina Spedalieri, nel 1910 (1) ebbe il tanto sospirato figlio maschio,
che chiamò Renato in onore del caro amico Fucini, e una vita più florida
economicamente, che gli permise di dedicare il resto della sua esistenza a
riordinare le sue ricerche storiche e curarne la pubblicazione, che era iniziata
nel 1906 con la monografia “L’Etna e le sue eruzioni intorno a Bronte”.
Altre ne pubblicò nel ’909, nel ‘910, nel ‘919 e nel ’925, mentre nel 927 riesce a
stampare il I° volume delle “Memorie storiche di Bronte” pubblicate
nell’anno successivo; invece il II volume, iniziato a stampare nel ’28, come
risulta dalla copertina interna, sarà pubblicato dal figlio nel 1936.”(2)
Morì nella sua città natale il 15 Maggio del 1931 mentre lavorava ancora ai suoi
scritti già pubblicati e in fase di pubblicazione.
“La vita di Benedetto Radice è stata quella di un uomo colto, di studi severi
e di indipendente giudizio […] per stabilire sul piano della storia una
verità - su cui menzogne e retorica si erano accumulate a nasconderla - già
appresa, indubbiamente, negli anni dell’infanzia, sul piano dei sentimenti, dei
rapporti umani, dei ricordi delle persone a lui vicine. La verità su quelli che
furono detti “i fatti di Bronte “, gli atroci fatti corsi nell’estate del 1860
nel povero paese etneo che gli aveva dato i natali. Partendo da questi fatti, a
cercarne le lontane ragioni, Benedetto Radice si trovò a ripercorrere tutta la
storia moderna e contemporanea del paese attraverso serie e accurate ricerche
d’archivio. […] egli si diede a mettere in luce e analizzare i momenti nodali
della storia di Bronte, delle istituzioni e dei personaggi più rappresentativi.
[…] Bronte gli deve molto. E anche la cultura italiana, per una più esatta
visione e giudizio dei fatti risorgimentali, gli deve riconoscenza. Non ha detto
male di Garibaldi, ma ha detto male di Nino Bixio. Che è già qualcosa.”
(Marzo 1983, Leonardo Sciascia.)(3)
Le “Memorie…”
Le Memorie sono una raccolta sistematica di 16 monografie scritte in epoche
diverse, alcune delle quali erano state pubblicate prima, come diremo nelle
note, e sono le seguenti:
1. Origine di Bronte; pag. 15
2. Epoca greco-romana e saracena pag. 27 con Documenti a pag. 57;
3. Idrografia e orografia pag. 61
4. L’Etna e le sue eruzioni intorno a Bronte; pag. 71
5. Notizie storiche sui casali (ventiquattro) estinti intorno a Bronte (quindici); pag. 89 (4)
6. Demanialità di Maniace e di Bronte; pag. 127
7. Bronte sotto “il mero e misto impero” di Randazzo pag. 145 con
Documenti a pag. 163;
8. La gran lite pag. 173 con Documenti a pag. 185;
9. Notizie varie sullo Stato Amministrativo Finanziario, Economico Sociale del
Casale Bronte dal secolo XIV al sec. XIX pag. 193 con Documenti a pag. 217;
10. Chiese (25+1) e Conventi (5+1) pag. 229 con Documenti a pag. 322; (5)
11. L’apoteosi dell’Ammiraglio Orazio Nelson in Palermo e la Ducea di Bronte
pag. 339 con Documenti a pag. 355;
12. Bronte nella Rivoluzione del 1820 pag. 359 (6)
13. Il 1848 e il 1849 in Bronte pag. 383; (7)
14. Nino Bixio a Bronte pag. 427 con Documenti a pag. 509;(8)
15. Il Collegio Capizzi pag. 523 (9)
16. L’Etna : eruzioni, miti e leggende pag. 611(10) |
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Le Edizioni |
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La raccolta delle varie monografie in un primo tempo fu divisa in due
volumi: il primo conteneva le prime 10 e fu stampato nel settembre del 1927 e
pubblicato nel 1928; il secondo volume, contenente le ultime 6, fu stampato
nello stesso anno 1927 ma pubblicato nel 1936, come risulta dalle copertine
interna ed esterna, e dall’Avvertenza del figlio Renato Radice a pag. 635. (11)
La memoria “Uomini e cose del mio tempo” di cui parla nella suddetta
Avvertenza l’Avv. Renato, non è stata pubblicata neppure nell’edizione del 1984.
