I boschi di Monte Maletto
di Gaetano Guidotto
 E’
veramente la vera porta dell’Etna. Maletto, il paesino più
alto rispetto al livello del mare dell’intera cintura dei
Comuni etnei, apre ai turisti il versante più bello del
vulcano, ricco di panorami e risorse naturalistiche fatte di
una flora e di una fauna che qui, grazie al lavoro del privato
prima e dell’Azienda foreste demaniali dopo, è rimasto
intatto.
Non a caso si chiede di trovare una soluzione per far
conoscere ai turisti queste grandi risorse, di aprire i rifugi
e dare a tutti l’opportunità di godere di queste bellezze,
sicure foriere di un’economia auspicata ma mai arrivata. Noi
abbiamo percorso un tragitto ad anello, partendo da quota
mille in contrada Fontana murata, raggiungendo il rifugio di
“Monte Scavo”, la pista di sci da fondo e ritornando giù fino
a contrada la “Nave”, che, pur trovandosi nel versante est del
territorio di Maletto, costeggia con quello brontese.
Lasciamo la statale 284 e prendiamo la strada sterrata
denominata Fontana murata - Bosco Maletto per addentrarci
nell’omonimo boschetto.
Bastano pochi minuti di jeep, (ma
anche con una vettura non troppo lussuosa e possibile
raggiungere il bosco) perché sembri che il paese e la civiltà
moderna siano lontano chilometri. Il silenzio avvolge la
strada, interrotto soltanto dal fruscio lento del vento che si
infrange su antichi alberi di roverella, leccio e castagno che
sono le essenze vegetali di questa parte dell’Etna.
Il bosco
appare in ottima condizione frutto di un attento lavoro di
manutenzione svolto dall’azienda “forestale”. Il territorio
chiuso dalla Forestale con un robusto cancello che impedisce
ai più di proseguire in auto inizia con l’ingresso al “Bosco
chiuso” del demanio “Saletti”, ma prima abbiamo incontrato
bovini, ed anche un gruppetto di maialini guardati a vista
dalla grossa genitrice che, con uno sguardo sospettoso ci ha
impedito di avvicinarci oltre. |
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Insieme con
loro qualche cinghiale che si trovava a due passi dalla contrada
“Cucchiara” intorno ai 1100 metri, dove il Comune sta facendo
realizzare un’area attrezzata per gli appassionati del pin nic
all’aperto, che così potranno, un domani, villeggiare e le
scuole scoprire che questa zona è un vero e proprio
laboratorio ambientale ricco com’è di piante.
Qui non si
trova un filo di cemento, i muretti sono realizzati in pietra
lavica tagliata con un semplice piccone da chi questo lavoro
lo fa da anni con grande maestria. E cosi che si intuisce il
rapporto positivo che in questo versante dell’Etna esiste tra
l’uomo e la natura, fatto di grande rispetto e di reciproco
scambio.
Oltrepassiamo il cancello sicuri che più ci avviciniamo alla
vetta del vulcano più abbiamo possibilità di incontrare faggi,
pini, abeti e forse pure qualche betulla dell’Etna.
Ci
interessano molto anche i rifugi e neanche a dirlo dopo appena
qualche centinaio di metri incontriamo le case Pappalardo a
disposizione di chiunque voglia utilizzarle, basta fare una
semplice richiesta all’Azienda forestale di Catania. All’interno gli appassionati escursionisti troveranno una
cucina, un bel caminetto, tavoli a volontà. Se ci si adatta ci
si può anche fare la doccia con l’apposito scalda acqua a
legna.
Il sacco a pelo è indispensabile per dormire la notte e
godere delle meraviglie dell’alba etnea, per poi avventurarsi
alla conquista del vulcano.
Le salite sono ripide, ma sarà
forse l’aria pulita, ma chi ha percorso il tragitto a piedi
dice che la fatica non si sente. Saliamo anche noi,
incontrando a quota 1400 metri il cartello posto dal Parco
dell’Etna che ci informa che siamo entrati nella zona “A”,
l’area di tutela integrale del territorio e dopo un po’
arriviamo sulla pista altomontana, la strada che percorre ad
alta quota l’intero cono vulcanico.
