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Gli anni del Ciclope

Bronte allo specchio (1946 - 1950)

La Storia di Bronte, insieme a noi

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Spigolando da Il Ciclope, 60 anni dopo

Il Comune, la Politica, i fatti


1948

I consiglieri baruffano
mentre i milioni stanno a guardare

In una seduta del Consiglio comunale del mese di Settembre 1948 si discutono i soliti problemi brontesi di sempre: acqua, spazzatura, bilancio che non pareggia, mutui. Oggi, rispetto ad allora, forse ci manca il solo problema del DDT.

Giuseppe Interdonato, sindaco di Bronte (1946)«Seduta movimentata al Consiglio Comunale, anzi addirit­tura apocalittica. Cominciata abba­stanza calma, con un crescendo rossiniano ha toccato le alte sfere della combat­tività, senza a nulla badare e senza esclusione di colpi.

Sembra assistere ad una corrida nella quale un pò tutti erano tori e matadores che subivano l'attacco e contrat­taccavano: e chi non poteva dare la stoccata, piantava con forza le banderille, mentre l'opposizione... faceva da paciere.

Ore 11,30: molti curiosi e 17 consiglieri. Il Sindaco (Giu­seppe Interdonato, vedi foto a destra, ndr) apre la  sedu­ta. Il primo punto dell'ordine del giorno dice: Ap­pro­vazione del bilancio. Dalle prime battute si capisce che la più grande preoc­cupazione è quella di cercare di colmare il deficit di sedici milioni.

Diversi i pareri: c'è chi dice di ricorrere ad un mutuo, c'è chi consiglia di aumentare la tassa di famiglia. Il Notaro Azzia dice che è impossibile ed ingiusto cercare di colmare il forte deficit, tassando in maniera esosa la popolazione già abba­stanza tassata; cullarsi col mutuo, non è poi tanto bello, perchè o prima o poi questo mutuo bisognerà pagarlo. Si chiuda in passivo e pensi lo Stato, nel modo che cre­derà più opportuno, a sanare il bilancio che da parte di quest'Am­mi­nistrazione è impossibile pareggiare.

L'Avvocato Castiglione (l'unico consigliere di minoranza presente, il più calmo fra tutti, forse il più accorto) afferma: se si dovrà ricorrere ad un mutuo, allora lasciamo ad un milione e due­centomila lire la tassa di famiglia; se non sarà possibile ricorrere ad un mutuo, allora si cerchi di aumentarla in giusta misura e con scrupolosa equità.

Parecchi altri consiglieri pigliano la parola e finalmente su proposta Azzia si addiviene a portare la tassa di famiglia alla cifra voluta dal Ministero e cioè a tre milioni seicentomila lire.

Si passa alla spazzatura. In questo campo tutti i pareri sono concordi: è irrisoria la cifra di un milione e cinquecentomila con la quale è attualmente in appalto. Si faccia un aumento propor­zionato se si vuole che Bronte diventi un pò più pulita. Dopo un piccolo dolce tira e molla si è portata la cifra di appalto a quattro milioni di lire.

Riguardo all'acqua, il Sindaco dice che i motori sono stati già commissionati e che molto presto si spera di migliorare la elargizione. Coraggio quindi zone assetate, perchè tra qualche mese (speriamo) potrete bagnarvi le labbra.

Per il D.D.T. niente da fare, nessun contributo: «Non è meritato - dice giustamente il consi­gliere Pinzone. «Sembrerebbe un assurdo, ma il D.D.T. di quest'anno ha bene­ficato soltanto... le mosche.». Siamo d'accordo con lei Signor Pinzone).

Da questo argomento di un certo tono minore, si passa ad un altro un pò più com­plesso e più consistente: stipendi degli impiegati. Il consigliere Mazzaglia, (non abbiamo capito perchè ce l'abbia tanto a morte con gli impiegati) vorrebbe a qualsiasi costo dimi­nuire la spesa. Il Comune «egli dice,» non è altro che una famiglia. Si risparmi in fami­glia; si spenda di meno. Perchè... perchè... (e qua si aiuta con la mimica) gli impie­gati «sunu chilli chi nni mangiunu a canina.» (Proprio lei, Signor Mazzaglia!?!)
La reazione tra il pubblico (impiegati in massima parte) è forte. Sidoro finge di scacciare le mosche col bastone e Vincenzo Catania vorrebbe scavalcare... il banco.

