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Rimuginavo
da tempo di raccogliere e spiegare i più antichi vocaboli della parlata brontese
e a tale scopo desideravo rintracciare la tesi di laurea del mio caro amico
Gregorio Sofia che se ne era interessato.
Purtroppo egli non c’è
più e la famiglia non ha trovato traccia del suo lavoro.
Tuttavia io ho ricordato alcune parole nei miei brani di
Tradizioni Popolari,
pubblicati dai miei amici di Bronte Insieme, ed ora sto cercando di metterle in
ordine alfabetico, corredandole non solo del significato, ma anche
dell’etimologia e delle frasi in cui compaiono.
Quando ho intrapreso questo lavoro ho iniziato con l’impostare l’alfabeto
italiano completo con la presunzione che scorrendo le diverse lettere
sgorgassero dalla mia ferrea e lontana memoria le parole da snocciolare di
seguito; ma era una vera presunzione nel senso deteriore del termine, perché di
fronte alle varie lettere non veniva nessuna parola, con mia grande disdetta.
E a quel punto ho pensato di partire ricordando qualche frase e registrando
tutti i termini in essa contenuti.
L’esperimento è riuscito quasi subito e, come avviene quando si mangiano le
ciliegie, che una tira l’altra, il mio compito prese ad andare con mia
soddisfazione.
Scritto il vocabolo (ed ho trovato qualche difficoltà nell’indicarne
graficamente la pronunzia) ho messo in evidenza l’etimologia perché il dialetto
brontese usa parole e termini derivanti dal greco, dal latino, dall’arabo, dallo
spagnolo, dal francese e dall’inglese, per cui compaiono molti punti
interrogativi ai quali spero voglia rispondere qualche volenteroso studente di
lingue, anche di quella araba.
A proposito della grafia delle parole e frasi in dialetto brontese devo
premettere in primo luogo che il dialetto, come dice il termine greco dialektos,
è una parlata che, quando viene scritta cessa in qualche modo di essere
dialetto, che io definirei forma dialettale, e crea problemi nella grafia.
Detto questo, io, che intendo riprodurre al meglio il parlato volto in iscritto,
ho deciso di proporre una mia soluzione per la “s” e per il gruppo “str”, che
hanno un suono speciale: per rendere la “s“ brontese scriverò “sz”,
come nelle parole: biszazza, cafiszu, caruszi, coszaruci, caszamè,
e simili; per il gruppo “str” io userò le stesse consonanti “str“,
ma con la “t” in corsivo, per indicare che quasi non si sente, come in
“mastru” di “maestro” (operaio), mentre il maestro di scuola è “maestru”.
Spero, così, di non creare incertezze e malintesi e di non suscitare critiche
inutili.
Ringrazio gli amici Cirillo, Camuto e, in modo particolare, Franco Cimbali, che
hanno collaborato a questo mio lavoro.
Nicola Lupo
Bari, 9 marzo 2006
Nota
statistica
Avrò riportato circa 750 vocaboli e, supponendo che siano il 50% di
quelli effettivamente usati dai nostri vecchi, in maggioranza analfabeti, si può
ipotizzare che i Brontesi della prima metà del secolo scorso disponessero di un
lessico di circa 1500 parole.
Accingendomi a integrare il nostro vocabolario con un robusto numero di voci,
complete di etimologia, ritengo utile aggiungere che un dialetto è l’adattamento
di una lingua alle esigenze fonetiche di una popolazione. La quale procede per
semplificazione che può consistere nella eliminazione di una vocale o sillaba
iniziale, mediana o finale, cosa che i grammatici hanno chiamato rispettivamente
aferesi, sincope e apocope, nel cambiamento di una consonante con un’altra o
anche attribuendo ad un termine un significato alquanto diverso da quello che ha
nella lingua originale, come si potrà constatare scorrendo il vocabolario
stesso.
(Maggio 2008)
Nota
Alle elementari i vocaboli dialettali ci
venivano spiegati e tradotti in italiano dal maestro, ma io avrei
voluto un vocabolario “Brontese-Italiano”, ma non ho avuto mai
il coraggio di chiedere a mio padre, che era maestro, di farmelo lui,
perché insegnava fuori ed era sempre indaffarato per provvedere alla
famiglia che era già numerosa: infatti quando io cominciai ad andare a
scuola eravamo già quattro figli, e tutti maschi… e di buon appetito,
(non per niente ci chiamiamo “lupo”!)
