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Antico vocabolario popolare brontese
ARCHEOLOGIA LESSICALE
di Nicola Lupo

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D


Damuszu (?) = soffitto (A.F.)
Ddèra =legno di radice selvatica, o di albero resinoso, utilizzato per accendere legna o carbone. (M. R.)
Ddommi
= dorme.
Ddòmmiri
o dummìri = dormire.
Ddoppu
= dopo.
Ddubbàri (corrotto da “addobbare”) = saziare. (“i dubbasti i gallini?”).
Ddummùta = dormita.
Ddummiscìrisi (dal latino dormiscere) = pigliar sonno.
Ddunàrisi
(dal catalano adonarse) = accoggersi
Diavulùni = diavolone. “Santu diavulùni!” = Santo diavolone! Bestemmia scritta in italiano da Benedetto Radice nel racconto “Il mio caporale”. A proposito della bestemmia io, diverse volte, ho esposto la mia tesi, secondo la quale, essa rappresenta, in negativo sia in senso morale che comportamentale, un aspetto della nostra religiosità. Infatti la quasi scomparsa della bestemmia, se indica un progresso di bon ton e di rispetto, è anche la spia di un certo agnosticismo cioè l’indifferenza per Dio e la religione. Questa mia tesi ha trovato, per caso, conferma nella trasmissione televisiva “Domenica in…” del 6 novembre 2005, nella terza parte diretta da Pippo Baudo, quando il cantautore, nonché professore, Roberto Vecchioni, ha detto che un autore, credo francese, di cui non ho memorizzato il nome, ha esposto a proposito della bestemmia, una teoria simile alla mia; cosa che lì per lì ho fatto notare a mia moglie. Mi piacerebbe, però, risalire al nome dell’autore e poter leggere la tesi esposta nei suoi termini esatti.
Diminàgghia
= indovinello. (M. R.)

Dimuràri = Indugiare in un luogo, ritardare (mettere “dimora”). (M. R.)
Diszìu
= dèsio (poetico); desiderio, voglia. (M. R.)
Diu
= Dio.
Doccu
(?) = tessuto ruvido di cotone per pantaloni da fatica: il progenitore dei jeans!
Donna
(dal latino domina = padrona). Si dava alle signore della classe superiore nel senso proprio di “padrona”.
Du’ = due.
Dumandèra
= mendicante (in senso dispregiativo).
Dumundèlla = unità di misura di superficie e/o di capacità (in quest'ultimo caso un cilindro di legno della capacità di circa otto litri e mezzo). Sottomultipli era «'a garozza», multiplo «'u tùmmunu» e «'a samma» (vedi)
Dunnìszi = abitante di Adernò, oggi Adrano. “Ingiuria” del sig. Pantò, adornese, che aveva sposato una brontese e aveva aperto una bottega per le riparazioni di biciclette; essendo stato da giovane un ciclista lo chiamavano anche “u ciclista”.
«Morte al Dornese!» è il titolo di un curioso episodio accaduto nel 1848, raccontato da Antonino Cimbali in Ricordi e lettere ai figli (Roma, Fratelli Bocca Editori 1903).

E



‘e = della.
Èbbica = Epoca, tempi. (M. R.)
Efòra = antichissimo lemma greco: fuori. Usato per dire “in campagna, fuori paese”. (M. R.)
Érunu = erano.
Est: 3 sing. pres. ind. del verbo: essiri: sugnu, si, est, simmu, siti, sunu.

F


Facìsti = hai fatto e facesti.
Facìti = fate, diventate.
Fallàcca (dal latino “phalanga”) = (grossa tavola rettangolare utilizzata una volta dai muratori, in genere nei ponteggi).
Fasòru = pisello.
Fasci = fasce (che i soldati avvolgevano attorno alle gambe dalla caviglia al ginocchio).
Favajana
= fava fresca (da fava e dalla radice latina di juvenis, quindi fava giovane, quindi fresca).
Favòccia (da fava) = fava piccola e non cottoia da usare come biada per animali.
Favurìri
= fare favori, giovare. Ma anche: Accettare una cosa offerta (M. R.). Si usava nella forma “favurìti” per invitare qualcuno a partecipare al pasto o alla bevuta che si stava consumando. (n. l.)
Fazzurittùni
= grande “fazzoletto” di cotone nero, che, piegato a triangolo, le donne portavano poggiato sul capo o sulle spalle.
Fella = fetta. Mi ricorda una frase che alcuni ragazzi rivolgevano a un falegname: “Zu mastru Giuva’, m’a basa ‘na fella ‘i curu?”
Ferra
: (dal latino fèrula) = ferula.
Ferru = Ferro ma anche ferro da stiro.
Fessu = Piccone (M. R.). Deriva dal greco di-fyés (biforme) = arnese di ferro per picconare e per tagliare.
Ffarari
(dal lat.) = affumicare o bruciacchiare (A. F.)
Ffittàri
(dal latino fixus) = guardare fisso
Fiàvuru (dal latino fragare) = odore, olezzo.