Si parla tanto e si approda quasi a niente. Si passa ad un altro argomento; aumen­tare il sovvenzionamento al Collegio Capizzi. Il Sindaco legge la lettera nella quale il Rettore chiede al C. C. di aumentare il sovvenzio­namento da lire cinquecentomila a un milione. Il consigliere Prof. Badalato appoggia questa richiesta con incon­futabili convincenti prove. Per alzata e seduta si approva il sovvenzionamento di un milione. Si oppone soltanto Pinzone.

Un po' tutti pigliavano parte attiva a queste discussioni; soltanto Talamo se ne stava silen­zioso e pensoso. Fu forse per stuzzicarlo che Azzia chiese al Consiglio di dare un sussidio per il corpo musicale. Era stato preceduto, ma Talamo si, riprese con vigore e seppe anche domi­nare. Furono stanziate cento mila lire che dovrebbero servire soltanto per quattro mesi, per la «Istituzione della scuola musicale».

Tutti gli argomenti sono stati ormai trattati; ne resta soltanto uno, il più scabroso: l'assegna­zione dei diciotto milioni avuti dalla Regione, da servire per la costruzione di opere interne al paese.

Come avevamo scritto nel nostro ultimo numero, le opinioni in seno allo stesso C. C. erano discordi. Alcuni (tra i più accesi il Sindaco e il Prof. Franchina) avrebbero voluto destinare tali somme per la costruzione della Casa Comunale (dieci milioni) e per la fognatura, il resto; altri (tra i più accaniti il Notaro Azzia, Pinzone, Mauro, e Mazzaglia) avrebbero voluto che tutti i diciotto milioni servissero esclusivamente per la costruzione di strade interne al paese.

Il Sindaco comincia col dire che lui aveva chiesto i diciotto milioni per la fognatura. Era stato l'Assessore Regionale per i lavori pubblici, Milazzo, a stabilire che la somma venisse invece ripartita così: dieci milioni per la Casa Comunale e otto milioni per la fognatura.
«Se il C.C. la pensa diversamente» seguita il Sindaco, «avverrà che i diciotto milioni ci saranno dati con molto ritardo o addirittura ci saranno negati». (Assurdo, signor Sindaco! e siamo certi che neppure lei ci credeva quando diceva ciò).

Il dibattito è iniziato e da questo momento le parole escono fuori senza più essere con­trollate; si voleva raggiungere uno scopo e bisognava arrivarci: non importa come.

Il Prof. Franchina (speravamo che almeno lui mantenesse la solita calma ed il pro­verbiale suo buon senso), fu forse il primo a perdere le staffe della necessaria ed utile diplomazia. Parlò apertamente, senza alcuna reticenza, di «compagine non omogenea», di «barca che fa acqua», di «malattie che col tempo diventano can­crene». Confessiamo, seguita Franchina, di non essere capaci di rispondere al mandato affidatoci dai nostri concittadini. Dovremmo abbandonare tale mandato. Io mi dimetto da Asses­sore e da Consigliere comunale. Fà per andarsene, ma l'opposizione, (l'Avvocato Casti­glione cioè), lo trattiene ed invita tutti ad essere «più calmi e più d'accordo, per il bene di Bronte».


  

Galleria dei trampolieri!?!
Questa volta tra i "trampolieri" dell'epoca di mira è preso il segretario comunale Salvatore Castiglione (inteso "Turi Surgi").

Castiglione (Turi Surgi), segretario comunale

Meno graffiante del solito
la poesia che accompagna la caricatura:

«Segretario al Comune è Castiglione,
inteso "Turi Surgi" dai Brontesi,
cura l'ufficio suo, con precisione;
ha modi buoni, semplici e cortesi.
Calmo e impettito, al tavolino siede,
la "nazional" gli affumiga il nasino,
posa sulla pedana il dolce piede
già stanco del percorso mattutino.
In ufficio non sembra un buontempone
ma fuori lo contagia l'allegria,
specie la sera, quando allo "scopone"
si fa la partitina il "sagrestia"»


 

