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Il territorio di Bronte

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IL SIMETO  FORRE LAVICHE  I BOSCHI  ROCCA CALANNA  ARCHITETTURA RURALE  L'ETNA  LA SCIARA  AI PIEDI DELL'ETNA  CONTRADE DEL TERRITORIO


Il territorio brontese

Il territorio brontese con i suoi  25 mila ettari è uno dei più vasti della Provincia di Catania.
Costituito in buona parte da lave più o meno antiche sovrapposte, in epoche diverse, agli antichi terreni argillosi calcarei di origine sedimentaria, il territorio si estende fino al cratere centrale dell'Etna con un altitudine che va dai 380 metri ai 3350.

Per la sua assoluta unicità rappresenta sicuramente uno degli scenari paesaggistici più interessanti della provincia catanese sia  per la conformazione varia ed interessante sia per l’elevato grado di diversità biologica che per la qualità delle entità che vi sono rappresentate.
E' la terra del pistacchio (Bronte ne è la capitale italiana) ma anche un territorio ricco di mirabili foreste e di inesauribili itinerari lungo le pendici dell'Etna, sui versanti dei monti Nebrodi o lungo il corso del fiume Simeto.
Con la sua natura suggestiva ed in massima parte ancora incontaminata, rappresenta nel nostro continente una delle poche isole naturali che conserva ancora pressoché integri i valori naturalistici e paesaggistici.
Non per niente Bronte, unico in Sicilia, concorre notevolmente alla salvaguardia, alla conservazione ed alla difesa del paesaggio e dell’ambiente naturale siciliano: ha ceduto oltre la metà del suo territorio a due splendidi parchi siciliani (il Parco dell'Etna e il Parco dei Nebrodi), alla zona protetta delle Forre laviche del del Simeto (291,2 ettari) ed al Parco fluviale dell'Alcantara. Fra i venti comuni i cui territori ricadono nel comprensorio del Parco dell'Etna, Bronte dà 10.000 ettari, su un totale di 58.000 (il 18%). Fra i ventuno del Parco dei Nebrodi contribuisce con 3.871 ettari di cui 1.495 nella zona A di riserva integrale e 2141 nella zona B, su un totale di 85,587 ettari.
Praticamente oltre 14.000 ettari dei 25.000 che compongono il territorio di Bronte sono parte integrante e importantissima dei parchi siciliani.

ITINERARI
I boschi di Monte Maletto - Escursioni dalla Ducea
La via dell'acqua - Il sentiero medievale - L'Obelisco
Canto alla sciara di Gaetano Barbella

ASPETTI DEL TERRITORIO BRONTESE

La superficie territoriale si sviluppa maggiormente lungo la direttrice nord-sud, con uno sviluppo massimo (Etna compresa) di circa 33 Km e con un dislivello dal punto più basso (380 metri) a quello più alto (3.350, l'Etna) di 2.970 metri.
Questo spiega l’elevato grado di diversità biologica, la qualità delle entità che sono rappresentate nel territorio ed il numero di soluzioni economiche possibili sia per l'agricoltura che per la zootecnia per non parlare del turismo.
Il territorio che si allunga con ampie verdi vallate dalla cima del Cratere Centrale (3.350 m.) fino a quella di Monte Soro (1847 m.), sui Nebrodi, è contraddistinto da boschi secolari, frutteti che danno una produzione di elevata qualità, estese coltivazioni di pistacchi, di cereali e di agrumi, vigneti, oliveti, castagneti e piante di ficodindia che convivono con aride lande vulcaniche, grandi estensioni di lava e verdeggianti pascoli.

Le caratteristiche ambientali del territorio brontese, la bellezza e l'unicità dei luoghi, i molteplici elementi vegetali che si susseguono alle varie quote offrono tutto l'occorrente a chi vuole riavvicinarsi alla natura ed ai boschi in particolare

Il poeta scozzese William Sharp (Paysley, 1855 - Maniace 1905) così descriveva il viaggio da Maniace a Bronte in "Attraverso la Ducea Nelson":

Veduta di Bronte dalla "Carbonara"

«La strada per Bronte si inerpica fino ad un gruppo di selvagge rocce dall’aspetto strano - un contrassegno per molte miglia in tutte le direzioni - dove sono stati rinvenuti resti greci e siculi, e i cui accidentati burroni sono, per i Brontesi e i “Malettari”, ancora oggi fonte di soprannaturali terrori. Percorro una regione montuosa, con a nord-ovest un superbo scenario di alture - da dove si può scorgere l’isolata Troina, la città più alta della Sicilia (3650 piedi); Centuripe solitamente (nella zona sempre) chiamata Centòrbi; il tortuoso Dittaino (l’antico Chrysas) nella sua ampia valle Agira (che il popolo della collina preferisce chiamare San Filippo d’Argiro), l’antica Argyrium, (...); e ancora, quando il cielo è terso “l’ombelico della Sicilia” l’antica Enna, patria di Demetra e Persefone. Fare un resoconto delle pittoresche colline, delle gonfie creste montuose, delle ampie valli ombrose, delle città strette a grappolo e dei villaggi visibili da diversi punti lungo il percorso verso Bronte, sarebbe fornire solo un inutile inventario: è sufficiente dire che lo scenario è, nel suo genere, insuperabile.»

