Aforismi brontesi
(L’aforisma, come tutti sanno, è una massima che
racchiude un concetto o una norma espressa con poche parole) |
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Àbburu vecchiu e càvuru
fiurutu, facci zzoccu vò, è tempu piddutu
Il tempo giusto per ogni cosa ed ogni cosa a suo tempo.
’A cira squagghia ppi tia
Il tempo (una candela che brucia) passa per te, svegliati!
Acqua, cunsìgghi e sari a cu non dumanda non ci 'ndi rari
Motto egoistico che contrasta con la “carità cristiana” ma non sempre offrire o dare
qualcosa, anche consigli, è ben accetto.
Acqua r'avanti e ventu r'arretu, a’ iuta mi si savva e a vinuta nno
Detto per chi non vuole ascoltare i consigli, perciò è come dire "fai ciò che
vuoi e che il signore te la mandi buona". (A. C.) Ma anche in senso
malevolo, come dire “vai a quel paese!” (nl)
'A fammi si tagghia cu cutellu
La fame è così dura che si può tagliare col coltello (LC). Meglio
a Milano dove qualche volta tagliano così solo la nebbia.
’A gallina chi camina, tonna ca bbozza china
Questa frase mette in evidenza l’attività dell’uomo che porta sempre dei
benefici ed i suoi buoni frutti.
’A gallina fa l’ovu e o gallo ci brùsgia 'u curu
Spesso non si riconoscono fatica e merito.
’A gallina si pinna motta
Era il detto di chi, sollecitato/a (ante mortem naturalmente) a dividere i suoi beni agli
eredi, rispondeva così.
Ama a Diu e futti o pròssimu
Bolla chi ipocritamente è
devoto, ma in pratica è un profittatore.
Amara 'a pècura ca ddari ‘a lana
Povero chi è sottoposto!
Amma e cammisa ravimmu divisa
Come dire, niente, ma proprio niente, ci unisce. Ognuno per conto suo!
‘A matinata fa ‘a junnàta
Come dire che la mattina ha l’oro in bocca.
‘A menu cosza è ‘a grattaròra
Non vale la pena di
preoccuparsi delle cose minime. Se non si ha il formaggio è inutile
pensare alla grattugia.
Amici to pàrracci chiaru
Patti chiari, amicizia lunga. (dall’avv. Pietro De Luca)
‘A motti e a’ mugghièri non ci riri quandu veni
Fai sempre l’improvvisata.
A motti non c'è peggiu
Asserisce l’evidenza ed, in qualche modo, consola nelle situazioni difficili.
‘A mugghieri è menza spisza
Un cuore e una capanna!
A Natari un passu i maiali, a pasrina un
boru i gallina
A Natale un passo di maiale, a Capodanno un volo di gallina. Indica le
giornate più corte sotto Natale, che a Capodanno cominciano ad
allungarsi. (A. C.)
‘A pignata ‘ncomùni non bugghj mai
Le società non vanno bene. Il detto riflette l’amara situazione della
scarsa propensione all’associazionismo che caratterizza in genere il
meridione.
‘A pignata tariàta non bugghi mai
È anche un motto di superstizione, ma come dicono i Napoletani “non è vero, ma ci
credo”. A questo proposito devo raccontare un fatto accaduto proprio a me:
quando eravamo giovani e, in estate, stavamo alla Cisterna,qualche volta
restavamo soli noi ragazzi e, quindi, dovevamo fare tutto da noi; mio fratello
Ugo cucinava certi piatti di spaghetti al pomodoro e melanzane da leccarsi i
baffi, ma quando accanto a noi c’era il contadino nostro vicino (la nostra
villetta non aveva distanze di rispetto) e quindi il vicino sentiva tutti gli
odori, la nostra pentola non bolliva se prima il contadino non se ne andava, e
questo incredibile avvenimento lo abbiamo constatato varie volte; un giorno
decidemmo di invitarlo a pranzo e, meraviglia, la pentola bollì regolarmente,
con soddisfazione di tutti! |
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‘A pisciacòzza in menzu a la via non si guaddava 'a jumba ch’avìva
La gobba della tartaruga è utile per esortare a guardare prima i difetti propri e poi quelli degli altri.
‘A potta si grapri ri intra
La porta d’ingresso si apre dalla
parte interna e l’accesso è dato solo a chi si vuole che entri. Una
indicazione che un tempo si usava anche per bollare la donna che aveva
ceduto alle lusinghe di un amante. (LC)
‘A pùvviri scaccia i balli (A. F.)
