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M

Ma’ = mai; può anche essere il vocativo di “mamma”.
Macàri (dal gr. makare ) = magari o
anche.
Maccàgnu (dal latino ganeo, onis) = bighellone, dappoco.
Maccarrùni = pasta fresca fatta in casa con semola di grano duro usando
un filo di giunco; bucatino.
Macèllu = mattatoio.
Maccu (deriva da “ammaccare”, per togliere la pellicina esterna) =
passato di fave secche sgusciate.
Maèstru = maestro di scuola. Per la grafia vedi la Premessa.
Màfia = era usato nel senso di eleganza ostentata o di spacconeria. Tanto
è vero che la provincia di Catania una volta era detta “babba” nel senso
di sempliciotta.
Maga = strega, fattucchiera. (M. R.)
Magarìa = sortilegio, stregoneria. (M. R.)
Mmagghiurùtu = appassito. (M. R.) “’A grasta ‘i
basiricò magghiurì tutta!”.
Maìlla = Cassa per lavorare ed impastare a mano la farina (M. R.)
Maiocca (?) = (od anche
“robba fotti”) semola di grano duro.
Maìsza = Voce arcaica: maggese. (M. R.)
Mamma: a Bronte nelle famiglie borghesi si usava la forma “mamà”, dal
francese maman.
Mammuràta = sinonimo di coszarùci, usato dalle persone meno
ignoranti. E’ una crosta fatta con albume e zucchero per coprire i dolci quasi a
marmorizzarli.
Mancu = nemmeno.
Mandàiu = mandò; nella filastrocca diventa “mandà “. Ricordo che nelle
serate fredde, piovose e buie, qualche ragazzino uscito per necessità, per farsi
coraggio cantava qualche filastrocca ed io ricordo la seguente: “me mamma mi
mandà a ccattàri l’ogghiu, pi strata ci piddivu lu stuppàgghiu, ora m’a tàgghiu,
ora m’a tàgghiu, e cià mettu pi stuppàgghiu!”
Mangiammèdda = mangiamerda. “Ingiuria” di una famiglia
Ciraldo.
Mangiatabàccu = tabaccoso. “Ingiuria” di uno Schilirò, barbiere,
soggetto di un mio “Fantasma”.
Manìcura (dal latino ?) = cazzuola.
Mannàru (dal tedesco man) = si dice di lupumannaru o
licantropo.
Manùncura = focomelico, letteralmente “braccio senza mano” o con mano
storpia. “Ingiuria” di un Mancuso, fabbro, che abitava in via Marconi. |

I coszarùci copetti 'i mammurata cuì javurìcchi |
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Mantillìna = mantellina. Era la mantellina militare grigio-verde che
qualche soldato aveva portato a casa dopo la I guerra mondiale, assieme alle
“fasce” o ai gambali e al tascapane, non solo come ricordo, ma per usarli, data
la miseria che ritrovava.
Mappa (dal lat. mappa) = toppa dei calzoni. Da questa voce deriva
la nostra “mappina”.
Mappìna = strofinaccio da cucina.
Mara = cattiva, o sventurata o diminutivo di Maria, Maruzza.
Maracundùtta = di pessima condotta; persona cattiva. (M. R.)
Maraschìnu (dall’inglese moleschin) = tessuto di cotone.
Marasciuttàtu = colpito da malasorte, sfortunato, iellato. (M. R.)
Maratìa zuccarina: diabete. I ragazzini chiedevano spiegazioni e venendo
a conoscenza che era una abbondanza di zucchero, pensavano: “Beati loro! Così
possono avere zucchero gratis!”. Infatti allora lo zucchero era un lusso.
Mari’ ‘a petra: letteralmente malattia della pietra = calcoli (biliari o
renali).
Marifrìscuri = Spiritelli malefici. Usato anche per indicare tempi non
belli (“currunu marifriscuri”). (M. R.)
Maritata = sposata.
