La ducea inglese ai piedi dell'Etna (1799 - 1981)

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E dopo Graefer?

Gli amministratori della Ducea sino al 1873

di Mario Carastro

Andrea Graefer, Abramo Gibbs, Antonio Forcella, Mr Bryant Barret, Mrs Martha Barret, i Thovez

LA DUCEA INGLESE AI PIEDI DELL'ETNA

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Il libro “La Ducea di Bronte” di A. Nelson-Hood

Recentemente ho avuto occasione di leggere il pregevole libro “La Ducea di Bronte” di Alexander Nelson Hood edito dal Liceo Classico Capizzi di Bronte a cura di Marilù Franco (1). Ho così potuto avere un’autorevole definitiva risposta ad alcuni dei quesiti proposti nel mio articolo “Chi era Graefer?”(2).


Ancora su Graefer

Innanzitutto il 5° Duca di Bronte ci da la certezza che A. Graefer si adoperò immediatamente dopo la sua nomina per la ricostruzione del castello-monastero,rovinato dal terribile terremoto del 1693, e per l’inizio della sua trasformazione nella lussuosa dimora che conosciamo oggi.

E allora sembra verosimile che le spese pazze di cui si lamentava Orazio Nelson (3) (4) si riferivano proprio ai lavori iniziati da Graefer a Maniace.

Così appare anche molto probabile che Graefer abbia potuto interessarsi del giardino del castello come avevo ipotizzato.

Veniamo a sapere poi che Graefer è sepolto nella Chiesa di Maniace, circostanza della quale non avremmo potuto avere notizia stante che manca una lapide con epigrafe; dobbiamo quindi pensare che la sepol­tura dell’amministratore botanico-giardiniere debba essere ubicata al di sotto del piano pavimentale della chiesa.


La Cartiera Carastro

Il libro mi ha suggerito, infine, altre due considerazioni.

La prima è di carattere direi patrimoniale famigliare perchè si fa riferimento ai ricchi e produttivi agrumeti di Malpirtuso, Cartiera, Francesco La Piana e Ricchiscia ed all’edificio esistente a Francesco La Piana e chiamato “La Cartiera”, e la Cartiera è proprietà della mia famiglia dal 1975, essendo pervenuta a mio padre dal 7° Duca di Bronte anche a titolo di trattamento di fine lavoro all’epoca del suo ritiro dal lavoro alle dipendenze della Ducea.

Ora nella nota n. 6 a piede di pagina 48, chi ha curato la pubblicazione cerca di identificare e ubicare l’edificio e la contrada citata dal Duca, formulando alcune ipotesi e concludendo che il Duca Alexander nel suo scritto parla appunto della Cartiera Carastro.

Tale conclusione è esatta ed a me per la mia storia familiare appare scontata, ma visto che ne è capitata l’occasione mi fa piacere dare alcune spiegazioni e notizie aggiuntive.

E’ opportuno, a tale proposito, ricordare che la proprietà della Ducea nella zona degli agrumeti, riacquisita proprio all’epoca del 5° Duca, sottraendone l’uso perpetuo con affrancamento al Barone Meli di Pisciagrò, partiva da Malpirtuso, contrada a monte dell’odierno Ponte di Passopaglia in riva sinistra del Simeto, per estendersi poi, oltre il ponte, per Cartiera e per Francesco La Piana e Ricchiscia e Nascarossa sempre nella più o meno larga striscia di terreno pianeggiante compresa fra il fiume e la parete di basalto colon­nare di grande interesse geologico oltre che paesaggistico. Il complesso della Cartiera è oggi ben visibile dal ponte di Passopaglia.

Era, in ogni modo, abitudine durante il tempo dell’Amministrazione della Ducea chiamare genericamente tutta la zona degli agrumeti con il nome di Ricchiscia, ma quando si voleva essere per qualche ragione più precisi, come fa il Duca, si scendeva nel dettaglio della singola contrada.

Sull’origine del nome Ricchiscia o meglio Ricchisgia si sofferma Benedetto Radice (5), che parla anche della sorgente di Malpertuso e della Cartiera, facendo risalire l’edificio con “….mulino a battinderio e gualchiera…” ad anni probabilmente anteriori al 1484 e ricordando che vi era annessa una chiesetta, come scrive lo stesso Duca Alexander.

La captazione della sorgente di Malpertuso è stata perfezionata al tempo di questo duca per utilizzare le acque a scopo irriguo a valle oltre che per l’alimentazione del mulino e di un “paratore”, complesso per fare il “drappo” (ruvido tessuto dal filato irregolare simile all’orbace).

Alcune di tali manufatti idraulici sono ancora non solo visibili ma anche utilizzati. I resti del mulino, che è rimasto in funzione sino certamente al 1943 (6), del paratore ed alcune vasche in basalto probabilmente adoperate per la fabbricazione della carta sono ancora presenti alla Cartiera.

Recentemente alcuni sconosciuti hanno portato via dal cortile giardino della Cartiera l’ultima macina in basalto ancora presente.

Conservo ancora a Bronte, per sottrarlo all’interesse dei ladri, il “timone” di trascinamento della macina. Altre notizie su Cartiera possono reperirsi nel sito www.bronteinsieme.it cercando “la cartiera araba”.

