 | I sindaci di Bronte |
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| I personaggi illustri di Bronte, insieme |
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1914 |
CIMBALI FRANCESCO,
medico, ebbe l'incarico di sindaco fino all’anno 1916. Fu il nostro secondo deputato eletto a Montecitorio (negli anni 1893-95) e sindaco di Bronte anche negli anni 1895 e 1903. Francesco Cimbali fu professore di scienze naturali al Real Collegio Capizzi, deputato provinciale ed anche il nostro secondo deputato eletto a Montecitorio nel 1893-95.
Per meglio comprendere il clima politico dell'epoca (non è che poi sia cambiato tanto da allora!) di seguito vi sottoponiamo un articolo che "La Voce del Popolo" (periodico del Partito Democratico che vinse le elezioni amministrative del Giugno 1910 per il rinnovo di un terzo dei consiglieri) pubblicò il 3 Luglio 1910: «Il risultato delle elezioni Il 19 Giugno 1910 è una data che dovrà essere scritta a lettere d'oro nella Storia di Bronte, perchè in quel giorno memorabile fu combattuta e vinta una battaglia che segna il principio d'un'era nuova di libertà di progresso e di civiltà. Mai in Bronte s'era avuta una lotta d'idee e di principi ma sempre lotte sterili tra partiti e tra persone che miravano a conquistare i pubblici poteri per soddisfare le loro vuote ambizioni o per fare i loro interessi. E le conseguenze di queste lotte fratricide sono state sempre disastrose pel paese: perchè nessuno, tranne qualche rara eccezione, s'è mai occupato del paese, i cui interessi sono stati quasi sempre traditi in omaggio alla vanità ed all'egoismo dei suoi indegni rappresentanti, ed i cui grandi ed urgenti bisogni sono stati quasi sempre trascurati e dimenticati. Questa volta però, per opera del nuovo Partito Democratico, che dalle colonne di questo Giornale, con Publiche conferenze e con una continua ed istancabile propaganda, ha saputo illuminare e sviluppare la coscienza dei cittadini, le cose sono andate in modo diverso. Da una parte combatteva il vecchio partito Clerico-Moderato, composto di tutto il vecchiume e di tutte le anticaglie del Paese, - dell'Amministrazione della Ducea Nelson, del Clero, del Sacerdote Prestianni Rettore del Collegio Capizzi, dei due Consiglieri Provinciali Cav.ri Pace e De Luca, e di tutto l’ingranaggio affaristico creato e mantenuto in tredici anni di dominio assoluto esercitato nel paese,- senza programma, senza idee, senza principi, ed animato solo dal sentimento di voler dominare ad ogni costo; dall'altra il Nuovo Partito Democratico, capitanato dell'On. Cimbali e formato dalle migliori delle più colte e delle più sane forze giovani del paese, che vuole un'amministrazione Comunale onesta, cosciente, capace, energica e piena di buona volontà, che curi gl'interessi e soddisfi i veri bisogni dell’intero Comune, e non già quelli soli d'un partito e delle persone che lo compongono, che vuole l'acqua potabile, le strade, l'illuminazione, un buon sistema di spazzatura, l’igiene dell'abitato, l'edificio Scolastico, la scuola primaria bene organizzata e bene diretta, l'Ospedale, la buona organizzazione e la severa vigilanza di tutti pubblici servizi. La lotta impegnatasi fu aspra ed anche un po' selvaggia, perchè i Clerico-Moderati, che volevano vincere ad ogni costo, si servivano delle solite armi immorali e brutali della minaccia, della vendetta, della lusinga, della promessa e del favore. A chi aveva la disgrazia d'avere qualche debito presso una nota Banca Clericale (la Cassagraria, ndr), si fece comprendere che, non dando il voto ai beniamini del Clero, si sarebbe subito protestata la cambiale; a qualcuno che si credeva di