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1952 |
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DE
LUCA NUNZIO,
eletto sindaco nelle elezioni amministrative del
25 Maggio 1952 eletto
in una lista civica di centro, "L'Aquila", composta da dissidenti democratici cristiani confluita, dopo le elezioni, nella Democrazia Cristiana.
Formò una giunta bicolore con gli assessori Minissale Giuseppe (il futuro
sindaco del '55), Catania Luigi e Ciraldo Nunzio (della DC), Meli Vincenzo (PS) e
con
due assessori supplenti Liuzzo Giuseppe (DC) e Longhitano Antonino (PS).
Restò in carica dal Giugno 1952 fino al mese di Novembre 1955 quando
contrasti interni alla maggioranza condussero il sindaco alle
dimissioni. Nunzio De Luca lasciò la poltrona di sindaco al farmacista Giuseppe Minissale.
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Il nostro secondo Consiglio Comunale (elezioni del
25 maggio 1952)
(elesse a sindaco Nunzio De Luca)
Lista Indipendente: De Luca Nunzio, Minissale Giuseppe, Azzia Nunzio, Interdonato
Giuseppe, Franchina Leone Giuseppe, Meli Vincenzo, Liuzzo Giuseppe,
Prestianni Marianina, Lombardo Ignazio, Schilirò Giuseppe, Camuto
Antonino, Paparo Vincenzo, Talamo Gennaro, Paparo Biagio, Schilirò
Vincenzo, Messineo Nunzio, Ciraldo Alfio, D'Aquino Biagio, Saitta
Giuseppe, Cannata Antonino
PS: Longhitano Antonino, Castiglione Vincenzo,
MSI: Longhitano Giuseppe, Radice Renato,
DC: Ciraldo Nunzio, Camuto Carmelo, Catania Luigi
PCI: Cantaro Galeno Domenico, Bonanno Salvatore, Parasiliti Rantone
Signorino, Mirenda Alfio,
PDI: Saitta Alfredo. |
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Il peccato della
"Voce Amica"
"Chi non va
Messa la Domenica commette peccato grave, peccato più grave
commette chi non va a votare: perché chi non va a Messa
commette un peccato le cui conseguenze sono limitate alla
propria anima; chi non va a votare fa male alla propria anima
e alla propria famiglia, alla Religione e alla Patria, ai
contemporanei e a quelli che verranno..."
"...Tutti abbiamo ancora "un martello"
sospeso sul nostro capo, "una falce"
allungata contro il nostro collo: l'unica arma di difesa è il
voto a nessuno deve trascurarla..."
"Non votare è colpa grave. Peccato più grave è dare il
voto al Blocco del Popolo. Un cristiano non può con
tranquillità di coscienza dare il voto al Partito Socialista
o al Movimento Sociale." Brani tratti da la
"Voce Amica", Bollettino Parrocchiale della Forania
di Bronte del Maggio 1951.
Si autodefiniva un «grido
di allarme per i dormienti, luce di verità per i perplessi,
monito di salvezza per i traviati, Voce amica per tutti». Il
bollettino era espressione dalle gerarchie ecclesiastiche
brontesi ma sembrava avere come unico scopo quello di criticare
aspramente le attività della sinistre locali, con roventi
prediche anti-comuniste ed espressa propaganda elettorale con
esplicite indicazioni di voto.
Nella foto a destra il sindaco Nunzio De Luca, con bastone e paglietta,
come era di moda all'epoca. | |
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Le elezioni del 1952
Un volantino elettorale (sotto) ricorda una disputa fra Giuseppe Interdonato
(sindaco uscente) e il notaio Nunzio Azzia (segretario politico della DC) nelle elezioni del 25 maggio 1952.
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«Nella propaganda... (a sinistra)
- «Pregu dutturellu!», dice Interdonato ad Azzia offrendogli la poltrona di sindaco.
Nella realtà!... (a destra) - «Dio me l'ha data, nemmeno tu me la tocchi», gli dice, invece nella seconda vignetta. Ed in alto, l'aquila brontese della "Fidelissima Brontis Universitas": - "Cià finimmu cu stà fassa?!"
Il manifestino
(come l'altro sulla destra con la faccia di Garibaldi) si riferisce alle elezioni del 25 maggio 1952, quando in lizza erano tre liste: "DC",
"Blocco del Popolo" (Garibaldi) e "L'Aquila". Sul retro del manifestino, distribuito dai candidati della lista civica l'Aquila, c'è scritto: «1. Garibaldi significa comunismo. Con questo contrassegno si presentano ventiquattro uomini cui sta a cuore non il benessere di Bronte ma soltanto la sorte del comunismo. 2. Scudo Crociato significa Democrazia cristiana. Con questo contrassegno si presenta una infelicissima combinazione di uomini tra i quali regna sovrana la discordia e l'ambizione. 3. L'Aquila significa Bronte. Con questo contrassegno si presentano ventiquattro uomini uniti e compatti nell'amore per le cose di Bronte, non legati ad alcun partito politico, i quali vi garentiscono una onesta, fattiva ed imparziale amministrazione.» |
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Il Fronte del
Popolo aveva come contrassegno il volto di Garibaldi ma gli
avversari politici dello Scudo Crociato lo avevano
trasformato nel simbolo del Comunismo. Il depliant dice:
«FRO. DE. POP
W il fronte democratico?
