Dalla morte del marito ella continua a stare a Bronte ed ad occuparsi della Ducea. La revisione dei conti dell’amministrazione da parte di Gibbs fa emergere una condotta dei coniugi Graefer prima e della vedova Graefer dopo probabilmente non proprio corretti o quantomeno molto condizionata da interessi privati. Tanto che dalla corrispondenza di Nelson si rileva il suo proposito di liberarsi della donna. Da bordo della Victory scrive infatti a Lady Hamilton il 24 agosto 1803 (4): “Ricevetti ieri alcune lettere di Mrs Graefer… Vorrebbe che le facessi ottenere una pensione dal re delle Due Sicilie… Sostiene che se anch’io mi fossi trovato sul posto, le spese per mandare avanti Bronte non sarebbero state inferiori. Ciò è possibile ma dimostra ben poco. Anzi mi convince ancor più a credere nelle scorrettezze sue e del marito. Cosa significa che la casa è costata troppo? Chi l’ha costruita? Certo non sono stati eseguiti i miei ordini… Nella situazione in cui mi trovo, non ho certo tempo per gli affari privati. Eppure quelle lettere sono riuscite egualmente a mandarmi in bestia. Fortuna che m’è passata…”. E poi il 14 marzo 1803 sempre da bordo della Victory al largo di Tolone (2): “…In riferimento alla Signora Graefer - cosa ella ha fatto, Dio e lei stessa lo sanno; ma ho deciso che Gibbs le offrirà 100 pounds l’anno: se accetterà, acconsentirò e ho chiuso. Ti mando l’ultima lettera della Signora Graefer…”. Ed ancora il 1 luglio 1804: “…Gibbs è ancora a Palermo: io sono sicuro che farà buone cose per la mia proprietà; quindi mi auguro di aver concluso. Mi ha scritto poco tempo fa proponendomi che gli dessi il suggerimento (ma senza fare notare che la proposta è venuta da lui) di dire che ho pensato che era meglio che la Signora Graefer e la figlia si trasferissero in Inghilterra per la educazione di quest’ultima. Ma io non voglio avere a che fare con questa raccomandazione:finirebbe per farla venire da me Inghilterra; ed a dire che non può vivere con quello che ha e che le avevo detto io di venire in Inghilterra e che lei non aveva pensato questa evenienza. In poche parole Gibbs si vuole liberare di lei….” |  |  | L'ammiraglio Horatio Nelson. Sono molte le stampe che lo ritraggono conservate nel Museo che il Comune di Bronte gli ha dedicato negli appartamenti dell'ex Ducea di Maniace ("il Castello") |
|
La morte del Duca Nelson Il 21 ottobre 1805 Horatio Nelson muore a Trafalgar. Duca di Bronte diventa il fratello Reverendo William e si apre per la Ducea un’altra pagina della sua storia. La signora Graefer continuerà a vivere a Bronte, dove la figlia Maria Carolina ha sposato uno dei maggiorenti della cittadina, Gioacchino Spedalieri, e percepirà dalla Ducea sino alla morte, avvenuta nel 1817, una pensione annua di 100 onze. Ciò a dimostrazione che né Nelson né Gibbs sono riusciti a liberarsi di lei. E’ certo che la posizione di moglie di Graefer prima, di rappresentante locale del Marchese Forcella dopo ed il legame famigliare con gli Spedalieri le hanno consentito di occupare un posto di rilievo nella società brontese e di acquisire una certa agiatezza. Il 29 ottobre 1807, come ci ricorda F. Fraser (5), la troviamo fra gli invitati della festa di compleanno di Horatia, la figlia dell’ammiraglio e di lady Emma, a Merton Place, la lussuosa villa acquistata da Nelson a pochi chilometri da Londra nel 1801 per 9.000 sterline. Ella resterà sempre in contatto epistolare con Lady Hamilton, l’amica all’origine della sua storia napoletana, che malgrado le difficoltà in cui si trovava dopo la scomparsa di Nelson era ancora disposta a scrivere nel novembre del 1808 alla Regina di Napoli per chiedere l’erogazione di una pensione per lei (2). Ma dal settembre 1808 sul trono di Napoli sedeva Gioacchino Murat; i reali erano di nuovo dovuti fuggire a Palermo e poco poteva oramai la regina; la stessa Mrs Graefer scriveva quindi all’amica Emma il 27 agosto 1809:” ...La Regina mi scrisse dichiarando d’essere pronta a concedermi una pensione, sempre però che fossi in grado di esibire un documento dal quale risultasse tale mio diritto. Dimmi tu se questa è una risposta degna di una Regina! Come ci si può attendere giustizia dalla Corte di Palermo? Non me la sento di ripeterti ancora una volta le mie ragioni. Ti rivolgo soltanto una preghiera: non indirizzare mai più un rigo a quella miserabile ingrata…”.