Indica la forza propellente degli avvenimenti.
A quandu a quandu fici ‘u battiàri mancu ‘a gallina si potti dubbari
La spilorceria (o la miseria?) si manifestano anche nelle grandi
occasioni.
Arangi, arangi, cu avi guai si ciangi
Ancora un motto egoistico che contrasta con la “carità cristiana” e consiglia il
più becero egoismo.
‘A scattizza è commu ‘a canigghia e u gnegnu è commu ‘a maiocca
La furbizia sta all’intelligenza come la crusca sta alla semola.
‘A tàvura è stisza cu non mangia peddi ‘a spisza
Chi non partecipa al banchetto perde l’occasione. Cogli l’attimo,
insomma!
A tempu 'i cacarella ci vori curu strittu
Questa volgare ma colorita frase vuol dire che “in tempi difficili bisogna saper
resistere”.
A un pammu ru me’ curu cu futti futti
Bolla l’egoismo
umano e la relativa indifferenza, sottolineata, quest’ultima, dall’altra
frase: “mi ‘ndi futtu” = me ne frego.
Brusgiàri u pagghiùni
Non pagare una prestazione
sessuale ad una prostituta.
Bbuttìgghia ra scecca!
cioè letteralmente "Bottiglia dell'asina". Esclamazione che si pronuncia in
momenti di leggero disappunto nei confronti di una particolare situazione o
fatto accaduto, credo che sia non altro che l'eufemizzazione di un altra
espressione più triviale iniziante sempre per “b” e avente come oggetto il
mestiere più antico del mondo... stavolta attribuito ad un'ignara e
inconsapevole asina, che non sa nemmeno cos'è una “bottiglia”. Grazie
ancora... spero di non essere stato volgare. (G. D. B.). E’ una
esclamazione di contrarietà che inizia con una parolaccia camuffata. Infatti una
volta per non dire “ca…” con due “z”, si diceva con due “l” cioè “callu”. Il
nostro gentile collaboratore non si preoccupi perché la volgarità non è tanto
nelle parole riferite o usate ma nelle intenzioni ostentate. (nl)
Bon tempu e maru tempu non dura tuttu ‘u tempu
Qualsiasi condizione, buona o cattiva che sia, non è durevole.
Carà carù carammu!?
Allora ragazzi scendiamo! (A. Cam.). Più che un aforisma un bel gioco
di parole per invitare gli amici a farsi una passeggiata lungo il Corso.
Càrati juncu ca passa la china
Piegati giunco finchè non passa la piena dell'acqua. Il motto della povera gente che preferisce
subire finchè non trova l'occasione per riscattarsi. Tempo fa ho letto da qualche parte che questo aforisma sarebbe stato
coniato dalla mafia: io non credo a questa tesi, ma penso che la mafia lo abbia
semplicemente adottato per indicare ai suoi adepti la condotta da tenere in caso
di turbolenze e in attesa di tempi migliori.
Cazzu rritatu non guadda parentatu (A. F.)
La prepotenza della passione incontrollata.
Cca' bbanda e lla' bbanda me nora
Spostarsi da una parte all'altra.(A. C.) Critica alla nuora
fannullona, secondo la suocera esigente. (nl)
Cchiù scuru 'i menzanotti non ppò fari
O, nella variante, sempri scuru non ppo fari! In qualche modo sono l'esaltazione della rassegnazione ed insieme
dell'ottimismo.
Cecca l'àgghiu ppi rutari
Trovar la scusa per litigare. (A. M.)
Chilli sunu curu e cammìsa
Indica amici intimi, ma
perlopiù complici in affari poco puliti.
Chillu chi fa pi me renti, non fa pi me parenti
Sulla stessa falsariga di altri numerosi aforismi consiglia il più becero egoismo e
non fa guardare al di là del proprio naso.
Ciangi e riri commu a gatta ‘i San Basìri
Prende in giro lo sciocco che cambia umore come un animale.
Ciàngiri ‘u mottu su làcrimi persi
E’ inutile disperarsi per gli eventi definitivi (anche se si dice che “’u mottu
insìgna a ciàngiri”).
Cìciri chi non si còciunu (da A. F.)
Indica soluzioni impossibili. (vedi
Peculiarità del dialetto brontese)
Ci lassu u furrìzzu a cu mi viu o capìzzu
E’ l’eterno (quanto l’uomo) tema dell’eredità: così gli anziani avvertono gli
eredi che coloro che avranno cura di loro saranno i prediletti.
Cu ama a Diu campa felici (V. S.)