Come mai? Sussistevano, forse, ancora i “motivi” di cui parla nella
predetta Avvertenza? Si potrà scoprire la verità nell’archivio di casa Radice?
Speriamo! Nella Prefazione Benedetto Radice, tra l’altro, dice:
“Nell’ordinare e scrivere le presenti memorie invece di seguire l’ordine
strettamente cronologico […] ho stimato opportuno raggruppare e accentrare le
varie notizie raccolte e i dati per periodo e per soggetto. Questa disposizione
data da me alla materia, trattandola per monografie,[…] mi obbliga a frequenti
ripetizioni e richiami […] Ho voluto dire questo per allontanare da me la taccia
di noioso ripetitore.”(12)
Osservazioni sulle edizioni L’edizione
di cui ci siamo serviti si presenta bene perché è un grosso volume rilegato in
tela verde con scritte in oro, con copertina in carta patinata con gli
acquerelli di cui abbiamo detto sopra, carta discreta e scrittura chiara; ma se
questa è la forma che bene impressiona a prima vista, quando si passa alla
lettura si nota, dalle prime pagine, la mancanza della professionalità
dell’Editore. Il quale avrebbe curato, servendosi di un buon proto, di evitare i
refusi tipografici che in questo volume sono frequenti, numerosi e anche gravi.
Anche il saggio di Leonardo Sciascia, che precede la monografia “Nino Bixio a
Bronte”, da un Editore avrebbe avuto un titolo e sarebbe stato collocato
dopo la monografia, a commento della stessa, e non avanti come una prefazione.
L’edizione precedente, stampata dallo Stabilimento Tipografico Sociale di
Bronte, fondato dal sac. prof. Vincenzo Schilirò, negli anni 1927/28 in due
volumi, dei quali il primo pubblicato nel 1928 e il secondo nel 1936, è modesta
sia per carta che per stampa, ma all’ avanguardia per i tempi e la città in cui
vedeva la luce.
Illustrazioni
Il volume unico dell’edizione del 1984 è corredato da 7 pregevoli acquerelli o
chine di Mario Schilirò(13) che sono: “Chiesa di S. Vito” (acquerello in copertina);
“Banca Mutua Popolare di Bronte“ (china a pag. 335); “Chiesa di S. Giovanni“
(da acquerello pag. 395 ); “Portale della Chiesa di Maniace“ (china a pag.
463); “Santuario di M. SS. Annunziata“ (china a pag. 501); “Ponte Serravalle“
(china a pag. 553) ; e “Tetti della Chiesa Madre“ (acquerello in retrocopertina).
Altri storici di Bronte Due sono gli storici Brontesi citati ed utilizzati da Benedetto Radice nelle sue
Memorie: P. Gesualdo De Luca(14) ed
Antonino Cimbali(15). Mentre un terzo,molto più
giovane e nostro contemporaneo, è
Biagio Saitta(16). Per completezza d’informazione
bisogna citare altri due brontesi che si sono interessati di Storia locale:
Antonino Radice(17) e
Pasquale Spanò(18).
Benedetto Radice, quindi, era il più giovane degli altri due storici brontesi di
cui fu per molti anni contemporaneo, conoscente e forse amico, e di cui
conosceva la vita e l’opera storica che ha utilizzato e commentato. |
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L'ultimo libro
su Benedetto Radice, a cura di N. Lupo e F. Cimbali. Pubblicato
dall'Associazione Bronte Insieme contiene inediti racconti, novelle,
commemorazioni, epigrafi, scritti vari, pubblicati su vari giornali dal
1881 al 1924 |
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Della “Storia della città di Bronte“ di P. Gesualdo De Luca(19), il Radice
nelle sue Memorie fa almeno una ventina di citazioni di cui riferiremo nella
trattazione delle stesse. Mentre dei “Ricordi e lettere ai figli” di
Antonino Cimbali parla quasi esclusivamente nella seconda parte delle Memorie a
partire dalla Rivoluzione del 1848(20).
Ed ora, fatta una panoramica della storiografia brontese, passiamo alla disamina
delle Memorie di Benedetto Radice nella molteplicità delle sue monografie, ma
anche nel suo intento di dare della scarsa e triste storia di Bronte una visione
d’insieme, specialmente per quanto riguarda il periodo risorgimentale; ed
evidenziamo in primo luogo quanto egli cita all’inizio del suo lavoro d’insieme:
“Turpe est in patria vivere et patriam ignorare. (Plinio il vecchio)”.