Allora è chiaro come a proposito della contrada Francesco La Piana non può esserci alcuna confusione con altre contrade chiamate “la piana” per il fatto di essere in zona pianeggiante, in quanto quella cui si riferisce il Duca è proprio la contrada Francesco La Piana, intitolata, non sappiamo perché, ad uno sconosciuto personaggio portante un cognome, La Piana, praticamente scomparso a Bronte.

Tanto per scrupolo ricordo che il nonno materno di mio padre, che per altro è stato giardiniere della villa nel Palazzo Ducale di Bronte, portava il cognome La Piana.

In conclusione, l’«interessante edificio a Francesco La Piana, chiamato la Cartiera» e «situato sotto il pittoresco scoglio di lava, sulla riva del fiume…costruito come fabbrica di carta...» di cui parla il 5° Duca (1) e con annessa una piccola cappella è proprio quello che nella nota del libro viene identificato come la Cartiera Carastro.
Tra l’altro devo confessare che alcune notizie storiche per miei articoli le ho tratte da pochi manoscritti fortunatamente e fortunosamente trovati in un angolo di un magazzino, dove si conservavano le arance sotto strati di sabbia vulcanica, proprio a Cartiera.

L’altra considerazione, che è stata poi lo stimolo decisivo per la stesura del presente articolo, mi deriva dallo stesso Duca, quando cita a pagina 50 gli amministratori della ducea cominciando proprio da Graefer e dal suo successore, il marchese Forcella, per poi passare ad “un certo Mr. Gibbs”e a Mr Barret e quindi agli altri sino al suo tempo.


Gli amministratori della Ducea dal 1802 al 1873

Ora dopo essermi occupato di Graefer era già mia intenzione di ricostruire la storia dei “procuratori” dei duchi (o “governatori” o “agenti generali”), che si sono succeduti nel tempo, magari in più fasi di studio, data la difficoltà di reperire notizie.

Ma adesso ho deciso di anticipare in parte i tempi proprio a causa della curiosa, a mio parere, poca precisione del Duca nell’indicare Gibbs anzi “un certo Mr. Gibbs” come un vero amministratore da annoverare nell’elenco degli amministratori succedutisi dopo Graefer.

Chi era Gibbs, infatti, ho già avuto occasione di scriverlo nel mio precedente articolo, ma converrà ricordarlo. Poi il Duca indica William Thovez come nipote di Philip Thovez in contraddizione con le notizie forniteci dallo stesso William.

Ce n’è abbastanza quindi per una indagine anticipata. Mi limiterò, intanto, ai primi amministratori, vale a dire a Forcella, Mr Barret, Mrs Barret ed ai Thovez, rimandando ad un secondo tempo le notizie dal successore di William Thovez, Samuel Grisley, in poi; in pratica mi occuperò dell’arco di tempo compreso fra il 1802, anno di morte di Graefer, ed il 1873, anno di nomina di Grisley.

La vecchia cartiera in una foto recente (aprile 2005). Sulla sinistra la piccola  chiesetta de­dicata a S. Benedetto (oggi utilizzata come magazzino), officiata nel tempo da Benedet­tini, Basiliani, eremiti di Sant’Agostino e conventuali di S. Francesco.

Una veduta del ponte Passopaglia e della zona della Ricchisgia. Sullo sfondo l'Etna fumante nell'eruzione del novembre 2002.
Nella foto sotto, del 1990, l'antica cartiera di Malpertuso, lambita dalle acque del Simeto, è vista dalla contrada Placa.

Agosto 1989 - La Cartiera Carastro (nel giardino era ancora visibile l'ultima macina in basalto, poi trafugata)

La foto sopra, del 1946, mostra l’ingresso del Ca­stello. Sulla parte alta delle quattro colonne del can­cello esterno sono scolpite le iniziali del motto dello stemma di Horatio Nelson (a destra):
P
, Q, M, F Palman qui meruit ferat», La palma degli onori a chi l'ha meritata).
Oggi, dopo un restauro frettoloso, le quattro lettere sono state un pò scombinate e risultano mal disposte.


Abramo Gibbs

Come è possibile desumere dall’epistolario di Orazio Nelson (7), Abramo Gibbs non fu mai un vero ammi­nistratore ma era un banchiere di Palermo di origine inglese, che provvedeva alle rimesse di denaro da e per l’Inghilterra ma che si prodigò, per stima ed amicizia prima e a pagamento poi, per risolvere particolari problemi soprattutto alla corte di Palermo per conto dell’ammiraglio e di suo fratello, il Rev. William.

Egli era, quindi, un consulente di fiducia della famiglia Nelson che si affiancò agli altri amministratori, cioè una sorta di amministratore a latere con potere di riferire direttamente ai duchi e al quale era stata conferita probabilmente qualche procura speciale con riferimento a problemi finanziari, tanto che teneva un conto corrente con i Nelson e poteva contrarre anche mutui per rimettere somme in Inghilterra.

Gibbs era il titolare della banca con sede a Palermo Gibbs & Gibbs, di cui era socio e ai cui interessi era poi subentrato anche un certo Lenzitti.

Le già citate lettere dell’ammiraglio (7) evidenziano la qualità del rapporto fra i due. E si sa da queste che Gibbs comunicò a Nelson la morte di Graefer e ottenne da Lord Acton la nomina di Antonio Forcella come secondo amministratore.

In ogni caso egli continuò a intrattenere conti correnti con Orazio Nelson prima e dopo con il suo suc­ces­sore nella proprietà della Ducea di Bronte sino alla sua morte per suicidio a Palermo il 16/6/1816.