Capovolgi e vedrai la frode!» |
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Alle elezioni amministrative del 1952 furono presentate tre
liste: Democrazia Cristiana, Blocco del Popolo,
L'Aquila.
La
prima è capeggiata dal Nunzio De Luca, figlio di Placido (il
sindaco del 1946) espressione dei notabili democristiani
appoggiato dalla chiesa brontese. La lista denominata
"Garibaldi" o "Blocco (o Fronte) del Popolo" riuniva Psi e Pci
ed aveva come capolista l'avv. Vincenzo Castiglione (il futuro
sindaco del 1956); la lista civica "L'Aquila" era formata da
esponenti del Msi (guidati dall'avv. Renato Radice) da
monarchici e da dissidenti democristiani (fra loro il preside
Carmelo Zerbo, il cancelliere Agostino Ciraldo e l'insegnante
Ignazio Zingale).
Lo scrutinio vide prevalere la DC che con 4.293 (45,0%) voti prese il
premio di maggioranza con 24 consiglieri; 3.602 voti (38,0%)andarono
alla lista di "Garibaldi" (Blocco del Popolo e
Autonomia e Rinascita) con 6 consiglieri e 1.621 voti a
L'Aquila (17,0%), con due consiglieri. |
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1955 |
MINISSALE GIUSEPPE
Era
il
titolare della omonima farmacia di Piazza
Rosario; democristiano, eletto sindaco nel mese di novembre 1955 dopo
le dimissioni della Giunta presieduta da Nunzio De Luca.
Ebbe come assessori Ciraldo Nunzio e Camuto Carmelo della Democrazia Cristiana e Meli
Vincenzo del Partito Socialista. L'unico assessore supplente era Longhitano Antonino
del PS. La sua Giunta durò in carica
solo pochi mesi: fino al giugno 1956 quando,
nelle elezioni amministrative, la sinistra, guidata dall'avv.
Vincenzo Castiglione, con il 50,3 % dei voti (contro il 49,7%
della DC) per la prima volta
andò al governo della città.
In queste elezioni la sinistra si presentò sotto un'unica lista
(Autonomia e Rinascita) avente come capolista e sindaco designato
l'avv. Vincenzo Castiglione e come secondo capolista il
prof. Mario Lupo. Non furono presentate liste di destra e la Democrazia Cristiana,
che aveva come
capolista il segretario Nunzio Azzia, si presento unita solo
dal nome ma divisa e dilaniata da profonde rivalità interne. Ed il clero,
sempre determinante, sembrò questa volta dimenticare l'appuntamento
elettorale. «Nel 1952 - scrive Mauro
Petralia nella sua tesi di
laurea (Il sistema politico e i partiti: Il caso di Bronte) - con
la vittoria della Dc primeggiano i liberi professionisti; con la vittoria
delle sinistre nel 1956 ritornano ad essere gli artigiani i più
rappresentativi, così come lo erano stati nel 1946, quando erano
maggiormente presenti tre le file dalla Dc. Gli eletti al Consiglio comunale
di Dc, Psi e Pci appartengono a classi sociali che differenziano nettamente
i tre partiti tra di loro: gli artigiani sono la componente maggiore del
Psi; operai e braccianti quella del Pci; la Dc ha un profilo chiaramente
interclassista ma piccoli proprietari coltivatori diretti, liberi
professionisti e insegnanti sono le categorie che contraddistinguono il
partito democristiano a Bronte.»
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1956 |
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CASTIGLIONE
VINCENZO
avvocato, socialista, battagliero difensore dei
diritti sindacali dei lavoratori e alfiere nella lotta che i contadini
sostennero contro la Ducea per l'applicazione della riforma agraria e
la divisione delle terre.
Dai primi anni del dopoguerra era stato il capo indiscusso
dell'opposizione in Consiglio comunale ed il punto di riferimento
degli artigiani, della classe operaia ma anche e sopratutto dei
tanti braccianti agricoli che venivano inquadrati ed assistiti dalla
Camera del Lavoro da lui diretta.
Fu anche avvocato del Comune che difese
"senza pretendere onorari, recuperando solo quelli liquidati dai
giudici a carico dei condannati" (non recuperando in molti casi
nemmeno le spese). E' stato a sindaco di Bronte dal '56
al '62.