Galleria dei candi­dati ...reperibili!!!
Si era in periodo preelet­torale, le pri­me elezioni regio­nali erano immi­nenti ed Il Ciclope del 19 marzo '47 nella Galleria dei

Nunzio Azzia, notaio e segretario della DC (1947)

"candidati ...reperi­bili" inseriva il notaio Nun­zio Azzia, uomo politico e segretario della lo­ca­le sezione della DC (fu infatti uno dei cin­que can­didati brontesi che si presentarono).
I pochi tratti di matita di Angelo Mazzola e la poe­siola che accompagna la caricatura deli­neano con estre­ma precisione l'iden­tikit del personaggio:

«Col sombrero messicano,
l'immancabile toscano,
questa volta il galleria
troneggiante spunta Azzia.
Il notaio Nunzio Azzia
che per la Democrazia
con in mano il suo bastone
scende a singolar tenzone.
Nella Croce: la sua fede
la vittoria diggià vede:
non aspetto che il momento
di sedere... al Parlamento.»

 

Gli animi sembra che dovessero calmarsi ma per poco. Azzia si alza e testualmente dice: Non potevo pensare che l'unica divergenza in seno al Consiglio, potesse provocare un dibattito così drammatico. La nostra compagine è stata e sarà perfetta ed omogenea. Una mia veduta non deve e non può costituire uno scandalo. Capisco che la mia persona fa ombra: perciò mi dimetto.

Badalato consiglia Azzia di rimanere ed invita tutti al riserbo con la proverbiale frase: «i panni sporchi si lavano in famiglia». Mazzaglia chiede che si passi ai voti la proposta Azzia (i diciotto milioni soltanto per la costru­zione di strade).

Il Sindaco che si è guadagnato il titolo di temporeggiatore non sa cosa fare; si consiglia con Franchina. Finalmente sembra che ceda. Prima però vuoi farci sapere che questa votazione vuoi significare voto di sfiducia al Sindaco e perciò si dimette. (Si è dimesso con aria dimessa, piano piano... quasi per non farlo sentire, e molti forse non l'avranno sentito).

Si passa alla votazione ma questa purtroppo non si farà. Pinzone e Caudullo, poco op­por­tu­namente se l'erano un pò prima «battuta» e quindi i consi­glieri non raggiun­gevano più il numero legale per deliberare.

Tutto era finito e si era ancora al punto di prima. Ce ne siamo andati un pò stanchi (una gior­nata intera a sentire questo e quello), ed un pò tristi. Non credevamo si potesse agire per incomprensibili personalismi, o (ed è quello che è più triste), per convinzione propria o per partito preso.

[Il Ciclope, anno III - numero 18, Domenica 12 Settembre 1948, direttore Giuseppe Bonina]


1948

Approvato il nuovo progetto della Casa Comunale

I coniugi Arcidiacono ricorrono al consiglio di Stato

Il giorno 3 maggio alle ore 10 si è riunito il Consiglio Comu­nale in sessione ordinaria primaverile per trattare un esteso ordine del giorno. (…) Il n. 3 dell’ordine del giorno ha per oggetto l’appro­vazione del nuovo progetto della Casa Comunale.
La seduta che sin quì si è svolta con una certa monotonia comin­cia ora ad animarsi. Si tratta del problema più scot­tante da trat­tare e come prevedibile l'opposizione sarà viva e si avrà la fortu­na di assistere ad una lezione di architet­tura.

Ma alla fine, all'approvazione che si farà per alzata e seduta tutti i consiglieri resteranno seduti approvando. La maggio­ranza ha abilmente sfiancato l'opposizione e que­sta resta inchiodata alle sedie non trovando più la for­za di alzarsi per l'ultima volta: quella decisiva.
Il Presidente fa presente ai convenuti che giusta delibera­zione del 29 gen. u. s., l'ing. Filippo Rao ha presentato il nuovo progetto per la costruzione della Casa Comunale ed invita i consi­glieri a prendere visione degli elaborati.