Si può
considerare un aforisma morale, con il quale, però, si cerca di mettersi
al riparo da ogni responsabilità. In genere è la risposta che si da
alla domanda "Chi dici?" o "Chi si rici?".
Cu avi cchiù sari consa ‘a minestra
Il più intelligente deve trovare la soluzione del problema in
discussione.
Cu campa vecchiu si fa!
Bello, pertinente e consolatorio specie per chi ha una certa età, come dire
"se vivrai diventerai vecchio anche tu". (aL)
Cu cciàvi ‘u maru vicinu cciàvi ‘u maru matinu
Un buon vicino rende sempre più tranquilla la sveglia ed anche... la
giornata.
(aL)
Cu cunta ci menti a
junta
Sarebbe come “la calunnia è un venticello…” e in qualche modo fa il verso a “cu manìa non pinìa”.
Cu è riccu r'amici è scassu ri guai
Decisamente lapalissiana la sua interpretazione nonchè molto significativa. (A. M.)
Cu futti futti Diu pidduna a tutti (da A. F.)
Esempio di cinismo.
Cu granìa
(o manìa)
non pinìa
Chi maneggia ricchezza, non soffre, in quanto, per dritto o per rovescio,
beneficia anch’egli di quella ricchezza. Esempio i massari che diventavano più
ricchi dei proprietari.
(Vedi anche l’altro detto “Cu manìa non pinìa”)
Cu joca suru, mai s’incagna!
Per non litigare
bisognerebbe giocare da soli; ma dove andrebbe a finire la
socializzazione e la solidarietà?
Cumandàri è megghiu ‘i fùttiri!
Questo “detto” è
universalmente condiviso, ma c’è qualcuno a cui piace fare l’una cosa e
l’altra.
Cu mangia babbalùci caca conna (o nella versione...
vegetariana)
Cu mangia carrùbbi caca lignu
Come dire che ognuno restituisce quello che ha assimilato con
l’esperienza, l’educazione, l'istruzione, la cultura, la sensibilità e la
conoscenza dei suoi simili.
Cu mangia fa mullichi
Chi rischia o fa qualcosa inevitabilmente commette qualche piccolo errore.
Cu manìa (o granìa) non pinìa (da A. F.)
Corrisponde agli altri detti “u murinaru si ‘nfarina” o “cu cunta ci
menti a junta”.
Cu metti ligna a mara banda po' si
va ricògghi
Certamente riguarda tempi ormai passati quando per un pò di legna si rischiava
anche la vita, ma non saprei dire quale messaggio tramanda. Forse di stare
attenti dove si conservano le proprie cose in quanto prima o poi serviranno e
bisogna recuperarle (A.
L.). Significa che chi sbaglia paga con la morte (nl).
Cu mmazza cani e gatti cent'anni ci cumbatti
Esorta al rispetto degli animali, minacciando una pena feroce. |
Cu ‘na mani ravanti e l’atra rarrètu
Essere nella miseria più assoluta. Quanto meno, meglio “‘Na mani
ravanti e una rarreri e ‘ndo menzu San Micheri”, almeno c’è qualcosa che
in qualche modo conforta!
Cu nasci tundu non pò mòriri quatratu
E' difficile cambiare il proprio temperamento od il proprio destino. (A.
L.)
Cu nesci rinesci
Osservazione sui brontesi che fuori avevano trovato migliore sistemazione o
addirittura fortuna.
Cu non fa nenti no sbagghia nenti
L’inettitudine non fa commettere alcun errore, chi fa qualcosa è soggetto
inevitabilmente anche a sbagliare.
Cu non pò mangiari canni bivi broru
Chi non può avere il meglio delle cose si accontenta di poco. (A. C.)
Cu pècura si fa lupu sa mangia
Ammonisce a non essere troppo remissivi.
Cu picca havi caru teni
Chi ha poco lo tiene caro. Esortazione alla prudenza a saper conservare
quanto si ha. |
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Cu pràtica cu zzoppu all’annu tira ‘a coscia (da A. F.)
Detto che mette in evidenza la potenza dell’esempio e della emulazione.
Cu ri vènniri riri sabatu ciangi
Richiamando il tradizionale rispetto per la giornata del venerdì sottolinea
l’alternanza dei sentimenti umani.
Cu ru sceccu fa un pullìtru i primmi caci su i so
La riconoscenza non è di questo mondo.
Cu savva ppi rumàni savva ppi cani
Gli spilorci conservano per chi non merita.
