 | I sindaci di Bronte |
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| I personaggi illustri di Bronte, insieme |
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1802 | Dinaro Nicolò (dal 15 Luglio) | 1820
 | Spedalieri Gioacchino. Durante i moti rivoluzionari del 1820 tentò inutilmente la via della neutralità e del temporeggiamento ricevendo emissari sia da Palermo che da Catania ora con fasce tricolori e gialle, ora con fasce di altri colori. Alla fine fuggì a Randazzo. (Il sindaco Spedalieri, - scrive di lui B. Radice - nonostante le preghiere del Municipio, era rimasto a Randazzo a dirigere la paura). A quarantasei anni, nel 1833, lo troviamo a Napoli capo della Sezione per gli affari di Sicilia; si era sposato "con Donna Maria Carolina Graefer
di Caserta di anni trentotto" (figlia del giardiniere Andrea, 1° amministratore della Ducea) dalla quale il 5 gennaio aveva avuto un figlio maschio al quale dava i nomi di Luigi, Salvatore, Epifanio, Francesco di Paola.
Un altro figlio della coppia fu il
barone Giuseppe Nicola
(nato nel 1812) esperto di dottrine esoteriche. | 1821 | CIMBALI
GIACOMO, nato da Antonino e Dorotea Verso, si sposò con Nunzia
Palermo, fu padre di Antonino e quindi nonno dei celebri
fratelli Cimbali: Enrico, Giuseppe, Francesco ed
Eduardo. Morì a Bronte il 6 Aprile 1835. L'avv. Don Giacomo Benedetto
Gaetano Cimbali (questo il nome completo) si dimise dalla carica di
sindaco a gennaio del 1823 con lettera di dimissioni inoltrata all'Intendente Valle di Catania, Barone Mandrascate. La causa? La lite dinnanzi ai Tribunali che i brontesi avevano intrapreso con gli eredi di Horatio Nelson perchè "fossere mantenuti nel godimento e libero possesso de' loro diritti sulle abbadie di Maniace e di San Filippo di Fragalà e dello Stato di Bronte". La causa era già al limite della prescrizione e - scriverà in seguito il figlio Antonino - furono esercitate sul padre «le più potenti pressioni, le più lusinghiere tentazioni... per indurlo a chiudere gli occhi e lasciare che cosa di tanta importanza passasse inosservata nell'interesse del nuovo Duca» e andasse in prescrizione. «Ma la di lui onestà, il di lui amore di patria seppe fortemente resistere..» e «gli attacchi più spudorati ed indecenti furono messi in opera». Giacomo Cimbali "per riacquistare la perduta quiete" si dimise dalle funzioni di sindaco con lettera del 28 Gennaio 1823. Quarant'anni dopo, nel 1862, e in diversi altri periodi anche il figlio Antonino ed il nipote Francesco ricoprirono la carica di sindaco di Bronte. | | 1826 | Vincenzo Catania (sua la Memoria legale del 2.8.1826 sui "Diritti propri dei comunisti di Bronte sui boschi degli ex feudi di Maniaci e S. Filippo di Fragalà", Catania 1851). | | 1830 | Zappia Dr. Giuseppe | | 1835 | Meli Vincenzo | 1839 | Aidala Giuseppe (dal 2 gennaio) | 1839 | Zappia Giuseppe (dal 15 novembre, decurione facente funzioni da sindaco) | 1840 | Saitta Dr. Luigi (dal 9 ottobre) | 1841 | Margaglio Dr. Vito | 1844 | Catania Vincenzo (dal 9 gennaio) | 1844 | Meli Dr. Mariano (dal 23 marzo) | 1846 | Antonino Gatto | 1847 | Saitta Dr. Luigi | 1848 | Meli Vincenzo, barone, (dal 30 gennaio). Rinuncia alla carica nel mese di aprile, dopo i moti del 1848. Presiedette il Comitato rivoluzionario, formato da trenta persone, che inneggiava al Papa liberale (Pio IX) e alla costituzione palermitana contro il re borbone Ferdinando II. | 1848 | Battaglia Ignazio, Presidente del Municipio, facente funzioni fino al 30 Giugno. | 1848 | Margaglio Dr. Ferdinando, Presidente del Municipio nei mesi di luglio/agosto | 1848 | Sanfilippo Vincenzo, eletto a sindaco il 3 Ottobre. | 1850 | Saitta Dr. Luigi, (dal 20 novembre, destituito a giugno del 1851). Luigi Saitta era un «comunista»: sostenitore del «partito» del comune, in contrapposizione con i «ducali», sostenitori del «partito» che appoggiava la Ducea Nelson. Scrive Gino Longhitano che «nel giugno del 1851 veniva destituito dalla carica di sindaco, dietro pressione del rappresentante della Ducea, perché, amministrando gl'interessi del comune, si era reso responsabile di "abuso di potere" in danno degli interessi della duchessa Nelson.» | 1851 | Margaglio Dr. Vito (dal 21 ottobre) | 1853 | Meli Bernardo (dal 19 maggio). I componenti del partito dei ducali (sostenitori del duca Nelson) lo definirono «immorale» per la sua partecipazione ai fatti del 1848. | 1860 | Leanza Antonino, dichiarato decaduto con decreto del 14 maggio. | 1860 | De Luca Sebastiano, presidente, eletto a Giugno. | |
1860 |
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LOMBARDO AVV. NICOLO'
nato a Bronte il 15 Maggio 1812,
figlio del notaio Don Francesco e di Donna Carmela Denaro,
ritenuto come il capo del partito liberale a Bronte, sostenitore e capo del partito dei «comunisti» (fautori degli interessi del Comune, in contrapposizione con i «ducali», sostenitori degli interessi della Ducea), fu nominato dai rivoltosi durante i tragici Fatti di Bronte (probabilmente dal 4 agosto).