Eletto nella lista Autonomia e Rinascita, che nelle
elezioni del 2 giugno 1956 ottenne 4.868 voti (50,2%), capeggiò la prima giunta di sinistra della storia politica di
Bronte. I suoi assessori furono Cantaro Galeno Domenico (PCI), il
prof. Mario Lupo (vice sindaco), l'ins.
Vittorio Cutrona e l'avv. Antonino Venia (Partito Socialista) e Lupo Vito
(PCI) e Gulino Lorenzo (PS), assessori supplenti).
Quattro anni dopo, nelle successive elezioni amministrative del
novembre 1960, la Democrazia Cristiana si riportò nuovamente
al primo posto ottenendo 14 seggi (su 32, con 13 assegnati al Partito
Socialista) ma non riuscì a formare una Giunta democristiana.
Fu eletto nuovamente sindaco l'avv. Vincenzo
Castiglione con una giunta di sinistra appoggiata dai 13
consiglieri del PS, dai 2 del PCI, da Brundo Placido del PO e
Giuseppe Gatto del PSDI. Assessori
effettivi furono Mario Lupo, Nunzio Pappalardo, Antonino Venia del PS e
Gatto Giuseppe del PSDI di G. Saragat (assessori supplenti: Salvatore Longhitano
e Alfio Martello del PS). Questa seconda amministrazione dell'avv. Castiglione durò solo due
anni; si reggeva, infatti, su una risicata maggioranza di appena 17
consiglieri su 32. Nel giro di due anni l'opposizione democristiana
prima riuscì a portare fra le proprie file il consigliere D'aquino
del PS e
successivamente a convincere l'esponente del PSDI, Giuseppe Gatto, a
togliere il proprio
sostegno a Castiglione facendo cadere la Giunta per appoggiare una
nuova maggioranza con il nuovo sindaco, il
democristiano avv. Nunzio Meli. Nel marzo 1962 Vincenzo Castiglione è stato eletto consigliere
provinciale del PSI, unitamente al notaio
Nunzio Azzia (DC) ed al sen. Biagio
Pecorino (MSI).
Per meglio capire il clima e le lotte
(non solo politiche) vissuti a Bronte a cavallo degli anni '50,
riportiamo di seguito un articolo pubblicato dalla "Voce Amica",
Bollettino Parrocchiale della Forania di Bronte (Renato Magnani,
direttore responsabile, anno III, n. 7 del Luglio 1951, stampato dallo
Stab. Tip. Sociale) e (nella colonna a destra) alcune parti di un volantino distribuito a fine
agosto 1956 nel quale il clero brontese fornisce ai fedeli il motivo
dell'interruzione di una Processione per la presenza "arbitraria"
dell'amministrazione comunale "socialcomunista":
Colpirne uno per educarne cento? «Strascichi elettorali
Le esequie negate
Il giorno 22 giugno il giovane Germanà
Antonino, investito da una motocicletta, morì improvvisamente. Portato
all'ospedale, non si fece altro che constatarne il decesso.
Chiunque
sia, chi resta vittima d'un tragico incidente, lascia in tutti un senso
di vivo cordoglio.
Ma quando si domandarono i funerali solenni, poichè prima di morire
aveva esplicato un'attività intensa a favore del Comunismo, che non si
poteva occultare, l'autorità religiosa, a norma del Decreto del S.
Uffizio del 1 luglio 1949 e del Codice di Diritto Canonico can. 1240, fu
costretta a rifiutare.
Non per lui, povero giovane! che già aveva reso conto a Dio, il quale
speriamo (?!?, ndr), gli abbia usato misericordia, ma per quelli che ne
condividono le idee e si illudono che si possa essere insieme cattolici
e' comunisti.
Nel pomeriggio il corteo funebre, in cui spiccavano molte bandiere
rosse, accompagnò l'estinto al cimitero.
Avevano domandato che il
Crocifisso, almeno, andasse innanzi al corteo.
Ma non capivano che un
corteo funebre, aperto dal Crocifisso e chiuso dalle bandiere rosse,
avrebbe riprodotto al vivo la scena del Venerdì Santo, quando sulla via
del Calvario, dietro a Gesù che portava la croce, andavano i suoi
carnefici?
Davanti al Cimitero l'Avv. Castiglione prese la parola. Disse fra
l'altro che il defunto non era stato comunista. E perchè allora tutte
quelle bandiere rosse nell'accompagnamento? Aggiunse che «se il paradiso
c'è, le sue porte sono state aperte a quel giovane lavoratore». Se
c'è... dunque non è sicuro, perchè il comunismo insegna che il
paradiso e l'inferno sono in questa terra. Conchiuse con un'invettiva
contro i preti e un ridicolo invito alla preghiera, perché avendo
iniziato l’Ave Maria alle «gratia plena» si arrestò non sapendo come
proseguire, e dopo aver domandato a bassa voce aiuto ai più vicini, che
non erano in grado di darglielo, pose fine al suo discorso ripetendo
«pregate, pregate».
Ricatto.
