|
Nicola Giuseppe Spedalieri, nipote del famoso teologo e filosofo
Nicola Spedalieri (1740-1795), nacque nel 1812 a Bronte, importante centro
agricolo sulle pendici dell’Etna, dal barone Gioacchino Maria Spedalieri,
proprietario di vasti vigneti nelle campagne adranesi, e da una nobildonna
straniera, Maria Carolina de Grafer. Di perspicace intelletto e grande erudizione (parlava correttamente il
francese e l’inglese) lo Spedalieri si consacrò poco più che ventenne allo
studio delle dottrine esoteriche, prediligendo, in particolare, il
pensiero del Philosophe Inconnu, Louis Claude de Saint-Martin (1743-1803).
Nel corso di uno dei suoi numerosi viaggi il giovane aristocratico
brontese conobbe a Napoli - ne siamo convinti e pertanto lo affermiamo con
certezza - un monaco agostiniano, padre Antonio Marino(1), che sebbene
ignorato dalla stragrande maggioranza degli studiosi, fu una figura di
grande rilievo nel mondo iniziatico ottocentesco, italiano e non.
Il Marino, nato a Napoli nel 1770, ultimò gli studi ecclesiastici presso
il seminario vescovile della capitale del Regno, affiliandosi nel 1772
alla loggia massonica giacobina “I Figli della Libertà” di cui era
venerabile Mario Pagano (1748-1799), uomo politico .e giureconsulto
napoletano, e frequentando nel contempo, con assiduità, il figlio del
celebre principe alchimista e mago Raimondo Maria de Sangro di San Severo
(1710-1771), Vincenzo (1743-1790), continuatore dell’opera paterna.
Col
crollo della “Repubblica Partenopea” il nostro personaggio, che era stato
uno dei suoi più ferventi sostenitori, fu costretto a fuggire
precipitosamente da Napoli ritornandovi soltanto alcuni anni dopo, nel
1806, al seguito delle truppe napoleoniche di Giuseppe Bonaparte. Nel 1814 il Marino aderì alla cagliostrana Massoneria di Rito Egiziano
diretta all’epoca dal barone Lorenzo de Montemayor (1767-1841) che ne era
Grande Cofto. Coinvolto politicamente nei moti liberali del 1820-21,
l’ecclesiastico massone dovette abbandonare nuovamente, all’indomani della
restaurazione borbonica, la capitale, stabilendosi dapprima in Spagna, a
Barcellona, e da lì, nel 1823, in un primo tempo a Marsiglia e
successivamente a Parigi, dove grazie all’amicizia che lo legava all’abbé
Frère-Colonna (1786- 1858), profondo studioso del pensiero gioachinita e
swedenborghiano, entrò a far parte del corpo insegnanti del piccolo
seminario di Saint-Nicolas du Chardonnet di cui il Frère-Colonna era
direttore.
A Saiht-Nicolas il Marino avviò agli studi occulti un giovane
seminarista, Alphonse Louis Constant (1810-1875), destinato negli anni a
venire ad acquisire notorietà imperitura nell’orbe iniziatico col “nom de
plume” di Eliphas Levi (2).
Approfittando dell’amnistia per i reati
politici concessa nel 1831 da Ferdinando II di Borbone il Marino rientrò a
Napoli lo stesso anno dove gli venne affidata immediatamente la mansione
di bibliotecario del convento di San Vincenzo Ferreri. A tale innocua
attività l’energico monaco affiancò ben presto quella assai più rischiosa
del cospiratore divenendo in breve tempo il capo occulto di una vasta
congiura antiborbonica. |
 |
|
Il Barone Nicola Giuseppe Spedalieri (1812 - 1898) era figlio di
Don Gioacchino Spedalieri (sindaco
di Bronte nel 1920; nel 1930 trasferitosi a Napoli con
l'incarico di Capo della Sezione per gli Affari di Sicilia)
e di donna Maria Carolina Graefer figlia di Andrea, il giardiniere
chiamato da Horatio Nelson quale
primo amministratore della sua Ducea. |
|
È all’incirca in questo periodo che il giovane Spedalieri potrebbe avere
incontrato, e secondo noi lo incontrò, il Marino - che tra l’altro era
divenuto uno dei maestri segreti di una importantissima corrente
iniziatica denominata Ordine Egizio (3) (detto Scala di Napoli) - grazie a
cui potè essere ammesso in un circolo martinista attivo a Napoli in
stretto contatto, a quanto pare, con una società occultistica di Avignone,
dedita a studi sul magnetismo. Stabilitosi intorno al 1843-44 nella terra che considerava come sua
seconda patria, la Francia, lo Spedalieri intrattenne rapporti con alcuni
esponenti di organizzazioni iniziatiche locali, specificatamente
martiniste. L’acquisto in una libreria di Marsiglia, nel luglio 1861, di
una copia del Dogma e rituale dell’Alta Magia di Eliphas Levi, ex
sacerdote cattolico e agitatore politico, che come si è detto fu discepolo
di Antonio Marino, segnò per il barone brontese l’inizio di un rapporto di
discepolato iniziatico e di amicizia che lo legherà al magista francese
per ben quattordici anni, ossia fino alla morte di quest’ultimo avvenuta
il 31 marzo 1875.