All'alba del 10 Agosto 1860, al termine di un sommario processo, fu fatto fucilare da Nino Bixio nella piazzetta antistante il Convento di San Vito. Bronte che ha dedicato una via a Bixio si è dimenticato di questo liberale che ha difeso sino alla morte gli interessi del Comune.
Scrive lo storico B. Radice che «egli andò a morte per i sobillamenti dei suoi nemici, e per soddisfazione della nazione britannica».
Lo stesso Radice riporta una lettera ricevuta dal senatore Carnazza Amari, «figlio di quel Sebastiano Carnazza, che per la libertà patì torture, carceri ed esilio» che parlando dell'avv. Nicolò Lombardo gli scriveva:
"Ricordo benissimo che Nicolò Lombardo era molto amico di mio padre, che da lui e dai contemporanei era ritenuto come il capo del partito liberale di Bronte; ... che nei primi giorni della rivoluzione del 1848 il Lombardo venne in Catania da mio padre, dicendogli che la rivoluzione era scoppiata in Bronte, ed egli veniva in Catania per prendere gli opportuni accordi con mio padre e con i liberali...
Quando fu fucilato nessun sospettò che ciò fosse avvenuto, perchè ritenuto borbonico, ma invece come eccessivamente rivoluzionario: e molti ebbero cagione di credere che quella fucilazione abbia avuto causa in un fatale errore del Bixio; il quale, in quel momento febbrile, accolse come verità iniqui sobillamenti, fattigli dai nemici del Lombardo"».
E da parte sua il radice aggiunge che «molti cittadini e preti e frati convengono ch’egli non volle mai la strage; ma che la plebe briaca andò di là dalle sue intenzioni; che veri aizzatori ai saccheggi, agli incendii, alle uccisioni furono i malfattori usciti dalle carceri, e specialmente quei venuti da Adernò, Biancavilla, Alcara li Fusi. Egli prese partito pericoloso, perocchè è facile muovere la plebe, ma difficile il frenarla...».
L'avv. Nicolò Lombardo (Nicola Nunzio Vincenzo Lombardo, il nome riportato nei
registri parrocchiali), nelle prime ore del 10 Agosto 1860 prima di essere
fucilato, sposò "in articulo mortis"
la quarantaquattrenne Maria Schilirò vedova di
Antonino Calanna e figlia di Mastro Vincenzo Schilirò e Domenica Calaciura. |
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18 Aprile 1861: l'atto dotale per
il matrimonio della «sig.na Rosa Spedalieri figlia di don Giuseppe
sposa e Sig. D. Antonino Cannata figlio del sig. Notaro D. Ignazio,
sposo» porta in calce, oltre alle firme dei futuri sposi e del padre
della sposa (Giuseppe Spedalieri) anche quelle del notaio Ignazio
Cannata e del testimone «D. Nicolò Lombardo
del fu Notaro D. Francesco..., domiciliato nella Sezione
dell'Annunziata...».
Doveva per forza
essere un amico di famiglia per far da testimone, a quei tempi, ad un
evento così tanto significativo ed importante. Pochi mesi dopo, per opposti motivi,
Ignazio
Cannata ed il figlio Antonino e
Nicolò Lombardo finirono tragicamente tutti e tre trucidati
nei sanguinosi Fatti del 1860.
