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A

‘A: articolo determinativo femm, sing, = la.
A’ = alla
Abèntu (dal lat. adventus ) = abento, quiete, riposo. Nella frase: “Non havi abbentu” = non ha riposo, cioè è
ansioso o irrequieto.
Àccia (dal lat. “apium” = “appio”) = sedano.
Acquaròru = chi porta o vende acqua.
(M. R.)
Acussì = così.
Addarìlla (?) = tipo cresciuto da solo (A. Car.).
Addaùra = dal latino “ad horam” = entro un’ora, presto (es. prima del tramonto) (M. R.)
Adrìtta = in piedi.
A’ grara ‘e pisci = pescheria. Era chiamata così
l’unica
pescheria di Bronte che si trovava in via Scafiti e dove si
servivano i clienti, che stavano all’esterno, attraverso la grata
della finestra.
Aghitànu = Gaetano. Una curiosa storietta del mio tempo:
Gaetano Di Bella, ragazzino della prima elementare, richiesto dal
maestro di fare l’esempio di un nome che cominciasse con la “a”,
rispose pronto e sicuro: “Aghitanu, signor maestro!”
Amàri = amare o pl. di amaro. La frase “ama a Diu e futti
o proscimu” bolla chi ipocritamente è devoto, ma in pratica è un
profittatore.
Ammuàrru (dal francese armoire) = armadio con specchio per
abiti. (LC)
A mmucciùni (?) = di nascosto.
Angilla = anguilla. L'ho scritta in questo modo
strano perchè davanti a questo termine andrebbe l'articolo 'a, quindi, per
evitare le due "a" se ne elimina una.
Angiòvi: (dal fr. “anchois” o dall’ingl. anchovy o
dallo spagnolo anjova) =
acciughe.
Annatrànnu = il prossimo anno (V. S.).
A 'ntrasàtta (?) = all'improvviso.
Ástricu (dal latino astrum) = terrazzo.
Antùra (latino “ante horam”= prima di un’ora) = poco fa.
(M. R.)
Anturìtta = Pochissimo tempo fa (nl)
Apèttu, pl. apetti = aperto.
A quandu a quandu = Per una volta che…
Aràngi = arance.
Arrassàri (dall’arabo ‘arasa) = allontanare.
Arrèri (dal francese arriere) = avv. di nuovo o addietro.
A tinchitè = a iosa, a volontà (A. F.)
Attagghiu = vicino, accanto. (G. Di Bella)
Attangirùszu (dal latino tango) = che si ammala
facilmente, ma anche permaloso ("ma commu divintàsti attangirùszu!").
Atu = alto.
Avàja (dallo spagnolo vaya) = esclamazione
usata in vari sensi: per es. orsù.
Avi = ha.
Avògghia = a volontà, in quantità superiore al bisogno. (M. R.)
Azòru = azolo (dim. di azzurro). Colorante blu che si metteva
nell’acqua di risciacquo della biancheria.
B

Babba = barba, bonacciona
Babbalùci (da “bava” più “luce”, la bava che luccica) =
lumaca. Durante il fascismo circolava questa frase: “Viva il duce
che ci conduce commu tanti babbalùci!”.
Babbasùni = stupido. (O. C.)
Babbèri = barbiere
Babbu, babbiùni (dal gr. babion )
= babbeo; scaldino (nell’indovinello).
Babbu ri mìnchia = stupido. (A. F.)
Baccàgghiu (da Becchime?) = dar pasto.
Baccarà = baccalà. |

«'A
grara ‘e pisci», e ccussì è ancora chiamata 'a ruga ri via Scafiti
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Baccaràcciu (o Baccalacciu) = “Ingiuria” di un sacrestano di cui
non ho mai conosciuto il cognome.
Bacchittuniari: fare finta di lavorare, ma in
realtà non fare nulla. (A. F.)
Bacirèlla = Barattolo di latta (lattina) o cosa scassata, vecchia. (V. S.)
Baddàsciu (dall’arabo ?) = ragazzo.
Baddunàru = bastaio. Era l’“ingiuria” con cui veniva
indicato il sig. Reitano che aveva il laboratorio nel sottano del
palazzo Saitta.
Baddùni (da barda) = basto.
Bafè (dal gr. bafe ) = tinto.
Filastrocca: “Bafè biscottu e minè”.
Baganàzzu (da bàganu cioè un grosso
recipiente, anche in pietra, in cui si facevano mangiare gli animali) = colui
che parla sempre per vantare le sue cose o a voce alta. (A. F.) (Io non
lo ricordo usato in questo senso, n. l.)
Bàganu = vaso a tronco conico (dal latino “bacar”),
utilizzato per alimenti o altri usi.