'U dumundèlla è miszu supra 'u furrìzzu


 





Favajàni


'U ferru 'i stiràri

Fica = fico o fichi (i frutti). «U longu cogghj 'i fica e u cuttu si lambìca» (chi è all'altezza della situazione ne coglie sempre tutte le opportunità).
Fici = feci o ho fatto.
Ficara = fico (albero di f.).
Fìgghia
= figlia.
Figghiàri = partorire.
Fìgghiu
= figlio.
Filarisìlla
(dal francese filer) = svignarsela.
Fillètta
(plur. Filletti) (?) Al sing. è femminile e al plurale masch. = dolce tipico di Bronte, molto simile al pan di spagna: confezionato con farina, zucchero e uova frullati, e cotto in padella unta con poco calore sotto e molto sopra.
Filùsi (dall’arabo aflus, folus) = denari (termine gergale e di scherzo).
Fìmmini = femmine, donne.
Finimenti (?) = gli attrezzi per appaiare i cavalli o il cavallo alla carrozza. Al singolare (finimentu) indica il buco del culo (finimentu 'i coppu).
Fintu = finto.
Firi = fili.
Fìrici = felce (?) (A. F.)
Firrètti = forcine per fermare la crocchia.
Firriàri (dal latino “feriari”, far festa, oziare) = andare in giro.
Firriòru
= mantello a ruota, che si girava attorno al corpo. “Porto il mantello a ruota e fo’ il notaio” è un verso dell’antica canzone “Signorinella”.
Firu = filo.
Fissiàrisi = ostentare con sussieguo. (M. R.)
Fitinzìa
= Termine onomatopeico (da “fetu”): schifezza, laidezza. (M. R.)
Fiummi
= fiume (vedi Hiummi)


'I fica nìvuri e (sutta) 'a filletta

Focu = fuoco.
Fògghia = foglia.
Fògghiu = foglio.
Fòggia = forgia, ma anche fucina.
Fracca (è un corrotto dell’italiano “fiacco”) = debole e magra.
Fora
= fuori.
Forètta (è un corrotto dall’italiano “fadetta”, sottana) = gonna lunga.
Fòvvici
= forbici. Quando ero ragazzo veniva in paese un vecchio venditore ambulante che, visto da liceale, mi sembrava un personaggio dantesco “dagli occhi di brace”, perché erano sempre molto arrossati. Egli, portando la sua mercanzia in una cassetta con vari scompartimenti, appesa con una cinghia al collo, gridava: “Cipria, cuddella, elasticu; haiu spirugghiaturi e pettini!” al che i calzolai che col bel tempo lavoravano fuori, rispondevano con sonorissime pernacchie, senza riguardo alcuno per un vecchio che cercava di guadagnarsi il pane con un lavoro duro e poco gratificante. Ma egli, affatto intimidito da quella sconcia “musica”, rispondeva mandando a quel paese non solo i suoi molestatori, ma anche i loro padri, le madri e le sorelle con frasi adeguate alla “musica”.
Fragàgghia (dal francese fraye, frai) = pesciolini di molte specie.
Frallòcchiu (?) = strabico.
Frascàturi (?) = polenta (in genere fatta con farina di ceci).
Frastùca
(dall’arabo “fustaq” o “fustuq”) = pistacchio.
Frati = fratello, fratelli; usato anche per indicare i “monaci”.
Frattìni (?) = erba rinsecchita o cose sparpagliate disordinatamente (A. F.)
Frattu = (dal latino: frangere) crema, passato di fave (M. R.)
Frevi = febbre.
Fricàri = Fregare, strofinare. (M. R.)
Frijri = friggere (A. F.)
Frimmatùra = lucchetto.
Frìnza (dal latino fimbria) = frange.
Friscarèttu = fischietto (A. F.)
Fritturi = Avanzi di pezzettini di lardo, ciccioli. (M. R.)
Frummèntu (dal lat. frumentum ) = grano.
Frummenturìndia = granoturco.
Ffruntàrisi (dallo spagnolo frentarse) = vergognarsi.
Ffruntàtu = E’ l’opposto di “sfruntatu” (“senza fronte, senza faccia”, per indicare “senza vergogna”). Per cui il termine, privato della S, diventa “con la faccia, con pudore, con vergogna” e per estensione: offeso. (M. R.)