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| 1860 |
De Luca Sebastiano,
presidente del Consiglio municipale (dal 26 ottobre al 15 febbraio 1861,
a destra la sua firma).
Fu nominato "presidente del Municipio" da Nino Bixio unitamente agli assessori Don Pietro Paolo Colavecchia e
Dr. Antonino Cimbali.
Il Consiglio municipale a novembre del 1860 era così composto:
Salvatore Politi, arciprete; Sac. Gaetano Rizzo; Sac. Giuseppe Politi Saitta; Sac. Vincenzo Leanza; Sac. Placido Mauro; Francesco Margaglio; Giuseppe Notar Zappia; Lorenzo Dottor Zappia; Arcangelo Dottor Spedalieri; Giuseppe Aidala; Gaetano Meli; Sac. Antonino Zappia; Gregorio Venia; Placido Leanza; Antonino Rizzo; Nunzio Carastro; Antonino Spedalieri; Antonino Minissale; Sac. Francesco Verso. | 1860 | Zappia Giuseppe, presidente (dal 23 Marzo) | 1861 | Meli Bernardo (dal 9 maggio al 6 aprile 1862) | |
1862 |
CIMBALI ANTONINO
(Bronte 31.1.22 – 23.4.1897), facente funzioni di sindaco dal 13 Giugno. Medico, letterato, insegnante, fu il padre di quattro illustri figli che raggiunsero alti livelli culturali in campi diversi: Enrico (Bronte 1855 – Messina 1887), Giuseppe (1858-1924), Francesco (1860-1930, secondo deputato brontese a Montecitorio e sindaco di Bronte negli anni 1895, 1914 e 1903) e Eduardo (1862-1934). «Quello che siamo, - scriveva il figlio Giuseppe nel 1905 - tutto dobbiamo a lui: nulla saremmo senza le sue straordinarie iniziative, senza i suoi eroici sacrifici, senza il suo nobile esempio, senza la sua scuola singolare materiata di affetto, di entusiasmo, di ingegno, di dottrina e di equilibrata esperienza della vita.» Antonino Cimbali, rimasto orfano a 13 anni, ebbe un'infanzia non priva di problemi e di umiliazioni e, dopo i primi studi fatti sotto la guida di mons. Giuseppe Saitta, vescovo di Patti e suo parente per parte materna, si industriò in diversi modi per vivere. Fu capitano giustiziere, ricevitore del Registro, professore di Scienze naturali al Real Collegio Capizzi (nel 1874); cercò di fare il medico (con poca fortuna, "mi trovai medico - scriveva - senza volerlo e senza saperlo") e si interessò anche della vita pubblica indossando i panni del grande mediatore. L'8 agosto 1860, due giorni dopo il suo arrivo a Bronte dove era stato spedito da Garibaldi per sedare la sanguinosa rivolta, il generale Nino Bixio, lo nomina «membro del Consiglio Municipale sotto la presidenza del Sig. Sebastiano De Luca insieme al Sig. Paolo Colavecchia»; un mese dopo viene chiamato alla carica di delegato per la Sicurezza Pubblica. Antonino Cimbali fu deputato provinciale e sindaco di Bronte anche negli anni 1869, 1888 e 1890.
Il suo carattere umano e generoso, la sua fermezza e la sua rettitudine servirono in appena pochi anni a pacificare i brontesi, a sollevare le esauste finanze comunali, a far intraprendere importanti opere pubbliche (cimitero, casa comunale, teatro) e ad ingrandire anche il territorio di Bronte per la positiva conclusione dell'annosa vertenza con la Ducea. Per rendergli omaggio, le sue memorie e la copiosa corrispondenza inviata ai quattro figli furono pubblicate nel 1903 dal figlio Giuseppe, giurista e filosofo, ("Ricordi e lettere ai figli", Torino, Fratelli Bocca Editori). Vi emergono uno squarcio reale della vita socio-politica brontese ed un quadro significativo della storia di Bronte dal 1822 fino ai tragici fatti del 1861, oltre, naturalmente, agli ideali ed alla saggezza di un padre che, con grandi sacrifici, riuscì a fare dei quattro figli il vanto della piccola città in cui viveva. A distanza di un secolo, con un un'iniziativa che merita il plauso di tutti i brontesi, il libro è stato ottimamente ristampato dalla Banca Popolare di Bronte (Tipolito Centrostampa,
2002), l'antica Cassa Agraria fondata nel 1912,
oggi scomparsa. Dai Ricordi di Antonino Cimbali leggi "Morte
al dornese!" | 1863 | Zappia Giuseppe, notaio, facente funzioni dal 20 gennaio | 1863 | Leanza Antonino (in carica fino all’anno 1864) | 1865 | Messa avv. Angelo, Regio Commissario straordinario. | 1866 | Meli Bernardo (in carica fino all’anno 1868) | 1869 |
Cimbali dr. Antonino, in carica fino all’anno 1875. E' stato sindaco di Bronte anche negli anni 1862, 1888 e 1890. | 1876 | Baratta cav. Gennaro, originario di Ucria (ME) | 1879 | Leanza Antonino | 1879 |
Leotta Guglielmo, facente funzioni dal 29 Novembre. Di lui si ricorda il dono di 61 volumi provenienti dai soppressi conventi dei padri Cappuccini, dei Minori Osservanti e dei Basiliani di S. Blandano alla Biblioteca del Collegio Capizzi.