Maritato = ammogliato. Una delle stranezze del dialetto brontese che, in
questo caso, usa un vocabolo riferentesi alla donna anche per l’uomo. Cosa che,
però, ha preceduto i tempi moderni in cui si parla e si usano unioni gay.
Marònna = Madonna; usato anche come esclamazione.
Marpiùni (dal greco mar, mano e pin, afferrare ) = scaltro.
Marrùggiu [dal latino”marrubium” = tipo di pianta mediterranea. Quindi,
tronco, bastone secco. (M. R.)] = manico (della zappa). Anche allusivo al pene. |

'A Maronna 'a Nunziata |
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Mascariàri (dal catalano mascarar) = imbrattare e, quindi,
mascherare.
Mastazzòra = dolce di vinucottu di fichidindia a forma di grosso
biscotto e infornato.
Mastazzòru (dal greco mùstos + pìta) = mostarda di mosto di
fichidindia essiccata.
Mastazzòra a’ lìffia = id. c.s. ma spennellato con altro vinucottu
ricoperto da minuscoli confetti di vari colori.
Masticabròru = mastica brodo. “Ingiuria” dei Fratelli Isola,
commercianti di tessuti.
Mastru = maestro artigiano o operaio. Per la grafia vedi la
Premessa.
Mastrulàscia = falegname. Letteralmente vorrebbe dire “maestro
d’ascia” che era il costruttore di botti o di imbarcazioni, cioè coloro che
lavoravano prevalentemente con l’ascia.
Matapènnu = letteralmente corrotto di madreperla. In tempi antichi i
bottoni venivano fatti anche con la madreperla. “Mi miragghiàvu attàgghju ‘o
matapènnu” = “mi sono macchiato vicino al bottone (di madreperla)”. (G.
Di Bella)
Matìna = mattina.
Matta = Malta, calce.
Mattèllu = martello.
Mattillìa = martellare continuo.
Mavvìzzu (dal latino malvitius) = tordo.
Mazzacàni (dal provenzale massaquan) = pietra informe, sasso.
Usato per lo più dai muratori.
‘Mbaràzzu = impedimento, scomodità, ingombro. Che provoca imbarazzo.
(M. R.) "Ci àiu 'u stòmmacu un picì 'mbarazzàtu".
‘Mbàtura (dal greco matan) = invano, malgrado.
Mbarazzabàgghiu (?) = Ingiuria di un ramo della casata Lupo,
specialista in fabbricazione e riparazione di sedie. Un suo componente era
chiamato Nonziu landia, e da giovane lavorava nel mulino di Maletto
gestito da Peppino Mazzaglia e un Ciraldo, (se ricordo bene quest’ultimo nome).
‘Mbasàtu (dal latino invasum) = stupìto.
Mbàtura (?) = inutilmente.
Mbòlliri (?) = cianfrusaglie, sciocchezze (Stanotti mi 'nsunnavu tanti
'mbòlliri).
‘Mbrògghiu = Imbroglio, intrigo, frode. (M. R.)
‘Mbù-‘mbù = acqua nel gergo dei bambini che ancora non parlano. Le mamme
di una volta per ignoranza o per consuetudine tradizionale invece di insegnare
ai loro piccoli a parlare, indicando le cose con il loro nome, adottavano esse
stesse i “rumori” che i bambini emettevano per indicare alcuni oggetti: ecco
venir fuori “mbu-mbu” per chiedere l’acqua!
Mbùa (dal lat. bua) = modo in cui i bambini chiedevano (o chiedono
tuttora?) da bere.
’Mbuccalapùni = mangia vesponi = ingenuo, chi si fa raggirare (O. C.).
[Credulone (A. F.)]
'Mbuttàri = spingere, es. 'mbuttari 'a carriora (Oh! ma chi ffà mi 'mbutti?)
Me’ (dal latino "meus") = mio o mia. E' aggettivo possessivo invariabile, infatti si dice:
me patri, me mamma, i me frati, i me soru.
