Martha Barret A Bryant Barret successe la moglie Mrs. Martha, che alla notizia della morte del marito si recò da Bronte a Palermo per procedere alla sua sepoltura e ricevere dal Vice Console Walsh le disposizioni testamentarie lasciatele. La successione nella carica di governatore avvenne anche perché il marito, prima del suo ultimo viaggio a Palermo, le aveva conferito un’idonea procura. Ella rimase in carica per un anno circa sino all’arrivo nel 1819 di Philip Thovez e per la sua rimozione si adoperarono molto i Di Martino, che rimasero in continuo contatto epistolare con il Duca come è riscontrabile da alcune lettere sempre trovate anch’esse alla Cartiera.
I Di Martino, fornendo al Duca notizie vere ma interessate e comunque ben farcite anche di piccanti pettegolezzi e maldicenze, contribuirono a creare intorno a Martha Barret un alone di sospetto e scandalo. Il loro punto di forza fu la non nascosta relazione, “..indecentissima passione…”, della Barret con “il servo di suo marito” Antonio Pratesi, un giovane avventuriero violento e deciso, che dominava totalmente la donna, talché “…donna debolissima… ha il nome di Procuratrice ma poi il tutto della Ducea… è costui...”. La tresca certamente era ben nota a Bronte e possiamo immaginare come poteva essere inesauribile fonte d’argomenti piccanti di conversazione per i nostri arguti e facondi concittadini dell’epoca. Per apprezzare il clima di maldicenze basta considerare cosa scriveva il 2 febbraio 1819 Rosario Di Martino al Duca paragonando il potere d’attrazione di due donne inglesi, che il destino aveva portato a Bronte, col valutare cosa dovevano “pagare” per procurarsi “l’affetto” dei rispettivi amanti: “…io mi do a credere che i favori personali della Signora Graeffer potessero essere valevoli a rimunerare gli amorosi servigi del Biosa ma mi pare che il personaggio della Signora Barret debba essere sostenuto da gran prodigalità per soddisfare alle segrete fatiche di questo dissoluto giovane…”. Ne dovremmo dedurre che la Graefer era certamente più bella e affascinante della Barret o che Biosa era molto più vecchio e meno prestante di Pratesi?
Certo il Duca non doveva dormire sonni tranquilli nell’apprendere che “Le spese per viaggi dell’anno passato montarono a circa onze 600; in quest’anno sorpassano le onze 450. La tavola è piuttosto di un signore, il drudo veste da un cavaliere perché la cieca donna deve averlo al suo fianco e farlo rispettare come un suo pari: tutto si paga con profusione; lo stravizio, il lusso, la dissolutezza van sempre accompagnati da prodigalità…” e che la Signora Barret ha “…la sfacciataggine di tenere il Signor Duca come un avaro quasi che …debba lasciare le rendite della Ducea al fasto, alla gola e alle dissolutezze…”. Non è di meno del fratello poi anche Giuseppe Di Martino, nominato segretario della Ducea da Bryant Barret ma in contrasto con la Signora Barret e con Antonio Pratesi anche perché sembra che quest’ultimo, “given to drinking”, abbia più volte attentato alla sua vita. Scrive il Giuseppe al Duca il 20 febbraio 1819: “Allo stato Vostra Eccellenza ed io siamo le uniche vittime di questo intrigo amoroso. Con riguardo a me stesso io posso solo raccomandarmi a Dio. Vostra Eccellenza potrà mandare un prudente ed onesto uomo per rendersi conto di ogni questione e nominare un altro Agente...” Ma che scrupoli poteva avere a parere dei Di Martino questo giovane e misterioso “figlio della Rivoluzione che porta a sua gloria le frodi e ruberie commesse da lui nel periodo turbolento durante le convulsioni del governo francese”? Il sogno dei Di Martino è, evidentemente, convincere il Duca ad allontanare la Barret, e ciò non doveva oramai comportare grosse difficoltà, ed a nominare in sua sostituzione uno di loro come suo Agente Generale e ciò non era certo facile. Le insistenze dei fratelli Di Martino anche a seguito del licenziamento di Giuseppe ed i tentativi epistolari di Mrs. Barret di screditarli