Fu sindaco di Bronte anche nel 1882, 1886 e 1889. | 1880 | Lombardo Placido, facente funzioni dal Gennaio 1880 | 1881 | Baratta cav. Gennaro | 1881 | Alati avv. Tommaso, Regio Delegato straordinario dal 12 ottobre. | 1882 |
Leotta Guglielmo, in carica fino all’anno 1884 (fu sindaco di Bronte
anche nel 1879, 1886 e 1889).
«Al Sindaco signor D. Guglielmo Leotta comunemente si attribuisce eccellente
probità, pratica degli affari, cortesi modi, e lodevole amor patrio. Sono
amicissimi e rassomiglianti a lui gli Assessori i signori Spedalieri
Arcangelo, De Luca Domenico, Aidala Antonino, Isola Antonino. Speriamo che si
mostrino attivissimi e laboriosissimi, intelligenti, e circospetti nel
promuovere ogni sorta di patrio bene. (...) Fu dal Consiglio Civico assegnata
la pensione annua di onze cento al Sindaco. Il signor Leotta D. Guglielmo,
ritenendone ferma l'assegnazione, non l'ha voluta nella sua tasca, ma
generosamente l'ha assegnata pel mantenimento di un secondo segretario a
maggiore e più spedito servizio della Cancelleria Comunale e di tutti gli
affari...» (P. Gesualdo De Luca, Storia della
Città di Bronte, Milano 1883) | 1885 | Palermo Filippo, dimessosi poco dopo essere stato eletto. | 1885 | Spedalieri Nicolò, in carica fino al 25 settembre. | 1886 | Leotta Guglielmo, in carica fino agli ultimi mesi del 1887
(fu sindaco di Bronte anche nel 1879, 1882 e 1889). Benedetto Radice scrive che, un anno dopo a causa di un'epidemia di colera "scapparono sindaco e assessori" e venne nominato il Regio commissario Sorge. Anche a Maletto, scrive Giorgio M. Luca, "la maggiore parte degli amministratori fuggirono dal centro abitato per paura della malattia".
Guglielmo Leotta fu sindaco di Bronte anche nel 1886 e nel 1889. | 1887 | Sorge avv. Giuseppe, Regio commissario straordinario (il
Consiglio civico fu sciolto a causa del comportamento tenuto durante l’epidemia di colera; tutti i poteri negli ultimi tre mesi del 1887 furono concentrati sul
Commissario Sorge). | |
1888 |
Cimbali Antonino, Sotto la sua sindacatura furono iniziati i progetti di trasformazione del Convento dei padri Basiliani (adiacente alla chiesa di San Blandano) in "Casa Comunale" (fino al 1866 Bronte non ne aveva una propria), di completamento del Camposanto e dell'allestimento del Teatro Comunale. Antonino Cimbali si dimise il 28 Gennaio 1889; è stato sindaco di Bronte anche negli anni 1862, 1869 e 1890. | |
1889 |
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LEOTTA GUGLIELMO, facente funzioni. Fu sindaco di Bronte nel 1879,
1882 e 1886.