Bagghiòru = dal mento sporgente. Per est.: adulto che ancora
gode del baliaggio (lattante). (M. R.)
Bàgghiu (dal franc. Baile o dallo spagnolo Patio) = cortile interno all’abitazione o (raramente) recinto per animali da cortile.
Baggiànu (dal franc. bejanne ) = vanitoso.
Bàju (dal lat. bajulus) = garzone. Da noi mi pare indichi
il particolare colore di un cavallo.
Ballatùri: piccola piazzola sull'uscio di casa.
(A. F.)
Balli = palle (nel senso di testicoli.) Nella frase a doppio
senso balli sta per scattiori.
Ballunàru (da pallone?) = colui che racconta
frottole o “balle”. (A. F.)
Bambuscìtti = un tipo di erba selvatica con la quale si possono preparare
buone frittate (A. F.). «Nelle zone desertiche
dell'Arabia Saudita, ho trovato una pianta che prima di fiorire aveva un
“turione” simile ad un cazzo con dei
rigonfiamenti alla base che chiamavano “Zubb al …” ovvero Cazzo d'Asino. I
“Zubbi marittara” corrispondono alla specie botanica Asfodeline Lutea, e della quale anche i brontesi ne mangiavano i teneri germogli con il
nome di “Bambuscitti”». (Prof. Nunzio Longhitano)
Banchìtta = banchetto. Precisamente quello
particolare dei calzolai: basso e attrezzato per contenere gli
attrezzi e i materiali necessari al loro lavoro.
Bancùni = bancone. In particolare quello dei
mastrulascia aut falegnami, adeguatamente attrezzati con morsa,
vano attrezzi ed altro.
Banda (dal gr. banda ) = Compagnia
di fanteria, complesso musicale e anche luogo, posto, come nella
frase: “Undi va’? A nulla banda” = “Dove vai? In nessun luogo
in particolare”, (cioè a zonzo).
Bandiàri = bandire nel senso di reclamizzare a voce; ma anche
“cantarle”, in un diverbio, ad un avversario.
Bandiatùri = banditore; chi a voce portava a
conoscenza del pubblico una merce o una disposizione delle autorità
comunali. Negli anni ‘20/’30 “u bandiaturi” ufficiale a
Bronte era un Malettese, “u su Savvaturi”, mutilato di un
occhio della grande guerra, che ogni mattina veniva da Maletto a
Bronte (6 km. a piedi, spesso scalzi,) per reclamizzare a voce,
preceduta da rullo di tamburo o squillo di trombetta, merci o
avvisi. Si raccontava che una volta doveva dire: “Sintìti,
sintìti: ordini superiuri, cu avi pocci si li chiura!” Ma dopo
aver ripetuto per tutto il paese una frase difficile per lui, disse:
“sintìti, sintìti, ordini ri pocci, cu avi superiori si li chiura!”
Ma forse era una stoccata indiretta agli amministratori.
Bàracu (dal gr. baracos ) =
violacciocca, fiore profumatissimo utilizzato in occasione dei
“Sepolcri” (Settimana Santa).
Baràti = basole.
Barràcca = baracca. Questo nome mi ricorda una tipica
trattoria familiare che era sorta negli anni ’50 alla fine della
salita per Maletto, di fronte alla contrada Difesa, e da dove si può
godere la più bella vista dell’ Etna e della vallata di Bronte. Ora
quella trattoria è scomparsa e nessuno ha utilizzato quel luogo
magnifico, segno di scarsa sensibilità paesaggistica e poco fiuto
turistico!
Bàsami Còsimu= baciami Cosimo. In questa frase funge anche da nome proprio: “‘na
vota Còsimu e Bàsami erunu ‘n campagna e Còsimu cugghiva i fica e
Bàsimi i balli”. Raccontata da un ragazzino in presenza di un
Reverendo che, insieme alle signore astanti, si fece le più matte
risate.
Bàscia (?) = bassa. Indica pure una danza antica.
Bascùlla (dal francese bascule) =
bàscula o bascùlla (come nel nostro dialetto), bilancia con grande piano
di carico. (N. S.)
Basiricò (dal gr. basilicos = erba
regia) = basìlico. In Sicilia c’è una qualità di basilico a foglia
piccola, tenera e più profumata; e nelle case con balconi o sui
davanzali c’era sempre un vaso di geranio e uno di basilico
rigoglioso. Quando due popolane avevano avuto un’accesa discussione,
una delle due per chiudere la lite, esclamava con chiara allusione:
“Ca! ora m’u pinnu u basiricò!”; e se era più volgare,
diceva: “Ca! ora m’ u pinnu!” facendo un gesto molto
significativo e inequivocabile.