nella considerazione del Duca indussero quest’ultimo nell’autunno del 1819 a mandare come suo rappresentante in Sicilia Philip Thovez con l’incarico di indagare sul comportamento della Signora Martha Barret e sullo stato dell’amministrazione della Ducea. Il Thovez era accompagnato nel suo viaggio da un esperto in agricoltura, un certo Mr. Smith. Ho trovato molte notizie su questo viaggio e sulla missione affidata dal Rev. William al Thovez su un manoscritto, facente parte dei vecchi documenti trovati a Cartiera e redatto dai legali inglesi Hutchinson&Hopkinson. L’appunto evidenzia tutta la prudenza messa in campo dal Duca nel risolvere senza scandali la questione Barret: il suo allontanamento dalla gestione della Ducea già “in pectore”, ovviamente preceduto da un’attenta ultima indagine per appurare se la verità era tutta e solo quella raccontata dai Di Martino e dal recupero di tutte le somme in possesso della donna, doveva avvenire in modo che i Brontesi non ne avvertissero il vero motivo. La migliore scusa agli occhi dei brontesi doveva allora essere che il compito di gestire la proprietà in Sicilia era così arduo da non essere adatto ad una donna. Finì così, dopo appena un anno, il periodo dell’amministrazione di Martha Barret. Di lei non sono riuscito ad avere altre notizie ma appare possibile che sia rimasta in Sicilia piuttosto che ritornata in Inghilterra. Non si sa neanche se Antonio Pratesi, il “drudo” che l’ha portata alla rovina e che è stato anch’egli licenziato senza molto clamore e con il pagamento di una buonuscita pari ad un quarto del suo salario annuo, le rimase accanto e se i suoi amici brontesi, il Barone Meli, il notaio Gatto, Don Gioacchino Spitaleri e Don Salvatore Romano, che si diceva fossero stati da lei favoriti, abbiano poi continuato a consigliarla ed aiutarla come prima.
I Thovez
Il nuovo amministratore fu Philip Thovez. A questi il Duca William subito ricordava che, essendo trascorsi tre anni da quando Bryant Barret gli aveva scritto che per tre anni non doveva aspettarsi consistenti rimesse di denaro ed avendo egli atteso pazientemente senza ricevere nulla (altro che avaro e restio a pagare le tasse, come sostenuto dalla Barret!), si aspetta di ricevere già dal 1820 almeno una rimessa di 3.000 pounds per anno, che si augura vedere poi incrementare altrimenti dovrà considerare responsabile e sostituire il proprio Agente Generale. Al Thovez nelle sue Istruzioni il Duca chiedeva anche di chiarire in base alle vigenti leggi del Regno delle Due Sicilie e spiegargli “…if any, and what degree of connection subsists between the Duke and the Brontese since the abolition of the feudal system. Whether, on the one hand, he has any and what rights over them, or whether they owe him any Services, and whether on the other hand they have a right to claim any protection from him” (“…se, e in quale misura, esiste dipendenza tra il Duca ed i brontesi dal momento dell’abolizione del sistema feudale. Se, da una parte, egli ha qualche diritto su essi e se questi gli devono qualche servizio e se, d’altra parte, essi hanno il diritto di reclamare qualche protezione da lui). Come curiosità va aggiunto che i Di Martino vinsero in parte la loro battaglia. Nessuno dei due divenne Agente Generale del Duca ma il Giuseppe fu riassunto come segretario della Ducea e Rosario continuò ad esserne il legale più importante. Una lettera di quest’ultimo a Philip Thovez del 28 aprile 1820 scritta non più da Palermo ma da Catania lo testimonia. A tal proposito è pensabile che Rosario si trovasse a Catania per propagare nella provincia quel fermento di idee nuove che poi sfociò nei moti del luglio 1820 per i quali fu poi con il fratello arrestato? Philip Thovez divenne quindi Agente Generale e Procuratore del Duca di Bronte probabilmente nell’autunno del 1819 e rimase in carica sino alla sua morte avvenuta, come indica la lapide sulla sua tomba nella Chiesa di Maniace, il 22 ottobre 1839.