coscienza debole si facevano pregustare le terribili pene dell'inferno qualora si fosse permesso di votare pei candidati Democratici, nemici dichiarati della Religione e della Chiesa; agl'impiegati pubblici e privati si fece comprendere che non votando la lista Clerico-Moderata avrebbero inesorabilmente perduto l'impiego; ad un povero padre di famiglia, cieco e vecchio, che fu soldato di Garibaldi, e che ha un figlio colla Patente di maestro elementare, si mandò ad intimare dal Sindaco a mezzo di un Prete che votando in favore dei Candidati Democratici, l’Amm. Comunale non avrebbe fatta al figlio la nomina di maestro pel prossimo anno Scolastico! Durante il periodo elettorale, che fortunatamente durò pochi giorni, i poveri elettori furono tormentati, torturati e stretti come in cerchio di ferro dai vari elementi che compongono il partito Clerico-Moderato. Nulla fu, trascurato per intimorire, scoraggiare e conquistare gli elettori: tutti i mezzi abominevoli furono escogitati ed usati. Con tutto, questo però, e malgrado le potenti forze di cui disponevano i Clerico-moderati, la vittoria fu della Democrazia Brontese che conquistò il Consiglio sette posti su undici (I nuovi consiglieri comunali furono Cimbali, Grisley, Pettinato, Castiglione, Saitta Vincenzo-Luigi, Liuzzo e Cannata, NDR). La Democrazia non aveva nè pubblici poteri, nè titoli nobiliari pomposi, nè feudi estesi, disponeva solo d'un programma a base di libertà, di progresso e di civiltà; e vinse perchè la grandissima maggioranza dei cittadini vuole che il paese sia subito messo nella via del miglioramento e del progresso. Questa vittoria Democratica è una grande e solenne lezione pei Clerico-moderati, i quali da ora innanzi debbono cominciare a comprendere che il popolo è stanco dei sistemi d'Amministrazione a base di partiggianeria, di vendetta, d'affarismo e d'ingiustizia da loro inaugurati ed applicati per tredici lunghi anni; e che sopratutto non vuole la sfacciata e nauseante inframittenza dei Preti nelle cose del Comune. Tanto vero che l'unico Prete portato nella lista dei Clerico-Moderati non fu eletto e riportò il minor numero dei voti; e che invece fu eletto col maggior numero dei voti un candidato della Democrazia odiato dai preti e che da costoro non si voleva in consiglio pei suoi principi anticlericali!» (La Voce del Popolo, Anno I, numero 10, Bronte 3 Luglio 1910) (vedi anche l'analogo articolo "Vittoria popolare" del Corriere di Catania) |
1920 | Verderame Concetto, avvocato, regio commissario. |
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1921 |
Pace De Luca Vincenzo. E' stato sindaco di Bronte anche negli anni 1909 e 1923.
Ottobre
1921: un articolo tratto da "Bandiera Bianca", il giornale dei
«Popolari» brontesi fondato e diretto dall'avv. Nunzio Azzia
(nella foto a destra),
dava il resoconto
dell'assemblea della sezione brontese del Partito Popolare Italiano:
«Il 1 ottobre corr. si è riunita l'assemblea dei tesserati del Partito
Popolare nei propri locali sociali per la nomina dei delegati da inviare al
prossimo congresso del partito a Venezia. Presiedeva il Sac. Antonino Zingale,
fungeva da Segretario Azzia Nunzio. Dopo una breve relazione del presidente
sui mezzi per allargare le fila del nostro partito, alla quale presero parte
molti dei presenti, insistendo specialmente sulla sincerità e franchezza che
ogni tesserato deve avere nel professare le proprie idee, si passò alla nomina
dei delegati. Vengono eletti il Sac. Cariola Domenico e Azzia Nunzio (. ..).
Il giorno 9 si riunì nuovamente la Sezione del Partito per procedere alla
rinnovazione della Direzione. Procedutosi alla votazione vengono eletti: 1.