I frascàturi cu finòcchiu rizzu

'a frastuca
'A frastùca:  'a babbalucèlla (pistacchiu ca scoccia) e 'u garìgghiu (pistacchiu scacciatu)


'A frimmatùra

Fujèndu = correndo.
Fujri = fuggire.
Fujùta = fuga (d’amore, quando questo era contrastato da qualche genitore) o anche aggettivo.
Fuggiàru
= fabbroferraio. Una volta quella del fabbro era una attività multiforme, perché egli faceva dalle chiavi di diversa, ma sempre consistente, grandezza, e quindi alle serrature adeguate, a tutti gli accessori in ferro per portoni, porte e finestre, alla ferratura di asini, muli e cavalli, che erano i mezzi di trasporto dell’epoca.
Voglio ricordare qual era il sistema per tenere la contabilità in questo settore per coloro che andavano a ferrare le bestie di cui sopra: si prendeva un pezzo dritto di “ferra” di circa 30 cm., si divideva in due longitudinalmente per circa 25 cm. e se ne staccava una parte; sui restanti 5 cm. si metteva il nome del cliente e si praticava un foro che serviva per infilare questo originale documento in un lungo filo di ferro che costituiva l’altrettanto originale raccoglitore; avvenuta la ferratura della bestia, si prendevano le due metà della ferra e, accostatele, con una specie di coltello infuocato, si incideva su entrambe le parti una tacca e si consegnava la parte mobile al cliente, che l’avrebbe esibita alle prossime ferrature o all’epoca del raccolto per pagare in natura il suo debito.
Fumèri
(dal francese “fumier” o dall'albanese "fumèr", letame) = concime, di escrementi animali che una volta si raccoglievano con la spazzatura.
Fumma
= forma. La forma di scarpa in legno che serviva ai calzolai per fare scarpe nuove.
Fungazza = Nel senso di spiraglio (ad esempio nel caso di uscio socchiuso “Chiuri mègghiu ‘a potta, ca lassasti a fungazza”) (A. F.)
Furìjna (dal latino filum) = fuliggine o ragnatela.
Furriàri = girare attorno, girovagare a vuoto (A. F.). Io ricordo il vocabolo con la “I” cioè Firriari. “Va firriandu comm’un tuppettu” (nl).
Furrìzzu = sgabello confezionato con la “ferra”= ferula.
Fuscella = dal latino fiscella: piccolo paniere. Contenitore di giunco, ora di plastica, usato per la ricotta. (M. R.)
Fùttiri = fottere. Detto: “A un pammu ru me’ curu cu futti futti.” Indirettamente bolla l’egoismo umano e la relativa indifferenza, indicata, quest’ultima dall’altra frase: “mi ‘ndi futtu” = me ne frego.