L’epigrafe sulla lapide della tomba, che fino agli anni ’70 era protetta, come anche quella di Rosaria Fragalà, da un’artistica recinzione poi non si sa da chi e perché rimossa, recita: FILIPPO THOVEZ COMMISSARIO DELLA MARINERIA INGLESE GOVERNATORE GENERALE DELLA DUCEA DI BRONTE QUI GIACE CON LA DILETTA MADRE MARIANNA NUN EBBE VIRTU AD UNICA SUA GUIDA AMO’ BENEFICO GLI UOMINI DELLA CONSORTE DEI FIGLI FU TENERISSIMO DOPO AVER VISSUTO L ANNI MERITO’ LA PACE DEI GIUSTI NEL XXII OTTOBRE MDCCCXXXIX GUGLIELMO SUO FIGLIO DISIOSO DI ETERNARE LA MEMORIA DELLE VIRTU’ PATERNE FECE ERIGERE QUESTO MONUMENTO Appare evidente che Philip era il padre di William, per ammissione dello stesso William, che fece erigere il monumento funebre e presumibilmente dettò l’epigrafe. E’, quindi, quantomeno impreciso il riferimento che fa il V Duca nel suo libro (1): “Mr.William Thovez succedette allo zio Philip….”. E’ vero invece il fatto che William Thovez fu il Governatore che ha retto più a lungo di ogni altro le redini della Ducea ed in un arco di tempo denso di avvenimenti cruciali per Bronte. Egli probabilmente fu nominato nel 1839, ma ho trovato un biglietto datato febbraio 1840, che accenna ad un Enrico Thovez, già presente in Bronte almeno sin dal 1831 e che immediatamente sostituì Philip per un breve periodo prima di William. Inoltre nella sua storia di Bronte Benedetto Radice (5) parla anche di un terzo Thovez, Franco, riconoscendo che era il fratello di William. E chi erano Charlotte, Clara e Sarah Thovez, figlie anch’esse di Philip? Sarebbe interessante ricostruire la storia ed i legami famigliari di questi personaggi appartenenti ad una famiglia inglese, che come quella dei Grisley rimase a Bronte: noi tutti per esempio ricordiamo Leone Thovez, che per molti anni prestò la sua opera presso l’Esattoria Comunale di Bronte. Una occasione forse persa è stata quella della Giornata di Studio nel 150° anniversario della nascita di Benedetto Radice tenutasi a Bronte il 30 ottobre 2004, nel cui corso il Prof. D. Ventura dell’Università di Catania ha presentato un suo lavoro di ricerca dal titolo “Amministratori Inglesi in terra di Sicilia: La Ducea di Nelson, Bronte ed i Thovez” ma dell’evento culturale gli organizzatori non hanno potuto curare gli atti anche perché i vari relatori non hanno lasciato copia dei loro lavori. Dobbiamo pertanto limitarci, non potendo consultare l’ex Archivio del Castello nell’attesa che lo stesso pervenga di nuovo a Bronte su supporto informatico piuttosto che sullo scomodo e oramai sorpassato supporto fotografico, a fare solo supposizioni. Probabilmente, tuttavia, tale difficoltà stimola di più l’interesse all’indagine. E’ comunque possibile già dalla sola lettura dell’opera del Radice (5) per la parte relativa agli anni dal 1820 all’anno della Grande Transazione fra la Ducea ed il Comune di Bronte del 1861 avere un’idea di come e quanto i Thovez abbiano potuto influire sulla storia di Bronte, dove erano ovviamente a capo del partito dei ducali. Basterebbe solo immaginare la frenetica attività del William per proteggere i beni della Ducea in occasione dei fatti del 1848 e del 1860: io immagino la sua segaligna e ferrea persona con pizzo e baffetti neri e cappello a larghe falde scendere dalla carrozza con la quale era andato incontro a Nino Bixio per inchiodarlo ai doveri, del Generale e suoi, di riconoscenza verso l’Inghilterra ed i suoi sudditi …ma forse questa è una scena che ricordo dal film di F. Vancini. Scrive il Radice (5) : “La signora duchessa stava in Inghilterra. E a Bronte ad amministrare il gran feudo……stavano, come già il loro padre, Guglielmo e Franco Thovez, inglesi ma oramai così bene ambientati da potere essere considerati notabili del paese. Ed è a loro che si deve il particolare rigore che Garibaldi raccomandò a Bixio per la repressione della rivolta di Bronte e che Bixio ferocemente applicò: alle sollecitazioni del console inglese, a sua volta dai fratelli Thovez sollecitato”. William Thovez è stato in pratica uno degli uomini più potenti e ricchi della provincia di Catania per circa 35 anni, tanto libero nel suo potere che gli stessi Bridport, che comunque gli devono la difesa e conservazione della loro proprietà, furono costretti ad un certo punto a disfarsene. Dice il V Duca (1): “La mia famiglia lo aveva lasciato decidere autonomamente troppo a lungo ed egli finì per considerarsi un vero e proprio padrone, non sopportando interferenze”; ed ancora: “…si mostrò reticente a conformarsi ai desideri di mio padre, circa la gestione della proprietà, e fu licenziato …”. Nulla sappiamo delle due mogli che ebbe se non che la prima, Rosaria Fragalà, morta a 48 anni d’età il 20 settembre 1856, è sepolta nella Chiesa di Maniace e che la seconda era (1) “…una sgradevole donna inglese governante della figlia…”. La figlia, se era unica, doveva essere Clorinda, che andò in sposa all’Avv. Mariano Fiorini, che nel 1860 era comandante della Guardia Nazionale a Maletto e fu poi dal 23 aprile 1882 al 19 aprile 1884 Sindaco di Maletto.