Alla data del 26 Ottobre 1889 i 30 componenti il Consiglio comunale erano:
Isola dr. Filippo fu Antonino, Cimbali dr. Antonino fu Giacomo, Minissale avv. Michele di Antonino, Isola Gaetano di Antonino, Grisley Guglielmo fu Samuele, Don Spedalieri Arcangelo fu Giuseppe, Margaglio Francesco di Francesco, Rizzo Giuseppe fu Luigi, Interdonato Giuseppe fu Angelo, Politi Luigi fu Giosuè, Lupo Tommaso fu Nunzio, Lo Turco Giovanni fu Vincenzo, Di Gaetano Ferdinando fu Giuseppe, Schilirò Giuseppe fu Ignazio, Isola Filippo di Nunzio, Cannata Giuseppe fu Antonino, Spedalieri Pietro fu Francesco, Leanza Antonino fu Pasquale, Cimbali Antonino fu Francesco, Pace Saitta Nunzio fu Vincenzo, Lupo Ignazio fu Giuseppe, Di Piazza Giuseppe di Signorino, Isola Antonino di Serafino, Schilirò Carmelo fu Giuseppe, De Luca Placido di Vincenzo, Leotta Guglielmo fu Rosario, Sofia Vincenzo fu Salvatore, Ciraldo Nunzio di Nunzio, Pace Nunzio fu Carmelo, Leanza Antonino fu Placido.
Quel 26 ottobre il Consiglio era stato urgentemente convocato in seduta
straordinaria per discutere |
La politica d'allora in una poesia scritta dal medico-poeta
Filippo Isola (1860-1919)
nel 1889 consigliere
comunale |
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A Bronte
D’incliti ingegni terra mia feconda
e di nobili cuori, onde orgogliosa
va del tuo nome la sicana sponda
qual fanciulla che al crin porti una rosa;
or perchè giaci in apatia profonda
per ogni bella e duratura cosa,
e sol odio fraterno par t’infonda
pieno ardore di vita bellicosa? |
Mentre per tutto a civiltà s’inneggia,
emula alcuna, terra mia, non rida
della gloria che in te più non lampeggia.
I tuoi figli pei floridi sentieri
sospingi, dove troveranno a guida
Castiglione, Capizzi e Spedalieri! |
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Note dell’Autore: Verso 6: L’eccezione alla regola generale è fatta qui
dal Rev. Sac. Giuseppe Prestianni. Il quale ha compiuto il
Collegio Capizzi, ne ha ristorato le condizioni economiche, l’ha fatto
rinascere a vita rigogliosa dal languore in cui giaceva ed ha inoltre
brigato per la erezione di un nuovo ospedale, non potendo quello del
barone Castiglione più rispondere alle esigenze dei tempi presenti.
Verso 8: Alludo all’accanimento pugnace nelle elezioni municipali e
politiche avversando financo per odio di parte la candidatura di qualche
degno compaesano. Io non posso che esprimere gratitudine per la vittoria
costante nelle candidature a consigliere comunale e provinciale. |
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sulle
modifiche unilaterali ed arbitrarie apportate dalla Società
concessionaria della Ferrovia Circumetnea sul luogo dove costruire la
Stazione di Bronte e su «un nuovo tracciato in contraddizione a quello
sanzionato nel contratto tra S. E. il Ministro dei lavori Pubblici e la
Società Concessionaria». |
| 1889 | Baratta Gennaro, facente funzioni fino al 7 Settembre. | 1890 | Cimbali Antonino, dimessosi il 9 Luglio 1891. E' stato sindaco di Bronte anche negli anni 1862, 1869, e 1888. | 1891 | Minissale Michele, avvocato. | 1892 | Politi Luigi (restò in carica fino al mese di febbraio del 1893, quando si sciolse il consiglio civico). Ebbe come assessori i sigg. Pietro Spedalieri, Placido De Luca, Nunzio Pace Saitta e Salvatore Di Bella. (Gazzetta di Catania, n. 303 del 31.10.1892) | 1893 | Diodato avv. Sansone, Regio Commissario straordinario nominato il 6 marzo. | 1893 | Spedalieri Nicolò, in carica dal 6 Giugno fino all’anno 1894. | 1894 | Spedalieri dott. Arcangelo, dimessosi il 24 Giugno. | 1895 | Diodato avv. Sansone, Regio commissario. | 1895 | Cimbali Francesco, medico, figlio di Antonino (il padre è stato diverse volte sindaco di Bronte negli anni 1862, 1869, 1888 e 1890). Francesco Cimbali ricoprì la carica di sindaco di Bronte anche negli anni 1903 e 1914.
E' stato il nostro secondo deputato
a sedere a Montecitorio. Succedette al Cimbali il cav. Placido De Luca che, con una maggioranza di 24 consiglieri su trenta, vinse le elezioni comunali tenutesi a Giugno 1895. | |
1895
1899
1902 | |
PLACIDO DE LUCA
Il cav. uff. avv. Placido De Luca fu sindaco di Bronte dal 27 Agosto 1895
fino al 1903. Discendente (erano suoi zii) dai più famosi cardinale
Antonio Saverio e dal prof. Placido, è nato a Bronte il 12 Giugno 1861, da Vincenzo De Luca e da Nunzia Minissale. E’ morto a Bronte il 16 marzo 1926. Iniziò gli studi (da convittore) nel Collegio Capizzi per proseguirli, chiamato dallo zio cardinale, in un Liceo di Roma; conseguì nel 1885 la laurea in Giurisprudenza alla Regia Università di Catania, ma non esercitò mai la professione forense.