U furrizzu
U
furrìzzu

Contenitori per ricotta
I fuscelli pa ricotta ora sunu ri plàstica


G



Gàggia
(dal francese “cage”) = gabbia o guancia. (“‘a gaggia ri gallini”).
Gaggiàta = schiaffo sulle guance.
Galliàri
(dallo spagnolo gallear) = spadroneggiare.
Gallìna = gallina. Frase: “‘a gallina chi camina potta ‘a bozza china.” Questa frase mette in evidenza l’attività dell’uomo che porta sempre dei benefici.
Gallinazza = escremento di gallina.
Gallu
= gallo. Frase: “U gallu futti e s’u scodda”. In questa frase, che è una constatazione, c’è la stigmatizzazione del comportamento umano basato sulla mancanza di responsabilità e sulla indifferenza. Ogni riferimento a uomini politici è puramente casuale.
Gallùni: (corrotto dall’italiano “vallone”) = solco, più o meno grande, scavato dall’acqua piovana. Ma si usava anche per indicare un liquido versatosi per caso: “facisti un galluni!”
Gambaragèntu = gamba di argento. Ingiuriadi una famiglia che abitava vicino alla Matrice.
Gambàri = gambali (che si usavano al disopra delle scarpe per proteggere le gambe.)
Ganga (dal greco agcw) = molare o dente.
Gangàta = botta sui denti.
Garatiszi = detto di abitanti di Galati, paese del messinese. Soprannome o “ingiuria” attribuito alla famiglia Anastasi. (A. C.)
Garìgghiu = Mandorla (o pistacchio) smallata e sgusciata. (M. R.)
Garòzza (?) = la più piccola unità di misura per grano e altri cereali. Una “garòzza” equivale a Kg. …? (vedi samma)
Gastìmma = imprecazione, malaugurio. (M. R.)
Gattigghiàri o gattigghiàrisi (dal francese “ègratigner”, M. R.) = solleticare o eccitarsi.
Gattunèlli = gattini. Fare i “gattunelli” significava avere la bronchite, perché si sentiva lo stesso ronfare dei gattini.
Gazzana = gazzarra (?).
Gazzuni (dal francese Garcon) = Giovane che aiuta il padrone in lavori semplici o servizi. A volte può anche capitare che si diventi "da patruni a gazzuni".
Gèbbia (dall’arabo “gèbbe”, gorgo) = grande vasca d’acqua piovana, invaso artificiale idrico usato in agricoltura. Ce n’era una nell’attuale via Milano, quasi di fronte alla via Cavour.
Gènia (diminutivo di Eugenia, dal greco “ben nato”) = “Ingiuria” di una famiglia Sanfilippo alla quale apparteneva mia nonna materna.
Gghiòmburu = Palla di filo raccolto ordinatamente. Gomitolo (M. R.)
Giammillùzzi (?) = tipo di dolce un poco più raffinato del biscotto: più dolce ed aromatizzato. Giammillùzzi potrebbe derivare da “ciambelle”, ma il mio ricordo personale lo esclude perché quelle che faceva mia madre erano rettangolari. E a questo proposito ricordo che mia madre aveva sempre un problema di forno (perché allora non c’era il termometro incorporato) e perciò si affidava ai Santi e, quando infornava il pane, per esempio, diceva, chiudendo la bocca del forno con l’apposito coperchio, “Santa Rosa e Santa Maggarita, russu ri crusta e chinu ri mollìca!” E qualche volta le Sante l’aiutavano.
Giànnu (dal latino galbinus) = giallo.
Gìgghiu (dallo spagnolo hijo) = germoglio.
Girèccu = termine spagnolo “chalèco”= corpetto, panciotto (M. R.). Ma potrebbe derivare anche dal francese gilet? (n. l.)
Giri = bieta selvatica o segale (dall’arabo “sikla”, bietola).
Girìa = gira, da giriàri.
Gìrimu = Cinema. “Occhi chini e mani vacanti!” (M. R.).
Giszèri = stomaco delle galline (A. F.)
Giufà (dallo spagnolo chufar o jugar = scherzare) = Nome di racconti popolari, sciocco e burlesco.
Giuggialè (?) = poco vestito. (A. F.)
Giuggiulèna (dall’ arabo giolgiolan) = sesamo. Da noi ricercato a Catania il pane “ca giuggiulena”.
Giugnèttu (dal francese juinet, juignet, jugnet) = luglio. ("Giugnettu cuttu e maririttu", così lo definivano i contadini; a giugno invece "a faci 'n pugnu" mentre agosto è "cap'invennu").

