Antonino Radice
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Antonino Radice

Antonino Radice, storico, scrittore, è nato a Bronte nel 1917.
Iniziò gli studi nel R. Collegio Capizzi segnalandosi - come disse il rettore V. Portaro nell'inaugurazione dell'anno scolastico 1935-36 - "per aver conseguito la maturità classica con una media di otto decimi e la esenzione dalle tasse" ed ottenendo anche dal Consiglio dei professori "il premio del Littorio fondato dalla Cassa scolastica del Collegio e la Borsa di studio alla R. Scuola Normale Superiore di Pisa, in seguito a concorso".

Ha vissuto e lavorato a Trento, ha scritto in particolare saggi sull’area culturale e politica del Trentino-Alto Adige effettuando ricerche storiche sulla resistenza trentina e sull'illuminismo altoatesino.

Tra le sue opere,
"La resistenza trentina ed il problema istituzionale" (Milano 1954),
"La resistenza del Trentino" (Rovereto 1960),
"Autoritarismo d’altri tempi" (Trieste 1968),
"Resistenza armata nel Trentino" (Trento 1978),
"Israel-Antisrael - Diario1938-1943" (Trento 1984),
"Ricordo di una lezione – Guido Calogero" (Nuova Antologia 1994),
"Risorgimento perduto - Origini antiche del malessere nazionale" (pubblicato dalla De Martinis & C., Catania 1955, con prefazione di Giancarlo Vigorelli).

In questa ultima opera, attraverso l’analisi degli atti processuali e di fitti epistolari, lo storico tenta un’interpretazione non convenzionale della spedizione garibaldina in Sicilia, ricostruendo le figure di Vittorio Emanuele II, di Bixio, il profondo dissenso fra Cavour e Garibaldi, la loro discutibile consistenza e la loro scarsa conoscenza dei problemi dell’Isola.
Il sogno dei siciliani, scrive Radice, era che quello sbarco di Garibaldi più che dell'unità politica dell'Italia, fosse portatore della libertà sociale della Sicilia.
«La gente meridionale, spesso insufficientemente rappresentata dai propri uomini politici, quasi sempre alleati alle borghesie del Nord, è divenuta il bersaglio d’una Italia pronta ad ogni sorta di accorgimenti e vittima lei stessa alla fine dell’immenso imbroglio nazionale».
Gran parte di "Risorgimento perduto", quasi un libro nel libro, è dedicata ai Fatti di Bronte del 1860 con l’aggiunta di documenti storici inediti (lettere e proclami di Bixio e di Garibaldi, decreti, corrispondenze politiche e militari, atti del processo, ecc.).

Interessanti le lettere e le corrispondenze del Console Inglese a Palermo, John Goodwin, rivolte a Garibaldi ed a Crispi, Ministro dell’Interno, con il pressante invito a tutelare gli interessi agricolo-patrimoniali della famiglia inglese dei Nelson.

«E' giunto il momento di dire - scrive Giancarlo Vigorelli nella prefazione - che i due storici - Benedetto, autore oltre che del Nino Bixio a Bronte anche dei due ponderosi volumi delle Memorie storiche di Bronte, e Antonino - vengono da un unico ceppo famigliare d'antica data in quel di Bronte e nella regione etnea. È fondata quindi su salde radici ereditarie la passionalità (e cioè la civile sicilianità, quella che Nievo riscontrò a tal punto da trascrivere questo lamento di un vecchio che così salutava i garibaldini: "Ben facete a venirci a consolare, perché gli è da quando siamo nati che noi piangiamo"), passionalità, ripeto, mai cieca anzi oculata e rivelatrice, che non abbandona mai quest'opera, e persino vi abbonda, che validamente contribuisce a rivisitare criticamente il nostro Risorgimento, là dove purtroppo venne compromesso, deviato e divenne "perduto". Ne paghiamo tuttora gli errori laceranti.»

Radice dedica "Risorgimento perduto" «alla Sicilia e alle popolazioni meridionali le cui aspirazioni a divenire e a sentirsi italiane caddero sin dal 1860 dinanzi ai falsi profeti della unità nazionale».
 

In "Risorgimento perduto" Antonino Radice dà un’interpretazione non tradizionale della spedizione garibaldina in Sicilia nell’ambito del Risorgimento che definisce “perduto” perché non ha unito socialmente la Sicilia e tutto il meridione al resto dell’Italia, come emblematicamente indica la copertina del libro che rappresenta l’Isola molto distaccata dal Continente.
In relazione ai sanguinosi fatti di Bronte del 1860, così il Radice (che amava definirsi "cittadino brontese") parla di Garibaldi, Bixio, Cavour e Vittorio Emanuele II:
«... personaggi centrali della spedizione garibaldina in Sicilia, nell'ammorbidita ricostruzione della loro opera fatta da superficiali osservatori politici e storici, han purtroppo finito per diventare un pò alla volta dei veri mostri sacri sui quali non si è mai discusso se non in forma parziale e alle volte riduttiva».
Di "Risorgimento perduto", un'analisi dei Fatti scritta con l’occhio disincantato dello storico, leggi un commento di Gino Saitta.

NINO BIXIO
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