Rientrato a Bronte, dopo la morte dello zio, prese parte alla vita pubblica. Iscritto nel Partito Liberale fu eletto consigliere comunale già dal giugno 1885, carica che gli venne riconfermata fino al 1925.
E’ stato per parecchi anni e varie volte sindaco di Bronte e deputato provinciale. Benedetto Radice, scrive di lui: « …eletto sindaco del Comune, amministrò rettamente e sapientemente. Fu sempre difensore dei nostri diritti, come i suoi antenati il Prof. Placido e il Cardinale Antonino Saverio, sia nelle liti eterne colla ducea (abbracciò il “partito del popolo”), sia nella grave annosa questione territoriale tra Bronte e Cesarò.». «… Consigliere provinciale per parecchi anni portò con dignità la carica affidatagli, difendendo nei consigli della Provincia gli interessi del paese.»
Uomo molto colto e dai modi gentili fu uno dei grandi benefattori nella costruzione del nostro Ospedale. Per ben due volte fu insignito dal Re con la Croce di Cavaliere e, con regio decreto del 24.8.22, il Ministro dell’Interno gli conferì la medaglia di bronzo al merito della sanità pubblica (anche per il suo eroico comportamento in occasione delle varie epidemie che infestavano il paese).
Il cav. De Luca fu eletto sindaco in seguito alle elezioni comunali del Giugno 1895 (aveva una maggioranza
di 24 consiglieri su trenta).
Fu riconfermato anche nelle successive elezioni comunali del 1899 e del luglio 1902 (il candidato dell'opposizione era Francesco Cimbali).
Fu, comunque, un personaggio molto discusso specie per i suoi rapporti
con l'ambiente della Ducea. In ottime relazioni con Luigi Fabre e l’avv. notaro
Luigi Saitta, rispettivamente amministratore e procuratore e difensore del duca
Nelson, nonchè presidente del comitato per l’elezione a sindaco del De Luca,
vinse le elezioni del 1902 ma durò ancora pochi mesi, fino al Gennaio 1903.
Il Consiglio comunale, infatti, dopo un’ispezione
amministrativa, fu sciolto con regio decreto controfirmato da Giolitti che
mandò a Bronte il regio commissario Limongelli. La Gazzetta sella Sera di Catania (anno VI, n. 161, del 14-15 Luglio 1902) scriveva che nella seduta del 28 gennaio 1902 «il Sindaco De Luca…, fece votare al Consiglio una transazione colla quale allegramente si regalavano al Duca tutti i diritti, che il Comune aveva sulle strade e trazzere reintegrate e si obbligava altresì, il comune a rendere rotabile per comodità del duca la strada Cantera-Maniaci, facendo anche un ponte sul torrente Saracena.» Ancora lo stesso giornale scriveva il 18-Luglio che «... un bel giorno (il 28 gennaio 1902) fu presentato al Consiglio uno schema di transazione col Duca, colla quale si faceva omaggio a costui di tutti i diritti del Comune, per cui s’era tanto litigato e tanto speso. Il Consiglio, formato di persone devote al Duca, approvò ciecamente la donazione.» La Giunta Provinciale Amministrativa non approvò però il deliberato del Consiglio; riportata la transazione nuovamente in Consiglio fu respinta, particolarmente per l’opposizione del consigliere sac. Fallico.
Scriveva dal suo canto Il Corriere di Catania (n. 30 del 30.1.1902) che la transazione «fu votata con 24 voti favorevoli e un solo contrario. Quest’atto importantissimo con cui si da fine ad una lite dispendiosa e durata oltre 10 anni, costituisce uno dei più segnalati servizii resi dall’amministrazione comunale al paese il quale saprà rilevarne tutta l’importanza e vedrà frattanto riattaccare, e speriamo per sempre, i buoni rapporti tra Comune e Duca.» Come si vede opinioni contrastanti ed opposti giudizi.
I tempi del De Luca furono anche quelli dell’annosa
vertenza Bronte-Cesarò sui confini: un decreto del 13.6.1901, confermato da
sentenza della IV sezione del Consiglio di Stato, «distaccava 12.000 ettari
(dodici ex “feudi”, fra cui quello di Forestavecchia) da Bronte per darlo (“con
un sol tratto di penna”) a Cesarò» spogliando Bronte della parte più
produttiva del suo territorio. La vertenza si trascinò per molti anni con
violente polemiche politiche e dispendiose controversie risolte alla fine
favorevolmente per Bronte.