Sac. Aidala Francesco; 2. Sac. Zingale Antonino; 3. Margaglio Luigi; 4. Azzia
Nunzio; 5. Catania Giuseppe; 6. Salvi Salvatore; 7. Reitano Salvatore. Ai
nuovi eletti, a disposizione dei quali si mette il nostro giornale, l'augurio
che dalla loro attività, la sezione possa raggiungere una più salda
costituzione e un più largo sviluppo.»
(Bandiera Bianca, 16 Ottobre 1921)
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1922 | Francesco Benvegna (sindaco di Bronte nel 1922 per un breve periodo di tempo) |
1923 | Pace De Luca Vincenzo. E' stato sindaco di Bronte anche negli anni 1909 e 1921. |
1925 | Achille Covelli, regio commissario al Comune |
1928 | Roberto Fonte, colonnello, primo Regio Podestà di Bronte. All'epoca, segretario politico del Fascio era Longhitano. |
1930 | De Luca avv. Placido, podestà |
1936 | Sanfilippo Francesco, podestà, dimessosi nel 1941 |
1941 | De Luca avv. Placido |
1943 | Saitta Vincenzo, socialista, avvocato, nominato dal generale Alexander commissario del Comune, nel luglio 1943, con l’entrata a Bronte delle truppe inglesi. Vincenzo Saitta è stato anche deputato provinciale ed il terzo deputato brontese a sedere a Montecitorio (dal 1921 al 1924). |
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1944 |
Torrisi, funzionario di Prefettura, nominato commissario al comune subito dopo la fine della guerra. L'unico atto per cui si ricordi è l'affidamento "d'urgenza" della redazione del primo piano regolatore di Bronte all'ing. Russo (in seguito associatosi con l'arch. Aloisio). Così, su "Il Ciclope" del 16.5.1948 (n. 10) l'ing. G. Di Bella parlava di questo dott. Torrisi: "Commissario al Comune immediatamente dopo l'emergenza, quando cioè era necessaria un'opera ricostruttrice, che Egli non ha fatto, o fatto male, nelle sue saltuarie apparizioni". |
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1946 |
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DE LUCA PLACIDO,
fu il primo ad essere eletto sindaco dopo il periodo fascista e la Costituzione della Repubblica (elezioni amministrative del 7 aprile 1946). Militante nel partito della Democrazia Cristiana, capeggiò una giunta bicolore (Democrazia Cristiana - Partito Socialista) ed ebbe come assessori Castiglione Vincenzo (del PS), Franchina Leone e Palermo Giuseppe (della DC), Meli Calogero e Di Bella Salvatore (assessori supplenti, del PS). Durò in carica pochi mesi, fino a giugno, quando la Giunta fu sciolta per contrasti interni nella Democrazia Cristiana. Gli successe nella carica di Sindaco Giuseppe Interdonato.
Nelle elezioni amministrative del 7 Aprile 1946 (le prime che si tennero a Bronte dopo la caduta del Fascismo) furono presentate due liste di 24 candidati ciascuna: Quella della Democrazia Cristiana e quella della "Spiga" (che comprendeva candidati di cinque partiti: Partito d’Azione, Comunisti, Socialisti, Repubblicani e Liberali). | Il primo consiglio Comunale del dopoguerra (24 consiglieri della "DC" e 6 della lista "Spiga" "Democrazia Cristiana" Grisley Antonio, Interdonato Giuseppe, Lombardo Anna, Reitano Maria, De Luca Placido, Nociforo Salvatore, Camuto Carmelo, Franchina Leone, Paparo Biagio, Catania Nunzio, Saitta Giuseppe, Rizzo Vincenzo, Di Bella Nunzio, Badalato Giuseppe, Mazzaglia Vincenzo, Talamo Gennaro, Pinzone Nunzio, Saitta Francesco, Caudulo Giuseppe, Carastro Mario, Meli Pietro, Mauro Luigi, Lupo Tommaso, Azzia Nunzio, "Spiga" Biuso Gregorio e Meli Calogero (del Partito d'Azione), Meli Nunzio, Attinà Francesco, Castiglione Vincenzo, Camuto Antonino |
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ELEZIONI COMUNALI DEL 1946 |