Cu si cucca cu i piccirìlli ‘a matina si trova cacatu
Chi frequenta persone inferiori in definitiva perde prestigio o che non
è il caso di avere a che fare con chi non è all’altezza della situazione.
Cu si guaddà si savvà
Chi è previdente è al sicuro.
Cu' si vesti ra robba r'atri prestu si spogghia
Chi indossa vestiti altrui presto si spoglia. Sintetizza la favola del
tacchino che si era vestito delle penne del pavone.
Cu spatti avi a mègghiu patti
Fra i due litiganti il terzo gode od anche chi divide si prende il meglio anche perchè "cu manìa non pinìa".
(A. C.)
Cu strigghia u s’o cavallu, non si chiamma gazzùni
Vuol dire che ogni lavoro è nobile specialmente se è fatto per sé e la sua
famiglia.
Cu zzappa bivi l'acqua, cu non zappa bivi a' butti!
Le ingiustizie della vita!
Ddu’ sunu i putenti: cu avi assa’ e cu non avi nenti
Gli estremi si toccano.
E lupi e mari cristiani scupetta e cani
Contro i lupi e i malvagi bisogna usare fucili e cani. (Frase usata
scherzosamente, ma non troppo, nei riguardi dei molti componenti delle
numerose famiglie Lupo di Bronte).
E' pigghiatu ra bbrutta bbestia (N. Sc.)
Più che indiavolato, insano o violento.
E’ ricchi ricchizzi, e scassi scassizzi
La ricchezza va (quasi) sempre a chi è già ricco come recita anche un altro
detto: “O riccu ricchizzi o pòviru povertà”.
Fa’ beni e scòddati, fa’ mali e pènsaci
Monito ad agire sempre correttamente per essere in pace con la propria
coscienza (n.l.).
Fatti u nommu e va cùccati
Sarà anche un'illusione ma la saggezza degli anziani così diceva:
Diventa famoso per qualcosa e dopo potrai tranquillamente dormire,
vivrai sugli allori (F.C.).
Fungi e niri undi 'i trovi pigghitìri
Un consiglio prezioso che invita a sfruttare subito l'occasione che si presenta.
Cogli l'attimo, insomma (F.C.).
Futti e ciangi
Similmente all'altro "llatta e ciangi" indica chi se la gode e si
lamenta, forse per non farsi invidiare.
Gira e furrìa 'ntappa 'ndi mia
Appiccicoso come una mosca.
I gastìmmi su’ fogghi fogghi, cu ‘i manda s’i ricogghi
I mali augurati agli altri ricadono su chi li pensa (n.l.)
I guai ra pignata ‘i sapi ‘a cucchiara c’a rimina
Le disavventure le conosce solamente chi le ha subite (n.l.).
Vedi anche l'altra versione dal consimile significato "Nullu sapi i guai ra quarara si nò ‘a cucchiara chi rimina”.
I mi mangiu ‘a cipulla e a ttia ti àddunu l'occhi
Uno lavora e l’altro si stanca. (A. C.)
I parenti ra mugghieri su dduci commu o meri, i parenti ru maritu su agri
commu acitu
Si credeva (o si crede ancora?) che i parenti della moglie siano buoni
come il miele, invece quelli del marito siano aspri come l’aceto.
Jrisìndi a ligna senza codda
Andare per fare qualcosa scordandosi l'attrezzatura (V. S.).
Jùngiti cu i megghiu e pèddici i spiszi
Unisciti con i migliori di te e non badarci se ti costa qualcosa. Un
saggio consiglio pratico (n.l.).
Anche nella versione "Mèntiti cu chilli megghiu i tija e ppìzzicci i
spiszi".
L'amma a Diu e a robba a ccu veni
L'anima a Dio e i beni (l’eredità) a chi spettano.
Lassa ‘u focu ardenti e succurri ‘a partorienti
Nei casi di urgente bisogno tralascia qualsiasi cosa e corri in soccorso
degli altri. Consiglio ad essere solidali con chi è in difficoltà e dare
aiuto (n.l.).
Llatta e ciangi
Similmente all'altro "futti e ciangi" indica chi se la gode e si
lamenta, forse per non farsi invidiare.
L'ogghiu va 'ndo stessu cafiszu
Lo si afferma parlando di persone fra le quali non c'è alcuna divisione
di beni, che sono un tutt'uno o il migliore esempio di comunione dei
beni.
L’ommu p’a paròra e u bo’ p’i conna
L’uomo (si
distingue) per la parola e il bue per le corna. E in Sicilia questo
senso della “parola” è stato esasperato tanto che essa è diventata
l’emblema dei mafiosi, che si definiscono uomini d’onore. Altra frase:
“Ommu ’i panza” e il suo contrario “ommu viri!”.
