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Offre ai piedi di Bronte, un mini-ambiente unico, aspro e selvaggio ma anche molto suggestivo e ben conservato. Le fotografie della pagina rendono solo in parte la bellezza selvaggia dei luoghi e la maestosità di un sito ancora quasi inviolato.
Alcune testimonianze storiche importanti fanno parte dell’area interessata dalla riserva quali il ponte normanno posto a scavalcare il Troina, un antico mulino ad acqua, la chiesetta di Serravalle dedicata a S. Francesco di Paola, e proseguendo sulla strada che s’inerpica sul monte Reitano (1.080 m.) in contrada Placa, un paesaggio mozzafiato della grande vallata di Bronte e dell’Etna. La lava di antiche eruzioni che colmarono il primitivo letto del Simeto è stata nei secoli erosa e potentemente scavata dalla potenza del fiume in una profonda incisione, assai stretta e con lisce pareti laviche quasi verticali. Dai due ponti Cantera e Serravalle, siti nelle omonime contrade a pochi chilometri da Bronte e facilmente raggiungibili in auto, è possibile vedere la parte iniziale, dell'erosione. Le forre laviche iniziano con uno strapiombo e un selvaggio burrone, dai brontesi denominato "u bazu ‘a càntira" (il balzo della Càntera), ove, sotto i ponti Cantera e Serravalle, i fiumi Simeto e Troina si precipitano schiumanti sulla lava e sui blocchi di pietra arenaria. Uno dei due fiumi
(il Troina) è scavalcato dall’antico ponte normanno, una opera arditissima composta da pile idrodinamiche che reggono le arcate medievali di un ponte a schiena d’asino, è caratterizzata cromaticamente dall’uso delle pietre locali basaltiche in alternanza a conci di tufo bianco con un effetto bicromatico veramente particolare.
Fu fatto costruire dal Conte Ruggiero nel 1121 in memoria della madre Adelasia, morta a Patti nel 1118.
Sul ponte passava la vecchia strada che univa l'entroterra della Sicilia
(Cesarò, Troina) a Catania e Messina. L'altro ponte, detto dagli Arabi "Càntera",
diede il nome alla contrada. Sotto scorre il Simeto in una spaccatura ripida e impraticabile, inizialmente larga pochi metri e profonda fra i trenta e i cinquanta metri d’altezza, stretta tra
maestose e colorate pareti di lava basalto (eruzione del 1603) che si allarga
poi per chilometri, rigogliosa di vegetazione e di vita animale. Scendendo lungo il fiume, in più punti, vi sono particolarmente interessanti formazioni laviche a poligoni, o basalto colonnare, dovute al repentino raffreddamento della colata a contatto con le acque del Simeto, gli ampi terrazzi lavici che testimoniano dell’ampliarsi dell’edificio vulcanico etneo sui territori prima occupati dagli affioramenti sedimentari Erei e la tipica vegetazione che assume connotati particolari con la presenza dell’Oleandro, dell’Euforbia arborea, capaci di sviluppare le loro ramificazioni sulle lave. Sul greto del fiume si possono vedere ciottoli di origine lavica, diversamente colorati, sia da sabbie, ghiaia e ciottoli di origine sedimentaria provenienti dai vicini Nebrodi. Non è raro imbattersi in ciottoli e gusci di ambra di colore molto chiaro che hanno da sempre attirato i cercatori e che ci narrano di un lontano passato geologico. Il largo alveo sassoso è spesso occupato da tipica vegetazione ripariale: canne del genere Fragmite ed oleandri che in primavera assumono una magnifica fioritura. Il paesaggio agrario è quello tipico di Bronte, con vecchie zone golenali trasformate in frutteti e giardini, con le "sciare" pietrosissime dove il contadino brontese ha impiantato vaste colture a Pistacchio, e, a tratti occupato da pascoli acclivi e degradatissimi che lasciano comparire tra la rada copertura erbacea, la caratteristica argillosa del suolo con vasti solchi stretti e profondi e con ripide creste che movimentano le alture. Intorno un paesaggio contrastato e una natura profondamente varia, coltivazioni