I 24 candidati della Democrazia Cristiana Azzia cav. Nunzio, notaro Badalato Giuseppe, professore (Azione Cattolica) Camuto Carmelo, muratore Carastro Mario, imp. ducea, Catania Nunzio, agricoltore, Caudullo Giuseppe, agricoltore De Luca cav. Placido, dottore Di Bella Nunzio, ebanista Franchina Leone Vincenzo, insegnante Grisley Antonino, avvocato (il più votato) Interdonato Giuseppe, funzionario di banca Lombardo Annetta, prof.ssa. (Az. Cattolica) Lupo Tommaso Signorino, falegname Mauro Luigi, negoziante, Mazzaglia Vincenzo, mugnaio Meli Pietro, cementista Nociforo Salvatore, muratore Paparo Santangelo Biagio, agricoltore Pinzone Nunzio, muratore Reitano Maria Concetta, insegn. (Azione Cattolica) Rizzo Vincenzo di Nunzio, agricoltore Saitta Francesco fu Pasquale, falegname Saitta Giuseppe fu Francesco Paolo, reduce Talamo Gennaro, sarto. |
I 24 candidati della lista "Spiga" (Partito d’Azione, Comunisti, Socialisti, Repubblicani e Liberali) Attinà Francesco, avvocato Biuso Gregorio, insegnante Camuto Antonino, falegname Castiglione Vincenzo (futuro sindaco nel 1956), Caudullo Alfio, agricoltore Di Caudo Gregorio, insegnante Di Franco Salvatore, muratore Isola Antonino, sarto Lazzaro Vincenzo, agricoltore Lombardo Antonino, agricoltore Longhitano Giuseppe, agricoltore Lupo Silvestro, autista Mauro Raffaele, sarto Meli Calogero, insegnante Meli Nunzio (futuro sindaco nel 1962), Palermo Giuseppe, ragioniere Paparo Antonino, agricoltore Parrinello Natale, falegname Russo Vincenzo, commerciante Scarlata Antonino, insegnante Sciacca Sebastiano, agricoltore Spatafora Nunzio Antonino, agricoltore Venia Antonino (futuro sindaco nel 1968), Venia Pietro.
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Il
capolista della DC, notaio cav. Nunzio Azzia (1.8.1896 -
15.5.1971), all'epoca fu uno dei maggiori protagonisti della vita politica ed amministrativa di Bronte.
Già nel 1921 era stato
il fondatore e il direttore responsabile di "Bandiera Bianca",
il quindicinale
dei "Popolari" brontesi (il partito fondato da Luigi Sturzo nel 1919) chiuso dal regime fascista nel 1924.
Vent'anni dopo, caduto il fascismo, nel 1946, Azzia guidava
la sezione brontese della Democrazia Cristiana, di cui fu segretario fino al 1956. Ed è proprio in quegli anni (elezioni politiche del 18 aprile 1948) che la DC brontese raggiunse il 65,5% dei consensi, percentuale mai più raggiunta degli anni seguenti.
Nelle elezioni comunali del '46 il notaio Nunzio Azzia fu
capolista della DC, ma non fece il sindaco.
Un anno dopo, nel 1947, unitamente all'avv. Vincenzo Schilirò,
partecipò anche alle prime elezioni regionali ma non fu eletto (fu eletto invece l'avv. Luigi Castiglione che con l'avv. Antonino Isola e Giovanni Gorgone si erano presentati nelle liste del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani).
Lo storico Santi Correnti in una pubblicazione del 1982
lo definì un “popolare d’assalto”, scrivendo che «se guardiamo la figura di Nunzio Azzia come politico nel PPI prima e nella DC dopo, possiamo serenamente
affermare che fu un politico dal grande carisma rimasto sempre fino alla fine
un grande idealista ed un incorreggibile sentimentale, con una visione
sostanzialmente etica della politica, saldamente legata ai valori ed ai
principi del popolarismo cattolico. Queste doti di uomo e di politico gli
suscitarono simpatie e consensi, facendo della sua figura un autentico mito
ricordato, ancora oggi, con commozione dai brontesi non più giovani. Alle
elezioni politiche del 1956, la DC di Bronte perse le elezioni per soli 42
voti contro la coalizione di tutti i Partiti cittadini. Lo stesso giorno
Nunzio Azzia si dimise da segretario della DC. Faceva parte del suo modo di
stare in politica.»