Conclusioni Mi auguro che la lettura di questo articolo susciti interesse in chi ha a disposizione altre notizie sui personaggi citati e dia inizio ad una collaborazione tesa ad arricchire questo argomento, che forse non è degno della “Storia di Bronte”, ma certamente è un contributo alla conoscenza della vita trascorsa della nostra città. Sarà interessante estendere prossimamente l’indagine anche agli altri amministratori che si sono succeduti dopo W. Thovez e mi riferisco a Samuel Grisley, Mons. Fabre, Charles Beek, Edwin Hughes, Magg. Forsyth Gray, George Dubois Woods, George Niblett, Dott. Giulio Leone (Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano), Cav. Modica (Governo Militare Alleato), Lawrence Hughes, Frank Edward King.
Mario Carastro Napoli, 16 Dicembre 2005 Bibliografia [1] Alexander Nelson-Hood, “The Duchy of Bronte", Liceo Ginnasio Capizzi, Bronte, giugno 2005. [2] Mario Carastro, “Chi era Graefer ?”, Bronte Insieme, giugno 2005. [3] T.J. Pettigrew, “Memoirs of the life of Vice-Admiral Lord Viscount Nelson”, London 1849. [4] Carlo Knight, “Il giardino inglese di Caserta. Un’avventura settecentesca”, Napoli 1986. |
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«La città era divisa in due fazioni: una contraria alla Barrett e decisa ad intrattenere rapporti privilegiati con il gruppo dei mercanti inglesi esclusi nella nuova gestione, e un'altra, con a capo gli avvocati Spedalieri, che ne difendevano onore e competenza»
La vedova inglese che divise i brontesi
L'ascesa e la caduta di Martha Barrett amministratrice della Ducea di Maniace dal 1818 al 1819
Sono note le vicende che condussero Horatio Nelson, l'eroe di Trafalgar, a divenire duca di Maniace. Era il premio dei Borbone a chi li aveva aiutati a ritornare a Napoli, ed era soprattutto il riconoscimento ad una fedeltà ritenuta oltremodo preziosa per una dinastia investita e travolta dalle conseguenze politiche della Rivoluzione francese. Altrettanto noto è il fatto che la ducea non venne mai visitata dall'ammiraglio, morto in battaglia nell'ottobre 1805; né dal nuovo duca, il reverendo William Nelson, che preferì lasciarne la gestione a vari amministratori: da Abraham Gibbs, appartenente ad una antica famiglia di mercanti la cui tragica parabola finanziaria, conclusasi con il suicidio, compromise fortemente le rendite della ducea; a Bryant Barrett, l'abile avvocato che liberò i Nelson dai danni causati dal Gibbs. Meno nota è invece la figura di Martha, moglie del Barrett e nuova amministratrice dalla primavera del 1818, dopo la prematura morte del marito. Eppure la vicenda di questa donna appare di per sé singolare. Nominata procuratrice dal marito sul letto di morte ma avversata da "alcuni abitanti" di Bronte, che ad una donna avrebbero preferito Mr. Skurray - console britannico a Messina, proprietario terriero e abile uomo d'affari, la cui fede cattolica e la conoscenza del dialetto siciliano rassicurava i locali -, Martha iniziò una densa corrispondenza con il duca e con il suo fidato assistente, Julius Hutchinson, per ottenere la nomina ufficiale. Dalla sua la Barrett ebbe l'aiuto dei fratelli Di Martino, gli avvocati palermitani che difendevano il duca nel lungo contenzioso contro l'Ospedale grande, antico proprietario dei territori che formavano la ducea; e la diffidenza del duca dal nominare mercanti - tali considerava lo Skurray o John Wood, altro pretendente legato al commercio dello zolfo - che non si sarebbero stabiliti a Bronte e che, in più, avrebbero stretto imprudenti accordi con i notabili del luogo. La Barrett venne quindi scelta, ma nelle sue lettere il duca fu chiaro e conciso: ciò che pretendeva dai suoi amministratori erano