Ne derivò tutta una complessa lite giudiziaria fra il nuovo Duca William e Lenzitti per i sospesi dei conti, ai quali deve probabilmente riferirsi il Duca Alessandro, quando parla di cattiva gestione.

In pratica William Nelson sosteneva di essere creditore nel rapporto di conto corrente con la Gibbs & Gibbs mentre Lenzitti lo considerava debitore.

La questione, legata com’era anche a tutti gli altri affari della banca e quindi anche ad altri soggetti presunti debitori e creditori, si trascinò per molto tempo.

Il Duca, che era più degli altri esposto economicamente, e i suoi agenti generali furono così costretti a servirsi di alcuni legali a Palermo, fra i quali il più brillante e decisivo fu Rosario Di Martino.

La lite fu risolta solo nel 1820 da Philip Thovez.


Antonio Forcella

Forcella fu il secondo amministratore. Nominato nel 1802, dopo la morte di Graefer, come ci fa sapere lo stesso Gibbs (7), durò in carica certamente sino al dicembre del 1816.

Apparteneva alla nobile famiglia dei Baroni di Castel Forcella, gentiluomini alla corte di Palermo, e fu creato marchese con privilegio del 20/6/1815. L’amministrazione era tenuta dal marchese a Palermo mentre a Bronte lo rappresentava Mrs Elisa Graefer, vedova di Andrea.

Poco riesco a dire su questo personaggio e sulla sua attività nonostante il lungo periodo del suo governatorato.

Di certo garantiva delle rendite anche se inferiori alle attese al Duca e si adoperò a corte e presso il Ministero del Real Patrimonio per la tutela dei diritti e degli interessi del Duca contro i brontesi a propo­sito della secolare questione degli usi civici nei boschi. L’archivio della Ducea potrà permettere un approfondimento.

Durante la sua gestione, e per lungo tempo, fu segretario della Ducea Gioacchino Spedalieri, genero di Mrs. Elisa. A Palermo, invece, aiutava il marchese un certo abate Don V. Biuso, il cui cognome riporta subito a Bronte, ma sul quale non sono riuscito ad avere altre notizie a cominciare dal fatto se oltre che sacerdote fosse anche veramente un abate.

Il duo Forcella-Graefer fu oggetto di molte lamentele dei brontesi verso il Duca, che già sospettava un loro interesse personale per alcuni favoritismi, in particolare nei confronti di certo Don Gregorio Biosa, titolare della concessione enfiteutica delle terre di Maniace e del Pirato, di tale Sig. Paruto, magazziniere in pensione del Forcella e gabelloto per le rendite più ricche e sicure e dello stesso genero della Graefer Sig. Gioacchino Spitaleri.

Questi fatti e la scarsa soddisfazione nelle rendite percepite devono avere convinto il Duca della non corretta guida della proprietà, al punto che alla morte di Gibbs ed al sorgere dei problemi con la sua banca Gibbs&Gibbs, decise di operare nell’amministrazione della Ducea un deciso cambiamento di rotta sostituendo gli uomini che la gestivano.


Bryant Barret

Nuovo Governatore o meglio nuovo Agente Generale, visto che nel 1812 era decaduto il sistema feudale e non puo’ più parlarsi dello stato di Bronte, fu Bryant Barret nominato agli inizi del 1817. Costui, però, morì improvvisamente nel 1818, lasciando incompiuta la sua opera di “auditing” e risanamento dell’amministrazione.

Non sappiamo se partì dall’Inghilterra o se fu scelto dal Duca fra i componenti la numerosa comunità inglese presente a Palermo e sotto il controllo del Vice Console Britannico Mr. Walsh.

Di certo doveva trattarsi di persona competente, onesta e attiva come appare dal dispiacere del Duca Alessandro con il suo (1) “Purtroppo non visse a lungo”.

Fra le carte ritrovate alla Cartiera ci sono due lettere che riguardano appunto B. Barret: la prima, del 14 giugno del 1817, del 2° Duca è una sorta di lettera d’istruzioni ma anche di approvazione del piano di sviluppo della proprietà messo a punto da Barret; la seconda, del 6 marzo 1818, è stata scritta da un certo Avv. Rosario Di Martino di Palermo e da suoi altri colleghi a seguito della morte di Barret.

Nella sua lettera il Rev. William ordina a Barret di perseguire la moralizzazione ed il risanamento della Ducea liberandola dei vecchi e chiacchierati personaggi che fino a quel punto avevano deciso le sue sorti economiche.

E così in particolare gli ordina di licenziare il genero di Mrs Graefer, Gioacchino Spedalieri, e di assumere impiegati ben referenziati anche se molto difficilmente reperibili in Sicilia.

A proposito della morte di Mrs Graefer il Duca trova parole simili a quelle dell’illustre fratello alla notizia della morte di Andrea Graefer: “…Mrs. Grafer death removes a very troublesome person. ...” (…la morte della signora Graefer toglie di mezzo una persona molto molesta…).

Due curiosità ancora da ricordare: la prima, il Duca comunica a Barret che la cassa di maccheroni speditagli gli è arrivata (“..The box of Macaroni is come to hands.”); la seconda, il Duca si preoccupa per la salute di Barret ed in particolare delle conseguenze dell’aria malsana di Maniace specie d’estate e gli consiglia di cambiare luogo di abitazione o di curare il drenaggio delle acque in modo da evitare acque stagnanti facendo costruire nuovi canali di scolo e ordinando la pulizia degli antichi dreni probabilmente ostruiti.