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Note:
(1) Ma nel 1910 era ancora a Palermo, come risulta dalla data apposta alla
monografia “ Nino Bixio a Bronte” (pag. 122); forse
vi andava per finire il lavoro.
(2) Questo periodo tra “… ” è stato inserito da me con i dati anagrafici
fornitimi dalla Prof. Giuseppina Radice.
(3) Radice Benedetto, “Memorie storiche di Bronte”, edito dalla
Banca Mutua Popolare di Bronte, 1984 pagg. 9/10.
(4) “Il casale e l’abazia di Santa Maria di Maniaci” fu pubblicato più
estesamente e con documenti nell’Archivio storico siciliano, anno XXXIII 1909 in Palermo.
(5) Idem come sopra; un sunto è stato pubblicato nel 1923.
(6) Pubblicato la prima volta nell’Archivio storico siciliano anno
1906 fascicolo I e II.
(7) La lunga nota di Leonardo Sciascia (pagg. 407/421) non andava
meglio dopo pag. 519?
(8) La presente monografia fu pubblicata nel 1910 nell’Archivio
storico della Sicilia orientale,Catania anno VII, fasc. III
(9) La monografia fu pubblicata la prima volta nel 1919 nello
Stabilimento Tipografico Sociale di Bronte. Si ripubblica con
aggiunte.
(10) Questa monografia fu pubblicata la prima volta dalla “Nuova
Antologia” nel febbraio 1925, e tradotta poi in olandese. E’
dedicata a Renato Fucini.
(11) Radice Renato, nato a Bronte
il 10 maggio 1910, compì tutti i suoi studi presso il Collegio Capizzi
e si laureò in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Roma.
Partecipò alla II guerra mondiale e negli anni ’50 si occupò di
politica. Invitato a trasferirsi a Roma per avviare una carriera
politica di più ampio respiro, rifiutò per non sentirsi costretto a
rinunziare ad una sua totale autonomia di pensiero. Sposò una De Luca
dalla quale ha avuto due figli. Esercitò con grande passione e
competenza la professione di avvocato intervenendo nella vita sociale
del paese con grande disponibilità umana e professionale e proponendo
lungimiranti iniziative, guardate con sospetto dai suoi concittadini
diffidenti come tutti i concittadini. Un progetto che con grande
fatica e superando innumerevoli ostacoli riuscì a portare a compimento
negli anni ‘70/’80 riguarda la creazione di una Cooperativa dei
produttori di pistacchio, che è la risorsa economica più importante di
Bronte, per potere rilanciare il prodotto in un mercato più
remunerativo. Morì in Bronte nel 1995.
(12) B. Radice, Memorie… cit. pag. 12
(13) Schilirò Mario, nato a Bronte (CT) il 4.11.52 e ivi
residente, sposato e con una figlia; studi classici seguiti nel
Collegio Capizzi della sua città, laurea in Medicina e Chirurgia
conseguita presso l’Università di Catania, specialista in Geriatria e
Gerontologia, svolge la professione di Medico. Pittore e scultore:
“Autodidatta di ispirazione classica, istintivamente predisposto
all’arte figurativa, trae la sua ispirazione dalle impressioni
suscitategli dalla gente e dai luoghi del suo paese.” Ha sempre
ricevuto molti consensi di pubblico e di critica. E’ inserito nel
volume “ Artisti del XX secolo”. Ha partecipato a numerose mostre
personali e collettive in varie città, tra cui Bronte, Randazzo,
Catania e Firenze. Ha partecipato a numerosi concorsi vincendone molti
e classificandosi sempre tra i primi. Ha studiato Incisione con il
Maestro incisore Giuseppe Guzzone. Sue opere si trovano presso il
Palazzo Comunale di Bronte, presso l’Archivio di Stato di Catania, in
collezioni private. Per la Chiesa di S. Sebastiano di Maniace ha
realizzato una porta in bronzo.