Lo stesso giorno delle mancate eséquie fu sparsa ad arte nel paese
la diceria che un sacerdote brontese aveva preso la fuga, ammannendola
con un contorno di particolari succulenti, che lasciavano perplessi i
buoni e mandavano in visibilio gli altri, che facevano a gara per
aggiungervi frange e coloriture, intramezzate da espressioni di scandalo
farisaico.
L'intenzione del ricatto è evidente.
La canea dei botoli ringhiosi, che ebbe pestato il muso dalla
disposizione dell'autorità religiosa che interdiceva i funerali solenni
ad un loro iscritto, si sfogò addentando e lacerando la fama d'un povero
sacerdote in ciò che ha di più delicato.
La coincidenza è quanto mai significativa.» |
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I 32 DEL CONSIGLIO COMUNALE
Della prima Giunta di sinistra (1956)
PS: Castiglione
Vincenzo, Venia Antonino, Gulino Lorenzo, Longhitano Antonino, Gangi Vincenzo, Cordaro Antonino, Capace Carmelo, Bonina
Antonino, Castiglione Antonino, Pappalardo Nunzio, Gulino
Giuseppe, Martello Alfio, Proietto Nunzio, Luca Luigi,
Ind.: Lupo Mario, Cutrona Vittorio, D'Aquino Nunzio,
PCI: Cantaro Galeno Domenico, Sofia Carmelo, Sciacca
Antonino, Lupo Giovanni, Lazzaro Nunzio, Meli Benedetto, Lupo
Vito,
DC: Minissale Giuseppe, Azzia Nunzio, Attinà Fortunato,
Zingale Ignazio, Bonina Giuseppe, Lombardo Vincenzo, Amato
Vincenzo, Piazza Giovanni.
I risultati delle elezioni amministrative del Giugno '56 videro
la lista "Autonomia e Rinascita" (aveva come simbolo la testa di
Garibaldi) ottenere la maggioranza assoluta con 4.868 voti
(50,2%), contro i 4.821 (49,8%) della DC (scudo crociato).
Il trionfo dei social comunisti ha profonde ricadute sugli
equilibri della Dc brontese. Il notaio Azzia, dopo oltre dieci
anni, si dimette dal ruolo di segretario e gli subentra il prof.
Giuseppe Guastella:
... e della seconda (Novembre 1960)
DC (14 seggi): Meli Nunzio, Lombardo Nunzio, Attinà Fortunato,
Isola Nunzio, Mancino Antonio, Castiglione Salvatore, Prestianni
Vincenzo, Biuso Biagio, Ciraldo Agostino, Carastro Giuseppe,
Schilirò Vincenzo, Caraci Nunzio, Longhitano Vincenzo, Ciraldo
Francesco. PS (13 seggi): Castiglione Vincenzo, Lupo Mario,
Venia Antonino, Gulino Lorenzo,
Di Caudo Gregorio, Martello Alfio, Longhitano
Salvatore, D'Aquino Antonino, Galvagno Angelo, Castiglione
Placido, Pappalardo Nunzio, Liotta Carmelo.
PCI (2 seggi): Lupo Vincenzo, Galati Sebastiano,
PO (1 seggio): Brundo Placido,
PSDI (1 seggio): Gatto Giuseppe,
PMP (1 seggio): Saitta Alfio.
I risultati delle elezioni del Novembre '60 videro nuovamente
la DC al primo posto con 4.784 voti (43,3%, 14 seggi), seguita dal PSI (4.286 voti,
38,8% e 13 seggi), PCI (1.068 voti, 9,7%
e 3 seggi), PSDI (455 voti, 4,1%, 1 seggio) e il PM (455 voti,
4,1%, 1
seggio). L'affluenza alle urne fu da record:
si raggiunse
l'87,4% la più alta percentuale di tutti i tempi. |
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Il clero di Bronte spiega La processione negata
«Cittadini di Bronte
Una scena veramente incresciosa per noi e per tutti ha
avuto luogo Domenica sera alla Chiesa Annunziata.
I buoni ne sono
rimasti addolorati, i fanatici del socialcomunismo hanno speculato
per lanciare dei fischi che denotano il loro grado di educazione e
di civiltà, altri sotto la veste farisaica si sono fatti in
quattro protestando in loro favore come se Cristo e Satana
potessero andare a braccetto.
Il Sig. Sindaco arbitrariamente con i rappresentanti socialcomunisti al Comune, insolitamente al completo ed
inappuntabilmente attillati, si è voluto inserire nel quadro delle
manifestazioni religiose in onore della Madonna. Nessuno aveva
invitato quei Signori a prendere parte in forma ufficiale ad una
manifestazione religiosa, nè potevano essere invitati perchè
essendo socialcomunisti professanti una dottrina anticristiana,
dalla Autorità religiosa sono stati scomunicati.