Del resto, secondo il Rev. William, se l’Abbazia è stata costruita in quel posto significa che il sito era idoneo sotto ogni aspetto compreso quello della salubrità dell’aria.

Dal documento appare chiaro come il Barret abbia dato inizio ad una grande opera di miglioramento dell’agricoltura della proprietà aumentando l’estensione delle terre coltivate e iniziando la costruzione di varie masserie e case fra le quali la masseria di Ginestra e la casa del Boschetto.

Una squadra di carpentieri e muratori era impiegata per le costruzioni in progetto a tempo pieno per tutto l’anno.

L’altra lettera è una testimonianza del valore, dell’intraprendenza e dell’onestà di B. Barret e serve anche a datare esattamente al 1° marzo 1818 la sua morte avvenuta a Palermo.

Ci da infine un’altra notizia: la nomina a segretario della ducea di Giuseppe Di Martino.

Ora i fratelli Di Martino, Rosario e Giuseppe, dovrebbero essere quei personaggi legati ai moti rivoluzionari del 1820, di cui parla il Radice (5) come “emissari palermitani”, che “tenevano segrete pratiche” a Bronte, dove uno fu “sorpreso con lettere sediziose” e che furono entrambi arrestati.

I possedimenti della Ducea Nelson

Le immagini delle foto che seguono si rife­riscono a parti dell’Azienda Agricola della Ducea sino a quando la proprietà era uni­taria ed in mano ai Bridport.

In particolare la seconda foto è una veduta del Boschetto dove M. Fabre aveva fatto co­struire i palmenti e la Dispensa per la pro­duzione e conservazione dei vini e cognac prodotti nella ducea. La 5° foto è appunto una vista del­l’interno della Dispensa (in merito vedi Il vino della Ducea Nelson).

Molte notizie ci sono state fornite dallo stesso V° duca, Alexander Nelson Bridport, nel suo "memorandum per la famiglia" The duchy of Bronte.

Uno dei cortili interni della Ducea nel 1946. Oggi l'edificio in fondo (era il magazzino del grano) è stato trasformato in un Centro culturale polivalente di studi, di congressi e mostre d’arte.


Martha Barret

A Bryant Barret successe la moglie Mrs. Martha, che alla notizia della morte del marito si recò da Bronte a Palermo per procedere alla sua sepoltura e ricevere dal Vice Console Walsh le disposizioni testamentarie lasciatele.

La successione nella carica di governatore avvenne anche perché il marito, prima del suo ultimo viaggio a Palermo, le aveva conferito un’idonea procura.

Ella rimase in carica per un anno circa sino all’arrivo nel 1819 di Philip Thovez e per la sua rimozione si adoperarono molto i Di Martino, che rimasero in continuo contatto epistolare con il Duca come è riscontrabile da alcune lettere sempre trovate anch’esse alla Cartiera.

I Di Martino, fornendo al Duca notizie vere ma interessate e comunque ben farcite anche di piccanti pettegolezzi e maldicenze, contribuirono a creare intorno a Martha Barret un alone di sospetto e scandalo.

Il loro punto di forza fu la non nascosta relazione, “..indecentissima pas­sione…”, della Barret con “il servo di suo marito” Antonio Pratesi, un giovane avventuriero violento e deciso, che dominava totalmente la donna, talché “…donna debolis­sima… ha il nome di Procuratrice ma poi il tutto della Ducea… è costui...”.

La tresca certamente era ben nota a Bronte e possiamo immaginare come poteva essere inesauribile fonte d’argomenti piccanti di conversazione per i nostri arguti e facondi concittadini dell’epoca.

Per apprezzare il clima di maldicenze basta considerare cosa scriveva il 2 febbraio 1819 Rosario Di Martino al Duca paragonando il potere d’attrazione di due donne inglesi, che il destino aveva portato a Bronte, col valutare cosa dovevano “pagare” per procurarsi “l’affetto” dei rispettivi amanti:

…Io mi do a credere che i favori personali della Signora Graeffer potessero essere valevoli a rimunerare gli amorosi servigi del Biosa ma mi pare che il personaggio della Signora Barret debba essere sostenuto da gran prodigalità per soddisfare alle segrete fatiche di questo dissoluto giovane…”.

Ne dovremmo dedurre che la Graefer era certamente più bella e affascinante della Barret o che Biosa era molto più vecchio e meno prestante di Pratesi?

Certo il Duca non doveva dormire sonni tranquilli nell’apprendere che “Le spese per viaggi dell’anno passato montarono a circa onze 600; in quest’an­no sor­pas­sano le onze 450. La tavola è piuttosto di un signore, il drudo veste da un cava­liere perché la cieca donna deve averlo al suo fianco e farlo rispettare come un suo pari: tutto si paga con profusione; lo stravizio, il lusso, la disso­lutezza van sempre accompagnati da prodigalità…” e che la Signora Barret ha “…la sfaccia­taggine di tenere il Signor Duca come un avaro quasi che …debba lasciare le rendite della Ducea al fasto, alla gola e alle dissolutezze…”.