Conclusioni Così si chiude la storia dei Graefer a Bronte. A Caserta alla conduzione del Giardino Inglese come abbiamo visto erano rimasti i figli di J. Andrew Graefer sin dal 1798. Il lavoro dei Graefer si è protratto sotto il regno di Gioacchino Murat e di Giuseppe Bonaparte, e poi, dopo il periodo napoleonico, di nuovo sotto la monarchia borbonica sino alla fine della stessa nel 1860. Concludendo mi piace fare un’ipotesi tutta da verificare: è possibile che Graefer si sia interessato anche del giardino del Castello di Maniace, per esempio impostandolo? Quella che viene chiamata la Villa Vecchia al di la del muro di recinzione del giardino all’italiana non assomiglia molto ad un giardino paesaggistico, informale? Sono convinto come ho già riportato che le spese folli fatte da Graefer per la costruzione di un palazzo principesco, come lo definisce Nelson, si riferiscano verosimilmente al palazzo ducale di Bronte. Il complesso dell’Abbazia di Maniace nel 1799 doveva essere un cumulo di rovine, ubicato in un sito malsano e difficilmente raggiungibile. La ricostruzione e trasformazione dell’Abbazia nella residenza che vediamo oggi sono probabilmente di epoca più tarda: certamente dall’arrivo dei Thovez e dopo la conclusione della grande lite, quando il Duca perdeva parte del suo interesse per Bronte. Al suo arrivo a Bronte nel 1799, secondo me, Graefer, nella continuità del potere feudale, doveva essersi insediato nel palazzotto che era stato forse la sede dell’amministrazione e dei magazzini del vecchio feudatario, cioè dell’Ospedale Vecchio e Nuovo di Palermo, che egli decise, spendendo cifre enormi, di ampliare e rendere più confortevole e più idoneo alla dignità del nuovo padrone, che immaginava a Bronte in un prossimo futuro a godere un piacevole e meritato riposo dopo le fatiche di guerra. Infatti sempre nella lettera del 26 settembre 1801 (4) scriveva a Nelson:”...Spero che Vostra Signoria potrà presto riposarsi dalle fatiche…, e che le gloriose ed indimenticabili azioni di Vostra Signoria varranno ad affrettare il raggiungimento della pace… Allora forse vedremo Vostra Signoria e la sua eletta compagnia venire qui in guisa di pastori e pastorelle, o di pacifici contadini, a godere della serenità agreste…”. E’ poi accertato che nell’ultimo decennio del 17° secolo l’Ospedale gestì “in economia” come usava dirsi all’epoca, cioè direttamente, lo stato di Bronte e quindi necessitava per questo uffici e magazzini sia a Bronte che a Maniace (8). Ma se la realtà fosse diversa? Se la lettera del 26 settembre 1801 si riferiva all’Abbazia e Graefer, pur risiedendo nel palazzo di Bronte, avesse anche cominciato subito i lavori di trasformazione delle strutture di Maniace e nel 1802, anno della sua morte, avesse già ultimato la costruzione del corpo del castello corrispondente agli appartamenti ducali, tanto da rendere credibile che le lamentele di Nelson fossero riferite a questi, allora si può anche ragionevolmente pensare che lui, che era stato il grande architetto del giardino inglese della Reggia di Caserta, abbia potuto interessarsi anche del giardino del castello. La guida distribuita ai visitatori, la cui lettura mi ha spinto a questa sommaria indagine su Andrea Graefer, dovrebbe riportare a parere mio questa interessante ipotesi, tutta da verificare, che legherebbe ancora di più Bronte ad avvenimenti importanti e a personaggi di grande prestigio.
Mario Carastro
Napoli, 3 Giugno 2005
|