Questa nostra Memoria Storica ormai fa parte del Patrimonio Indisponibile dello Stato
L’Archivio storico dei Nelson Una miniera di informazioni sulla Storia di Bronte e della Ducea ancora inesplorata «A me dal Duca Nelson non è stato permesso leggere» (B. Radice)
Quando nel 1981 il Comune di Bronte acquistò il complesso monumentale del cosiddetto Castello Nelson, il prezioso archivio storico della Ducea (già dichiarato di notevole interesse storico da parte della Sovrintendenza archivistica della Sicilia) fu venduto da Alexander Nelson-Hood, il VII duca di Bronte, allo Stato e trasferito dalle stanze dei Nelson in quelle dell’archivio di Stato di Palermo. La nascita di questo archivio (il cui nucleo originario era composto dalle carte appartenenti alla Diocesi di Monreale ed all'Ospedale Grande e Nuovo di Palermo raccolte nel corso dei vari secoli di amministrazione dei Feudi di Maniace e di S. Filippo di Fragalà) risale al 1799, quando re Ferdinando di Borbone donò all’Ammiraglio Orazio Nelson la Ducea di Bronte con l’annessa abbazia di Santa Maria di Maniace, che si trasformò così nella sontuosa residenza dei duchi. Fu lo stesso Horatio Nelson, nuovo feudatario, a richiedere a S. M. il Re Ferdinando I le "scritture appartenenti al novello Ducato". Ed il Borbone il 21 luglio 1803 decretò «incaricarsi li Rettori, ed Ospedaliero dell'Ospedale Grande, perchè colla maggiore speditezza facciano consegnare al Procuratore Generale del riferito Duca Milord Nelson le copie estratte di tutta la scrittura relativa alla provenienza dello stato di Bronte ch'è stato da S. M. concesso al Nelson, rimanendo nell'Archivio dell'Ospedale gli originali». Ma alcuni decenni dopo, nel 1857, l'Ospedale Grande e Nuovo di Palermo, il vecchio feudatario, con atto del 9 marzo in Notar Francesco Anelli di Palermo, ancora autorizzata dal Re Borbone cedette a Carlotta Nelson Hood, duchessa di Bronte, nipote di Horatio Nelson all’epoca proprietaria della Ducea, anche la parte di archivio che era rimasta in suo possesso: Diplomi regi e bolle pontificie (antiche pergamene dal 1090 al 1610), libri e volumi relativi alla terra di Bronte (n. 129) ed altri atti giudiziari e amministrativi relativi alle abbazie di Santa Maria di Maniace e San Filippo di Fragalà.
La documentazione con l'iter di concessione e l’inventario analitico dei documenti consegnati ai Nelson sono riportati nel vol. 615-A dell'Archivio Nelson. Lo scopo era dichiarato: essenzialmente quello di facilitare ed aiutare i legali ducali nelle lunghe vertenze contro "la Comune di Bronte" e particolarmente nella causa, allora in corso a Palermo davanti al giudice Arbitro inappellabile Carmelo Martorana (vedi in seguito). Questa mole di atti e documenti, anche quelli antecedenti alla venuta dei Nelson a Bronte, fu scrupolosamente raccolta e sempre conservata ed archiviata con estrema cura dai vari Amministratori inglesi della Ducea. Tutte le carte, gelosamente custodite e quasi secretate tanto da far negare ancora nei primi anni del 1900 il permesso di consultarle allo storico Benedetto Radice, servirono come importante documentazione storica e testimoniale nelle secolari controversie sorte contro i "sudditi" brontesi. Solo quando nel 1940 la Ducea venne confiscata come “bene appartenente al nemico”, le carte lasciarono il Castello e la Prefettura di Catania ne affido l'amministrazione all'organizzazione agricola fascista. L’Ente sequestratario, l’Egeli (Ente Gestione e Liquidazione Immobiliare) affidò a sua volta l'incarico di ricognizione dell'archivio e di conservazione dei cimeli contenuti nel Castello al Banco di Sicilia.