(...) L'Attuale Sindaco con i componenti la Giunta e i 24
Consiglieri comunali essendo esponenti qualificati di una
ideologia condannata dalla Chiesa e come tali scomunicati, anche
se a parole si professano cristiani, non poteva pretendere di
partecipare ad una manifestazione religiosa. (...)
Nè vale l'osservazione che intendeva partecipare in rappresentanza
del popolo, poichè il popolo veramente credente. e praticante era
presente e rinunziava ben volentieri ad essere rappresentato da un
esponente di idee anticristiane.
Vi sembra poi logico che un individuo non invitato, poco
educatamente si presenti a casa vostra? Perchè dunque costoro
arbitrariamente si sono voluti presentare ed intrufolarsi con la
prepotenza?
Ed a che scopo? Era per un omaggio da rendere alla Vergine? o
piuttosto una parata coreografica, ben studiata per far vedere al
popolo che i socialcomunisti sono anche religiosi? Ma purtroppo si
vedono ben raramente o mai in Chiesa!!!
Il Sindaco tirò in ballo la consuetudine della partecipazione di
una rappresentanza del Comune alle Processioni; dimenticava però
che è la prima volta nella storia di Bronte che il Comune sia
caduto in mano ad uomini colpiti da una scomunica.
Ciò posto: visto che il loro gesto di prepotenza non aveva altro
effetto che impedire la Processione, e determinare malumore nel
popolo, perchè delicatamente e con senso di educazione non si sono
ritirati tanto più che il Clero concedeva loro che restasse la
sola bandiera quale emblema del Comune? E vi sono sembrati...
cristiani i fischi durante la Benedizione? Non partivano
certamente da bocche che desideravano rendere omaggio alla
Vergine. Diedero invece l'impressione della manifestazione dei
loro veri sentimenti che se ne infischiano (fischiando) della
Religione quando non possono superare il loro scopo politico.
Fedeli carissimi
Il Clero, nel sospendere la Processione, non ha agito per
capriccio, ma disciplinatamente ha seguito le direttive del Papa e
dei Vescovi. (...) Domenica prossima, malgrado quello che è successo avrà luogo la
Processione. Dimostrate come sempre la vostra Fede ardente e la
vostra devozione alla SS. Vergine Annunziata, partecipando in
massa, anche in riparazione alla grave irriverenza commessa per le
provocazioni socialcomuniste.
Bronte 29 Agosto 1956
Il clero brontese» |
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Il sindaco Castiglione in un disegno tratto da un giornale brontese del 1957.
Più che la caricatura è la poesia
simpatica e un pò sfottente.
«Questa caricatura di mio padre, - afferma la figlia Laura che ce l'ha segnalata - è stata fatta da
Angelo Mazzola e la
poesia dal prof. Gino Saitta. La ritengo simpatica perchè prende in giro mio
padre.»
Dieci anni prima Angelo Mazzola aveva dedicato un'altra
caricatura all'Avv. Vincenzo Castiglione, pubblicata ne "Il
Ciclope".
«Questi che tu vedi, o forestiero
è il sindaco, avvocato Castiglione,
solerte assolvitor del magistero
che il popol gli votò, ma che affarone!
Che affarone per Bronte, voglio dire,
che vuol vedere a forza rifiorire! E fiorirà, rifiorirà di certo,
questo nostro paese sotto a uno
che, da avvocato, ora si è scoperto
abile reggitor qual mai veruno,
uomo per eccellenza archimandrita,
amator dei fiori e della vita. |
Lavora
tutto il giorno, e pur la notte
dicono
la passi a far progetti:
sistemazion di strade che sono rotte,
necessità di fogne, di pozzetti;
poi pensa ai soldi che non vengon mai
e tra sospir s'addorme, in mezzo ai guai. Pur, l'altro giorno, la trovò qualcosa,
e quella via, l'Antonietta Aldisio,
tutta scassata e tutta tuberosa,
sta facendola fare; un paradiso;
lui presenzia ai lavor, quando può farlo
per evitare della fiacca il tarlo. Quest'è il sindaco nostro, o forestiero,
puoi ben vederlo scuro in volto
ma il cuor sentimentale e veritiero
ti fa inebriare e intenerire molto.
Sentimentale: e questo io lo dico
pel suo intenso amore dell'antico:
(tipico il carro cui non sa che farne
all'infuori del trasporto della carne).»
Gino Saitta |
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1962 |
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MELI
NUNZIO
(Bronte 1913 - 1999), professore, avvocato, è stato
sindaco di Bronte dal 1962 al 1968.
Figura di grande cultura ed equilibrio è stato anche preside del Liceo
Capizzi ("u zzù Nonziu", lo zio Nunzio, così veniva
affettuosamente chiamato dagli studenti) e presidente della locale
Banca Mutua Popolare (l'antica
Cassa Agraria di Mutuo, fondata nel 1912, successivamente venduta
ad una Banca di Lodi).