Longu e babbu
Tutta apparenza e niente sostanza.
Macàri i bròccuri fanu i bastàddi
A volte non c'è limite all'arroganza ed alla immodestia se anche un
piccolo broccolo si pavoneggia da cavolfiore. (aL)
Macàri 'u sari fa i vemmi
Considerazione che si fa per chi atteggia comportamenti non consoni alle sue
capacità o attitudini.
Mali non fari paura non avìri
Chi non si comporta male non deve avere paura.
Massaru riccu quandu Jnnaru fa 'u lippu
Saggia considerazione che vede negli eventi i segni premonitori. (F. C.)
Mastru Peppi piricùllu quandu mangia non vori a nullu
Questo personaggio vero o inventato che sia rappresenta il massimo dell’egoismo,
quando “mangia” non vuol dividere niente con gli altri, vuole mangiare da
solo.
Matrimoniu o viscuvatu ri lu celu è mandatu
Il matrimonio o il vescovato sono eventi fortunati, mandati dal cielo.
Megghiu l'ovu oggi ca ‘a gallina rumani
Meglio accontentarsi di quello che si ha al momento. (A. C.)
Megggiu ‘na vota russicàri chi centu voti gianniàri
E’ meglio arrabbiarsi una volta che avere cento volte paura (n.l.).
Megghiu pèddiri ca strapèddiri
Esortazione alla prudenza, specie nel limitare i danni: Meglio perdere che
straperdere!
Mènduri chi fiuriscunu a Jnnaru non di menti 'ndo panaru
Ogni cosa va fatta nei tempi giusti, l'agire in modo precipitoso porta
sempre danni.
Mèntiti cu chilli megghiu i tja e ppìzzicci i spiszi
Mettersi con i migliori e pagarne lo scotto. (dall’avv. Pietro De Luca).
Anche nella versione "Jùngiti cu i megghiu e pèddici i spiszi".
Metti 'u pani e renti ca fammi si senti (da A. F.)
Provare per credere. O anche l'appetito vien mangiando.
Mistùra metticcìndi ‘na biszàzza, cònsira commu vo’ sempri è
cucuzza!
E’ inutile voler cambiare uomini e cose con vari espedienti. E' inutile insistere con gli zucconi!
(nl). E' il corrispettivo del detto "Chi nasce tondo non può morir quadrato"
(A. P.). |
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Mi tegnu i catti o pettu
L’aforisma allude alla riservatezza (ed anche al non esporsi inutilmente).
Munti e munti non s’incontranu mai
Significa che è inutile affrontare le situazioni impossibili (n.l.).
Mutu tu e mutu i
Acqua in bocca, mi raccomando!
Na mani ravanti e una rarreri e ‘ndo menzu San Micheri
Mai sentito così; la prima parte indica chi non ha proprio nulla, ma San
Michele che ci sta a fare? O allude al pene, unica ricchezza di questo
disgraziato?
Na nuci intra u saccu non fa scrusciu
Uno da solo non conta, perché l’unione fa la forza.
'Ncruci e ‘nnuci
In croce ed in nuce (dal latino: nux, noce). Locuzione per
indicare che un argomento è stato trattato ampiamente, per esteso, e spesso
senza risultato (M. R.).
‘Ncùcchia i pìrita ‘nda pezza
Indica un avaro
spilorcio.
Ndo bàttiri a potta
Sul punto di partorire e, in senso
figurato, sul punto di concludere un difficile affare importante.
Negghi serri serri, acqua terri terri
Un buon auspicio di pioggia la nebbia che copre i monti.
Non è tempu ri fari canàri
Non è tempo buono per fare tegole, cioè non è il tempo opportuno per
intraprendere un qualche lavoro.
Non guaddari né erba né lavùri
Non rispettare né le regole civili né quelle morali.
Non ti vutari a mirulla
Non ti scervellare inutilmente. (A. C.)
No risbigghiàri u cani chi dommi
Non riaprire
una vecchia questione.
Nullu sapi i guai ra quaràra si nò ‘a cucchiara chi rimina
Nessuno può sapere come stanno in realtà le cose se non chi è veramente
interessato personalmente (A. C.).
Vedi anche l'altra versione dal consimile significato "I guai ra pignata ‘i sapi ‘a cucchiara c’a rimina".
Nullu si pìgghia si non si rassumìgghia
Nessuno sposa qualcuno che non sia dello stesso carattere. Il che non è
sempre vero, come ci dimostra la realtà (n.l.).