Non è di meno del fratello poi anche Giuseppe Di Martino, nominato segretario della Ducea da Bryant Barret ma in contrasto con la Signora Barret e con Antonio Pratesi anche perché sembra che quest’ultimo, “given to drinking”, abbia più volte attentato alla sua vita.

Scrive il Giuseppe al Duca il 20 febbraio 1819: “Allo stato Vostra Eccellenza ed io siamo le uniche vittime di questo intrigo amoroso. Con riguardo a me stesso io posso solo raccomandarmi a Dio. Vostra Eccellenza potrà mandare un prudente ed onesto uomo per rendersi conto di ogni questione e nominare un altro Agente...”

Ma che scrupoli poteva avere a parere dei Di Martino questo giovane e misterioso “figlio della Rivoluzione che porta a sua gloria le frodi e ruberie commesse da lui nel periodo turbolento durante le convulsioni del governo francese”?

Il sogno dei Di Martino è, evidentemente, convincere il Duca ad allontanare la Barret, e ciò non doveva oramai comportare grosse difficoltà, ed a nominare in sua sostituzione uno di loro come suo Agente Generale e ciò non era certo facile.

Le insistenze dei fratelli Di Martino anche a seguito del licenziamento di Giusep­pe ed i tentativi epistolari di Mrs. Barret di screditarli nella conside­razione del Duca indussero quest’ultimo nell’autunno del 1819 a mandare come suo rappre­sentante in Sicilia Philip Thovez con l’incarico di indagare sul comportamento della Signora Martha Barret e sullo stato dell’amministrazione della Ducea.

Il Thovez era accompagnato nel suo viaggio da un esperto in agricoltura, un certo Mr. Smith.

Ho trovato molte notizie su questo viaggio e sulla missione affidata dal Rev. William al Thovez su un manoscritto, facente parte dei vecchi documenti trovati a Cartiera e redatto dai legali inglesi Hutchinson&Hopkinson.

L’appunto evidenzia tutta la prudenza messa in campo dal Duca nel risolvere senza scandali la questione Barret: il suo allontanamento dalla gestione della Ducea già “in pectore”, ovviamente preceduto da un’attenta ultima indagine per appurare se la verità era tutta e solo quella raccontata dai Di Martino e dal recupero di tutte le somme in possesso della donna, doveva avvenire in modo che i Brontesi non ne avvertissero il vero motivo.

La migliore scusa agli occhi dei brontesi doveva allora essere che il compito di gestire la proprietà in Sicilia era così arduo da non essere adatto ad una donna.

Finì così, dopo appena un anno, il periodo dell’amministrazione di Martha Barret.

Di lei non sono riuscito ad avere altre notizie ma appare possibile che sia rimasta in Sicilia piuttosto che ritornata in Inghilterra.

Non si sa neanche se Antonio Pratesi, il “drudo” che l’ha portata alla rovina e che è stato anch’egli licenziato senza molto clamore e con il pagamento di una buonuscita pari ad un quarto del suo salario annuo, le rimase accanto e se i suoi amici brontesi, il Barone Meli, il notaio Gatto, Don Gioacchino Spi­taleri e Don Salvatore Romano, che si diceva fossero stati da lei favoriti, abbiano poi continuato a consigliarla ed aiutarla come prima.


I Thovez

«La città era divisa in due fazioni: una contraria alla Bar­rett e decisa ad intrattenere rapporti privilegiati con il gruppo dei mercanti inglesi esclusi nella nuova ge­stione, e un'altra, con a capo gli avvocati Spedalieri, che ne difendevano onore e competenza»

La vedova inglese che divise i brontesi

L'ascesa e la caduta di Martha Barrett amministra­trice della Ducea di Maniace dal 1818 al 1819

Sono note le vicende che condussero Horatio Nelson, l'eroe di Trafalgar, a divenire duca di Maniace.
Era il premio dei Borbone a chi li aveva aiutati a ritor­nare a Napoli, ed era soprattutto il riconoscimento ad una fe­deltà ritenuta oltre­modo preziosa per una dina­stia inve­stita e travolta dalle conse­guenze politiche della Rivo­luzione francese.
Altrettanto noto è il fatto che la ducea non venne mai visitata dall'am­mi­raglio, morto in battaglia nell'ottobre 1805; né dal nuovo duca, il reve­rendo William Nelson, che preferì lasciarne la gestione a vari amministratori: da Abraham Gibbs, appartenente ad una antica fami­glia di mercanti la cui tragica parabola finanziaria, con­clusasi con il suicidio, com­promise fortemente le ren­dite della ducea; a Bryant Bar­rett, l'abile avvocato che liberò i Nelson dai danni causati dal Gibbs.

Meno nota è invece la figura di Martha, moglie del Bar­rett e nuova amministratrice dalla primavera del 1818, dopo la prematura morte del marito.

Eppure la vicenda di questa donna appare di per sé sin­golare. Nominata procuratrice dal marito sul letto di morte ma avversata da "alcuni abitanti" di Bronte, che ad una donna avrebbero preferito Mr. Skurray - console britan­nico a Messina, proprietario terriero e abile uomo d'affari, la cui fede cattolica e la conoscenza del dialetto siciliano rassicurava i locali -, Martha iniziò una densa corri­spondenza con il duca e con il suo fidato assistente, Julius Hutchinson, per ottenere la nomina ufficiale.

