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Forre laviche del Simeto

«'U bazu 'a Càntira»

La natura in tutto il suo splendore

La riserva naturale integrale delle Forre laviche del Simeto rientra nel piano regionale dei parchi e delle riserve naturali istituito dalle leggi regionali n. 98 del 6 Maggio 1981 e n. 14 del 9 agosto 1988, ed approvato con decreto dell’Assessorato del Territorio e dell’ambiente del 10 giugno 1991.
Con una superficie totale di 291,258 ettari (di cui 282,5 nella zona A, e 8,75 nella zona B) ricade nel comune di Bronte e, parzialmente, di Adrano, Centuripe e Randazzo interessando quindi le due province di Catania ed Enna.

Creata a protezione della parte geologicamente più interessante del Simeto, la Riserva va a proteggere un lungo tratto del maggiore corso d’acqua siciliano nel quale le lave etnee, giunte sino al vecchio corso del fiume, lo hanno più volte scavalcato e da esso sono state poi scavate ed erose con splendide gole nel nero del basalto.
Interessa una fascia di territorio di particolare valore geologico-ambientale per le sue morfologie e per gli ecosistemi e i microclimi che vi si sono stabilizzati; si tratta, semplicemente, di una profonda incisione che il fiume Simeto ha scavato nel corso dei secoli sulle più antiche colate laviche dell'area etnea, creando ingrottati, anse, cascate e laghetti, che - incastonati nel nero del basalto - creano ambienti di rara bellezza e suggestione.

La zona di Bronte rappresenta il tratto iniziale del fiume, e sicuramente il più selvaggio, dove le acque fanno giuochi d’equilibrio e di maestria con le nere lave etnee e dove l'occhio dell'uomo rimane certamente esterrefatto per la potenza che questo fiume, nonostante i mille e mille danni che la nostra ingorda specie ha apportato alla sua vita, continua a volte a dimostrare.
Le caratteristiche morfologiche, paleontologiche, biologiche ed estetiche
del luogo mantengono quasi inalterate il loro fascino naturale, acceso e rinvigorito da particolari componenti faunistici e floreali e dalla presenza costante all'orizzonte dell'imponente cono dell'Etna.
In particolare la riserva naturale è caratterizzata dall’aspetto tipico del Simeto,
con un largo materasso alluvionale a detriti provenienti dai Nebrodi, e dall’ingrottato lavico molto simile alle famose gole dell’Alcantara, con formazioni di basalto colonnare, cascate, laghetti, rapide ed acque bianche.
Sotto il ponte della Cantera e il ponte normanno di contrada Serravalle, il Simeto ed il Troina incontrano alte pareti di lava basaltica, le superano con un susseguirsi di salti, rapide e cascatelle, e poi si ingrottano prima con un condotto molto stretto e con un laghetto di pochi metri quadri incastonato fa alte pareti basaltiche, per poi congiungersi più a valle in uno scenario incontaminato.

FOTO ANTONIO RUSSO

Le forre laviche del Simeto iniziano nel confine tra i massi vulcanici e quelli sedimentari, nella zona di Contrada Cantera - Serravalle, incorniciando il congiungimento tra i due fiumi Troina e Simeto.
La zona di Bolo-Serravalle con i suoi pregiati frutteti, il ponte normanno accanto ad un antica masseria con l'ex Chiesa della Placa Serravalle dedicata a San Francesco di Paola, i resti di un vecchio mulino ad acqua e la parte iniziale dell'erosione è una delle più belle di Bronte.

Offre ai piedi di Bronte, un mini-ambiente unico, aspro e selvaggio ma anche molto suggestivo e ben conservato. Le fotografie della pagina rendono solo in parte la bellezza selvaggia dei luoghi e la maestosità di un sito ancora quasi inviolato.
Alcune testimonianze storiche importanti fanno parte dell’area interessata dalla riserva quali il ponte normanno posto a scavalcare il Troina, un antico mulino ad acqua, la chiesetta di Serravalle dedicata a S. Francesco di Paola, e proseguendo sulla strada che s’inerpica sul monte Reitano (1.080 m.) in contrada Placa, un paesaggio mozzafiato della grande vallata di Bronte e dell’Etna.

La lava di antiche eruzioni che colmarono il primitivo letto del Simeto è stata nei secoli erosa e potentemente scavata dalla potenza del fiume in una profonda incisione, assai stretta e con lisce pareti laviche quasi verticali.
Dai due ponti Cantera e Serravalle, siti nelle omonime contrade a pochi chilometri da Bronte e facilmente raggiungibili in auto, è possibile vedere la parte iniziale, dell'erosione.

Le forre laviche iniziano con uno strapiombo e un selvaggio burrone, dai brontesi denominato "u bazu ‘a càntira" (il balzo della Càntera), ove, sotto i ponti Cantera e Serravalle, i fiumi  Simeto e Troina si precipitano schiumanti sulla lava e sui blocchi di pietra arenaria.