Nel marzo del 1962 Azzia fu eletto consigliere provinciale della DC (ed anche
Assessore al contenzioso, presidente della Provincia era l'ing. Antonino Drago) unitamente a Vincenzo Castiglione (PSI) e a Biagio Pecorino (MSI).
Fu il suo ultimo impegno politico. Nel 1970, dopo 40 anni di
attività professionale, chiuse lo studio notarile. Scomparve il
15 maggio dell'anno successivo, circondato dall'affetto dei suoi
figli e dalla grande stima dei brontesi. Nel 1989, la Pro loco
gli conferì alla memoria il "Premio XXIV Casali". La targa di
bronzo fu consegnata al nipote Filippo che aveva appena vinto il
concorso di notaio. «Nella Croce (la DC) la sua fede» così Il Ciclope del Marzo 1947 nella didascalia che accompagnava una simpatica caricatura dedicata al notaio Azzia.
Bronte, dieci anni dopo la sua morte, ha rinominato l'antica Piazza Maddalena
dedicandola ad Azzia. |
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1946: Un depliant elettorale della D.C. "... Non vi promettiamo miracoli. Giustizia, beneficenza, strade, fognatura, nettezza Urbana, disciplina, sono i problemi che affronteremo nonostante le difficoltà dei tempi." ... |
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Avvertenze riportate sulla scheda elettorale Comune di Bronte - Elezioni comunali - Anno 1946 Consiglieri da eleggere N. 30 1. Ciascun elettore ha diritto di votare per un numero massimo di 24 candidati. 2. Il voto si esprime tracciando il segno di croce (X) nelle apposite caselle a fianco dei nomi prescelti. È consentita l’espressione del voto tracciando il segno di croce nella apposita casella a fianco del contrassegno di lista in tal caso il voto si intende dato a tutti i candidati compresi nella lista salvo quelli cancellati dall’elettore. 3. L'elettore che ha contrassegnato una lista può votare anche per singoli candidati compresi in altre liste, apponendo il segno di croce nella casella posta a fianco dei rispettivi nomi, purchè il numero dei voti complessivamente attribuiti non ecceda quello indicalo al numero 1. A tal fine: a) se la lista prescelta non è completa, l'elettore potrà ripartire tra le altre liste i voti che ancora rimanessero disponibili. b) se la lista prescelta ha il numero massimo di candidati, o se, pur essendo la lista incompleta, il numero dei candidati in essa compresi eccede, con l’aggiunta dei voti attribuiti individualmente a candidati di altre liste, il limite massimo per il quale l’elettore può votare, questi dovrà procedere alla cancellazione di tanti nomi (mediante un tratto di matita) quanti ne occorrono per contenere nel limite predetto il numero dei voti attribuiti. 4. È nulla la scheda che contenga un numero di voti superiore a quello indicato nella avvertenza n. 1. |
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1946 |
INTERDONATO GIUSEPPE (Bronte 3 Novembre 1888 - 15 Febbraio 1974), è stato sindaco di Bronte dal 1946 al 1952, gli anni difficili del dopoguerra, della miseria e della ricostruzione di Bronte distrutta dai bombardamenti alleati e dalle mine tedesche. Eletto alla carica di primo cittadino nel giugno 1946, dopo lo scioglimento della Giunta De Luca, fu a capo di una giunta bicolore (DC - PS). Ebbe, fra i 34 consiglieri comunali eletti, come primi assessori Luigi Mauro (del Partito Socialista), il notaio Nunzio Azzia (vicesindaco e segretario della DC) e Leone Franchina (DC) e, come assessori supplenti, Gennaro Talamo e Nunzio Di Bella (DC). Successivamente fecero parte della Giunta anche l'avv. Nino Grisley, Giuseppe Saitta, e Tommaso Lupo. Il Cav. Giuseppe Interdonato ("Don Peppinello", così era amichevolmente chiamato), fu anche Presidente dell'Ospedale Castiglione-Prestianni nel periodo bellico e, fino al 1959, Direttore della locale «Banca Mutua Popolare di Bronte» (l'antica Cassa Agraria di Mutuo), da pochi anni scomparsa perchè venduta ad una Banca del nord Italia (la ex Banca Popolare di Lodi, oggi Banca Popolare Italiana).