In seguito agli accordi tra la Soprintendenza archivistica, l'Archivio di Stato di Catania, l'Avvocatura dello Stato è il Ministero dell'Interno venne disposto il solo deposito del materiale confiscato presso la sede di Catania. Quattro anni dopo, nel febbraio del 1944, durante l'amministrazione militare del governo alleato, fu decisa la restituzione dell'arhivio ai precedenti proprietari. Il verbale di restituzione redatto nel settembre 1944 citava 203 pezzi archivistici. Nel maggio del 1977 l'archivio fu dichiarato di notevole interesse storico da parte della Soprintendenza Archivistica per la Sicilia. Quando, nel 1981, l’ultimo erede dell’Ammiraglio vendette tutto il patrimonio della Ducea, compreso il castello che venne acquistato dal Comune di Bronte, l'intero archivio comprensivo dei carteggi privati e della documentazione novecentesca prese la via di Palermo per essere depositato presso la sede dell’Archivio di Stato. «Subito - dichiarò l'on. Salvatore Leanza che, come componente dell’Amministrazione Comunale, fu tra gli artefici dell’acquisizione dell’ex abbazia di Maniace da parte del Comune - ci rendemmo conto che l’aver lasciato che l’archivio Nelson andasse a Palermo era stato un errore, anche in vista del ruolo di Centro Culturale che volevamo dare al Castello». Venti anni dopo, nei primi del nuovo secolo, nel 2003, ancora Leanza, allora sindaco di Bronte, in collaborazione con l’Istituto meridionale di storia e scienze sociali, pensò di riportare a Bronte se non i documenti originali ormai entrati a far parte del patrimonio indisponibile dello Stato, almeno il loro contenuto in formato digitale. Avviò quindi un progetto di riconversione dell'intero fondo Nelson. L’obiettivo - affermò allora - era “quello di promuovere la valorizzazione culturale e turistica di questo territorio con iniziative incentrate alla conoscenza della sua storia”. Un’iniziativa senz'altro da lodare sotto tutti i punti vista. Nei progetti dell'amministrazione comunale dal maggio 2005 l’archivio digitale doveva trovare collocazione all’interno della Ducea, in una sala multimediale allestita nel “Museo della Pietra lavica e delle tradizioni agricole ed artigiane dell'Etna" collegata permanentemente ad internet, per essere da tutti consultabile.
Il Castello Nelson, secondo i progetti del sindaco, doveva così diventare meta di studiosi, delle Università o dei tanti cultori della storia patria, senza tralasciare quella fetta di turismo culturale che Bronte intendeva far diventare di casa. Un progetto ambizioso e culturalmente promettente perché (sarebbe inutile ricordarlo) l’archivio storico della Ducea contiene documenti importantissimi sulla storia di Bronte e di questo versante dell’Etna ed anche della Sicilia vista da un contesto nazionale ed internazionale come era quello di Nelson e dei suoi discendenti. Bisogna anche ricordare che tutti i documenti comprovanti l’attività del Comune di Bronte dei secoli scorsi, sono andati dispersi, bruciati nell’incendio appiccato all'archivio comunale dai rivoltosi nei tragici Fatti del 1860. Allora furono inceneriti tutti i documenti storici ed anche l’archivio anagrafico della popolazione («nella Cancelleria Comunale ossia Collegio di Maria ad onze cento trenta» scrissero quantificando i danni i periti della Commissione mista eccezionale di guerra nominata da Bixio nell'agosto del 1860). Il danno fu irreparabile.
L’unica possibilità di consultazione anagrafica della popolazione rimase solo quella dei “riveli”, i registri di battesimo, di matrimonio di morte tenuti dal 1582 nella Chiesa della Matrice che oggi rappresentano l’unica traccia storica-anagrafica di quei secoli. Bisogna anche dire che non è che dopo il 1860 i documenti del Comune abbiano avuto miglior sorte: anche quelli di tempi più recenti sono stati accatastati sino a pochi decenni fa a mace¢rare alla rinfusa e senza alcuna protezione in bui ed umidi scantinati e sottotetti senza che alcuno, tranne i soliti topi, abbia potuto consultarli.
Per questo l’archivio Nelson, i cui documenti sono stati gelosamente conservati e rispettati dagli archivisti della Ducea, restano per certi aspetti l’unica memoria storica di Bronte. Il fondo, infatti, fra i documenti più antichi aggrega documentazione relativa all’amministrazione dei beni del monastero di Santa Maria di Maniaci e dell'Abbazia di San Filippo di Fragalà dal 1302 al 1799. E solo spulciando documenti dello stesso fondo siamo riusciti in qualche modo a meglio identificare ed elencare i sindaci di Bronte del 1800. Tutto il materiale è raccolto in distinte serie: - atti giudiziari ed amministrativi dell’Ospedale grande e nuovo di Palermo (1512-1901); - produzione originale delle cause innanzi alla Gran Corte criminale di Palermo fra Carlotta Maria Nelson, duchessa di Bronte, e il Comune di Bronte (1856-1860); |