La relazione che segue da un'immagine veramente penosa dello stato politico-amministrativo in cui viveva Bronte nel periodo della sindacatura
del cav. uff. avv. Placido De Luca. Febbraio 1903: La relazione sullo scioglimento del Consiglio Comunale
Lo scioglimento del Consiglio avvenne successivamente ad un’inchiesta
amministrativa disposta da Giolitti nel 1902 e fatta dal commissario
prefettizio Poidomani che riscontrò gravi irregolarità e malversazioni sia
nella gestione amministrativa del Comune sia a carico anche del Tesoriere
comunale del tempo, Pietro Margaglio (gestiva la tesoreria comunale fin dal 1891). Di seguito vi proponiamo l'articolo che il Giornale di Sicilia, dell' 8-9 Febbraio 1903 dedicò all'avvenimento:
«Troppo tardi per essere pubblicato nella precedente edizione, ci è giunto
stanotte il seguente telegramma che ci reca quasi testualmente la
relazione che precede il decreto di scioglimento del Consiglio
comunale di Bronte. Questo provvedimento s'imponeva, specialmente dopo i
gravi disordini che perturbarono quell'importante comune. E s'imponeva tanto più quanto più gravi sono le constatazioni fatte nell’inchiesta governativa e che risultano con molta eloquenza dalla relazione telegrafataci. Una sola osservazione noi crediamo necessario di fare e, cioè, che la situazione anormale, irregolare rivelata a Bronte è su per giù quella di buona parte dei comuni delta nostra Isola. (...)» (Nostro telegramma part.) «Un Comune mal governato
Roma 7, ore 22; 15 - (Rossi) La Gazzetta Ufficiale pubblica stasera l'importante
relazione al Decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Bronte. La relazione dice: In conseguenza degli erronei criterii adottati dall'amministrazione municipale di Bronte nella compilazione e gestione dei bilanci si è formato un disavanzo di lire 60 mila, somma questa ben rilevante in rapporto all’importanza e potenzialità del comune, onde la finanza comunale è ridotta a tristi condizioni con grave scapito dei pubblici servizi. Tale situazione reclama solleciti e acconci provvedimenti; invece quegli amministratori non solo si mostrano impotenti fino al punto che hanno sentito il bisogno di chiedere la cooperazione di un Commissario inquirente, ma con le loro sistematiche trascuratezze e con colpose compiacenze tendono, se non a rendere più grave il dissesto, a mantenerlo in modo permanente.
Terre comunali e boschi Essi intatti non si sono curati di fare prestare la dovuta cauzione a taluni gabelloti di terre comunali e spesso nel fitto dei pascoli preferiscono offerte meno vantaggiose nella riscossione dei canoni e non fanno osservare al tesoriere lo obbligo contrattuale del non riscosso per riscosso e lasciano indefiniti antichi crediti per quote controverse che naturalmente vengono poi a prescriversi. Il servizio dei boschi che potrebbe fruttare al comune una cospicua entrata è disorganizzalo e nel taglio delle piante si permisero gravi abusi in favore di pochi spuntatori; oppure le piante stesse furono facile preda di tutti. Dalla vendita degli alberi di otto sezioni di bosco si ricavarono circa 64.900 lire, mentre la perizia preventiva era di lire 97.00 e ciò perchè si volle effettuare la vendita a trattativa privata ed a piccoli lotti di 50 alberi ciascuno, con il pretesto di farvi concorrere tutti i cittadini e specie i carbonai. Ma la vendita fu poi fatta a poche persone. I 5422 alberi di sezione furono messi in vendita a trattativa privata con l'aumento del 15,010 sul prezzo di stima. Si vendette cosi la meta e l'altra meta fa venduta a una sola persona con lo aumento del 5,010 e senza l'autorizzazione del Consiglio, il quale deliberò un mese dopo, motivando la riduzione del prezzo col dire che parecchi alberi erano rimasti invenduti, mentre erano stati venduti tutti. Intanto il compratore di tali piante le rivendette subito per un maggior prezzo e il tesoriere per le consegne al secondo acquisitore staccò la bolletta da un bollettario diverso di quello in uso, apponendovi egli stesso la firma del sindaco; circostanza questa che non solo potrebbe condurre alla constatazione di un vero reato, ma é congiunta al fatto che il compratore è un nullatenente e può anche far supporre una illecita cointeressanza del tesoriere in questa operazione. In altri boschi gli alberi furono abbandonati o venduti a un prezzo inferiore a quello di stima. Per una sezione fu autorizzato il taglio a favore di un consigliere che non pagò il prezzo.