O cavallu gastimatu ci lluci ’u piru
Come dire che anche il malocchio porta bene.
Occhi chini e mani vacanti!
Bello e desiderato a vedersi ma senza risultati concreti (M. R.).
Occhiu non viri cori non dori
Occhio non vede cuore non duole, cioè beata l’ignoranza!
Ocellu ‘ntra gaggia non canta p’amuri ma ppi raggia
Spesso dissimuliamo i nostri veri sentimenti, per non dare soddisfazione
alla gente (n.l.).
O gallu o non gallu Diu fa ionnu
L'aforisma, che un vecchietto ha voluto consegnarci, rivela l'incedere
inesorabile del tempo e la grande e genuina religiosità
della gente umile che crede semplicemente.
Ogni cani a’ s’o casza è liuni
Ognuno si sente forte in casa propria (n.l.).
Ogni ficatellu 'i musca è sustanza
L'importanza anche delle piccole cose.
Sicuramente ancestrale ma ricco di significato e in linea con la situazione dei
nostri giorni. (A. M.)
O riccu ricchizzi, figghi màscuri e cuntintizza, o
pòviru puvirtà, figghi fìmmini ‘n quantità
A significare la disuguaglianza sociale tipica di tutti i tempi, la mancanza di
diritti civili cioè due pesi e due misure ovvero privilegi da una parte
privazioni dall’altra (F. C.).
O riccu ricchizzi o pòviru povertà
Come il precedente indica l'amara constatazione che è ancora attuale: Al ricco ricchezze, al povero
povertà o meglio, se volete, "E’ ricchi ricchizzi, e scassi scassizzi".
O stratunaru ci cuntu i migghi?
E' la risposta che si ottiene quando si cerca di spiare qualcuno minuziosamente o
si cerca di spiegargli qualcosa senza
sospettare che ne sa molto più di te.
Ovu ru n’ura, pani r’un jonnu e vinu r’un annu non fìcinu mai dannu
Le cose genuine e fresche non fanno mai male.
Pani e tumazzu e libertà ri cazzu!
Il motto degli
anarchici brontesi.
Passata a quarantina un malannu ogni matina
Come si è allungata la vita! oggi i malanni cominciano a ottanta anni.
Picca e nenti sunu parenti
Poco e niente sono parenti. Pessimistica considerazione che contrasta con quella
che dice: Meglio poco che niente.
Pi’ non fari piacìri a la motti, vurissi mòriri cu’ l’ucchiuzzi
avetti
Poetico irrazionale desiderio.
Pipita gallinara
Zitto!!
Pistàri l’acqua ‘nto muttàru
Significa fare una cosa
inutile e perdere tempo.
Pizzicari i minni o riàvuru
Compiere un'azione azzardata che provoca una reazione immediata e decisa
da parte della persona offesa. (A. F.) |
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Quando ‘a gatta non c’è i suggi trìppanu
Quando non c’è sorveglianza ognuno fa ciò che vuole (n.l.).
Quandu ‘a pira è matura casca sura
Col trascorrere del tempo le situazioni si chiariscono da sole.
Quandu llesti ri mangiari chiamma a tutti i so cumpari
Il solito egoista che mangia da solo, e chiama gli amici solo quando ha
finito (vedi per es. Mastru Peppi piricùllu…).
Quandu u bò va o macellu tutti cùrrunu cu’ cutellu
Il detto bolla coloro che approfittano di chi cade in disgrazia.
Quandu u rìavuru t’accarizza vori l’amma
Le lusinghe mirano sempre a fare del male (n.l.).
Quantu sapi un’obbu a so casza no sapi chillu
chi ciavi cent’occhi
Come dire che a casa sua ognuno è il re (A. Car.).
Quazàri e papìti
Quanto ero più piccolo, sentivo dire un detto “Chi faciti?” e
l'altro rispondeva «Quazari e Papiti». Probabilmente il detto si
riferiva alle calzette (“Quazari”) e agli zoccoli di una volta (“Papiti”). (S. P.)
Rammi tempu chi ti pecciu
Corrisponde al latino “gutta cavat lapidem” = La goccia buca la roccia.
Riàvuru mi ti pìgghia e mi ti potta (N. Sc.).
“Vai al diavolo” è notevolmente più gentile.
Rici u cappillanu a batissa: “senza rinari non si canta missa!”
Dice il cappellano alla badessa che senza soldi non si canta messa.
“Religiosa” massima sulla diffidenza, che la prostituta traduceva così: “soddi supra u bancùni e minchia intr'o picciùni.”