Mèccia (dal francese “meche”, miccia o dallo spagnolo “mecha”, stoppino)
= pene. "Mecci 'i villanu", così in qualche bar brontese sono chiamati
grossi cannoli ripieni di crema.
Mècciu (dal latino myxa) = lucignolo, stoppino.
Mègghiu = meglio.
Mèndura = mandorla. (O. C.)
Mèntiri = mettere, introdurre, anche indossare. Vedi
l'aforismo "Si fici mèntiri i cugghjuni 'nda
cascia" (LC)
Menu = meno o minore.
Menzarangiu = Contenitore in rame per liquidi. (M. R.)
Menzamirùlla = deficiente.
Menzu, fem. menza = mezzo, mezza.
Merru = merlo. Da questo deriva l’aggettivo “mirrinu”, per
indicare il mantello bianco e nero di alcuni cavalli.
Mètiri = mietere.
Metticcìndi = mètticene.
Mia (dal latino "mihi") = è anche pronome personale indiretto; per esempio si dice: a mia
= a me; e altrettanto Tia: a tia = a te.
Micènzu = Vincenzo, voc. Mice’, dim. (vedi) Nzullu. Col passare del tempo
il diminutivo si è ingentilito ed è diventato “Micinzinu” e poi “Zinu”; femm.
Zina. Classico era il ritornello rivolto dai bambini al Vincenzo di turno: "Micenzu,
rotulu e menzu, pasta cu sucu, e patati 'ndo menzu".
Mignànu (dal lat. moenia) = vaso per piante a facce piane.
Mi m’a = che me la.
Mina = soffia, riferito al vento: "Viri si mina u ventu chi
continuammu a spagghiari".
Minarisìra = masturbarsi o, in senso figurativo, oziare (A. F.).
Mìnchia (dal latino mèntula) = pene.
Minchiàta = stupidaggine
Minchiùni = minchione, babbeo.
Mindizziàri = fare a pezzettini, rendere inservibile. (M. R.)
Mindurìcchia = mandorla ancora verde, con la buccia tenera, buona da mangiare.
(A. F.)
Minèstra = minestra. Ma nel dialetto brontese significava verdura
bollita.
Minèstra maritàta = era quella formata da burraini, giri,
cicoina e quant’altro i contadini trovavano in campagna e portavano a casa o
regalavano a parenti ed amici per riconoscenza.
Mìnicu = Domenico. A Bronte negli anni ’20 c’era un poveraccio che i “caruszazzi”
infastidivano col ritornello: “Mastru Minicu minchiasrèlla, a cavallu a’
Saranèlla”. Al che il malcapitato rispondeva: “‘a buttana ‘i to’ mamma! U
cunnutu ‘i to’ patri!” Io non ho mai capito cosa legasse “mastru Minicu” alla Saranella che era una nota e stimata fruttivendola.
Minna = seno (A. F.). Minna è contrazione di mammina =
mammella, poppa. Mi ricorda una
storiella della Centona di Nino Martoglio che diceva di una bàlia siciliana a
servizio presso una signora settentrionale, la quale, quando la padrona la
invitava a dare la “poppa” al bambino, rispondeva stizzita: “Puppa? Chista
minna si chiama! E iu chi sugnu un bastimentu?” (nl)
Minnìtta = pane casereccio di piccole dimensioni
(A. F.). Credo di averne parlato in qualche
mio brano di tradizioni
popolari; ma veniva chiamato così perché quando la donna lo formava, rigirandolo
con una sola mano, sembrava proprio un piccolo seno. (nl)
Minùti = riferito a soldi significa: spicci.
Minuzzàri = Rendere minuto. Tritare minutamente. (M. R.)
Miragghiàrisi = deriva da “miràgghia” (medaglia) estensivamente col significato di decorarsi, macchiarsi.
“Mi miragghiàvu attàgghju ‘o matapènnu” = “mi sono macchiato vicino al bottone (di
madreperla)”. (G.D.B.)
