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Le eruzioni

Benedetto Radice nelle sue
Memorie storiche di Bronte
ricorda
in particolare le colate laviche della Nava, del passo Zingaro (1395), del 1170, 1536, 1651, 1758, 1763,
1832 e quella, che causò la morte di oltre 50 brontesi,
del 1843.
Particolarmente violente e lunghe furono le colate
laviche del 1170 e del 1651.
La prima scavalcò il Brignolo,
contrada posta tra i monti Rivolìa e Colla, e seppellì buona parte della
città.
La seconda, quella del 1651, durò sette anni e la lava investì l'antico quartiere di Sant'Antonino, dirigendosi verso il centro del paese.
I brontesi si riversarono in preghiera, giorno e notte, nella chiesa dell'Annunziata per implorare aiuto e portarono la statua della
Madonna di fronte alla lava. E, ci ricordano gli anziani, ecco che la lava deviò il suo corso verso
tramontana, formò un cordone lavico come un muraglione (che si nota ancora
e che parte a ridosso dell'ospedale e scende verso S. Nicola), proseguì
giù per la contrada Sciarotta e si arrestò a poca distanza dal fiume
Simeto.
Per gratitudine verso la Madonna, fu costruita sotto il muraglione di lava
una chiesetta (la "Madonna del Riparo", successivamente venduta e
andata distrutta).
Nella stessa eruzione un altro braccio di lava, passando sopra San Vito,
arrivò al monte Barca; distrusse molta parte dell'abitato, vigneti, boschi
e pascoli. Si pensò addirittura ad una diversa ubicazione dell'abitato;
molti brontesi emigrarono ma la maggior parte ritornò a Bronte per
ricostruire le case sulla lava estinta.
Fra le eruzioni dell’Etna, riguardanti il versante
di Bronte, il famoso vulcanologo catanese Carlo Gemmellaro
(1787-1866), ne
"La vulcanologia dell'Etna", (Tipografia dell'Accademia Gioiena, Catania
1858), con diligente e scrupolosa cronaca degli eventi, descrive fra le
altre:
l’eruzione del mese di
febbraio 1651 quando “proruppe il torrente di fuoco dalla montagna, e
prese diverse direzioni; una a tramontata verso Bronte, la quale giunse
sino alla pubblica strada, (...) percorse in 24 ore 16 miglia, ingojò
alcune case a tramontana: investì la chiesa del Purgatorio, si avanzò
nella sotto posta piana di Bronte, ed arrestossi a poca distanza dal
fiume".
L’eruzione del 22 novembre
1727, quando "dalla suprema voragine, e indi a poco dallo stesso
cratere, ad occidente, sgorgava un torrente di lava, che rapido scorreva
verso Bronte, in varie braccia, bruciando il bosco de' Vitulli (Betula).
Minacciava il torrente d'invadere i contorni ed anche la città stessa di
Bronte, con grave spavento degli abitanti; ma rallentatò il corso, e dopo
sei mesi, e dopo aver percorso un tratto di otto miglia, si estinse a 10
Maggio 1728".
L’eruzione iniziata il 31
Ottobre del 1832 quando la lava vulcanica - scrive il Gemmellaro –
«minacciò di seppellir Bronte, per esser situato nel pendìò di due
colline, del Margio grande, cioè, e Corvo a N.O. e de' Colli a S.O. e
l'Etna che lo sovrasta par che voglia invaderlo ad ogni istante» [...].
«...Vario era il corso della lava principale di M. Lepre, ed ora verso S.O.,
ora a O. ora a N.O. a seconda del pendìo del suolo, e degli urti de' colli
co' quali incontravasi ora da un punto ora dall'altro andava invadendo i
boschi di Adernò, di Bronte e di Maletto, con un fronte spesso di 160
palmi, alta più di 40.
Si diresse quindi lungo la lava del 1651 verso Bronte, e campeggiò per due
giorni nel fertile suolo dei Musa, recando indicibile spavento agli
abitanti di Bronte, che già vedevano vicina la totale distruzione della
loro città; dapoichè a 10 novembre, la lava
minaccevole era appena quattro miglia lontana, e la sua fronte non era
divenuta meno di 400 passi di larghezza. [...]
La lava non cessava d'avanzarsi verso Bronte facendo guasto de' coltivati
campi a levante della città. Il Governo ne fu interessato e tutte le
misure presero perchè la desolazione non avvenisse, di una popolazione di
presso a 13,000 abitanti; e muri a secco si alzarono ne’ colli superiori
della città…». Ma finalmente a 15 novembre i fenomeni dell’eruzione
indebolirono – «L’esplosioni succedevasi a lunghi intervalli: la lava
lenta correva ed in minor quantità, e nella contrada di Salici, il suo
fronte non avanzava che pochi passi in un giorno, e gradatamente si
estinse a 22 novembre».
L'eruzione
del 1843,
«famosa per aver provocato la morte di 50
persone in seguito ad una "esplosione freatica». |
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«Eruzione
dell'Etna la notte del 31 Ottobre 1832 - La di cui lava
diretta per Bronte distruggeva terreni coltivati»
Il dipinto, dell'epoca, è di Giuseppe Politi. In basso a
destra, la Città di Bronte (vedi) |
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Un piccolo braccio di lava, incanalatosi lungo un
torrente, sta inghiottendo il ponte di una stradina
provinciale ai piedi dell'Etna. |
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Alcune fasi della spettacolare e terrificante attività
esplosiva dell'Etna nell'ultima eruzione del 27 ottobre
2002, viste da Bronte.
Sulla sinistra, la lava fuoriuscita dalle bocche apertesi
sopra Linguaglossa brucia la pineta e distrugge gli
impianti di Piano Provenzana.
Sulla destra, l'attività esplosiva delle altre
bocche apertesi nel versante di Nicolosi che eruttano
cenere e lava. |
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L'imponente mole dell'Etna
si eleva con i suoi 3.350 mt. di altezza alle spalle di
Bronte. |
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La strage del
25 Novembre 1843
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