arboree specializzate che vanno dai frutteti (pere, pesche, etc.) fino agli aridi pascoli argillosi inframmezzati ad aride scoscese sciare coltivate a pistacchio, a giardini di agrumi, alberi di olivo o di mandorlo, ortaggi, fichidindia, campi di frumento e di cereali. La componente faunistica specializzata che popola questo ecosistema comprende alcuni tipi di rettili (la Biscia dal collare, la Biscia viperina, il Colubro leopardino, forse il più bel rettile europeo lungo sino ad un metro), le lucertole (Ramarro, Lacerta viridis o la Podarcis sicula) che si nascondono tra la vegetazione arbustiva e tra i sassi e le rocce laviche, una bella specie di anfibio (il Discoglosso dipinto), la Rana esculenta,e alcune specie di rospi che si ritrovano nei dintorni del fiume (Bufo bufo spinosus e Bufo viridis). Rara e quasi del tutto assente la fauna ittica. L'avifauna comprende diverse specie stanziali ed altre presenti come migratorie: non è rara l'apparizione dell’Airone cenerino (Ardea cinerea), che sosta in migrazione nelle zone maggiormente ricche di anfibi da predare; nella vegetazione ripariale si nasconde il più elusivo dei rallidi, il Porciglione, poco atto al volo e dal corpo tipicamente adattato alla vita nel canneto, alcune specie di rapaci diurni tra i quali domina per dimensioni la Poiana, il Gheppio, e, nelle zone interessate dai pascoli e dalla bassa vegetazione, ancora oggi si può osservare la bella Coturnice, un tempo nota saliente del paesaggio interno siciliano ed oggi vera e propria rarità faunistica. Non è difficile avvistare ed incontrare il Barbagianni, mentre nelle aree più alberate frequenti sono sia l'Assiolo, che la Civetta. Per i mammiferi, compaiono come erratici e maggiormente provenienti dalle aree circostanti la Volpe, l'Istrice, il Riccio, il Coniglio selvatico e la Lepre. |
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Il ponte normanno
UN PO' DI STORIA «A mettere in comunicazione le varie masse della sponda sinistra del Simeto: Maniaci, Rotolo, Corvo, S. Venera, Bronte, e le altre masse con gli abitanti della sponda destra: Bolo, Cesarò, Carbone, Placa Baiana, Troina, Messina, capitale allora del Valdemone e Palermo capitale dell’Isola, il Conte Ruggiero nel 1121 fece costruire il ponte, detto dagli Arabi Càntera, che diede poi il nome alla contrada e lo dedicò alla memoria della madre sua Adelasia, morta in Patti nel 1118. Vi si leggeva questa epigrafe greca, scolpita in pietra calcarea, posta sull’ala destra del ponte, a Nord:
"Fu costruito questo ponte per la serenità del gloriosissimo conte Ruggiero di Calabria e di Sicilia e dei Cristiani aiutatore per l’assoluzione della defunta madre di lui Adelasia regina. 6629, ind. 14 (1121)". La stessa data un pò geroglifica si legge in un quadrello di pietra lavica nella centinatura del ponte, a mezzodì; e la stessa data leggevasi pure, mi dicevano gli anziani brontesi, nella parete della Chiesa di S. Giorgio, al camposanto, fabbricata da Ruggiero nel suo passaggio da Bronte, come affermano alcune scritture storico - legali, che si conservano nell’archivio comunale di Bronte. La Chiesa ora è stata distrutta a causa del nuovo cimitero e serve da ossario. Una leggenda narra che operai saraceni furono addetti alla fabbricazione del ponte; che un saraceno, piantatosi colle gambe sulle rive opposte del fiume, abbia indicato il sito, ove esso doveva sorgere.
Nella fantasia popolare: saraceno era sinonimo di gigante. Il Dio Termine però dava spesso occasione a litigi; e odi feroci fervevano nei petti dei confinanti per l’eterna lotta del mio e del tuo. Di quest’odio un ricordo è rimasto nel detto tradizionale dei Brontesi: «Sono come Maniaci e Rapiti» per dire: sono due nemici acerrimi.» (B. Radice, Memorie storiche di Bronte, nostra ediz. digitale, pag. 37) |
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