Interdonato (a destra in una caricatura de
Il Ciclope) si presentò quale candidato nelle file della Democrazia Cristiana alle elezioni amministrative del 9 marzo '46 e fu eletto Sindaco di Bronte nel mese di giugno. Fu lottato dai suoi stessi compagni di cordata (i democristiani erano anche divisi in due opposti gruppi capeggiati dal notaio N. Azzia e dall'avv. F. Attinà) ma era un tipo "tosto", tacciato di essere estremamente cocciuto ed amante della propria opinione. «Il nostro sindaco - scriveva Il Ciclope agli inizi del 1950 - ha il grosso guaio di avere dei consiglieri che non lo consigliano e quando lo fanno e lui che non li ascolta. Possiamo dire che è più autoritario del Podesta.» Si fidava, infatti, poco dei suoi collaboratori e degli "amici" di partito e pretendeva che tutte le pratiche in evasione dovevano essere da lui personalmente controllate; fu lottato per questo ma tenne durò e nei sei anni della sua sindacatura traghettò il paese dalla miseria e dagli stenti del dopoguerra, verso un certo benessere. Sempre al servizio del proprio paese, recepì, infatti, il desiderio di rinascita del dopoguerra e la voglia di risveglio economico, politico nonchè culturale che animava la gente, prodigandosi alla realizzazione di opere e di servizi sociali allora veramente urgenti e necessari alla collettività. Molti lo ricordano trascorrere intere giornate sul treno per raggiungere Palermo o Roma o davanti alle porte di deputati e funzionari a chiedere insistentemente finanziamenti per opere da realizzare nel nostro paese. Non a caso, durante la sua carica di Sindaco, pur tra mille difficoltà di ordine economico, furono realizzati la rete fognante, le case popolari di viale Della Regione, il Palazzo Comunale (il progetto, redatto dall'ing. Filippo Rao, venne dal Consiglio comunale approvato il 3 maggio 1948 all'unanimità), il plesso scolastico «Mazzini», la casa del Reduce e, cosa importante, migliorate le strade del paese e realizzate altre strade in varie zone agricole. Fu anche adottato il primo Piano regolatore di Bronte (redatto dagli ing. Russo-Aloisi, deliberato il 22.9.47 e definito dalle locali Associazione Pubblico Impiego e Camera del Lavoro "...assolutamente inattuabile nel tempo e nello spazio per gli iperbolici mezzi finanziari occorrenti, di giammai possibile disponibilità, prevedendo la demolizione integrale di interi quartieri e della maggior parte dei fabbricati del paese". Infine parecchi progetti da intrapresi da Interdonato furono finanziati ed eseguiti dopo la sua sindacatura. Restò in carica dal 1946 fino alle elezioni amministrative del Giugno '52, quando fu eletto consigliere ma non fece più il sindaco.