Bastaddùni = cavolfiore, così detto perché ottenuto per
ibridazione, imbastardito.
Bastàszi (dal gr. bastazo =
portare ) = facchino.
Bastùni = bastone. Ma era anche l’ingiuria di un
grosso agricoltore dal cognome Longhitano (se non ricordo male) che
aveva un bel palazzo nella Piazza dell’Annunziata, e che aveva un
solo figlio maschio professore che era andato ad insegnare Italiano
all’estero e aveva scelto la Spagna, ma non ricordo in quale città.
Basùni (dal lat. basium) = bacio. (Invariabile).
Frase: “basùni a pizzirunnàchiti"; era un bacio sulle
labbra scambiato prendendo entrambi le guance dell’altro con il
pollice e l’indice a mo’ di pizzicotto. Avveniva generalmente fra
genitori o parenti e un piccolo di casa. Il bacio, almeno fra
familiari, era in bocca; in casa nostra durò fino al 1936, anno in
cui mio fratello Nino, che era il primogenito, tornando da Venezia,
dove si era iscritto alla facoltà di Economia e Commercio, ci disse
che al Nord non si usava baciarsi in bocca (usanza certamente
orientale!) e, quindi, da allora ci baciammo sulle guance.
Batìa (dal gr. bateia) = abazìa. “U
chianu ‘a batìa” ancora oggi identifica
Piazza Spedalieri, dove
un tempo, adiacente alla Chiesa di S. Silvestro, esisteva un
monastero. Chianittu
ra Batìa quant'eri bellu!
Batìssa = badessa.
Battemmàtri (dal latino stabat mater) = era il canto
(i lamenti) che gli anziani intonavano durante la processione del Venerdì Santo. (A. F.).
Fra gli altri lo cantava Pecciavanèlla un contadino della mia ruga;
ne parlo in qualche mio scritto. (n. l.)
Battiari (dal gr. baptismos
) = battesimo e battezzare. Frase:
“A quandu a quandu fici u battiari mancu ‘a gallina potti dubbari!”. |
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Bazariòtu [Dall’arabo “bazar” = mercato. Quindi:
rivenditore, mercante. (M. R.)] = birichino, monello.
Bellameggiòia = bella mia gioia! Era l’“ingiuria” della
famiglia Marcantonio di cui parlo sia nei miei “Fantasmi” sia nel
ricordo di Padre Marcantonio.
Bellicapìlli = bei capelli. “Ingiuria” di un reduce
dall’America di via Marconi, che aveva una fisarmonica che suonava
ogni sera al ritorno dalla campagna.
Bèllura = animale, della famiglia dei mustelidi, simile
all’ermellino. Donnola. (M. R.)
Benerìciti: (dal lat. Benedicite= benedite, forma di
saluto.
Bbètturi = bisaccia.
Bindòzzu (?) = “Ingiuria” o soprannome di una famiglia
Meli, (discendenti da un barone. Vedi B. Radice) nostri amici. Una
volta a Bronte le persone erano conosciute o distinte più dalle “ingiurie”
o soprannomi che dai cognomi.
Biriàtu = (Biliatu): da bile; arrabbiato, stizzito
(M. R.).
Birìci = valigie (L. Z.)
Biscotti: Dolce povero di zucchero, a forma di "S", grosso e
adatto per zuppa. Era riservato a ospiti non di riguardo e affamati.
Biszàzza (dal lat. “bisaccium”, doppio sacco). = bisaccia.
Bivèri (da bere) = sorgente nel territorio della Ducea Nelson
donde provenne la prima acqua a Bronte.
Bivi = beve.
Bizzèffi (dall’arabo bezzaf) = assai.
Bo’ (dal gr. bous, boos ) = bue. “Quandu
u bo’ è o macellu tutti currunu cu’ cutellu”. Per voler dire che
si approfitta di chi cade in disgrazia.
Boffa (dal franc. bufe) = schiaffo.
Bonu, bona, pl. boni, = buono. Frase augurale: “Bon
Capurannu e bon fini ri miszi, tutti li vecchi stammu tiszi!”
Bòria = Aria, darsi arie ed anche vento; da
cui deriva il nome brontese di “aquilone” (M. R.).
Bozza = il gozzo della gallina. (vedi l'aforismo “’A gallina chi camina,
tonna ca bbozza china” = “la gallina che va in giro a razzolare
torna con lo stomaco pieno”).
Bragàtu = rauco. (M. R.)
Bramàri (da bamba) = gridare. Ind. pres. 3° sing. bràmma = grida
(bramma ...chi ti passa!).