Trascinato in politica, era stato per la prima volta eletto
Consigliere comunale nel 1946 come liberale nella lista della
"Spiga" e successivamente, nel 1960, nelle file della Democrazia Cristiana.
Successe come sindaco all'avv. Vincenzo Castiglione con una anomala
giunta composta dagli assessori avv. Attinà Fortunato e Lombardo
Nunzio (Democrazia Cristiana), Saitta Alfio (Partito Monarchico) e
Gatto Giuseppe (Partito Socialdemocratico) e dagli assessori supplenti
Caraci Nunzio e Ciraldo Francesco (Democrazia Cristiana).
Quattro anni dopo, nelle successive elezioni amministrative del 22
novembre 1964, la Democrazia Cristiana risultò ancora vincente
riportando 4.553 voti (il 42,52%) contro i 2.524 (23,57%) voti che ebbe il
secondo partito, il Partito Socialista.
Fu formata una Giunta di centro-sinistra ed eletto
sindaco nuovamente il prof. Meli Nunzio che ebbe come assessori
Giuseppe Gatto (del PSDI), Nunzio Lombardo (fu il primo degli eletti
con 2.584 voti di preferenza) e Carmelo Zerbo (della
Democrazia Cristiana, preside della Scuola Media) e il futuro sindaco avv. Antonino Venia (del
Partito Socialista Italiano).
Altri assessori furono Nunzio Pappalardo (PS, assessore all'annona ed
all'acqua) e Giuseppe Currao (DC, sindacalista della Cisl) e Alfio Martelli (assessori
supplenti).
Pochi anni dopo (1968), a causa di profondi dissidi sorti fra la DC ed
il PSI, fu decretato lo scioglimento anticipato del Consiglio Comunale
con la conseguente nomina di un Commissario, il dott. Emmi Francesco.
Le elezioni del 1964
Alle elezioni comunali del 1964 (scadenza del primo mandato del
sindaco Meli) furono presentate otto liste:
DC (con capolista il sindaco uscente, Nunzio Meli), Bilancia (una lista civica di dissidenti della DC,
guidati dal prof. Vincenzo Paparo, futuro sindaco nel 1973), Psi
(guidato dall'avv. Vincenzo Castiglione, già sindaco nel 1956),
Pci (guidato da Vincenzo Lupo), Socialismo (Psdi, il cui
leader brontese era Giuseppe Gatto), Psiup,
Pli e Msi (guidato dal dott. Biagio Pecorino, futuro
senatore della Repubblica nel 1972).
Ecco i 32 componenti di quattro
liste |
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I 32
della “Bilancia"
1 Paparo Vincenzo
2 Barbagallo Luigi
3 Biuso Cristoforo
4 Calì Nunzio
5 Cavallaro Vincenzo
6 Costanzo Zammataro Vinc.zo
7 Croce Salvatore
8 Dell'Erba Nicolò Maria
9 Di Piazza Giuseppe
10 Faranda Antonino
11 Gorgone Vincenzo
12 Guccio Antonino
13 Leanza Salvatore
14 Liuzzo Salvatore
15 Lombardo Vincenzo
16 Lovecchio Luigi
17 Lupo Aurelio
18 Mazzaglia Vincenzo
19 Moschetto Nunzio
20 Pappalardo Francesco
21 Parrinelli Natale
22 Petronaci Salvatore
23 Piazza Giovanni
24 Prestianni Pietro
25 Prestipino Placido
26 Romeo Alfio
27 Russo Vincenzo
28 Schilirò Nunzio
29 Spedalieri Giuseppe
30 Spitaleri Vincenzo
31 Tirendi Francesco
32 Zingali Ignazio |
La lista
del MSI
1 Pecorino dott. Biagio
2 Attinà Salvatore
3 Barbaria Paolo
4 Biuso Biagio
5 Camuto Carmela
6 Caraci Carmelo
7 Castiglione Antonino
8 Caudullo Antonino
9 Chirieleyson Antonino
10 Currao Vincenzo
11 D'Aquino Placido
12 De Luca Biagio
13 Franco Antonino
14 Giarrizzi Biagio
15 Gorgone Gaetano
16 Grisley dott. Guglielmo
17 Meli Vincenzo
18 Minio geom. Giuseppe
19 Parrinelli Nunzio
20 Ponzo Francesco
21 Prestianni Luigi
22 Rinaldo Calogero
23 Saitta Giuseppe
24 Sanfilippo Nunzio
25 Scalisi Nunzio
26 Scarlata Giuseppe
27 Schilirò Nunzio
28 Spedalieri Roberto
29 Uccellatore Vincenzo
30 Venia Gaetano
31 Vitanza Salvatore
32 Zerbo ins. Antonino |

Una vignetta satirica indirizzata a
Zino Lombardo dai dissidenti
della Bilancia.