 

Giùmbu = Fiocco o Fez, ornamento composto da fili o nastri pendenti (deriva dall’italiano “ciuffo”). “Chilli cu giumbu”, così erano chiamati, con ironia, i fascisti, nella cui divisa era compreso un cappello a Fez o con il fiocco nero. Il termine, però, indicava anche l’infiorescenza interna dei broccoli (“broccuri giummati o giumbati”, è corrotto da “gemmati”).
Gnegnu (da genio o ingegno?) = intelligenza.
Gnògnu (dal latino nounus) = ignorante, rimbambito.
Giustènna
= cisterna, ma anche il nome di una località, sulla strada per Maletto.
Ggnucchitatura (?) = definizione di articolazione scapolo-omerale. Articolazione della spalla. (N. C.)
Grànduri = grandine.
Grandurìa = grandina.
Grapìri = aprire.
Grapùtu = aperto.
Grara (dal lat. Cratis ) = grata, inferriata.
Grarìgghia = graticola.
Grasciùra = tipo di concime naturale derivato dallo sterco di animali o stallatico. (M. R.)
Grasciuràru = colui il quale puliva le stalle (o anche ‘u fummiraru) (N. S.). Indicava anche il luogo dove si depositava il concime (‘ a grasciura) che poi veniva prelevato dai contadini per portarlo nei loro campi. (nl)
Grassìna
pl. i (?) = tapparella. Non aveva la guida e si avvolgeva per mezzo di cordicelle che scorrevano attorno alla stessa.
Grasta (dal greco gastra, panciuto) = vaso per fiori o per erbette aromatiche.
Grattàri = grattare, grattugiare.
Grattaròra = grattugia. “‘a menu cosza è ‘a grattaròra”. Per dire che non vale la pena di preoccuparsi delle cose minime.
Gravituni = contenitore in vimini. (N. S.)
Gregna (?) = fascio di mazzzetti (“Iemmiti”) di grano tagliato a mano, quando si mieteva a mano con la falce (S. P.). Vedi Bolo nei Fantasmi.
Grìlllu (?) = cavalletta.
Grolla pl. i = Crosta molle; involucro esterno (noci, mandorle, pistacchi, ecc) (M. R.)
Gruppa = Parte superiore posteriore di una cavalcatura. (M. R.)
Gruppu = nodo. Mi 'gnruppà: mi è rimasto sullo stomaco (A. F.). Si usava anche per indicare il gozzo. Al femminile “gruppa” nella frase “in gruppa” voleva dire a cavallo senza basto o sella, che si diceva “‘a sbaddossa” (nl).
Guaddarutàru (?) “Ingiuria” dei fratelli Meli, macellai del Corso Umberto. Per l'etimologia vedi Ingiurie.
Guaddàva = guardava.
Guaddiùni = striscia di cuoio posta attorno alla base della scarpa (tomaia), a sua protezione (M. R.)
Guàllara (dall’arabo àdara) = ernia.
Guarintìrisi = letteralmente garantirsi, ma usato dai brontesi nel senso di coprirsi bene per affrontare il maltempo. (A. F.)
Guastèlla (dal francese gastel, gateau) = pagnotta.
Gùgghia (dal disusato aguglia ) = ago.
Gugghiàta = nella frase: “’na gugghiàta ‘i firu” per indicare la lunghezza del filo necessario per un determinato lavoro, come attaccare un bottone.
Guggibbiàri (?) = godersela, andare in brodo di giuggiole. (A. L.)
Guìszina = Leggendario serpente alato e velenoso, dai colori sfavillanti. (M. R.)
Gùnna (da urna) = pozzanghera.
Guraddìj = Derivazione da gola: golosità. (M. R.)
Guttèra (dal latino “gutta”) = goccia, piccola fessura sul tetto dalla quale in caso di pioggia entra acqua.
Gùtturu (dal latino “guttur”)= gozzo. Ne erano affette molte persone, specialmente donne, per l’uso di acqua poco potabile.
Gùtturu (anche gùttaru) = dal latino “guttur”, gozzo. (M. R.)
Gutturùszu = gozzuto. 

"'a giustènna" (C'ERA UNA VOLTA!!)
'A giustènna



Si rùstunu costi 'nda grarìgghia



'A grattarora pu tumazzu

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Questo vocabolario è aperto a tutti: chiunque, a conoscenza di altre antiche parole o detti brontesi, può comunicarli a “Bronte Insieme” che provvederà a inserirli. Potrai intervenire inserendo nuovi etimi o altri vocaboli o frasi interessanti. Anche i «?» sono stati volutamente lasciati in attesa di una tua integrazione.

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