Dalla sua la Barrett ebbe l'aiuto dei fratelli Di Martino, gli avvocati palermitani che difen­devano il duca nel lungo contenzioso contro l'Ospedale grande, antico pro­prietario dei territori che formavano la ducea; e la dif­fidenza del duca dal nominare mercanti - tali conside­rava lo Skurray o John Wood, altro pretendente legato al commercio dello zolfo - che non si sarebbero stabiliti a Bronte e che, in più, avrebbero stretto impru­denti accordi con i notabili del luogo.

La Barrett venne quindi scelta, ma nelle sue lettere il duca fu chiaro e conciso: ciò che pretendeva dai suoi amministratori erano integrità, una certa competenza in materia economica, fermezza, buon tempera­mento, conoscenza del diritto siciliano e l'appar­tenen­za al cat­tolicesimo per non alimentare frizioni con i nativi.

La fiducia del duca fu ben riposta: in poco tempo Mar­tha riuscì a pagare buona parte dei debiti lasciati dal Gibbs, ad affittare tutti i feudi della ducea, a far costrui­re una abitazione nella zona del Bo­schetto, per dimo­rare in estate e controllare da vicino gli agri­coltori, a innovare le tecniche di condu­zione delle terre.

Ma la sua decisione di affittare i territori della ducea a più soggetti, e non agli esponenti della classe dirigente brontese legati al Gibbs, fu causa di una vio­lenta cam­pa­gna denigratoria nei sui con­fronti.

Accusata di avere una relazione con un suo servitore e di sperperare le rendite della ducea nella manutenzione di tre case a Giarre, Messina e Palermo, la Barrett ven­ne avvertita dall'as­sistente del duca, che definì la popo­lazione brontese "turbolent and crafty", e divisa in due fazioni: una a lei contraria, e decisa ad intrattenere rap­porti privi­legiati con il gruppo dei mercanti inglesi esclusi nella nuova gestione, e un'altra, con a capo gli avvocati Spedalieri, che inten­devano difen­derne l'ono­re e la compe­tenza.

Il duca doveva, quindi, decidere se lasciarla al governo, se vendere a chi nel frattempo gli faceva allettanti offerte, o se nominare un nuovo ammi­nistratore meno sgradito agli attori locali.

Una scelta sofferta che si risolse a discapito della Bar­rett sostituita da Mr. Thovez, giunto a Bronte nel mar­zo del 1819 per "ispezionare" la ducea.

Come triste­mente comunicatole dall'Hutchinson, lo svantaggio di essere don­na aveva indotto il duca, a malincuore, a con­cludere che non le sarebbe stato consentito di con­tinuare il suo lavoro "in a manner satisfactory to His Grace".

La ferrea logica del luogo, con la sua ferma e poderosa mano invisibile, aveva così deter­minato la vicenda della Barrett, precipitata in un universo dominato da logiche di potere e di efficienza diverse da quelle a Lei note.
[Lina Scalisi]

(Tratto da La Sicilia del 18 Dicembre 2005)

Il nuovo amministratore fu Philip Thovez. A questi il Duca William subito ricordava che, essendo trascorsi tre anni da quando Bryant Barret gli aveva scritto che per tre anni non doveva aspettarsi consistenti rimesse di denaro ed avendo egli atteso pazientemente senza ricevere nulla (altro che avaro e restio a pagare le tasse, come sostenuto dalla Barret!), si aspetta di ricevere già dal 1820 almeno una rimessa di 3.000 pounds per anno, che si augura vedere poi incrementare altrimenti dovrà considerare responsabile e sostituire il proprio Agente Generale.

Al Thovez nelle sue Istruzioni il Duca chiedeva anche di chiarire in base alle vigenti leggi del Regno delle Due Sicilie e spiegargli “…if any, and what degree of connection subsists between the Duke and the Brontese since the abolition of the feudal system. Whether, on the one hand, he has any and what rights over them, or whether they owe him any Services, and whether on the other hand they have a right to claim any protection from him” (“…se, e in quale misura, esiste dipendenza tra il Duca ed i brontesi dal momento dell’abolizione del sistema feudale. Se, da una parte, egli ha qualche diritto su essi e se questi gli devono qualche servizio e se, d’altra parte, essi hanno il diritto di reclamare qualche protezione da lui).

Come curiosità va aggiunto che i Di Martino vinsero in parte la loro battaglia.

Nessuno dei due divenne Agente Generale del Duca ma il Giuseppe fu riassunto come segretario della Ducea e Rosario continuò ad esserne il legale più importante.

Una lettera di quest’ultimo a Philip Thovez del 28 aprile 1820 scritta non più da Palermo ma da Catania lo testimonia.

A tal proposito è pensabile che Rosario si trovasse a Catania per propagare nella provincia quel fermento di idee nuove che poi sfociò nei moti del luglio 1820 per i quali fu poi con il fratello arrestato?

Philip Thovez divenne quindi Agente Generale e Procuratore del Duca di Bronte probabilmente nell’autunno del 1819 e rimase in carica sino alla sua morte avvenuta, come indica la lapide sulla sua tomba nella Chiesa di Maniace, il 22 ottobre 1839.