Ri patrùni a gazzùni
Osservazione su chi, non avendo saputo amministrare i propri beni, si era
ridotto in povertà.
Ri undi vegnu, vegnu ru murinu
cioè “...da qualsiasi luogo stia arrivando, vengo dal mulino!”. A parte
il significato letterale di cui non saprei individuare l'origine, il
detto si usa di persona che dopo aver pazientato a lungo su una
determinata questione, si lascia andare “cu tuttu u sceccu” tralasciando
le formalità e le buone maniere in uno sfogo repentino e a volte
violento. Almeno credo... (G. D. B.). Forse un tempo tornando dal
mulino si era sempre arrabbiati per la tassa da pagare sul macinato e
perché il mugnaio non sempre risultava onestissimo (ndr). L’aforisma è una
espressione che indica comunque soddisfazione di portare a casa la
farina per il pane quotidiano! Altri tempi in cui si era soddisfatti del
necessario! (nl)
Savva ‘a pezza pi quandu cc'è 'u pittuszu
Chi la fà l'aspetti (V. S.).
Ma anche: essere previdenti (nl).
Sempri scuru non ppò fari!
O, nella variante, Cchiù scuru 'i menzanotti non ppo fari! In qualche
modo sono l'esaltazione della rassegnazione ed insieme dell'ottimismo.
Sevvi l’ommu tò secundu u vizziu sò
Assecondare l’uomo che si ama anche nei suoi vizi; il che dimostra la
supina sottomissione della donna all’uomo (tempo fà naturalmente!?).
Si fici mèntiri i cugghjùni ‘nda cascia
Assoggettare qualcuno (privandolo degli ...attributi e facendoglieli
mettere in una cassapanca).
Simàna rutta pèddira tutta
Era un detto che evidenziava che una festa o malattia infrasettimanale
rovinava il lavoro.
Si u cchiù nicu vori ciangìri, cu cchiù randi s’a mintìri
Una verità lapalissiana: il più debole ("u cchiù nicu") non può sfidare il più forte
("u cchiù randi"). Ma
Davide dimostrò che era possibile battere Golia (n.l.).
Si vvo' mpuvvirìri manda l'ommu e non ci jri
Chi vuole vada e chi non vuole manda o in altri termini, come si dice in
Italia, “l’occhio del padrone ingrassa il cavallo”. (A.
Car.)
Si vvo stari bbonu, lamèntati
Lamentarsi per
stare bene, senza farsi invidiare (V. S.). Elogio alla ipocrisia e
alla superstizione! (n.l.)
Spassu i fora e trìvuru 'n casza.
Spasso degli amici e tribolazione dei familiari. Giusta osservazione sul
comportamento di alcuni uomini che fuori sono allegri e in casa parlano solo di
guai.
Stendi u peri pi quantu teni
Fare il passo a misura della gamba, altra esortazione alla prudenza nel fare
spese.
Taddu ma ca bruccètta
Come a dire: "Hai dovuto aspettare tanto (taddu) ma ne è
valsa la pena (ora mangi bene, con la forchetta)".
Tanti cchiètti, tanti buttùni
Ogni cosa deve stare al
suo posto e tutto deve essere in proporzione.
Tanti testi, tanti mazzi
Il caos più completo. Ognuno si tiene la propria convinzione od il
proprio potere ("mazzi", come bastoni del potere).
Tantu va a quattara all'acqua ffina cchi si rumpi
Le cose tirate alla lunga finiscono male (V. S.). Equivale al detto
italiano “Tanto va la gatta al lardo finché ci lascia lo zampino!” (n.l.),
Trispiti e tàvuri
L’indispensabile per
sposarsi! Una volta!!
Truvàri ‘a pezza a curùri
Trovare la scusa giusta.
Ttacca 'u sceccu undi vori 'u patrùni
Rispetta, con rassegnazione, le indicazioni del proprietario anche se le
reputi errate.
Tutti i cunsigghi pìgghiri ma u to no lassari
Ascolta tutti i consigli, ma non tralasciare il tuo. (dall’avv. Pietro De
Luca)
U bò su mangià e 'a cura c'ingruppà
Per indicare chi non riesce a completare a dovere un’azione pur avendone svolto
il maggior lavoro (si è mangiato un intero bue ma...) e fermandosi alla fine per un'inezia
(...la coda gli è rimasta in groppo).
‘U cani mùzzica sempri ‘u spaddatu
I guai capitano (quasi sempre!) a chi ne ha già abbastanza. Insomma il classico
“piove sul bagnato”. (F. C.)
