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Archeologia Lessicale

Antico Vocabolario popolare brontese

da un'idea di Nicola Lupo, a cura di Nino Liuzzo

A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V Z

G



Gabbellòtu
= chi paga la gabella, affittuario di un terreno. (v. Tirraggiu)

Gàggia (dal fr. “cage”) = gabbia per polli od uccelli, guancia (‘a gaggia ri gallini, oggi mi rori ‘a gaggia) | I gaggi sono anche le branchie dei pesci | Gaggiàta = schiaffo sulle guance | Aviri 'a gaggia (o 'a fammacia) apetta (avere i pantaloni sbottonati).

Galliàri (dallo spagnolo gallear) = spadroneggiare, come un gallo nel suo pollaio.

Gallìna = gallina | Caccariàri = il verso, lo schiamazzare delle galline | Frase: ‘a gallina chi camina potta ‘a bozza china. Mette in evidenza l’attività dell’uomo che porta sempre dei benefici.

Gallinazza = escremento di gallina.

Gallu = gallo. Frase: U gallu futti e s’u scodda. In questo modo di dire, che è una constatazione, c’è la stigmatiz­zazione del comportamento umano basato sulla mancanza di responsabilità e sulla indifferenza. Ogni riferimento a uomini politici è puramente casuale.

Gallùni: (corrotto dall’italiano “vallone”) = ruscello, solco, più o meno grande, scavato dall’acqua piovana ('U galluni 'i Santa Nicora o chillu ri Sarìci). Ma si usava anche per indicare una pozza di liquido versatosi per caso: “facisti un galluni!”

Gambaragèntu = gamba di argento. Ingiuriadi una famiglia che abitava vicino alla Matrice. (nl)

Gambàri = gambali (che si usavano al disopra delle scarpe per proteggere le gambe.)

Ganga (dal greco agcw) = molare o dente | Gangàta = botta sui denti.

Ganghiri = mento.

Garatiszi = detto di abitanti di Galati, paese del messinese. Soprannome o “ingiuria” attribuito ad una famiglia Anastasi. (A. C.)

Garìgghiu = Mandorla (o pistacchio) smallata e sgusciata (M. R.) | Il pistacchio ancora in guscio è denominato Tignosella o Babbalucella.

Gariotu = biricchino, detto affettuosamente a un bambino. Da galeotto, delinquente condannato a remare nelle galere. (L. M.)


Aforismi e modi di dire


 

Vocabolario brontese

Vers. 3.1 in
169 pagg., 5327 KB




'U garìgghiu e, sutta, 'a babbalucella


 

Garòzza (?) = la più piccola unità di misura per grano e altri cereali | Multipli della garozza sono 'u mundellu, 'u dumundellu, 'u tùmminu e 'a samma (v. samma).

Gastimàri = maledire, mandare maledizioni, augurare il male | No mmi gastimari = non mandarmi maledizioni, anche se un aforismo recita che "O cavallu gastimatu ci lluci ’u piru".

Gastìmma = imprecazione, malaugurio. (M. R.)

Garruszu = nel dialetto siciliano impotente (jarusu), ma a Bronte significava ragazzaccio, almeno in questo senso la usava mia nonna: Stu garruszu! (L. M.)

Gattigghiàri o gattigghiàrisi (dal fr. chatouiller, solletico, o da ègratigner, graffio, M. R.) = solleticare o subire il solletico, eccitarsi | Dai non ti gattigghjari propria! | Ji non mi gattìghhiu (io non soffro il solletico).

Gattìgghiu = solletico.

Gattunèlli = gattini. Fare i “gattunelli” significava avere la bronchite, perché si sentiva lo stesso ronfare dei gattini.

Gazzana = incavo praticato in un muro spesso ad una certa altezza, come una finestra chiusa nella parte esterna, in modo da formare un ripostiglio o armadietto a muro. Per estensione: vistosa crepa in un muro. (L. M.) | Forse proviene dall'arabo hazàna, specie di armadio.