L’epigrafe sulla lapide della tomba, che fino agli anni ’70 era protetta, come anche quella di Rosaria Fragalà, da un’artistica recinzione poi non si sa da chi e perché rimossa, recita:

FILIPPO THOVEZ
COMMISSARIO DELLA MARINERIA INGLESE
GOVERNATORE GENERALE DELLA DUCEA DI BRONTE
QUI GIACE
CON LA DILETTA MADRE MARIANNA NUN
EBBE VIRTU AD UNICA SUA GUIDA
AMO’ BENEFICO GLI UOMINI
DELLA CONSORTE DEI FIGLI FU TENERISSIMO
DOPO AVER VISSUTO L ANNI
MERITO’ LA PACE DEI GIUSTI NEL XXII OTTOBRE MDCCCXXXIX
GUGLIELMO SUO FIGLIO
DISIOSO DI ETERNARE LA MEMORIA DELLE VIRTU’ PATERNE
FECE ERIGERE QUESTO MONUMENTO

Appare evidente che Philip era il padre di William, per ammissione dello stesso William, che fece erigere il monumento funebre e presumibilmente dettò l’epigrafe.

E’, quindi, quantomeno impreciso il riferimento che fa il V Duca nel suo libro (1): “Mr.William Thovez succedette allo zio Philip….”.

E’ vero invece il fatto che William Thovez fu il Governatore che ha retto più a lungo di ogni altro le redini della Ducea ed in un arco di tempo denso di avvenimenti cruciali per Bronte.

Egli probabilmente fu nominato nel 1839, ma ho trovato un biglietto datato febbraio 1840, che accenna ad un Enrico Thovez, già presente in Bronte almeno sin dal 1831 e che immediata­mente sostituì Philip per un breve periodo prima di William.Franco Thovez

Inoltre nella sua storia di Bronte Benedetto Radice (5) parla anche di un terzo Thovez, Franco, riconoscendo che era il fratello di William.

E chi erano Charlotte, Clara e Sarah Thovez, figlie anch’esse di Philip?

Sarebbe interessante ricostruire la storia ed i legami famigliari di questi personaggi appartenenti ad una famiglia inglese, che come quella dei Grisley rimase a Bronte: noi tutti per esempio  ricordiamo Leone Thovez, che per molti anni prestò la sua opera presso l’Esattoria Comunale di Bronte.

Una occasione forse persa è stata quella della Giornata di Studio nel 150° anniversario della nascita di Benedetto Radice tenutasi a Bronte il 30 ottobre 2004, nel cui corso il Prof. D. Ventura dell’Università di Catania ha presentato un suo lavoro di ricerca dal titolo “Amministratori Inglesi in terra di Sicilia: La Ducea di Nelson, Bronte ed i Thovez” ma dell’evento culturale gli organizzatori non hanno potuto curare gli atti anche perché i vari relatori non hanno lasciato copia dei loro lavori.

Dobbiamo pertanto limitarci, non potendo consultare l’ex Archivio del Castello nell’attesa che lo stesso pervenga di nuovo a Bronte su supporto informatico piuttosto che sullo scomodo e oramai sorpassato supporto fotografico, a fare solo supposizioni.

Probabilmente, tuttavia, tale difficoltà stimola di più l’interesse all’indagine.

E’ comunque possibile già dalla sola lettura dell’opera del Radice (5) per la parte relativa agli anni dal 1820 all’anno della Grande Transazione fra la Ducea ed il Comune di Bronte del 1861 avere un’idea di come e quanto i Thovez abbiano potuto influire sulla storia di Bronte, dove erano ovviamente a capo del partito dei ducali.

Basterebbe solo immaginare la frenetica attività del William per proteggere i beni della Ducea in occasione dei fatti del 1848 e del 1860.


 

Maniace, tomba di Filippo Thovez
Chiesa di Santa Maria di Maniace: Le tombe di Filippo Thovez e (a sinistra) quella di Rosaria Fragalà, moglie di Gugliemo Thovez morta il 20.9.1856. Sotto, la lapide commemorativa in ricordo di Samuel Grisley

Maniace, lapidi in ricordo di Samuele Grisley

Con questa lapide il IV Duca, Alexander Nelson Hood, ricorda Samuel Grisley, l'amministratore nominato dopo Thovez:

ALLA MEMORIA DI SAMUELE GRISLEY
AMMINISTRATORE, E PER 54 ANNI IMPIEGATO FEDELE
DELLA DUCEA DI BRONTE
nato il 29 Gennaio 1808_morto il 28 Luglio 1874
SEPOLTO IN BRONTE
IL VISCONTE BRIDPORT_DUCA DI BRONTE
A SEGNO IMPERITURO
DI GRATITUDINE_DI STIMA
ADDOLORATO
QUESTA PIETRA PONEVA

Altri amministratori (C. Beek, F. Gray, L. Hughes) sono sepolti nel piccolo cimitero inglese costruito nel 1898 dai Nelson nelle vicinanze del Castello.

Io immagino la sua segaligna e ferrea per­so­na con pizzo e baffetti neri e cappello a larghe falde scendere dalla car­rozza con la quale era andato incontro a Nino Bixio per inchiodarlo ai doveri, del Ge­ne­rale e suoi, di riconoscenza verso l’In­ghilterra ed i suoi sudditi …ma forse questa è una scena che ricordo dal film di F. Vancini.

Scrive il Radice (5):

“La signora duchessa stava in Inghilterra. E a Bronte ad amministrare il gran feudo……stavano, come già il loro padre, Guglielmo e Franco Thovez, inglesi ma oramai così bene ambientati da potere essere considerati notabili del paese.