Zino Lombardo, impiegato alla Cassa Mutua Commerciati di Catania,
riusciva a collocarsi fra i candidati più votati alle elezioni
comunali e provinciali. Traeva la sua forza elettorale dal Patronato
Acli, da lui gestito, che aveva il maggior numero di iscritti a
Bronte.
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Manifestino
elettorale della DC «Cittadino brontese, Non ti lasciare ingannare.
Partito Democratico Cristiano ce n'è uno solo, quello di sempre:
lo Scudo Crociato.
Quelli della Bilancia son pieni di rabbia e livore contro la
Democrazia Cristiana, per beghe personali.
Hanno già offerto il piattello della loro bilancia anche ai
Socialcomunisti. Chi vota Bilancia dunque vota anche per i socialcomunisti.
Rifletti bene!
Dietro la Bilancia non c'è alcuna forza politica che possa
affrontare i grossi problemi del nostro Comune. Dietro la
Bilancia c'è il vuoto!
La Democrazia Cristiana, dopo aver dato in questo dopoguerra, un
nuovo volto alla tua Città, in questi ultimi tre anni ha ottenuto e
speso per opere pubbliche oltre un miliardo.
Adesso, corroborata anche con uomini nuovi, potrà realizzare anche
di più.
Per il bene, per il progresso culturale, agricolo, industriale
della
tua Città,
Vota Democrazia Cristiana» |
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I 32 della Democrazia Cristiana
1 Meli Nunzio, sindaco uscente
2 Azzia Domenico, direttore Cassa Mutua Commercianti
3 Barbaria Biagio, commerciante
4 Biuso Biagio, consigliere uscente
5 Bonsignore Alfio, artigiano
6 Camuto Carmelo, imprenditore edile
7 Caraci Nunzio, assessore uscente
8 Caruso Felice, procuratore legale
9 Ciraldo Agostino, capo gruppo consiliare
10 Ciraldo Francesco, assessore uscente
11 Cirami Nunzio, coltivatore diretto
12 Costanzo Giuseppe, commerciante
13 Curaro Giuseppe, sindacalista
14 Interdonato Giuseppe, direttore di banca in pensione
15 Leanza Concetta, sarta
16 Leanza Vittorio, insegnante
17 Lombardo Annetta, casalinga
18 Lombardo Nunzio, commissario Consorzio Alto Simeto
19 Longhitano Francesco, direttore I.N.A.M.
20 Longhitano Vincenzo, consigliere uscente
21 Mineo Biagio, industriale
22 Montagno Gaetano, commerciante
23 Nociforo Salvatore, imprenditore edile
24 Paparo Alfio, consigliere uscente
25 Paparo Luigi, presidente Coltivatori Diretti
26 Pinzone Nunzio, imprenditore edile
27 Prestianni Vincenzo, consigliere uscente
28 Sarta Giuseppe, insegnante
29 Schilirò Gino, medico-pediatra
30 Schilirò Vincenzo, consigliere uscente
31 Triscari Carmelo, bracciante agricolo
32 Zerbo Carmelo, preside scuole medie |
La
lista dei 32 socialisti (PSI)
1 Castiglione Vincenzo, avvocato
2 Calcagno Angelo, calzolaio
3 Caruso Giuseppe, bracciante Agricolo
4 Castiglione Placido, muratore
5 Cordaro Antonino, bracciante agricolo
6 Currenti Maria, sindacalista
7 Cutrona Vittorio, insegnante
8 D'Aquino Nunzio, esercente
9 Di Caudo Gregorio, insegnante
10 Gangi Vincenzo, sarto
11 Gatto Luigi, muratore
12 Germanà Bozza Carmelo, bracciante agricolo
13 Gulino Giuseppe, falegname
14 Gulino Lorenzo, falegname
15 Lembo Salvatore, ebanista
16 Liotta Salvatore, muratore
17 Longhitano Salvatore, insegnante
18 Lupo Francesco, dott. Matematica e Fisica
19 Lupo Giovanni, artigiano
20 Lupo Mario, professore
21 Martello Alfio, calzolaio
22 Meli Alfio, ebanista
23 Meli Nunzio, insegnante
24 Mirenda Vincenzo, mediatore
25 Pace Francesco, muratore
26 Pappalardo Nunzio, elettricista
27 Parasiliti Parracello Gius., bracciante agricolo
28 Saitta Francesco, esercente
29 Saitta Ignazio, mediatore
30 Saitta Vincenzo, muratore
31 Venia Antonino, avvocato
32 Zambataro Nunziato, bracciante agricolo |
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Ed ecco il risultato
elettorale
delle amministrative del 22 Novembre 1964:
DC (4.553 voti, 42,52%), Psi (2.524, 23,57%), Pci (1.035, 9,67%),
Psdi (720, 6,72%), Msi (675, 6,31%), Lista civica "Bilancia" (672,
6,27%), Psiup (295, 2,75%), Pli (180, 1,68%).