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Osservazioni
- La “a” diventa “u”: es. erano = erunu.
- La “b” diventa “g”: es. “cambiare” diventa “cangiari”.
- La “b” si raddoppia: es. “nobilitati” diventa “nubbirìsci”.
- La doppia “bb” diventa “v” e la “r” passa dopo la “f” nella parola
febbre = frevi.
- La “c” diventa “qu”: es. “calze” diventa “quazetti”.
- La doppia “cc” o “ss” diventano doppia “zz”: es. “bisaccia” diventa
“biscazza” e “casseruola” diventa “cazzarora”.
- La sillaba “cia” diventa “sa”: es. “camicia” diventa “cammisa”.
- “di” diventa “‘i”
- la “d” diventa “r”: es. “Madonna” diventa “Maronna”.
- La “d” diventa “l” in “mastro d’ascia” che diventa “mastrulascia”.
- “d” diventa “t” in “ospedale = spitari”
- La “e” diventa “i ”: es. fasce = fasci, nevica = nìvica.
- La “f” di fiummi (fiume), seguita dal dittongo “iu”, diventa muta e quindi va sostituita dalla “h” e perciò deve scriversi hiummi.
- “g“ diventa “j”: es. “gettare” diventa “jìttari”.
- La “g” diventa “rr”: es. sega = serra.
- “g” diventa “c” in “sugo = sucu”.
- La doppia “gg” diventa “j”: es. “fuggire = fujìri”.
- Il gruppo “gl” diventa “ggh”: es. “figlia = figghia”.
- La “i” diventa “u” es. “grandine” diventa “granduri”.
- Il dittongo “ie” diventa “e”: es. “niente = nenti”.
- “il“ diventa “u”: es. “il tarì = u tarì”.
- “io“ qualche volta diventa “i’
- “io” diventa “ru”: es. “rasoio = rasoru”.
- La “l” spesso diventa “r”: es. “baccalà” diventa “baccarà”.
- La “l“ davanti ad altra consonante raddoppia questa : es. “Malta” =
“Matta”; “palmento = pammentu”.
- La “l” davanti alla “t” cade: es. saltare = satàri.
- Il gruppo “ltr” perde la “l”: es. altra = atra.
- La doppia “mm” diventa “m”: es. “camminare” diventa “caminari”.
- La “o” diventa “a”: es. fico = fica.
- La “o” diventa “u”: es. “botte” diventa “butti”.
- La “o” scompare in “ospedale = spitari”.
- La “p” diventa “b”: es. “palle” diventa “balli”.
- La “p” diventa “c”: es. “piange” diventa “ciangi”, o “ch”; es.
“piove” diventa “chiovi”.
- La “r” scompare davanti ad altra consonante che raddoppia: es.
“barba” diventa “babba”.
- “ rd “ diventa “dd”: es. “lardo” diventa “laddu”.
- Il gruppo “rs” diventa “zz”: es.
“borsa” diventa “buzza”.
- La “s” diventa “sz”: es. “casa” diventa “casza”.
- La doppia “ss” diventa “sc”: es. “prossimo” diventa “pròscimu”.
- Il gruppo “str” diventa “s t r”: es. “maestro” diventa “maestru”
e “mastro” diventa “mastru”.
- La “t” diventa “r”: es. “grata”
diventa “grara”.
- La doppia “tt” diventa “t”: es:
“mattina” diventa “matina”.
- La “u” iniziale cade: es. “una”
diventa “ ‘na”
- La “u” diventa “o”: es. uccellare =
ocilliari. In questo caso la doppia “cc” diventa semplice “c”, mentre
il fenomeno prevalente era quello di raddoppiare certe consonanti.
- Il dittongo “uo” si contrare in “o”: es. fuoco = focu; uomo = ommu.
- La “v” diventa “g” es. “vallone” diventa “galluni”.
- Alcuni vocaboli sono invariabili: es. “u bo’”, “i bo’”.