Ed è a loro che si deve il particolare rigore che Garibaldi raccomandò a Bixio per la repressione della rivolta di Bronte e che Bixio ferocemente applicò: alle sollecita­zioni del console inglese, a sua volta dai fratelli Thovez sollecitato”.

William Thovez è stato in pratica uno degli uomini più potenti e ricchi della provincia di Catania per circa 35 anni, tanto libero nel suo potere che gli stessi Bridport, che comunque gli devono la difesa e conserva­zione della loro proprietà, furono costretti ad un certo punto a disfarsene.

Dice il V Duca (1):

“La mia famiglia lo ave­va lasciato decidere autonomamente trop­po a lungo ed egli finì per considerarsi un vero e proprio padrone, non sopportando interferenze”; ed ancora: “…si mostrò reticente a conformarsi ai desideri di mio padre, circa la gestione della proprietà, e fu licenziato …”.

GLI AMMINISTRATORI DELLA DUCEA NELSON

1799 - 1802
1802 - 1816
Mr. Giovanni Andrea Graefer
Marchese Antonio Forcella
1817 - 1818
1818 - 1819
1819 - 1839
Mr. Bryant Barret
Mrs. Martha Barret
Filippo Thovez
1839 - 1872 William Thovez, 760 onze il suo onorario nel 1860 (36 quello di un campiere o guardaboschi). Licen­ziato in tronco ed anche citato per danni a Novembre 1872.
1872 - 1874
1874 - 1908
Samuel Grisley
Monsieur Louis Fabre, ammini­stra­tore della Ducea per 34 anni un anno più di W. Thovez. Anche lui alla fine trattato in malo modo e licenziato.
1908 - 1917
1917 - 1922
1922 - 1928
1928 - 1938
1938 - 1940
Cav. Charles Beek
Mr. Edwin Hughes
Major Richard Forsyth Gray
Mr. George Dubois Woods
Mr. George Niblett
1940 Dott. Antonino Baiardi (per con­to dell'Engeli (Ente di gestione e li­qui­dazione immobiliare) Banco di Sicilia (Gestione beni di pro­prietà dei nemici).
1940 - 1943Dott. Giulio Leone (Ente di Colo­nizzazione del Latifondo Siciliano)

1943 - 1945

Cav. Luigi Modica
(Allied Military Government)
1945 - 1960 Mr. Charles Lawrence Hughes
1960 - 1981 Mr. Frank Edward King
Mr. George Dubois Woods, amministratore Ducea Nelson

Nelle tre foto so­pra, gli ammini­stra­tori Monsieur Louis Fabre da Carpentras (dal 1874 al 1908),  Char­les Beek (1908-1917) e George Dubois Woods (1928-1938).
A destra, Geor­ge Niblet (1938-1940) e l'ultimo am­ministra­tore del­la Ducea Nel­son, Frank Edward King (dal 1960 al 1981).

Ms. George Niblett, amministratore Ducea Nelson Mr. Frank Edward King, l'ultimo amministratore della Ducea Nelson

Nulla sappiamo delle due mogli che ebbe se non che la prima, Rosaria Fragalà, morta a 48 anni d’età il 20 settembre 1856, è sepolta nella Chiesa di Maniace e che la seconda era (1) “…una sgradevole donna inglese governante della figlia…”.

La figlia, se era unica, doveva essere Clorinda, che andò in sposa all’Avv. Mariano Fiorini, che nel 1860 era comandante della Guardia Nazionale a Maletto e fu poi dal 23 aprile 1882 al 19 aprile 1884 Sindaco di Maletto.


Conclusioni

Mi auguro che la lettura di questo articolo susciti interesse in chi ha a disposizione altre notizie sui personaggi citati e dia inizio ad una collaborazione tesa ad arricchire questo argo­men­to, che forse non è degno della “Storia di Bronte”, ma certamente è un contributo alla conoscenza della vita trascorsa della nostra città.

Sarà interessante estendere prossimamente l’indagine anche agli altri amministratori che si sono succeduti dopo W. Thovez e mi riferisco a Samuel Grisley, Mons. Fabre, Charles Beek, Edwin Hughes, Magg. Forsyth Gray, George Dubois Woods, George Niblett, Dott. Giulio Leone (Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano), Cav. Modica (Governo Militare Alleato), Lawrence Hughes, Frank Edward King.

Mario Carastro

Napoli, 16 Dicembre 2005


Bibliografia
[1] Alexander Nelson-Hood, “The Duchy of Bronte", Liceo Ginnasio Capizzi, Bronte, giugno 2005.
[2] Mario Carastro, “Chi era Graefer ?”, Bronte Insieme, giugno 2005.

[3] T.J. Pettigrew, “Memoirs of the life of Vice-Admiral Lord Viscount Nelson”, London 1849.
[4] Carlo Knight, “Il giardino inglese di Caserta. Un’avventura settecentesca”, Napoli 1986.
[5] Benedetto Radice, “Memorie Storiche di Bronte”, Ed. Banca Mutua Popolare di Bronte, 1984. pagg. 51, 65, 75, 203, 232, 311.
[6] F. Cimbali, L. Putrino, G. Sconzo, A. Petronaci, “Bronte 1943”, Ed. Esiodo, Bronte 2003, pagg. 40, 49, 88.
[7] N. Nicholas, “The dispatches and letters of Vice-Admiral Lord Viscount Nelson”, Henry Colburn Publisher, London 1845.

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