Gazzuni (dal francese Garcon) = giovane che aiuta il padrone in lavori semplici o servizi. A volte può anche capitare che, anche senza accorgersene, ci si trasformi “ri patruni a gazzuni” ma tenendo sempre presente però che cu strigghia 'u so cavallu, non si chiamma gazzùni.

Ggèbbia (dall’arabo gièbja o giabiya, gorgo) = grande vasca d’acqua piovana, invaso artificiale idrico usato per irrigare i campi o gli orti | Ce n’era una nell’attuale via Milano, quasi di fronte alla via Cavour. (nl)

Gènia (diminutivo di Eugenia, dal greco “ben nato”) = “Ingiuria” di una famiglia Sanfilippo alla quale apparteneva mia nonna materna.

Ggenti = gruppo di persone | Oh! A viristi quanta ggenti cc'è oggi 'nda chiazza?


'A ggebbia

Gghjicàri (dal fr. chegar) = giungere, arrivare | Quandu gghjìchi spia undè (quando arrivi domanda dov’è).

Gghjòmbaru (o Gghjòmburu ed anche Gòmbiru) = palla di filo raccolto ordinatamente. Gomitolo (M. R.) | Per trasformare la matassa di cotone o di lana ('a mattura) in gomitolo ('u gghjòmbaru) solitamente si utilizzava un bambino che distendeva la matassa tra le braccia allargate, mentre la mamma o la sorella maggiore avvolgeva il filo in gomitolo (L. M.)

Giammillùzzi (?) = tipo di dolce un poco più raffinato del biscotto: più dolce ed aromatiza­to. Giammillùzzi potrebbe derivare da “ciambelle”, ma il mio ricordo personale lo esclude per­ché quelle che faceva mia madre erano rettangolari.

E a questo proposito ricordo che mia madre aveva sempre un problema di forno (perché allora non c’era il termometro incorporato) e perciò si affidava ai Santi e, quando infornava il pane, per esempio, diceva, chiudendo la bocca del forno con l’apposito coperchio, “Santa Rosa e Santa Maggarita, russu ri crusta e chinu ri mollìca!” E qualche volta le Sante l’aiutavano. (nl)

Santa Rosa e Santa Maggarita,
russu ri crusta e chinu ri mollìca!

Ggigghiàri = germogliare ed anche (specie d'inverno) intirizzire, gigghiari ri friddu (morire dal freddo).

Gianniari = impallidire, turbarsi.

Giànnu (dal latino galbinus) = giallo.

Giarina = terreno alluvionale vicino a un fiume.

Giarra = giara, contenitore di terracotta per conservare l’olio.

Ggibbari = nutrire, con particolare attenzione e con bocconi particolari. "Gibbari 'i gallini, 'u figghju, ..."

Gìgghju (dallo spagnolo hijo) = germoglio ed anche giglio | 'Ngigghjàri (o ggigghjàri) = germogliare.

Giminìa = camino.

Giniszi (dallo spagn. ceniza, cenere) = carbonella da scaldino.

Giniùszu = allegro, cortese ed affabile.

Gioveddì= giovedì. Ricordiamo 'u gioveddì santu (i sepolcri) e, a Bronte, gioveddì laddaroru (quello antecedente il martedì di carnevale, giovedì grasso) e gioveddì maccarrunaru (quello ancora prima, dedicato ai maccheroni). E con un pò di commiserazione verso chi non può si dice che 'u gioveddì grassu cu non avi rinari si rrùszica l'ossu.

Girèccu = termine spagnolo “chalèco”= corpetto, panciotto (M. R.) | Ma potrebbe derivare anche dal fr. gilet? (n. l.)

Ggiri = bieta selvatica o segale (dall’arabo “sikla”, bietola). I ggiri savvaggi sono molto ricercati per uso alimentare; di essi si raccolgono le cime dei nuovi getti e le foglie tenere che vengono consumate in vari modi ma, preferibilmente, sbollentate e poi soffritte in padella (stuffati), aggiungendo aglio, pomodoro ed olio. Le parti tenere della pianta sono utilizzate per fare ripieni per focacce (scacciate) o quali ingredienti per le minestre di fave e di legumi in genere.