U cchiù puritu avi 'a rugna
Son tutti della stessa pasta!
U curu ci robba ‘a cammìsa
Indica una persona
sospettosa ed avara; e infine “chillu avi curu!” per dire che è
fortunato.
U fiummi tira petri (A. F.)
Il destino porta guai o peggio di così non potrebbe andare. La “f” di fiummi (fiume), seguita dal dittongo “iu”, diventa muta e quindi va sostituita dalla “h” e perciò deve scriversi
hiummi (nl).
U friddu ri Mazzu traszi ‘ndo collu ru bo
Non conoscevo questo motto, ma credo che voglia dire che il freddo di
Marzo è sentito anche dal collo del bue che è un animale molto
resistente alle intemperie. E per estensione esso vale anche per le
persone anche le più temprate. (n.l.)
‘U fuìri è vrigogna ma è savvamentu ‘i vita
Fuggire è vergognoso, ma è salvezza.
U gallu futti e s’u scodda
E’ la stigmatizzazione del
comportamento umano basato sulla mancanza di responsabilità e sulla
indifferenza. Ogni riferimento a uomini politici è puramente casuale.
U jonnu vaiu undi vogghiu e a’ sira spaddu l’ogghiu
Perdere tempo e denaro.
U longu cogghj 'i fica e u cuttu si lambìca
Chi è
all'altezza della situazione ne coglie sempre tutte le opportunità e i
benefici.
U lupu ‘i mara cuscenza commu òpira penza
Non conoscevo neppure questo detto e spero che non si possa applicare né
al mio operato, né al mio pensiero che è stato sempre chiaro e
conseguente. (n.l.)
'U mottu ‘nsìgna a ciàngiri
Gli eventi insegnano a comportarci o l’esperienza è una grande
maestra di vita. Ma c'è anche il detto che "ciàngiri u mottu su
lacrimi persi".
Un pani menu du menzi (da A. F.)
Definisce egregiamente chi è povero in canna.
‘U picca mi bbasta e u cchiù mi ssuvècchia
Il poco mi basta e il dippiù mi avanza. Il che si può sintetizzare nel
motto: chi si accontenta gode.
'U pisci feti ra testa
Come dire il problema sta a monte. (A. C.)
'U rispettu è miszuratu, cu lu potta l’avi puttatu
Chiaro monito: se vuoi essere rispettato, devi rispettare gli altri!
(n.l.)
'U sangu murì ora è broru ppì cani
Indica che dopo la morte si cade facilmente nel dimenticatio. (A. M.)
’U Signuri pruvviri ‘u riccu picchì ‘u pòviru cc’è ‘nsignatu
Fa perfetta rima con l'altro aforisma "O riccu ricchizzi o pòviru povertà"
U Signurùzzu e villani cci aviva a ffari l'occhi ‘nde jnocchi;
cussì si nnubbàvanu caminandu ‘nda ristùccia
Dileggio
dell’ignoranza, da un ignorante presuntuoso.
U sparagnu è u primmu guaragnu
Il risparmio è il primo guadagno. (Ottima e semplice regola di economia.)
U vo vìriri a l'ommu minchiùni? Quandu e fìmmini ci teni u cuttuni!
Modo ironico delle donne di una volta di accettare la superiorità dell'uomo.
Viddùra crura e fìmmina nura, pòttano l'ommu a
seputtùra
Gli eccessi della gola ed i vizi in genere, si sa, non fanno certo
bene.
Virendu facendu
Non fare progetti fantasiosi ma vedi un pò com'è la situazione ed agisci
di conseguenza adattandoti alla situazione reale.
Vori l'àgghiu ppi rutari
Cercare la scusa per attaccare briga. (A. C.)
Vori pàgghia pi centu cavalli
Per indicare uno o una che
non si accontenta, ingordo/a.
Vo’ stari ‘n paci? Marìtati luntanu ri sòggiri e cugnati!
Saggio consiglio: stare lontano dai parenti dell’uno e dell’altro
coniuge, per non dover subire consigli e critiche. A proposito voglio
sottolineare che il dialetto brontese usa il verbo “maritàrisi” anche se
riferito all’uomo. (n.l.)
Zò, zò! Ognunu cu’i so’!
Delimita la differenza di
famiglia o ceto sociale e può equivalere a quella italiana: “mogli e
buoi dei paesi tuoi.” In questi tempi di "respingimento"
il detto può essere
tranquillamente utilizzato dalle nostre forze navali! |
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