Bratta (dal latino blatta ) = scarafaggio.
Braszi = Biagio. Conoscevo un “mastru Braszi” che era
il sacrestano della chiesa Madre ed abitava vicino a casa nostra, forse
nell’attuale via Corelli. Di lui si raccontava che era uno sfacciato petomane e
una volta, tornando dalla chiesa a casa sua, si trovò dietro ad un uomo che
emetteva piccoli peti; allora il nostro sacrestano cercò di raggiungerlo e
subito gli disse: “Vossia chi avi tanti soddi minuti mi scangia chistu?”
e gli mollò un forte peto che lasciò quel poveretto di sale.
Brìgghia = gioco popolare con birilli. Altra voce: cinghie di finimento
poste attorno alla testa del cavallo per guidarlo. (M. R.)
Brìgghiu (da bricke) = birillo.
Brignòru (dal franc. brignoles) = susine brune. Brignolo
è anche una contrada di Bronte.
Bròccuri = broccoli. Specialità di Bronte: pasta con
broccuri stufati e con mullica tturrata.
Brògna (dal greco bromias) = buccina.
Bronchìti = bronchite. Era il termine scientifico più conosciuto. Il vecchio
Dott. Zappia alle sue pazienti usava dire in dialetto: “Aviti i gattunelli
‘ndo pettu”.
Bronti (dal gr. bronte =
tuono, ma anche nome di un ciclope ) = Bronte.
Broru = brodo (vedi l'aforismo "Cu non pò mangiari canni bivi broru").
Bruccètta (dal franc. frouchette) = forchetta.
Brugghiu: ciò che cola dal naso nei bambini. (A. F.)
Brusca (dal latino busca) = brusco, pezzettino.
Bruzza = piccolo frammento di foglia, legno, pagliuzza. (M. R.)
Bucalàci (dal greco bucalos) = chiocciola.
Buccàri = da “abboccare”, chinare. Pendere, protendersi, perdere
l’equilibrio.
(M. R.)
Buccèri (dal francese boucher ) = macellaio.
Bucch'e l'amma = letteralmente bocca dell'anima e indica la parte bassa dell'esofago.
(A. P.)
Buccuràgghiu (dal latino buccola) = pappagorgia.
Buddunàru = Conduttore di muli, carovaniere. (M. R.)
Buffàrisi =(da “buffa”, rospo): gonfiarsi come un
rospo, mangiare troppo. (M. R.)
Buffètta (dal francese buffet ) = tavolo.
Buffiàri = Arcaismo per “schiaffeggiare”, rendere la faccia gonfia come un
rospo. (M. R.)
Buggiàcca (dal latino bulgea) = carniera.
Bùggiu (dall’ arabo burg) = massa di biade o di paglia
Bullichèllu = piccolo ombelico. “Ingiuria” di uno dei
fratelli Isola, detti anche “masticabroru”.
Bùmburu (dal greco bombos)
recipiente di argilla, ad anfora, di piccole dimensioni con manici e
con imboccatura adatta a poterci bere, per tenere fresca l’acqua.
[Ha anche il significato di bernoccolo. "Sbattivu e mi fici un bellu bùmburo
'nda testa" (A. F.)]
Bunàca = giaccone. [Sicuramente è una voce calabrese. Indica un giacca
corta con tasca posteriore da usare in campagna e durante la caccia. Una
conferma si ha dal termine greco “bounos” = campagna.
Per cui, “giaccone da usare in campagna”. (M. R.)]
Buffiniàri = ( da “buffone”):deridere, sbeffeggiare, burlare.
(M. R.)
Burilluzzu = (dim. di budello ) era l'appendicite, difatti con la frase “Ci vutà ‘u burilluzzu e murì” si
intendeva la complicazione peritonitica dell'appendicite acuta. (A. F.)
Burràini = borragine.
Butàna (?) = coperta multiuso, tessuta in casa.
Butìca (dal greco apothch = deposito,
magazzino, e successivamente, in greco moderno, farmacia - Altra derivazione
francofona: boutique) = bottega: nel doppio senso di
“laboratorio” e di “negozio” ("a butica 'o vinu").
Buticàru = bottegaio.
Butàna (dall’ arabo betana) = coperta.
Buttàna = puttana.
Butti = botte (di vino).
Buttaniàrisi = scambiarsi offese, ma anche: vanagloriarsi come una prostituta.
(M. R.)
Buttùni = bottoni.
Buzza = borsa.
Buzzunèttu (dallo spagnolo bacinette) = borsellino, ramajolo. |
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U furrìzzu, a quattàra e u bùmburu |
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'U fiuri ra burraina |
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