Giriari = girare | Girìa, gira; giràrisi tutt’i cunnicelli (lett. andare a vedere tutte le edicole votive, andare a zonzo in tutti i luoghi | Gira, vota e furria ‘ntappa sempri ‘ndi mia (guardata la cosa sotto tutti i punti di vista, torna sempre attorno a me).

Gìrimu = cinema.
Giszèri (dal fr. gésier) = stomaco delle galline (A. F.) | Ventriglio.

Giuccari = far rientrare le galline nel pollaio | Giuccàrisi = andare a letto, accoccolarsi | Ggiuccàrisi commu i gallini (coricarsi, andare a letto presto come le galline).

Giufà (dallo spagnolo chufar o jugar = scherzare) = Nome di racconti popolari, sciocco e burlesco.

Giuggialè (?) = poco vestito. (A. F.)

Giuggiulèna (dall’arabo giolgiolan) = sesamo. Da noi ricercato a Catania il pane “ca giuggiulena” (nl).

Giugnèttu (dal fr. juillet) = luglio. ("Giugnettu cuttu e maririttu", così lo definivano i contadini; a giugno invece "a faci 'n pugnu" mentre agosto è "cap'invennu").

Giuìttu = Gioitto, località brontese dove Mario Lupo nel 1929 scoprì per primo la presenza d’idrocarburi. «Col nome "giuittu", scriveva, gli Arabi denominarono il bitume nero».

Ggiùmbu (dall’arabo giummah) = fiocco, pennacchio o Fez, ornamento composto da fili o nastri pendenti (deriva dall’italiano “ciuffo”) | “Chilli cu ggiumbu”, così erano chiamati, con ironia, i fascisti, nella cui divisa era compreso un cappello a Fez o con il fiocco nero (nl) | Il termine indica anche l’infiorescenza interna dei broccoli (“bròccuri giummati o ggiumbati”, è corrotto da “gemmati”) oppure un grappolo di pistacchi (un ggiumbu 'i frastuchi).

Giustènna = cisterna, ma anche il nome di una località, sulla strada per Maletto.

Gliògliuru (?) = grullo, lento a capire, babbeo.

Gnegnu (da genio o ingegno?) = ingegno, intelligenza, spirito di intraprendenza.

'Gnellu = agnello, il figlio della pecora macellato molto prima del compimento del primo anno di vita (v. pècura) | Il figlio di capra è invece 'u crapettu o 'u ciaurellu.

Gnognu (dal latino nounus) = ignorante, rimbambito.

Gnuri = cocchiere.

Gnutticari = Piegare, ripiegare più volte la biancheria, ma anche riuscire a convincere qualcuno a fare ciò che non dovrebbe (LC).

Ggnucchitatura (?) = definizione di articolazione scapolo-omerale. Articolazione della spalla. (N. C.)

Gòmbiru (o Gòmbaru, Gòmburu) = gomitolo (S.T.) | v. Gghjòmbaru.

Gòriri (da gaudere) = godere | Si dice a gòriri a gòriri (contratto di anticresi) per dire a sbafo, a scrocco, in regalo, insomma a gratis.

Gràlluri = abiti consunti e sporchi, stracci | Mma! Ccàmpati sti quattru gràlluri e vatìndi!

Granatu = melograno, granato | Si dice di qualcuno che è commu ‘u granatu, bellu ri fora e intra guastatu, buono solo in apparenza falso nella sostanza.

Granciari = graffiare.

Grànduri = grandine | Granduriari, grandinare; granduriata, grandinata | Oh! Ma guadda commu grandurìa! Si ffà ccussì ‘nde lochi sunu guai e tacchi r’ogghju.

Graniari (da granu, moneta) = ricevere denaro, spendere e si dice che cu grania non pinia (ed anche cu mania).

Grapìri (o gràpiri) = aprire | Grapìri butica (iniziare un'attività)  | Attentu! Gràpiri l'occhi chi cci sù 'i màchini! | ‘A potta si grapri ri intra, dicevano le malelingue per bollare la donna che aveva ceduto a qualche lusinga.