Finalmente almeno per
adesso le salite sembrano essere finite: noi ci avventuriamo
verso est per raggiungere il rifugio Monte Scavo, meta e
traguardo per molti escursionisti. Il terriccio della strada
diventa rosso ed attorno a noi la vegetazione a tratti
scompare, perché il territorio è stato avvolto dal fiume di
lava dell’eruzione del 1974.
A ridosso del rifugio di Monte Scavo, incontriamo una vera
meraviglia che nel mese di maggio offre una visione
fantastica. La vegetazione diventa nuovamente fitta al punto
da adombrare tutta la strada per farla nuovamente “illuminare”
dal “Maggio ciondolo”, un fiore pensile giallo che fa sembrare
la strada rischiarata da un lampadario.
E il saluto ed il
premio per chi è riuscito ad arrivare a Monte Scavo sito a
quota 1704 metri, unico della sua fattispecie ed il più grande
dell’anello altomontano.
Il rifugio, all’interno, è confortevolissimo, se consideriamo la quota, e permette di
trovare il giusto ristoro dopo una balle passeggiata.
Qui il panorama è bellissimo, la
vegetazione pure. Si aprono pure parecchi sentieri che ci
conducono nei luoghi più interessanti, ma è a due passi da li,
proseguendo nel territorio di Bronte, che incontriamo la
grotta dell’“Annunziata”. Noi però torniamo indietro: abbiamo
ancora tanto da vedere, perché Maletto è pieno di rifugi.
E’ dopo aver affrontato la grande salita che ci propone la
pista di sci da fondo arriviamo al rifugio “Monte Maletto”,
bello perché immerso e quasi nascosto dagli alberi. E piccolo,
ma come tutti i rifugi buono per trovare calore e ristoro.
Anche qui la vegetazione offre spettacolo, regalandoci una
bella pianta di ginepro dell’Etna. Funghi poi, ad iosa; la
stagione come si sa è stata foriera, ed in queste altitudini
non è difficile incontrare il profumatissimo porcino.
Una breve
sosta e proseguiamo ritornando sulla pista altomontana, perché
la pista di sci da fondo è proprio un cerchio che si alza fino
a quote altissime. Inutile continuare a dire come sia
meraviglioso attraversare i boschi dell’Etna, fino a
raggiungere bosco Sciarelle di proprietà comunale. Da li
cominciamo la nostra discesa verso casa incontrando altri due
rifugi, quello appositamente chiamato Sciarelle e quello di
Trentasalme che invece è di proprietà dell’Azienda foreste
demaniali. Anche qui le comodità non mancano e soprattutto
l’ingegno dell’uomo che con gli antichi sistemi delle pompe a
manovella hanno portato l’acqua all’interno dei rustici.
Tavoli rustici e barbecue permettono a tutti di poter
trascorrere un’intera giornata all’insegna della natura, anche
perché per raggiungerli basta poco. Si trovano, infatti, a
pochi minuti di strada a piedi dai cancelli.
Siamo un pò
tristi perché la nostra passeggiata sta per finire, ma
arricchiti di un’esperienza che consigliamo a tutti di vivere.
Usciamo dal territorio demaniale e arriviamo in contrada
“Nave” costeggiando una maestosa bocca eruttiva. Scendiamo
ancora ritrovando l’asfalto di una strada di penetrazione
agricola che ci riporta sulla Ss. 284 a qualche chilometro dal
punto di partenza. Il nostro viaggio fra le meraviglie
malettesi dell’Etna è finito.
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Monte Maletto |
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Alcuni dei tanti rifugi e aree attrezzate
presenti nel territorio di Nord Ovest del Parco dell'Etna. |
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Escursioni dalla Ducea Nelson
Le Porte di Guardia dell’Etna |