Oltre ai rifugi, l'Azienda forestale e gli Enti parco hanno predisposte nei luoghi


Aree attrezzate fra i boschi di Bronte:
il rifugio "Chiusitta" nei Nebrodi e le aree ricettive nelle contrade "Burò" e "Lago" nel Parco dell'Etna)

LA CISTERNAZZARIFUGIO PIRAORIFUGIO GIOVANNI SALETTICASERMETTA DI MONTE SPAGNOLO

Altri quattro rifugi della Forestale presenti fra i boschi del Parco dell'Etna: la Cisternazza ed il rifugio Giovanni Saletti (m. 1290); le Case Pirao (m. 1139) ed il rifugio di Monte Spagnolo (m. 1440).

Le Porte di Guardia dell’Etna

più belli e suggestivi molte "aree ricettive attrezzate" dove in un ambiente naturale sono previsti spazi verdi per lo svago.
Nelle piccole oasi, punti base per possibili escursioni, è possibile una ricreazione rustica di tutto rispetto essendo forniti di ampi spazi verdi, di barbecue, di fontane, di tavoli e panche e di altri utili servizi. L'ingresso è consentito in bici o a piedi o, dietro permesso dell'Azienda fore­stale e degli Enti parco, anche in auto.

Interessante e suggestiva l'escursione all'obelisco di Nelson, innalzato sul limite più alto e settentrionale del territorio della Ducea  in contrada Serra del Mergo sui Nebrodi (1553 s.m.).
  

Dedicati a Bronte

poesie, canzoni, racconti, ...

 Il mio orizzonte 

di Luigi Margaglio Cesare

Diffusa tenerezza di celeste
senza fiocchi di nuvole bambine.
Lontano, agli orli, bruno di foreste.
Quà e là, paesi a fior’ de le colline.

Azzurra ai fianchi e, in cima, ancor nivale,
- forza velata dalla sua bellezza -
l’Etna, con la sua mole, il cielo assale:
miracolo d’aerea leggerezza.

E sembra, se il candore s’invermiglia,
nei tramonti purissimi d’inverno,
altare che s’imporpora e s’ingiglia
per offerirvi un sacrificio eterno.

Al deserto d’innumeri colate,
- flutto nero d’immobili marine -
fa riscontro riposo di vallate;
musica ondulazione di colline.

Una gramaglia di sconforto appare
la lava, a oriente: impero della noia.
Giù, nella valle che declina a mare,
l'acqua e le piante esultano di gioia.

E come il fiume, visto dai Poeti,
nell'aer cieco senza mutamento,
il Simeto, tra laviche pareti,
torce profondo il suo chiuso tormento.

Ma sortito dall'alveo tremendo,
ecco spianarsi in ceruli sorrisi:
vigne, aranceti e pascoli radendo,
opulenze a specchiar di paradisi.

Terra in travaglio, sterile e ferace,
è questa. Con un lievito di fiamma.
Che insieme accoglie, ne la verde pace,
luci di idillio e balenìo di dramma.


Luigi MargaglioCosì il poeta Luigi Margaglio Cesare (Bronte 2 Gennaio 1889 - 26 Febbraio 1970) descrive l'orizzonte della sua Bronte.

La poesia è tratta dal volume “Sinfonia in bianco e nero” - Liriche, edito a Bronte nel 1939 dallo Stabilimento Tipografico Sociale.

Altre opere di Luigi Margaglio, tutte edite a Bronte dallo Stabilimento Tipografico Sociale A. Santangelo, sono: "Pause d'azzurro" (liriche, 1938), "Sera d'autunno: a San Damiano" (affresco drammatico ducentesco), "Il coro delle allodole" (poemetto) e "L'ombra del sogno" (poema drammatico in tre atti), "Preludio" (1940).

Luigi Margaglio Cesare è stato anche professore al Real Collegio Capizzi, uno dei fondatori e primo direttore responsabile per oltre due anni del prestigioso quindicinale brontese "Il Ciclope" (1946 - 1949) ed uno dei principali collaboratori di Voce Amica, un bollettino parrocchiale degli anni '50.