Grapùtu = aperto.

Grara (dal lat. Cratis ) = grata, inferriata | Un tempo molto nota e frequentata era a Bronte 'a grara 'e pisci di via Scafiti.

Grarìgghia = graticola.

Grasciu (dal latino crassus) = sporcizia, lordura (LC). "Oh! Ma ch'è stu grasciu? Ma non purizziati mai?"

Grasciura = tipo di concime naturale derivato dallo sterco di animali o stallatico (M. R.) | Serviva per concimare le piante, denominata anche "fumeri" (vedi).

Grasciuraru = colui il quale puliva le stalle (o anche ‘u fummiraru) (N. S.). Indicava anche il luogo ('u iazzu) dove si depositava il concime (‘a grasciura) che poi veniva prelevato dai contadini per portarlo nei loro campi. (nl)

Grassina (?) = tapparella (al pl. grassini). Non aveva la guida e si avvolgeva per mezzo di cordicelle che scorrevano attorno alla stessa.

Grasta (dal greco gastra, panciuto) = vaso in terracotta per fiori o per erbette aromatiche (basiricò o putrussinu).

Grattari = grattare, grattugiare | Grattàrisi 'a panza (grattarsi la pancia, oziare, non far niente).

Grattaròra = grattugia. “‘A menu cosza è ‘a grattaròra”. Per dire che non vale la pena di preoccuparsi delle cose minime se mancano quelle più importanti.

Grattigghjari = fare il solletico.

Gravituni = contenitore in vimini. (N. S.)

Grea (o greja) = gruppo di persone, definite con disprezzo qual caterva di animali ('na grèja ri cristiani che non sapivanu undi avun'a jìri).

Bietola (i ggiri)
I ggiri savvaggi



"'a giustènna" (C'ERA UNA VOLTA!!)
'A giustènna



'U granatu


Si rùstunu costi 'nda grarìgghia



'A grassina, ppuggiata 'ndà 'nfirriata ru baccuni


'A grattarora pu tumazzu

Gregna (dal lat. gremia , covoni) = fascio di mazzzetti (jèmmiti) di grano tagliato a mano, quando si mieteva a mano con la falce (S. P.) | Venti Jèmmiti (manipoli) legati fra di loro formavano una gregna (covone), venti gregni formavano un mazzuni, cinquanta mazzuni un migghjaru | v. Bolo nei Fantasmi o La vita di campagna di L. Minio.

Griciullu = termine con cui si indicava affettuosamente un bambino piccolo e irrequieto. Padre Luigi Longhitano, che fu parroco alla Matrice, lo faceva derivare da greculus, termine con cui i Romani indicavano in modo dispregiativo i Greci, considerati da loro degli inetti e rammolliti. (L. M.)

Grilllu (?) = cavalletta.

Grolla (pl. grolli) = crosta molle, cuoio capelluto; involucro esterno (noci, mandorle, pistacchi, ecc.) (M. R.). | “Sgrullari 'i frastùchi”, separare (livàricci ‘a grolla mediante sfregamento meccanico) dal mallo (l’involucro coriaceo che li ricopre) i pistacchi appena raccolti.

Gròlluri = grumi di farina che si formano durante la cottura della polenta (specialmente se non si rimina a pignata).

Grugnu = detto di un individuo musone, scorbutico. (L. M.)

Grulluszu = stempiato, senza capelli, tignuszu.

Gruppa = parte superiore posteriore di una cavalcatura. (M. R.) | ‘N gruppa (sulla groppa).

Gruppu = gruppo, nodo (di una corda o del legno) | Mi 'ngruppà: mi è rimasto sullo stomaco (A. F.). | Gruppuszu, pieno di nodi | Si usava anche per indicare il gozzo. Al femminile “gruppa” nella frase “in gruppa” voleva dire a cavallo senza basto o sella, che si diceva “‘a sbaddossa” (nl).