Il dazio di consumo Il dazio di consumo appaltato dava un’entrata di circa 57 mila lire annue; ora tenuto in economia produce una media annua di lire 44 mila. In tale servizio l’amministrazione non spiega alcuna sorveglianza lasciando che tutto proceda ad arbitrio dell'ispettore, il quale cumula le funzioni di direttore, di ricevitore, di collettore e di pagatore. Egli stesso riscuote dai ricevitori le percezioni giornaliere, paga senza deliberazioni nè controllo, facendo poi versamenti ogni mese anzichè ogni giorno. Nè l'ispettore, nè i ricevitori hanno prestata la cauzione e il contrabbando può essere molto facilmente esercitato.
I diritti di Segreteria e Stato Civile I diritti di segreteria e di Stato civile sono riscossi senza controllo e non sono versati nella cassa comunale ogni mese, ma alla fine dell'anno. Non è curata l'esazione di rilevanti crediti; sicchè taluno è ora inesigibile o quasi. Uno dei crediti rimonta al 1894 ed è dovuto dal parente di un consigliere. Per realizzare un credito di L. 2200 verso l'ex tesoriere si procede con la massima lentezza dall'esattore.
Altre gravi irregolarità Anche il tesoriere speciale è retribuito vale a dire che il comune sopporta un maggiore onere per una separazione di esercizii che di fatto non esiste; oltre ciò il tesoriere ha prestata una cauzione
inferiore a quella stabilita con la nomina e gli si permette di non adempiere all'obbligo del non riscosso per riscosso. Mentre si vantava creditore del comune egli è risultato in debito di lire 12000. Cosi si è dimostrato come egli abbia indebitamente percepiti interessi sopra somme che faceva figurare anticipate. Le spese sono fatte irregolarmente e senza criterii economici, quelle a calcolo ordinate dal bilancio sono fatte da qualche assessore senza sentire la Giunta, talvolta si fanno pagamenti in base a deliberazioni annullate dal prefetto o respinte dalla Giunta provinciale amministrativa. Manca una regolare contabilità patrimoniale e quella finanziaria è fatta in modo da non potere dare situazioni esatte. L’economo maneggia fondi superiori al bisogno e al limite massimo autorizzato, tantochè non si è peritato di impiegare una parte esuberante in prestiti privati. Egli non tiene alcun registro e rende i conti quando e come crede.
Il pessimo funzionamento dell'amministrazione La polizia urbana e l'igiene nonostante i frequenti richiami della prefettura sono abbandonate; nessuna vigilanza viene esercitata sull'annona, per l'acqua potabile attualmente scarsa e inquinata si sono fatti varii e dispendiosi tentativi ma nulla finora si è conchiuso. Nelle opere pubbliche si elude il precetto dei pubblici incanti.
Per le liti il comune stipendiava prima due avvocati senza nomina regolare, ma sopravvenute due vertenze col duca Nelson e
col comune di Cesarò si sono aggiunti altri nove avvocati, numero esagerato per quanto sia l'importanza delle due questioni. La prima di esse poi si e affrettatamente transatta senza neppure sentire la difesa del Comune a condizione che ritengonsi poco vantaggiose.
Per la seconda pendente innanzi la quarta sezione del Consiglio di Stato gli amministratori per tutto lo scorso mese di settembre senza alcuna deliberazione che li autorizzasse, spesero circa L. 6000 per soli viaggi fra Catania e Roma. Le ricette gratuite per medicinali costosi vengono rilasciate anche ai non poveri e persino dai medici che non essendo a servizio del comune, non hanno alcuna facoltà in proposito. L'amministrazione è molto trascurata anche nelle trattazioni degli affari ordinarii, oltre ciò il sindaco e l'assessore si sono assentati dal comune da circa tre mesi e due assessori sono da recente dimissionarii. Giolitti conclude: "Dati gli abusi e le i irregolarità così gravi che furono accertate, mediante un’accurata inchiesta, i mezzi ordinarii sono assolutamente insufficienti onde mi reco a dovere di sottoporre alla firma di Vostra Maestà lo schema del decreto che scioglie il Consiglio comunale e affida a un commissario il compito di ricondurre quel Municipio al normale funzionamento.»
(Giornale di Sicilia, anno XLIII n. 39, Palermo, Domenica-Lunedì 8-9 Febbraio
1903) |
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