L'affluenza alle urne registrò
una delle
percentuali più alte delle amministrative brontesi, l'85,7%. La DC
col 42,52% è ancora al primo posto; non viene scalfita dalla diaspora
interna che aveva dato vita alla lista civica della Bilancia
(6,27%)
conseguendo addirittura seggi in più delle precedenti elezioni
del 1960 quando aveva preso il 43,3% (4.784 voti). L'esito elettorale vede invece il crollo del Partito Socialista
Italiano che perde molti punti percentuali e ben quattro seggi
(nel 1960 aveva raggiunto i 4.286 voti, il 38,8% con 13 seggi). Il
PCI conferma i tre consiglieri mentre il PSDI di Gatto raggiunge
i due seggi. |
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Gli
eletti al Consiglio Comunale nel 1964
DC (17 seggi): Paparo Vincenzo (lista civica
Bilancia), Zingale Ignazio (Bilancia), Meli Nunzio, Azzia
Domenico, Caruso Felice, Ciraldo Agostino, Ciraldo Francesco,
Currao Giuseppe, Leanza Concetta, Lombardo Anna, Lombardo Nunzio,
Longhitano Francesco, Montagno Bozzone Gaetano, Paparo Luigi,
Sarta Giuseppe, Schilirò Gino, Zerbo Carmelo,
PSI (9 seggi): Castiglione Vincenzo, Castiglione Placido, Currenti
Maria Nunziata, Gulino Giuseppe, Lupo Francesco, Pace Francesco
Paolo, Pappalardo Nunzio, Venia Antonino,
PCI (3): Lupo Vincenzo, Sofia Carmelo, Parasiliti Parracello
Giuseppe,
PSDI (2 seggi): Gatto Giuseppe, Musarra Amato Salvatore,
MSI (1): Pecorino Biagio. |
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Il sindaco Nunzio Meli (penultimo a destra) in una foto
fornitaci dalle Acli. C'è tutto lo stato maggiore della Dc
dell'epoca: l'avv. Fortunato Attinà (primo a sinistra), l'ex
sindaco Giuseppe Interdonato e Giuseppe Franchina (a destra) |
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1968 |
Emmi Francesco, commissario, nominato il 17 Agosto '68 in seguito allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale causato dai profondi dissidi verificatisi in seno alla coalizione di centro-sinistra guidata dal sindaco Nunzio Meli. Il Commissario guidò il Comune fino alle nuove elezioni del 24/25 Novembre 1968. In merito a questo periodo della storia amministrativa di Bronte, Mauro
Petralia nella sua tesi di laurea (“Il sistema politico e i partiti: il caso
di Bronte”) riporta una dichiarazione del sen.
Pino Firrarello ed, a seguire,
un’altra di Antonino Paparo (sindaco di Bronte dal 1986 al 1989):
«Nunzio
Lombardo - afferma il senatore - aveva tutte le carte in regola per aspirare alla carica di sindaco,
alla luce del risultato elettorale ottenuto (fu il primo degli eletti
con 2.584 voti di preferenza, NdR) ma la rielezione di Nunzio Meli
garantiva maggiore equilibrio tra le diverse anime democristiane e gli
alleati socialisti e socialdemocratici. Nei due anni successivi all’elezione
di Meli rientrarono nel partito e nella maggioranza anche i consiglieri
della Bilancia. Lombardo approfittò della nuova composizione numerica della
Dc, per proporre la sua elezione a sindaco, ma trovò il passo sbarrato e
l’opposizione esplicita sia da parte dei socialisti ma anche di consiglieri
democristiani, su tutti Zingale, Sarta, Luigi e Vincenzo Paparo che tolsero
sostegno alla maggioranza. Le pressioni da parte dei dorotei affinché
si realizzasse l’elezione di Lombardo a sindaco, portarono nel 1968, alle
dimissioni contestuali dei consiglieri del Psi, Pci, Msi e dei 4
democristiani sopra citati, in tutto 17 consiglieri comunali e questo portò
allo scioglimento del Consiglio e della Giunta, e al commissariamento del
comune». «In seguito allo scioglimento del Consiglio, - aggiunge Nino Paparo
- nel
1968 venne richiesta agli organi centrali del partito, l’autorizzazione per
la costituzione di una nuova sezione democristiana, che venne accettata. La
minoranza del partito democristiano di cui era leader Vincenzo
Paparo, nel 1968 costituì una nuova sezione: la “Luigi Sturzo”, che raccolse
oltre a coloro che formarono la lista della Bilancia, anche gli esponenti
della Coldiretti Nino e Luigi Paparo, l’insegnante Giuseppe Sarta,
indipendente vicino all’on. Sardo, alcuni fuoriusciti vicini a Drago, come
Fortunato Attinà che verrà eletto segretario della nuova sezione, e alcuni
giovani emergenti come Pino Firrarello,
Francesco Spitaleri e
Gino Anastasi,
futuri sindaci di Bronte». |
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