(14) Giuseppe Ignazio (de) Luca, in
religione Gesualdo, nasce a Cesarò (Messina) il 5.8.1814 da Giosuè e
Maria Savoca; muore a Bronte il 26.2.1892 ed è sepolto nella Cappella
dell’Ordine Francescano, proprio sotto l’altare. Egli firmerà sempre
le sue opere Gesualdo De Luca da Bronte. Le sue pubblicazioni edite
vanno dal 1843 e sono oltre 40; quelle di prossima pubblicazione e/o
inedite sono una diecina e si trovano a Messina. Gesualdo nel 1887, in
occasione della morte di Enrico Cimbali, scrisse l’elogio funebre (che
conservo assieme ad altre sue lettere). Autore di numerose e dotte
opere: teologiche, canoniche ed oratorie, eccezion fatta per la sua
“Storia della città di Bronte“. Cappuccino, Priore, Lettore di
Teologia, Professore di diritto canonico c/o la R. Università di
Palermo (cattedra che rifiutò per non allontanarsi da Bronte e poter
accudire gli anziani genitori), Professore di Filosofia e Letteratura
presso il Collegio borbonico di Bronte. Proposto per un Vescovado,
venne scartato per il suo carattere focoso (soprannominato mongibello)
e attaccaliti; patì pure il carcere allorquando cercò di occupare
parte dei locali del Convento che erano divenuti proprietà del
Municipio.” I frati, a seguito delle leggi sulla soppressione dei
Conventi (Ottobre 1866), dovevano entro 8 giorni sloggiare, per cui il
24.10.1866, di sera, furono buttati sul lastrico ed andarono ad
abitare tuguri che poterono procurarsi alla meglio. ”Il libro
“Consecratur Cristiani matrimonii” venne messo all’indice, a suo dire,
perché: ”La santa chiesa, nostra madre, in quanto retta dagli uomini,
veste qualche volta gli stessi difetti degli uomini”. Il ritratto del
De Luca, posto all’indice del volume, trovasi nella quadreria del
corridoio della direzione (del Collegio Capizzi, nota .dell’A.)
ed è stato restaurato a cura del Rettore P. G. Zingale, dietro mio
suggerimento. (Franco Cimbali, bibliotecario del Collegio (borbonico)
Capizzi).
(15)
Cimbali Antonino, “Ricordi e lettere
ai figli“ edito postumo dai Fratelli Bocca Editori - Roma 1903,
ristampato dalla Banca Popolare di Bronte a cura di Biagio Saitta -
Tipolito Centrostampa - Bronte 2002. Egli era nato a Bronte nel 1822
da Giacomo e da Nunzia Palermo. “ Rimasto orfano a 13 anni, dopo i
primi studi fatti sotto la guida illuminata e severa di mons. Giuseppe
Saitta, vescovo di Patti, suo parente per parte materna, e dopo una
prima deludente esperienza di lavoro presso il Collegio Capizzi, si
recò a Palermo per seguire i corsi, mai potuti completare, di
medicina.” Si trasferì a Palermo sperando nella protezione dei suoi
due concittadini, l’abate Giuseppe Castiglione e il sacerdote Giacomo
Meli, della Congregazione dei Padri Olivetani, ma deluso nelle sue
aspettative, si trasferì a Napoli, sperando sempre nella protezione di
un altro suo concittadino, Antonino De Luca, il futuro Cardinale, già
allora vescovo di Aversa; ma deluso anche da questo, dopo qualche
mese, ritornò a Bronte, dove “ fu capitano giustiziere, esercitò,
senza i titoli prescritti,per cui fu presto impedito, la professione
medica, concorse addirittura per la Cattedra di Patologia Generale
presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Catania. Sposatosi
nel 1855 con Marianna Leanza, […] divenne Ricevitore del Registro in
Bronte. Non smise comunque di interessarsi alla vita pubblica né di
indossare i panni del grande mediatore, si attivò nei fatti di Bronte
del 1860, giustificando appieno l’intervento di Bixio e segnalandosi
come uno degli elementi di spicco del fronte dei “cappelli”, cosa che
gli valse, a movimento finito, la carica di Delegato di Pubblica
sicurezza. Fu anche Sindaco, e per più anni, […] “tre volte e in
momenti difficili, 1848, 1860 e 1870, mi sono messo alla testa della
cosa pubblica, ho salvato il paese… ricevendone l’infamia e il più
nero tradimento.” Ottenne il Liceo a Bronte, sebbene contrario; “ …e
si riesce ad essergli grati per tutte le cose buone fatte per Bronte:
dalle provvidenze ottenute in favore del Liceo Capizzi, alla
transazione, della quale si rese protagonista nel 1861, con cui si
poneva fine al contenzioso tra il Comune e la Ducea di Nelson, un
prezioso contributo per rasserenare gli animi dopo le tragiche
giornate dell’agosto 1860.” Morì a Bronte il 23 aprile 1897, dopo aver
scritto su esortazione del figlio Enrico i “Ricordi…” pubblicati
postumi, assieme alle lettere, nel 1903. (Il virgolettato è di
Biagio Saitta, Premessa alla ristampa, pag. VI e segg.)