Mirèmmi = anche, pure. (A. C.)
Miringiàni = melanzane.
Miriòcuru = abbastanza buono. (Commu si? Mah!, miriòcuru).
Mirùlla (dal lat. medulla = midollo) = cervello.
Mirrùzzu = merluzzo. Ai miei tempi c’era un
avv. Sanfilippo detto, appunto, mirruzzu, perché aveva gli occhi chiari
come quel pesce.
Missa = messa.
Mistùra = mistura o mescolanza. “Mistùra metticcìndi ‘na biszàzza,
cònsira commu vo’ sempri è cucuzza!”.
Mitatèri (dal lat. medetarius) = mezzadro.
Miticurùszu (dal lat. meticolus) = eccessivamente preciso.
Miszuroggu = Misuratore di luoghi. In altri termini rappresenterebbe il moderno geometra (A. C.). Non ricordo questo
vocabolo. (nl)
Mìzzica! = Esclamazione che possiamo tradurre con per bacco, càspita,
ecc. ma quale può essere la sua etimologia? Io, non trovandone una, ho
escogitato questa ipotesi: i nostri antenati per esprimere i loro sentimenti,
nella loro genuina rozzezza, esclamavano “minchia!”, ma le loro donne,
madri, spose, sorelle o figlie che fossero, timorate di Dio, rappresentato dal
prete, per non adottare la bestemmia, l’avevano trasformata in “mizzica!”
Mògghiu (?) sostantivo o aggettivo = bagnato.
"Sugnu tuttu mògghiu" = Sono bagnato fradicio". (N. S.)
Mòriri = morire.
Mmossu = morso, boccone, pezzo. Ecco come un ragazzino redarguiva in
chiesa un compagno che sbocconcellava un pezzetto di pane: “Figghiu ‘i
buttana, non si mangia ‘nda chiesa! …rùnami un nmossu!
Mmummuriàri = mormorare, borbottare. (A. C.) Ma anche
sparlare.(nl)
Motti = morte o morti.
Mottu = morto. Aforisma: “U mottu ‘nsigna a ciangiri” = “Il
morto insegna a piangere”, per significare che l’esperienza è una grande
maestra di vita.
Movvu = morbo. Le malattie più difficili da definire, come quelle
neurologiche, erano indicate così.
’Mpaiàri (da appaiare) = appaiare il cavallo alla
carrozza, la quale ai nostri tempi era una specie di “botticella” romana e di
cui parlo a proposito di “Liuni” il cocchiere che faceva da servizio postale e
pubblico.
‘Mpèri (dal greco “peri “) = attorno, vicino, nei
pressi (M. R.)
'Mpericollu = a cavalcioni sulle spalle. Esempio: "Pottu u fìgghiu 'npericòllu".
'Mpiccicàta = attaccata.
‘Mpirugghiàri = impigliare, scombinare matasse. (M. R.)
‘Mpìszu = appeso; impiccato. (M. R.)
‘Mpìzzu (dal greco peza) = in punta. Frase: “Raiu ‘mpizzu a lingua ma
non mu ricoddu”.
‘Mprinàri = rendere pregna, ingravidare. (M. R.)
‘Mprisza = voce arcaica per significare “vuoi vedere che…?” anche col
significato di scommessa. (M. R.)
'Mprisziùszu = di persona che si prende le brighe degli altri. (A. F.)
‘Mpulla = (dal latino “ampolla”) ampolla, boccetta. Anche vescichetta da
infezione. "Mi fici 'na 'mpulla nne mani" (M. R.)
‘Mpupàri = adornare, fare bello. (M. R.)
'Mpupàrisi (da pupa?) = oltre al significato di
adornarsi anche quello di ubriacarsi. (A. F.)
'Mpurrazzàta (dallo spagnolo emborrazar) = frittata con verdure, asparagi o porri (in siciliano “purrazzi”).