Uno dei due fiumi (il Troina) è scavalcato dall’antico ponte normanno, una opera arditissima composta da pile idrodinamiche che reggono le arcate medievali di un ponte a schiena d’asino, è caratterizzata cromaticamente dall’uso delle pietre locali basaltiche in alternanza a conci di tufo bianco con un effetto bicromatico veramente particolare. Fu fatto costruire dal Conte Ruggiero nel 1121 in memoria della madre Adelasia, morta a Patti nel 1118.
Sul ponte passava la vecchia strada che univa l'entroterra della Sicilia (Cesarò, Troina) a Catania e Messina.
L'altro ponte, detto dagli Arabi "Càntera", diede il nome alla contrada. Sotto scorre il Simeto in una spaccatura ripida e impraticabile, inizialmente larga pochi metri e profonda fra i trenta e i cinquanta metri d’altezza, stretta tra maestose e colorate pareti di lava basalto (eruzione del 1603) che si allarga poi per chilometri, rigogliosa di vegetazione e di vita animale.

Scendendo lungo il fiume, in più punti, vi sono particolarmente interessanti formazioni laviche a poligoni, o basalto colonnare, dovute al repentino raffreddamento della colata a contatto con le acque del Simeto, gli ampi terrazzi lavici che testimoniano dell’ampliarsi dell’edificio vulcanico etneo sui territori prima occupati dagli affioramenti sedimentari Erei e la tipica vegetazione che assume connotati particolari con la presenza dell’Oleandro, dell’Euforbia arborea, capaci di sviluppare le loro ramificazioni sulle lave.

Sul greto del fiume si possono vedere ciottoli di origine lavica, diversamente colorati, sia da sabbie, ghiaia e ciottoli di origine sedimentaria provenienti dai vicini Nebrodi. Non è raro imbattersi in ciottoli e gusci di ambra di colore molto chiaro che hanno da sempre attirato i cercatori e che ci narrano di un lontano passato geologico.
Il largo alveo sassoso è spesso occupato da tipica vegetazione ripariale: canne del genere Fragmite ed oleandri che in primavera assumono una magnifica fioritura.

Il paesaggio agrario è quello tipico di Bronte, con vecchie zone golenali trasformate in frutteti e giardini, con le "sciare" pietrosissime dove il contadino brontese ha impiantato vaste colture a Pistacchio, e, a tratti occupato da pascoli acclivi e degradatissimi che lasciano comparire tra la rada copertura erbacea, la caratteristica argillosa del suolo con vasti solchi stretti e profondi e con ripide creste che movimentano le alture.
Intorno un paesaggio contrastato e una natura profondamente varia, coltivazioni arboree specializzate che vanno dai frutteti (pere, pesche, etc.) fino agli aridi pascoli argillosi inframmezzati ad aride scoscese sciare coltivate a pistacchio, a giardini di agrumi, alberi di olivo o di mandorlo, ortaggi, fichidindia, campi di frumento e di cereali.

La componente faunistica specializzata che popola questo ecosistema comprende alcuni tipi di rettili (la Biscia dal collare, la Biscia viperina, il Colubro leopardino, forse il più bel rettile europeo lungo sino ad un metro), le lucertole (Ramarro, Lacerta viridis o la Podarcis sicula) che si nascondono tra la vegetazione arbustiva e tra i sassi e le rocce laviche, una bella specie di anfibio (il Discoglosso dipinto), la Rana esculenta,e alcune specie di rospi che si ritrovano nei dintorni del fiume (Bufo bufo spinosus e Bufo viridis).
Rara e quasi del tutto assente la fauna ittica.

L'avifauna comprende diverse specie stanziali ed altre presenti come migratorie: non è rara l'apparizione dell’Airone cenerino (Ardea cinerea), che sosta in migrazione nelle zone maggiormente ricche di anfibi da predare; nella vegetazione ripariale si nasconde il più elusivo dei rallidi, il Porciglione, poco atto al volo e dal corpo tipicamente adattato alla vita nel canneto, alcune specie di rapaci diurni tra i quali domina per dimensioni la Poiana, il Gheppio, e, nelle zone interessate dai pascoli e dalla bassa vegetazione, ancora oggi si può osservare la bella Coturnice, un tempo nota saliente del paesaggio interno siciliano ed oggi vera e propria rarità faunistica. Non è difficile avvistare ed incontrare il Barbagianni, mentre nelle aree più alberate frequenti sono sia l'Assiolo, che la Civetta.

Per i mammiferi, compaiono come erratici e maggiormente provenienti dalle aree circostanti la Volpe, l'Istrice, il Riccio, il Coniglio selvatico e la Lepre.