Si alza quindi a parlare il cons. Badalato il quale tiene a far presente al Consiglio come il progetto Rao presenti molteplici difetti ed ha quindi bisogno di essere riveduto. Chiede perciò che venga inserito a verbale quanto appresso «la distribuzione dei locali nei diversi piani è molto confusa, mentre al pianterreno risultano alcuni locali da destinarsi a tre grandi autori­messe, nel piano secondo rileviamo che i locali per tasse, Anagrafe Bestiame, Stato Civile, leva etc. sono di misure irrisorie e con numerose aperture.

Lo studio dei progetti dimostra incomprensione degli stili architettonici, male applicati, risulta un miscuglio di stili mentre il pianterreno ha un sapore dorico, il primo piano ha un carattere cinquecentesco.

Le finestre del secondo piano sono settecentesche, le cornici ed il timpano centrale sono novecentesche. Esiste sproporzione delle colonne del prospetto, il cui ordine si avvicina più al Toscano che al dorico.
I prezzi unitari considerati sono iniziali per cui iniziatisi i lavori occor­reranno altre diecine di milioni per completarli. Occorreranno almeno 60 milioni di cui trenta a carico dei cittadini di Bronte». Per questi ed altri motivi il Cons. Badalato chiede il rigetto dell'attuale progetto.

Ma il Prof. Badalato non termina quì il suo dire e chiede ancora che sia inserita a verbale una dichiarazione dell'Ing. Arch. Paolo Sardella del seguente tenore: «Il sottoscritto nella certezza che l'esproprio del terreno di proprietà dei coniugi Arcidiacono Longhitano arrecherà un grave d'anno ai cittadini di Bronte, perchè in tale ipote­si si otterrebbe unicamente la costruzione della casa comunale, mentre è possibile ottenere sia la costru­zione della casa comunale nel­l'attuale sede ampliata di proprietà del comune, sia la costruzione di nume­roso gruppo di case popolari che apporterebbero un notevole beneficio alle famiglie senza tetto, si impe­gna di eseguire gratuitamente il progetto di rifacimento e di ampliamento dell'attuale casa comunale.

Nelle due foto (degli anni '50) i primi lavori di costruzione del piano terra del Palazzo Municipale e, a destra, il sindaco Interdonato (col cappello) durante un sopralluogo con i tecnici della ditta incaricata della costruzione.  La scelta del ter­reno dove costruire la Casa comunale (l'ex villa ducale) fu deli­berata dal Con­si­glio comunale a Gennaio 1948. Progettista dell'opera fu l'Ing. Rao.

I lavori di costruzione dell'edificio sono quasi al termine. Nella foto a destra una veduta di Piazza Carcerebue (allora zona periferica di Bronte, oggi denominata Piazza Aldo Moro) durante la posa della prima pietra per la co­struzione delle Scuole elementari.

Con tale evoluzione il Comune di Bronte potrà risparmiare circa tre milioni e mezzo per espro­prio di terreno e spese di progetto e potrà godere del risarcimento danni di guerra mentre la somma disponibile di 10 milioni potrà essere impiegata integralmente per i lavori più urgenti».

Sedutosi il consigliere Badalato prende la parola il consigliere Azzia il quale dichiara che le affermazioni del precedente ora­tore sono ispirate ad evidenti personalismi e che le obiezioni sollevate tendono ad impressionare il consiglio e ritardare la realizzazione del­l'ope­ra. Propone quindi che il progetto si debba approvare. Il consigliere Castiglione che si alza a parlare subito dopo, raccomanda che la questione sia guardata dal lato artistico per non incorrere in critiche postume. Il consigliere Pinzone fa presente che il progetto Rao non ha bisogno di emendamenti, che anche dal lato artistico si presenta bene e quindi chiede che venga subito approvato.

Poiché nessun altro consigliere chiede di parlare si passa ai voti ed il progetto viene unanimemente approvato. Vengono poi ad essere trattati argomenti di secondaria importanza e quindi il presidente scioglie la seduta.

(Il Ciclope, anno III, n. 10, Domenica 16 Maggio 1948, direttore Giuseppe Bonina)
  

Espropriata la villa Arcidiacono

In esecuzione di un decreto di occupazione provvisoria, il giorno 8 c. m., il Genio Civile di Catania, ha preso possesso dei locali dell'ex Villa ducale, ora di proprietà dei coniugi Arcidiacono-Longhitano. Questa occu­pazione lascia prevedere che quanto prima avranno inizio i lavori per la costruzione della Casa Comunale. Non pare però che la vertenza con i coniugi Arcidiacono sia stata definita, infatti costoro hanno già inter­posto ricorso al Consiglio di stato. Stando così le cose è augurabile che non si demolisca domani, quello che sta per costruirsi oggi.