- Alcuni nomi sono invariabili sia al plurale che al femminile: es. “u
cani”, ‘a cani”, “i cani”: Quasi tutti i sostantivi hanno il plurale
in “i” sia al maschile che al femminile.
- Anche l’articolo “i” è invariabile e
vale sia per il maschile che per il femminile: es.: i limuni, i
scappi.
- Sono frequenti le doppie consonanti anche all’inizio di parola: es.
“ccattari”, “Rroma”.
- Plurali in “a” come i neutri latini: es. pìritu, “pìrita”; come dal
latino “peditum, pedita”. |
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QUESTO VOCABOLARIO E- APERTO
A TUTTI
chiunque, a
conoscenza di altre antiche parole o detti brontesi, può
comunicarli
“Bronte Insieme” provvederà a inserirli.
Potrai intervenire inserendo nuovi etimi o altri vocaboli e
soprattutto
frasi interessanti. Anche i «?» sono stati volutamente lasciati in
attesa di una tua integrazione. |
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Ringraziamo per le segnalazioni inviateci:
(A. C.) -
Angelica Catania, (ha ragione nel dire che ...in realtà è un
pò difficile rendere alcuni concetti in italiano) indicata dopo le parole
e gli aforismi segnalati con
la sigla (A. C.).
(A. Car.) - Antonio Caruso.
(A. Cam.) - Alfio Camuto, di Novara.
(A. F.) -
Antonino Faia, per la frase "scecca figghiàta"
ed altri innumerevoli vocaboli e suggerimenti:
«Certo che diventa sempre più difficile trovare
delle parole che non siano già state inserite nel vocabolario,
ma ci provo, e ne ho anche delle belle».
(A. M.) -
Alfredo Meli, che ringraziamo per il suo
plauso al nostro «...encomiabile lavoro atto a condividere e
rafforzare i legami che caratterizzano la nostra cultura»
(A. P.) - Antonio Petronaci
per alcune parole che
"non ha trovato nel già ricchissimo
vocabolario"
(A. R.) -
Antonino R. (da Valfenera, AT) per il termine che indica
anche una vedova: Cattiva
(F. C.) - Franco C. per i molti
aforismi brontesi che ci ha
segnalato.
(F. Z.) -
Flavia Z. per il termine d'origine albanese Cuppìnu
(G. D. B.) -
Giuseppe Di Bella, per la frase "Mi miragghjàvu attàgghju 'o
matapènnu" ed altre parole e simpatici aforismi.
(L. C.) - Letizia Catania (da Gravina): "Mi sovviene un termine che sentivo quando ero piccola...,
grazie per
il lavoro che avete fatvocabolario_06.htm#vebbuto"
(L. P.) - Luigi Parrinello (da Pisa) per i due termini Novè e Piritùppiti
ed altri vocaboli.
(L. Z.) -
Loredana Z. per le parole Birìci e Stizza.
(M. A.) - Maria Amato per il vocabolo "cilliari".
(M. R.) -
Mario Rappazzo, per le etimologie sulle parole già presenti nel vocabolario e contrassegnate dal (?) ed
i numerosi vocaboli da lui segnalati: «Mi sono adoperato con ogni mezzo a mia disposizione
(vocabolari greco, latino, spagnolo, francese, ecc.) per
trovare un possibile significato da attribuire a quelle
parole, assai antiche ma ancora oggi correnti, delle quali nel
vocabolario non risulta etimologia né radice semantica.
Di qualche termine ho trovato radici certe; di altri mi sono
accontentato di ricostruzioni ed interpretazioni. In ogni
modo, non essendovi certezza…..»
(N. C.) - Nunzio Cavallaro
(N. L.) -
Nunzio Longhitano per l'antica filastrocca per proteggersi
da tuoni e fulmini "u vebbu".
(N. S.) -
Nunzio Samperi, indicato dopo le parole segnalate
con la sigla (N. S.)
(N. Sc.) - Nunzio Sciacca che ci scrive da Schaffhausen
(Svizzera).
(P. L.) - Pippo Longhitano, di S. M. di Licodia
(O. C.) -
Oriana C., indicata dopo le parole segnalate con la
sigla (O. C.)
(S. P.) - Salvatore Passè
(V. S.) - Vincenzo Serravalle, da Biancavilla che
ringraziamo per le continue, numerose segnalazioni. |
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