 La mia terra natale 

di Filippo Isola

Giace declive e agglomerato Bronte
sul lembo occidental di Mongibello:
ha un colle a manca e spento un vulcanello;
dirimpetto un po’ lungi un ampio monte;

giù giù un fiume, ardue balze e più d’un ponte;
a destra lava, un poggio doppio e bello;
di là dal poggio, a valle, un gran castello;
azzurre vette in fondo all’ orizzonte.

Canneti lungo il fiume, orti, giardini,
campi propizi ai grani ed alle viti,
e gore che dan moto a dei molini;

vi si discende per ameni clivi
di fichi d’India e d’alberi vestiti,
fra cui pistacchi mandorli ed olivi.

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Note dell’Autore:
Verso 3: Monte Colla e Monte Barca; v. 4: Monte Placa; v. 5: Simeto; v. 6: Lava di Salice e i poggi delle contrade Borgonuovo, Canaraci, Margiogrande, Rùgola, ecc; v. 7: Castello Maniaci; v. 8: Madonie; v. 9: Per giardini intendiamo in Sicilia, anco gli agrumeti.

Di F. Isola: L'Annunziata di Bronte

 Bronte 

Una canzone dedicata a Bronte dal cantautore Enzo Salvia (dall’album “Brivido d’amore” – 18 giugno 2011)

Vuoi vedere un paese importante,
vuoi trovarti tra gente speciale,
generosa, la più ospitale,
visita Bronte,
na, na, na, na, na, na, na, na, na, naaaaaaa.

Alza gli occhi e puntali al cielo,
la montagna è il gigante più serio,
sputa fuoco, ma ti vuole bene,
si chiama Etna

na, na, na, na, na, na, na, na, na, naaaaaaa.

(ritornello)
Se poi di storia sai,
verso Maniace vai,
e goditi il castello Nelson;
ma puoi restare qua
se hai voglia di guardare,
visita le chiese tutte.

na, na, na, na, na, na, na, na, na, naaaaaaa.

La cultura è un fiore all'occhiello,
con personaggi di alto livello,
ma lo Scialandro è il posto più bello
per gli innamorati.

na, na, na, na, na, na, na, na, na, naaaaaaa.

Se passeggi lungo il Corso Umberto,
puoi incontrare le ragazze più belle,
puoi gustare il vero pistacchio,
l’oro di Bronte.

na, na, na, na, na, na, na, na, na, naaaaaaa.

(ritornello)
A Bronte puoi ballar,
la musica ascoltare,
andando in Piazza Badia;
Seduto a riposar,
riflettere e sognar
nei clubs e sulle gradinate.

na, na, na, na, na, na, na, na, na, naaaaaaa.
Bronte, na, na, na, na, na, na, na, naaaaaaaa.

Bronti, Bronti, Bronti, Bronti…

(una canzone dedicata a Bronte ed al suo variegato ambiente)

Di lu Scialandru, a costa di lu munti,
finu a Salìci, ppi tutta la strata,
lu Patri Eternu saliò brillanti
e Bronti la chiamò ‘ssa terra amata.

All'omini ci desi 'ngegnu e cori,
a li soi donni li virtù cchiù rari;
biddizzi senza fini e, sti trisori;
nuddu a lu mundu ci li po’ livari.

(ritornello)
Bronti, Bronti, Bronti, Bronti…
si la reggia di lu munti,
si di l'Etna lu vantu
si la terra di lu 'ncantu.
Cca, lu Summu Criaturi,
a 'sti lochi cci dunò…
d'ogni beni lu so sciuri
cchiù aguruszu cchi truvò.

II
Ogni gnunidda pari ‘imparadisu;
ricamu, pari, fattu di li fati.
Di tutti, na la vucca c'è surrisu
di vecchi, nichi, schetti e maritati.

Sta terra, a lu pistacchiu duna 'nguentu,
nutrica li soi viti ccu gran vantu;
duci è l'alivu e forti è lu frumentu
ppi fari lu panuzzu e l'ogghiu santu.
(ritornello) Bronti, Bronti, … etc

III
Di la Sicilia, Bronti, si lu sciuri
e biniditti su li toi cuntrati;
si matri di grandissimi scritturi
si situ di li cori 'nnammurati.

L'acellu, 'na stu celu, quannu passa,
li canti sciogghi cu cchiù miludia;
su Mungibellu, quann'è unchiu, scassa…
lu focu l’Annunziata lu canzia.

(ritornello) Bronti, Bronti, … etc

(Parole di Saverio Grancagnolo Ponzo, musica di Antonino Guzzardi - Bronte, Carnevale 1958)



Vedi pure  "'U diamanti virdi"
(l'inno al pistacchio di Gianni Belfiore)

  'A luna di Bronti

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Riproduzione riservata anche parziale - Aggiorn. al dicembre 2011