Gruttuni = riparo coperto basso, a forma di grotta, con apertura ‘do zaccanu, in cui si richiudevano di giorno gli agnellini non ancora svezzati, mentre le madri erano al pascolo. (L. M.)

Guaddarutàru (?) “Ingiuria” di famiglie Meli, alcuni macellai del Corso Umberto. Per l'etimologia vedi Le cosiddette ingiurie.

Guaddari = guardare, sorvegliare | Ddiu mi nnì guadda! | Va guadda i piccirilli.

Guaddianu = guardiano | Guaddania, l'estensione del terreno affidatogli o l'insieme dei guaddiani.| Nella Ducea dei Nelson il compito di sorveglianza dell’immenso feudo e di difesa degli interessi ducali era affidato ai campieri (camperi), che, oltre alle armi ed alle case dislocate nell’immenso feudo, avevano anche una divisa d’ordinanza blu scuro con le mostrine rosse ed i bottoni argentati.

Guaddiùni = striscia di cuoio posta attorno alla base della scarpa (tomaia), a sua protezione (M. R.)

Guàllara o Guàllira (dall’arabo àdara) = ernia | Guallaruszu = sofferente di ernia.

Guannaccia (dal provenz. guarnacha) = ampia e lunga sopravveste talvolta foderata di pelliccia e fornita di cappuccio, in uso dal sec. XIII al XVI. Ravviluppato in una sua guarnacca si stava il cavalier su una poltrona (Belli); non tonaca fa monaca né guannaccia fa signura (LC).

Guantera = vassoio, piatto piano grande per servire dolci | 'Na guantera 'i filletti e ri coszaruci e si diventa... raccomandati di ferro.

Guaragnari = guadagnare, ritrovare | ‘U guaragnu 'nsigna a spèndiri (chi non lavora non conosce il valore dei soldi) e si dice anche che 'u sparagnu è 'u primmu guaragnu.

Guarintìrisi = letteralmente garantirsi, ma usato dai brontesi nel senso di coprirsi bene per affrontare il maltempo. (A. F.)

Guariri = stretto passaggio tra ’u zaccanu e ’a mandra, che le pecore erano obbligate ad attraversare ad una ad una per permettere la mungitura del latte. (L. M.)

Guastella (dal tedesco wastel o dal  fr. gastel) = pagnotta, pane rotondo (LC).

Gùgghia (dal disusato aguglia ) = ago. Non deriva direttamente dal latino acus, us, ma dal fr. aiguille = ago, guglia, ferro per calze e maglie in genere (N. R.) | Te cciccatu commu na gùgghia persa.

Gugghiàta = nella frase: “’na gugghiàta ‘i firu” per indicare la lunghezza del filo necessario per un determinato lavoro, come attaccare un bottone.

Gugghiora = ago lungo e grosso da bastaio (baddunaru).

Guggibbiàri (?) = godersela, andare in brodo di giuggiole. (A. L.)

Gùggu = gorgo. Si dice anche nei confronti di chi è bagnato fradicio. “Sì un gùggu, sta accura chi ti veni un pungimentu(M.G.P.).

Guìszina = Leggendario serpente alato e velenoso, dai colori sfavillanti. (M. R.)

Gùmbitu = gomito, forma angolare.

Gumma = resina di piante (‘a gumma ‘i frastuchi) | ‘A gumma miricana | Al pl. ‘i gummi sono le gomme dell’auto.

Gùnna (da urna) = pozza d'acqua, pozzanghera. Al pl. diventa maschile: ‘i gunni.

Guraddìj = derivazione da gola: golosità. (M. R.)

Guttèra (dal latino Gutta, fr. gouttière) = goccia, piccola fessura sul tetto dalla quale in caso di pioggia entra acqua.

Guttiàri (dal latino Guttare) = gocciolare.

Gùtturu (dal latino “guttur”) = gozzo. Ne erano affette molte persone, specialmente donne, per l’uso di acqua poco potabile | Si dice anche gùttaru (M. R.)

Gutturùszu = gozzuto.

  

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