LA
PAROLA E' ALL'OPPOSIZIONE
(in questo articolo, pubblicato da Il Ciclope l'11 luglio 1948, Vincenzo Castiglione (consigliere di opposizione) parla dell'amministrazione Interdonato: «Errori a catena caratterizzano l’attività dell’attuale Amministrazione Comunale «[…] In seno alla maggioranza democristiana non esistono veri e propri contrasti di tendenze. (Potrei dire, anzi, che hanno tutti una stessa tendenza: quella di mandare a rotoli le finanze del Comune). Esiste soltanto qualche piccola malcelata ambizioncella e qualche bega personale, causata sempre da ragioni d'interesse. I consiglieri di maggioranza, noi li conosciamo tutti: sono buoni padri di famiglia, ottimi amministratori della propria casa, instancabili lavoratori; di essi, però, l'80 per cento non ha alcuna idealità politica e sconosce i più elementari canoni di una pubblica amministrazione. Non si preoccupano di problemi collettivi e confondono gli interessi personali con quelli della comunità. Fanno i consiglieri comunali un pò per stupida vanità ed un pò per aver modo, secondo loro, di salvaguardare meglio i propri interessi.
Vengono al Consiglio soltanto per scaldare la sedia, con la stessa leggerezza con cui si recano alle fiere o al caffè o ad un pubblico spettacolo. Tante volte il povero Sindaco deve sguinzagliare tutte le guardie comunali per rintracciarli e trascinarli alla riunione. […]» (Il Ciclope - Anno III, n. 14, Domenica 11 Luglio 1948)
Un volantino elettorale (sotto) ricorda una disputa fra Giuseppe Interdonato e il notaio Nunzio Azzia nelle successive elezioni del 25 maggio 1952. |
GLI ANNI DI INTERDONATO: furono quelli del dopoguerra, anni di stenti e di vera fame; delle tessere per aver diritto al chilo di zucchero o al baccalà, dei pacchi inviati ai brontesi dai "parenti ricchi" emigranti in America, del "vestiario, scarpe a favore dei reduci, combattenti e sinistrati" donati dall'UNRRA. Ma furono anche gli anni de "Il Ciclope" che risvegliò socialmente e culturalmente la sonnacchiosa Bronte ed anche di un indimenticato nubifragio che il 15 settembre 1948, in mezzora, distrusse strade, ponti, l'acquedotto, e migliaia di ettari di terreno della parte più fertile di Bronte. | 14 luglio 1946 (Da "Il Ciclope", Anno 1°, n. 2 ) Notizie annonarie Sono in distribuzione i seguenti generi razionati: Zucchero: grammi 200 a persona, per i mesi di Maggio e Giugno Farina, ultima decade di luglio Pasta, mezzo chilo a persona, a Lire 26,50 il chilo. Baccalà senza tessera, a lire 90 kg. Petrolio, due decilidri a persona, a lire 35 il litro (lire otto a razione), presso i rivenditori Camuto e Raciti». | |
28 luglio 1946 (Da "Il Ciclope", Anno 1°, n. 3 ) La fognatura «Il consiglio comunale, nella seduta del 18 corrente, ha deliberato all'unanimità di affidare l'assistenza dei lavori per il 2° tronco della fognatura, all'Ing. Anfuso. Nell'apprendere la notizia ce ne congratuliamo, poichè siamo certiche ne verrà fuori un altro capolavoro tipo edificio scolastico, del quale l'Ing. Anfuso ne è l'autore.» | |
Il “piccolo esercito dell’igiene” 19 Gennaio 1947 (Da "Il Ciclope", Anno 2°, n. 2) L’appalto per la spazzatura Rilevato per un milione e mezzo – Un autocarro, 2 carretti, 4 asini e 12 uomini dovrebbero entrare al più presto in servizio Pare che finalmente l'antico e pur sempre nuovo problema della pubblica spazzatura in Bronte sia stato risolto. La ditta Tomaselli Pietro di Adrano ha rilevato lo appalto per la somma annua di lire 1.500.000 ed ha già depositato la cauzione di lire 300,000. La cittadinanza, che già soffre tra fango ed immondizie, profusi in ogni dove, certamente si domanderà: Ma quando comincerà a funzionare questo benedetto servizio per la pulizia delle strade cittadine? Si può rispondere che Ira breve anche tale servizio sarà un fatto compiuto. La nuova ditta ha assunto l'obbligo