Il ponte normanno

UN PO' DI STORIA

«A mettere in comunicazione le varie masse della sponda sinistra del Simeto: Maniaci, Rotolo, Corvo, S. Venera, Bronte, e le altre masse con gli abitanti della sponda destra: Bolo, Cesarò, Carbone, Placa Baiana, Troina, Messina, capitale allora del Valdemone e Palermo capitale dell’Isola, il Conte Ruggiero nel 1121 fece costruire il ponte, detto dagli Arabi Càntera, che diede poi il nome alla contrada e lo dedicò alla memoria della madre sua Adelasia, morta in Patti nel 1118. Vi si leggeva questa epigrafe greca, scolpita in pietra calcarea, posta sull’ala destra del ponte, a Nord:
"Fu costruito questo ponte per la serenità del gloriosissimo conte Ruggiero di Calabria e di Sicilia e dei Cristiani aiutatore per l’assoluzione della defunta madre di lui Adelasia regina. 6629, ind. 14 (1121)".
La stessa data un pò geroglifica si legge in un quadrello di pietra lavica nella centinatura del ponte, a mezzodì; e la stessa data leggevasi pure, mi dicevano gli anziani brontesi, nella parete della Chiesa di S. Giorgio, al camposanto, fabbricata da Ruggiero nel suo passaggio da Bronte, come affermano alcune scritture storico - legali, che si conservano nell’archivio comunale di Bronte. La Chiesa ora è stata distrutta a causa del nuovo cimitero e serve da ossario.
Una leggenda narra che operai saraceni furono addetti alla fabbricazione del ponte; che un saraceno, piantatosi colle gambe sulle rive opposte del fiume, abbia indicato il sito, ove esso doveva sorgere.
Nella fantasia popolare: saraceno era sinonimo di gigante. Il Dio Termine però dava spesso occasione a litigi; e odi feroci fervevano nei petti dei confinanti per l’eterna lotta del mio e del tuo. Di quest’odio un ricordo è rimasto nel detto tradizionale dei Brontesi: «Sono come Maniaci e Rapiti» per dire: sono due nemici acerrimi.»

(B. Radice, Memorie storiche di Bronte, nostra ediz. digitale, pag. 37)

Il Ponte normanno visto dal basso (Foto V. Saitta)

Immagini delle Forre laviche create dal Simeto nel corso di millenni:

il fiume Troina sotto il ponte normanno di Serravalle nei mesi estivi. Dopo poche centinaia di metri si immette nel Simeto.

La fenditura in prossimità dell'impianto di degasolinaggio dell'Eni.

Un tratto del fiume e la parete con colonnato basaltico in contrada Marotta

Per la salvaguardia, la conservazione e la tutela del particolare valore ambientale dell’Ingrottato lavico, delle cascate e dei laghetti creati dal Simeto e del­la tipica vegetazione ripariale nonché della componente faunistica specia­lizzata che popola la zona vigono le norme di salvaguardia delle leggi regio­nali. Le stessi leggi, però, non hanno indicato nessun Ente Gestore. E si vede: la conservazione e la difesa del paesaggio e dell’ambiente naturale sono rimaste solo sulla carta.
Il vecchio ponte normanno di Contrada Serravalle, ormai inagibile, oltre che ridotto in uno stato di completo degrado sta diventando, fra l'indifferenza generale, una vera discarica: i soliti incivili ne hanno fatto un deposito di immondizie e di oggetti di ogni genere.
Esiste un progetto di restauro dello storico ponte, proposto fin dall'anno 2002 dal Club Aetna Nord-Ovest; la progettazione definitiva delle opere  era stata finanziata dalla Regione nel 2004, ma fino ad oggi nulla è stato fatto, tutto sembra essersi perso nei meandri della burocrazia e del disinteresse.

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La zona protetta dell'Ingrottato è ancora un incontaminato habitat naturale. La natura selvaggia del luogo e la evidente difficoltà e la pericolosità per costruirvi hanno finora preservato e salvato da qualsiasi speculazione questo meraviglioso luogo.

Si trova a pochi chilometri da Bronte e inizia a fondo valle già sotto i due ponti delle contrade Cantera e Serravalle.
Con le dovute precauzioni e molta attenzione, è possibile percorrerlo.

Specie in estate ci si può inoltrare nel piccolo habitat naturale (la gola e a pochi chilometri da Bronte) scendendo a piedi lungo il greto del fiume dalla contrada Cantera-Serravalle e percorrerlo, anche se con difficoltà, fino al ponte di Contrada Passo Paglia o proseguire fino al Ponte dei Saraceni, di origine normanna (risale alla metà del IX secolo), in territorio di Adrano.

Ponte dei Saraceni (IX sec.)
Il Ponte dei Saraceni (IX sec.) di origine normanna.

Flora, fauna e aspetti naturalistici del bacino fluviale del Simeto

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Riproduzione riservata anche parziale - Aggiornato al giugno 2011