Mmucciàri [Sembra derivare dal provenzale “ammujar”, che vuol dire
letteralmente “nascondere”. La fonte è un nostro autore siciliano: Pasqualini.
Altra derivazione sembra venire dal greco “munos”, =
luogo occulto. Quindi, occultare. (M. R.)] = nascondere. |
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Mmucciàta = nascosta.
Mugghièri (dal latino mulier ) = moglie. Filastrocca: “Ahi,
ahi, ahi, chi muggheri chi ‘ncapitai, si mi mori lu sciccarellu e ‘sta sira mi
restu cca!” Detto: “‘a mugghieri è menza spisza.” Come dire che “la
moglie è mezzo vitto” forse in virtù che i giovani appena sposati si
ingrassavano.
Mùgnu (dallo spagnolo munon) = moncherino.
Mullaròra (dal latino mollis, molle ) = fontanella, la sommità del
capo dei bambini, che per un certo periodo rimane molle.
Mullìca = mollica. Il pane raffermo grattugiato, tostato in padella con
un goccio d’olio d’oliva, era il formaggio dei poveri, e veniva messo sia sulla
pasta col sugo fintu, sia sulla pasta con i broccoli.
Mullìsza (dal latino mollis o dall'albanese moleze ) = tenera. Mi è venuta
in mente cercando di schiacciare alcune mandorle dal guscio durissimo, per cui
ho pensato alle nostre mènduri mullìszi.
Mundari = pulire, nel senso di togliere la
buccia (“mundari i ficarìndia”). (A. F.)
Mundèllu = unità di misura di superficie o per cereali equivalente a Kg. …?
(vedi samma)
Mundìzza = immondizia, spazzatura.
Munsignàru = bugiardo. (A. C.)
Mmunzillàri: accumulare, accatastare, formare un
cumulo. (A. F.)
Muràmmi (voce araba “maramma”, fabbrica) = muro.
Mmuràri (da mola) = arrotare, affilare.
Murrittiàri = Non stare fermo; toccare disordinatamente (M. R.).
Deriva dal greco moròs, folle = scherzare insistentemente
e, quindi, molesto (nl).
Murriùszu (di origine basca modorro) = stupido, testardo.
Muru = muro o anche mulo che al femm. diventa = mura. "U su Micenzu u
muru" era il capraio di cui parlo nel miei
Fantasmi.
Murufuttùtu = mulo fottuto. Era l’affettuosa frase che mio nonno mi
rivolgeva, esortandomi a camminare senza farmi tirare, quando, piccolo, tornando
da scuola e passando dalla sua bottega, rincasavo con lui.
Musca = mosca.
Muschìtta = moscerino, zanzara.
Muscit = usata per richiamare l'attenzione dei
gatti! (A. P.). Muscit mi ricorda il richiamo del gatto e un giochetto che
facevamo da bambini mettendo vicendevolmente le mani l'uno su quella dell'altro
dicendo: Muscitta, muscitta, musciazza! e dando a questo punto uno
schiaffetto sulla mano dell'altro. (nl)
Mùssu = muso, e da questo “mussiari” (dal lat. mussare) =
mostrare, con movimenti del muso, di dissentire o di esitare.
Mussustottu = muso storto. “Ingiuria” di un bottegaio di via
Matrice.
Mustàdda = dolce di vinucottu di fichidindia e farina, messo in
formette ed essiccato al sole.
Muttàru = mortaio. “Pistàri l’acqua ‘ndo muttàru.” Per significare
fare una cosa inutile e perdere tempo.
Muzzarèlla (?) = mozzarella. Diminutivo della voce settentrionale “muza”
cacio di bufala.
Muzzu (a) = locuzione “a muzzu”: a caso, senza ordine (M. R.).
L'avverbio potrebbe derivare dal latino mugium, mucchio, e si usava per indicare la vendita di un prodotto
all’ingrosso, senza contare o pesare o senza misurarlo. (nl) |

A' scaritta 'nda muràmmi ro locu

'A mustadda |
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