(Il Ciclope - Anno IV, n. 2, Domenica 16 Gennaio 1949, Direttore Nino Neri)

Seduta movimentata del Consiglio Comunale

Nell’ex villa ducale sorgerà la Casa Comunale

Bronte, Palazzo comunale (1950)Approvata con 17 voti su 23 la deliberazione per la redazione del nuovo progetto – 850.000 lire stan­ziate per l’ultimo tratto della via Carnevale

«Il Consiglio comunale si è riunito stamane 29 in se­duta straordinaria per trattare di vari pro­ble­mi finan­ziari ed edili. Sono le 11 quando il Sin­daco dichiara aperta la seduta. (…)

La batta­glia si sca­tena quando si passa a discu­tere sul 12° argo­men­to dell'ordine del giorno: Nomina Inge­gnere per redazione di un nuovo progetto della Casa Co­mu­nale. Il Sindaco comincia con l'esporre i precedenti della que­stione. L'autorizzazione alla costru­zio­ne della casa comu­nale era stata data dal­l'Alto Commis­sa­rio per la Sicilia; ve­ni­vano intan­to stan­ziati dieci milioni co­me anti­cipo sulla som­ma com­ples­siva; delibe­ra­zione del consiglio comu­nale e nomina del­l'Inge­gnere Rao a pro­get­tista del­l'opera.

Il progetto veniva approvato ma gravi difficoltà sor­gevano per la sistemazione delle famiglie da sfrat­tare. Anche per l'intervento del Presi­den­te Alessi si pensava di sospendere l'ese­cu­zione e di sce­gliere un locale più adatto.

Venivano allora proposti gli unici locali liberi esi­sten­ti nel paese: l'orto adiacente la casa comu­nale e l'ex villa ducale tuttora in pro­prietà del Rag. Arci­diacono. L'Ingegnere Capo del genio civile per ragioni tec­ni­che propendeva per la villa Arcidia­cono, per cui era stato invitato l'Ing. Rao a modifi­ca­re il prece­dente progetto per il quale avrebbe dovuto ricevere un compenso di ben 900.000 lire.

L'ing. Rao accettava di redigere il secondo pro­get­to im­pegnandosi a ridurre le 900.000 lire alla metà e a chiedere per la nuova opera l'1½ per cento.
Il Sindaco fa presente che delle difficoltà sono sor­te per il fatto che il Rag. Arcidiacono non vuol ce­de­re il terre­no, ma che comunque es­sen­do im­pos­sibi­le lo storno delle som­me stan­ziate per la casa co­mu­nale, invita tutti ad ap­pro­vare la nuova deli­bera e ad agire in conse­guen­za.»

Terminata l'esposizione del Sindaco chiede per pri­mo la parola il consigliere Badalato (…) s'alza quin­di a parlare la signora Reitano … risponde il vice sinda­co Azzia… si alza a parlare il consigliere Pinzone …

Gli animi si accendono e la discussione si fa ani­ma­ta; intanto le panche destinate al pub­blico si riem­piono. (…) …prende la parola il con­si­gliere Ca­sti­glione capo dell’oppo­si­zio­ne. (…) Il notaro Az­zia chiede che si passi ai voti. Dopo una lunga discussione circa le modalità del voto, viene deciso di scindere in due il para­gra­fo 12° dell'ordine del giorno per cui si avranno due votazioni: una per la scelta del locale a vo­ta­zione palese e l'altra per la nomina dell'in­gegnere a scru­tinio segreto. Si procede quindi alle votazioni.

La scelta del locale nella villa Arcidiacono viene ap­provata con 19 voti contro 4. La no­mi­na del­l'Ing. progettista nella persona del­l'Ing. Rao vie­ne appro­vata con 14 si, 7 no, 2 schede bian­che. A questo punto la seduta è tolta …

(Il Ciclope, anno III, n. 3, Domenica 1 Febbraio 1948, direttore Giuseppe Bonina).

 
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