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Nella cantoria (accessibile solo dall'interno del convento) si
notano un coro
ligneo con sedili e schienali raccordati in alto da una cornice
intarsiata su colonnine e capitelli scolpiti, un legio girevole su
basamento esagonale ed un dipinto su tela raffigurante un monaco
francescano seduto.
Accanto al convento, un tempo, esisteva un piccolo camposanto dove
erano seppelliti i poveri (l'attuale via Campo dei Fiori), diritto che
si era riservato la Universitas di Bronte nel cedere la chiesa
ai frati Minori.
Scrive ancora il Radice
che
«Nel 1903, in maggio, gli
amministratori del Comune cedettero in enfiteusi a quattro frati il
convento, di cui per la legge di soppressione era divenuto
proprietario il Comune; quando per l’amenità del sito, la salubrità
dell’aria avrebbe potuto essere adibito a scopo di pubblica
beneficenza, costruendo una via di circonvallazione, che dall’orto
degli Artale, che è al principio della strada principale, a
mezzogiorno, conducesse a S. Vito, e di là alla stazione. Una via
larga avrebbe abbellito il paese, in verità molto inestetico; e rese
praticabili le sue viuzze sassose, fangose, tortuose; ma gli interessi
di parte sono prevalsi a quelli del popolo: come sempre!» |
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San Vito
di Luigi Margaglio
E’ ubicata al vertice, quassù, - trivio e quadrivio insieme - coi
quattro vicoletti che la spiamo, e le tre larghe strade che vi
sboccano: attraversandola, due vi si congiungono, la terza sale a
correre pei campi, e si smarrisce nel deserto lavico.
Piazza San Vito
(se tale può chiamarsi) - dominata ad oriente dal convento, e intorno
da casette che la cingono -di cui sol una mostrasi agghindata tra il
verde ombroso di pampinea vite: l'altre coi muri scuri e sgretolati,
quasi corrosi dalla lebbrosìa.
C’era una volta (sono ormai molt'anni) un filo limpidissimo di acqua,
che sembrava sgorgasse dal convento, al pari di una mistica fontana.
Scendeva dalla cànula di pietra, e scivolava tacito sul musco,
lunghesso il muro, nella vasca verde. |
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Donne e bambini andavano ad
attingere; bestie si dissetavano passando; uccelli, all’alba, discendeano a volo, a spruzzarsi di gocciole le piume; ed era, ogni
pozzetta, un beverino. Esigua vena, ma ristoratrice! Poi venne meno,
misteriosamente: e pullulò altrove nell'altura.
Adesso c’è qualche altra fontanina, ma scroscia a volte e giovani e
ragazze rissano per colmare le mezzine. L'acqua non ha la forza di
salire, giù, dalla valle al vertice del colle. E la piazza è più sola
ed intristita, come se fosse esclusa dalla gioia.
Radi i passanti. Qualche bimbo ruzza. Nell'inerzia dell'aria mattinale
palpita il bianco volo d'un colombo. Le capre, munte, sostano
nell'ombra; poi vanno insieme al cenno del pastore.
E le ore del
giorno sono lente a scorrere, e il silenzio le conduce.
Sembra che il tempo - qui - trascorra invano, nulla arrecando, nulla
cancellando.
In alto, a destra del sagrato, appare un lembo della "Silva" dei
Minori, sempre invariato nella fronda eterna dei cipressetti aguzzi e
i glauchi ulivi.
Il convento e la chiesa francescana - grigi di miserezza e di
stanchezza, stanno ancora a guardare, da tre secoli, la lontana
pianura del Simeto - e le colline digradanti in giro - sfumate di
cerulea lontananza.
Invano il treno scivola rombando sulle rotaie lucide del poggio, e la
desta ogni giorno col suo fischio. La piazza resta immobile e
immutata.
Cantano - salmodiando - a nona e a vespro, i frati con la tunica
marrone. Squillano a festa, o annunziano il trapasso, le tre campane
in cima al campanile. I due martelli battono in cadenza - sulla
rovente incudine del fabbro.
Echi e rumori noti e ripetuti, che sono stati e che saranno sempre.
E qui la gente - umile e paziente vive la vita semplice e solare,
nell'attesa che varchi il limitare l’Eguagliatrice ultima e silente.
(tratto da "Il Ciclope", Bronte allo specchio - 22.9.1946. Disegno di
N. Sciavarrello, 1946)
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All'alba
del 10 Agosto 1860, vicino al portone della Selva (così detto
perché immetteva in una spaziosa selva del convento di San Vito), in
presenza di tutta la popolazione brontese, Nino
Bixio fece fucilare i cinque presunti colpevoli di stragi e incendi
dei Fatti di Bronte
del 1860. In loro ricordo, nell'Ottobre del
1985, ai piedi della scalinata che immette sul piazzale della chiesa, il Comune ha fatto
erigere un monumento, in occasione di un Convegno-processo sui fatti del 1860.
Le due targhe apposte sul monumento recitano: "Ad perpetuam rei
memoriam che nell'agosto 1860 di cittadini brontesi donò la vita in
olocausto - Amministrazione Comunale 10 ottobre 1985". |
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Il
monumento alle vittime del 1860, eretto ai piedi della scalinata
che immette sul piazzale antistante la chiesa è opera dello
scultore brontese Domenico Girbino |
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