integrità, una certa competenza in materia economica, fermezza, buon temperamento, conoscenza del diritto siciliano e l'appartenenza al cattolicesimo per non alimentare frizioni con i nativi. La fiducia del duca fu ben riposta: in poco tempo Martha riuscì a pagare buona parte dei debiti lasciati dal Gibbs, ad affittare tutti i feudi della ducea, a far costruire una abitazione nella zona del Boschetto, per dimorare in estate e controllare da vicino gli agricoltori, a innovare le tecniche di conduzione delle terre. Ma la sua decisione di affittare i territori della ducea a più soggetti, e non agli esponenti della classe dirigente brontese legati al Gibbs, fu causa di una violenta campagna denigratoria nei sui confronti. Accusata di avere una relazione con un suo servitore e di sperperare le rendite della ducea nella manutenzione di tre case a Giarre, Messina e Palermo, la Barrett venne avvertita dall'assistente del duca, che definì la popolazione brontese "turbolent and crafty", e divisa in due fazioni: una a lei contraria, e decisa ad intrattenere rapporti privilegiati con il gruppo dei mercanti inglesi esclusi nella nuova gestione, e un'altra, con a capo gli avvocati Spedalieri, che intendevano difenderne l'onore e la competenza. Il duca doveva, quindi, decidere se lasciarla al governo, se vendere a chi nel frattempo gli faceva allettanti offerte, o se nominare un nuovo amministratore meno sgradito agli attori locali. Una scelta sofferta che si risolse a discapito della Barrett sostituita da Mr. Thovez, giunto a Bronte nel marzo del 1819 per "ispezionare" la ducea. Come tristemente comunicatole dall'Hutchinson, lo svantaggio di essere donna aveva indotto il duca, a malincuore, a concludere che non le sarebbe stato consentito di continuare il suo lavoro "in a manner satisfactory to His Grace". La ferrea logica del luogo, con la sua ferma e poderosa mano invisibile, aveva così determinato la vicenda della Barrett, precipitata in un universo dominato da logiche di potere e di efficienza diverse da quelle a Lei note. [Lina Scalisi] (Tratto da La Sicilia del 18 Dicembre 2005) |
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 Chiesa di Santa Maria di Maniace: Le
tombe di Filippo Thovez e (a sinistra) quella di Rosaria Fragalà, moglie di Gugliemo Thovez morta il 20.9.1856. Sotto, la lapide commemorativa in ricordo di Samuel Grisley | |
 Con questa lapide il IV Duca, Alexander Nelson Hood, ricorda Samuel Grisley, l'amministratore nominato dopo Thovez:
ALLA MEMORIA DI SAMUELE GRISLEY AMMINISTRATORE, E PER 54 ANNI IMPIEGATO FEDELE DELLA DUCEA DI BRONTE nato il 29 Gennaio 1808_morto il 28 Luglio 1874 SEPOLTO IN BRONTE IL VISCONTE BRIDPORT_DUCA DI BRONTE A SEGNO IMPERITURO DI GRATITUDINE_DI STIMA ADDOLORATO QUESTA PIETRA PONEVA
Altri amministratori (C. Beek, F. Gray, L. Hughes) sono sepolti nel piccolo cimitero inglese costruito nel 1898 dai Nelson nelle vicinanze del Castello. |
Gli amministratori della Ducea Nelson | 1799 - 1802
1802 - 1816 1817 - 1818 1818 - 1819 1819 - 1839 1839 - 1839 1839 - 1873 1873 - 1874 1874 - 1891 1891 - 1917 1917 - 1922 1922 - 1928 1928 - 1938 1938 - 1940 | Mr. Giovanni Andrea Graefer Mr. Abramo Gibbs Marchese Antonio Forcella Mr. Bryant Barret Mrs. Martha Barret Filippo Thovez Enrico Thovez William Thovez Samuel Grisley Monsieur Fabre Cav. Charles Beek Mr. Edwin Hughes Major Richard Forsyth Gray Mr. George Dubois Woods Ms. George Niblett | | 1940 - 1943 | Dott. Giulio Leone (Italian controller of Enemy Property) | | 1943 - 1945 | Cav. Modica (Allied Military Government) | 1945 - 1960 1960 - 1981 | Mr. Charles Lawrence Hughes Mr. Frank Edward King |
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