(16)
Saitta Biagio, è nato a Bronte nel
1939 e ivi ha fatto i suoi studi primari e secondari. Laureatosi
presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, ha insegnato
Italiano e Latino al Liceo Capizzi e quindi Italiano e Storia
all’Istituto Tecnico Commerciale “Benedetto Radice” di Bronte. Passato
all’insegnamento universitario, in atto è professore ordinario di
Storia medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Catania. Nei suoi scritti si è occupato di Storia
civile e religiosa. Ha studiato il mondo barbarico e la sua
collocazione nell’Europa medievale (vedi le monografie: La
“civilitas“ di Teodorico, Rigore amministrativo, “tolleranza” religiosa
e recupero dell’Antico nell’Italia ostrogota, L’Erma di
Bretschneider, Roma 1993 e, per la stessa Casa editrice,
L’antisemitismo nella Spagna visigotica,1995); si è pure
interessato con numerose trascrizioni di fonti alla storia di Catania
nell’età aragonese (vedi Catania nell’età medievale, CUECM,
Catania 1996). Si è occupato della Storia di Bronte con un saggio dal
titolo Per una storia di Bronte che è apparso come Premessa
al volume di A. Corsaro su Il Real Collegio Capizzi col
quale si è celebrata la traslazione dei resti mortali del Venerabile
da Palermo a Bronte. Per quanto attiene ai temi più specificamente
religiosi, oltre a saggi sul Pontefice Gregorio Magno, ha partecipato,
come relatore, su invito della Conferenza Episcopale spagnola, al 1°
Congresso Internazionale di Toledo in occasione del 14° Centenario del
3° Concilio di Toledo del 589, anno nel quale avveniva la conversione
al cattolicesimo dei Visigoti di Spagna. Per le celebrazioni
centenarie dell’Arcidiocesi di Catania, ha partecipato nel 1993 al 2°
Convegno Internazionale con un intervento su “La chiesa catanese tra i
Martiri e Alfonso il Magnanimo”.
(17)
Radice Antonino, nato a Bronte nel
1917, storico e scrittore che è vissuto ed ha lavorato a Trento. Ha
scritto, fra l’ altro, “Risorgimento perduto - Origini antiche del
malessere nazionale” edito dalla De Martinis & C. di Catania -
1995, nel quale, sostenuta dall’ analisi dei documenti giudiziari ed
epistolari, dà un’ interpretazione non tradizionale della spedizione
garibaldina in Sicilia nell’ambito del Risorgimento che egli definisce
“perduto” perché non ha unito socialmente la Sicilia e
tutto il meridione al resto dell’ Italia, come emblematicamente indica
la copertina che rappresenta l’ Isola molto distaccata dal Continente;
e i fatti dell’ agosto 1860 in Bronte rappresentano un libro nel
libro, ricalcando e approfondendo le orme del suo omonimo Benedetto.
(18)
Spanò Pasquale, nato a Bronte il 19
luglio 1918, saggista e poeta, (è stato mio compagno di collegio
salesiano a Pedara dal 1930 al 1933, e poi al Capizzi della nostra
città) laureatosi in Lettere a Messina, ha insegnato in Italia e in
Svizzera, dove ha assorbito l’ ideale di “ libertà democratica”
e di “federalismo”. Quindi si è stabilito a Torino dove è stato
Preside di un Liceo. Fra i libri di “ricostruzione storica”
che egli definisce “ studi particolari”, ci sono: “C’era una
volta il Rizzonito (Bronte nella storia d’Europa) Torino 1993,
dedicato “Ai ragazzi di Bronte affinché non dimentichino”, e “Uniti
nella diversità (La Svizzera vista da un Italiano)” L’Aquila
1998.
(19)
De Luca Gesualdo, Storia della
città di Bronte, edita dalla Tipografia di S. Giuseppe, Via S.
Calogero, 9 Milano 1883, ristampata da Atesa editrice - Bologna 1987
per la Banca Mutua Popolare di Bronte. Essa è divisa in tre parti: la
prima: Epoca storica favolosa capp. I-VIII pagg. 15-84; la seconda :
Epoca luminosa capp. I- XXI pagg. 85-358; la terza: il Territorio
capp. I-VI pagg. 359-440. Contiene 47 illustrazioni riproducenti
luoghi, chiese, personaggi e fregi vari.
(20) Vedi pag. 388 delle Memorie cit. e pag. 64 dei Ricordi cit. |
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