Le relazioni tra i due uomini cominciarono, come ha
scritto un biografo del Levi; Paul Chaconrnac, “con l’invio che fece il
Maestro a colui che, in poco tempo, doveva diventare il suo migliore e più
sincero amico, di una copia delle Chiavi Maggiori e Clavicole di Salomone,
e di un piccolo rituale, anch’esso manoscritto inserito m un esemplare
dell’edizione latina del Trattato delle Cause Seconde dell’abate Tritenio,
sorta di commentario occulto alle clavicole salomoniche” (4). La corrispondenza tra il barone Spedalieri ed Éliphas Levi, comprendente
più di mille lettere concernenti le più svariate tematiche iniziatiche,
cominciò il 24 ottobre 1861 e terminò il 14 febbraio 1874. L’ex sacerdote,
tra l’altro, fece dono all’aristocratico brontese di alcuni suoi
importanti manoscritti con la promessa di pubblicarli soltanto 20 anni
dopo la sua morte. Lo Spedalieri ebbe stretti rapporti iniziatici anche con altri illustri
figure esoteriche dell’epoca quali, per non citare che le più famose,
Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), fondatrice della “Società
Teosofica”, di cui il barone era membro, Anna Bonus Kingsford (1846-1888)
personalità di spicco nell’ambiente occultistico inglese, e Papus, al
secolo Gerard Encausse (1865-1916), il “papa nero” dello occultismo
francese. Inoltre sembra che l’aristocratico brontese fosse affiliato ad
una importantissima organizzazione iniziatica neorosicruciana denominata
Hermetic Brotherhood of Luxor, a cui pare fossero legate personalità
politiche e culturali di prim’ordine (5). Nicola Giuseppe Spedalieri si spense a Marsiglia, dove aveva sempre
vissuto da quando si era trasferito in Francia dalla Sicilia, il 16
dicembre 1898, assistito amorevolmente dalla nipote, madamoiselle Laporte,
che ereditò l’immensa biblioteca dello zio. Con la scomparsa dello
Spedalieri si chiude un altro importante e misconosciuto capitolo della
secolare storia dell’occultismo, capitolo che attende ancor oggi di essere
dovutamente analizzato. [Gaetano Lo Monaco - da
Agorà, periodico di informazione culturale,
Anno I, n. 3, Aprile-Giugno 2000]
Note
(1) Per le notizie sull'abate Marino riportate qui
di seguito vedasi: Historia dell'Ordine R+C Egizio - Osirideo di
Misraim - Memphis - Scala di Napoli dal 1745 al 1995, a cura di
Michele Di Iorio (dattiloscritto inedito).
(2) Su Eliphas Levi vedasi, tra l’altro, il nostro: Eliphas Levi tra
rivoluzionarismo e magismo in “Merkur”, anno I n. 7, sett. 1997.
(3) Sull’Ordine Egizio vedasi il nostro, L’Ordine Osirideo Egizio e la
trasmissione pitagorica, Bassano del Grappa, 1999.
(4) P. CHACORNAC, Éliphas Levi, rénovateur de l’occultisme en France,
Parigi, 1926, p. 206.
(5) Sui rapporti tra lo Spedalieri e la H. B. of
Luxor si vedano: C. CHANEL, De la “Fraternite hermetique de Louxor” au
“Mouvement Cosmique”: L’Oeuvre de Max Theon. Contribution à l’étude des
courants ésotériques en Europe à la fin du XIXème siècle et au début du
Xxème siècle. Tesi di dottorato. Paris, 1992/93; J.
GODWIN., C. CHANEL, J. P. DEVENEY, The Hermetic Brotherhood of Luxor.
Initiatic and Historical Documents oJ an Order of Pratical Occultism.
New York, 1995. |