di disimpegnare il servizio valendosi di un autocarro, due carri con muli, quattro asini con apposite ceste e quattro carrettelle a mano. Il personale deve essere composto di dodici spazzini oltre i conducenti dei mezzi semoventi. Come si vede dunque è un piccolo esercito …dell'igiene che dovrà essere impiantato a Bronte, previa verifica e nulla osta dell'Autorità Sanitaria, poichè fra gli oneri di capitolato vi è anche quello che i cestelli, i carri e il camion siano attrezzati in modo tale da evitare nocive esalazioni. La ditta appaltatrice quanto prima, come ha assicurato, inizierà il servizio e noi non possiamo fare a meno dal ralleggrarci, nell’attesa di vedere una buona volta anche a Bronte, le strade pulite. | 19 Gennaio/2 Febbraio 1947 (Da "Il Ciclope", Anno 2°, n. 2 e n. 3) Niente baccalà per Bronte La stampa ha avvertito gli spacci autorizzati del capoluogo e dei paesi con popolazione superiore ai ventimila abitanti di prelevare e distribuire agli aventi diritto una razione di baccalà. Bronte è escluso da questa assegnazione. Se questo centro abitato raggiunge circa ventiduemila persone, perchè il Comune non comunica a chi ai dovere tale notizia per non vedersi escluso da eventuali bonifici?
Ne baccalà nè stocco fisso "Ci sanno dire le Autorità Provinciali per quale motivo i cittadini debbono essere divisi in due categorie e ad una debba essere fornito il baccalà e all'altra debba essere negato lo stesso genere?" | 26 Settembre 1948 ("Il Ciclope", Anno 3°, n. 19) All'Assessore dell'annona: e le uova? L'Assessore all'Annona sa che le uova si vanno facendo sempre più rare e che il loro prezzo conseguentemente di giorno in giorno aumenta sensibilmente? Sa che le uova vengono portate via dai forestieri, catanesi in testa, malgrado ci sia un'ordinanza del Sindaco che ne vieta l'esportazione? Si rende conto che, fra non molto, se vogliamo comprare un uovo, dobbiamo recarci a Catania? Non sarebbe opportuno che egli s'interessasse un po' della faccenda e facesse muovere le guardie comunali per l'osservanza della disposizione del Sindaco? Crediamo di non pretendere troppo. |
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Le elezioni regionali del 1947 |
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«Nella propaganda... (a sinistra) - «Pregu dutturellu!», dice Interdonato ad Azzia offrendogli la poltrona di sindaco.
Nella realtà!... (a destra) - «Dio me l'ha data, nemmeno tu me la tocchi», gli dice, invece nella seconda vignetta. Ed in alto, l'aquila brontese della "Fidelissima Brontis Universitas": - "Cià finimmu cu stà fassa?!"
Il manifestino si riferisce alle elezioni del 25 maggio 1952, quando in lizza erano tre liste: "DC", "Garibaldi" e "L'Aquila" che presero rispettivamente 4.293, 3.602 e 1.621 voti. Sul retro del manifestino, distribuito dai candidati della lista civica l'Aquila, c'è scritto: «1. Garibaldi significa comunismo. Con questo contrassegno si presentano ventiquattro uomini cui sta a cuore non il benessere di Bronte ma soltanto la sorte del comunismo. 2. Scudo Crociato significa Democrazia cristiana. Con questo contrassegno si presenta una infelicissima combinazione di uomini tra i quali regna sovrana la discordia e l'ambizione. 3. L'Aquila significa Bronte. Con questo contrassegno si presentano ventiquattro uomini uniti e compatti nell'amore per le cose di Bronte, non legati ad alcun partito politico, i quali vi garentiscono una onesta, fattiva ed imparziale amministrazione.» |
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Il Fronte del
Popolo aveva come contrassegno il volto di Garibaldi ma gli
avversari politici dello Scudo Crociato lo avevano
trasformato nel simbolo del Comunismo. Il depliant dice:
FRO. DE. POP
W il fronte democratico?
Capovolgi e vedrai la frode! |
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