L'Annunziata LA STATUA - L'ATTO NOTARILE - LA DATA DI COSTRUZIONE
La statua di Bruno Spedalieri |
| Nell'opera "Memorie Storiche di Bronte" del Professor Benedetto Radice troviamo a pagina 329 (edizione 1984) il documento latino, estratto dall'opera di Gioacchino Di Marzo: "I Gagini e la scultura in Sicilia", di un atto stipulato il 21 gennaio 1540 tra lo scultore Antonino Gagini di Palermo e il Nobile Nicola Spedalieri di Bronte per la lavorazione e la compera-vendita del gruppo marmoreo della Madonna Annunziata e dell'Angelo che sono venerate nella Chiesa Annunziata di Bronte. Il notaio redigente fu Giacomo Dimitri di Palermo. A parte il fatto che l'atto rappresenta un monumento per la letteratura siciliana di quel periodo, in quanto rivela la chiara evoluzione del latino e la sua dissoluzione nella lingua volgare di fine Medioevo, esso rappresenta pure un pilone storico per la città di Bronte. Nell'atto troviamo premessa al nome Nicola Spedalieri la parola "Nobile". Il titolo poteva addirsi al Gagini, illustre scultore e molto noto, ma allo Spedalieri il titolo doveva essere dato per ragioni più reali che la semplice adulazione di circostanza. Certamente era una persona molto benestante. La somma di denaro, che lo Spedalieri pagò per la scultura e la compera delle statue (48 onze = Lire 612), rappresentava a quell'epoca una vera fortuna. Sappiamo infatti che nel 1550 Carlo V, l'Imperatore, pagava agli operai brontesi, richiesti per lavorare alle fortificazioni della città di Catania, un tarì al giorno (= 42 centesimi). Quelle 48 onze corrispondevano quindi a 5 anni di lavoro di un operaio; grosso modo 140 milioni al giorno d'oggi. Fu quindi una somma ingente quella che il Nicola Spedalieri pagò nel 1540, somma che solo una persona molto facoltosa poteva possedere. Benedetto Radice, parlando dell'acquisto delle statue, a pagina 273 delle "Memorie Storiche di Bronte" scrive: "Le statue furono commesse per conto del Comune dal nobile Nicola Spedalieri." Farò notare ad onor del vero, che non si trova nessun documento relativo a tale commissione, d'altronde nell'Atto di compera non si fa cenno alcuno al Comune di Bronte; e poi il Comune aveva ben altri e grossi grattacapi in quel 1540 e non aveva certo interesse di assumersi nuove spese di non stretta necessità. Penso piuttosto che lo stesso Radice non arrivasse a concepire come quel Nicola Spedalieri avesse potuto sostenere una spesa così gigantesca: 48 onze! Molto probabilmente Benedetto Radice non sapeva chi fosse di giusto quel Nobile Nicola Spedalieri, e da dove provenisse di preciso. Le statue furono trasportate via mare da Palermo fino al Porticciolo di san Marco, vicino Sant’Agata di Militello (Gesualdo De Luca: “Storia della Cittá di Bronte” pag. 117 dell’edizione 1986) e di lá, furono portate a Bronte su un carro trainato da buoi e passando probabilmente per San Fratello e, come la tradizione dice, per Cesaró. Il Radice, nelle pagine 329 e 330 di “Memorie Storiche” trascrive l’Atto di compera delle Statue dell’Annunziata, come era stato scritto: in latino. Ho preso cura di tradurre quelle due pagine in italiano, ma ho voluto trascrivere alcune parole e delle frasi, quelle che sono in grassetto, nella loro versione originale; ho voluto ritenerle tali e quali erano state scritte per la loro particolarità linguistica. Le parole e le frasi tra parentesi sono delle note esplicative aggiunte da me stesso per completezza. (Bruno Spedalieri)
(1) Il cognome Spitaleri è una storpiatura di Spedalieri, non sappiamo se dovuta alla lingua latina usata nell'Atto o se sia stata la trascrizione del nome come era pronunziato dal popolo, penso tuttavia che il secondo caso sia il più attendibile. Certo è che il Radice in una nota aggiunta in calce all'Atto, parlando dello stesso Nicola, specifica chiaramente il corretto cognome SPEDALIERI e non Spitaleri come scritto nell'atto. Nella nota sta scritto: "Nei margini dello strumento, a fogl. 106, trovansi aggiunte tre apoche, del 12 gennaio, del 2 e 27 settembre 1542, onde Antonino Gagini dichiara ricevere da parte dello Spedalieri alcune rate della somma di onze 48, già stabilita in prezzo dell'opera." Dobbiamo convenire pertanto che il titolo, dato al Nicola, gli era proprio e non attribuito.
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L'atto notarile del 1540 |
Il Nobile Antoninus de Gaginis, scultore in marmo, cittadino palermitano, presente davanti a noi, spontaneamente promise e si obbligò solennemente ed obbliga il Nobile Nicolao Spitaleri (1) della terra di Bronte, presente e stipulante, di fare modellare e scolpire le infrascritte immagini o figure marmoree con il suo marmo bianco, senza macchia alcuna nella faccia, nelle braccia e nel collo. Specificando: la figura o immagine dell'Intemerata Vergine Maria della Nunziata sia alta palme sei dalla testa ai piedi, oltre lo scannello alto dita quattro, con dovuta proporzione; così pure la figura dell'Angelo Gabriele annunziante, di altezza e proporzione convenienti, sia di marmo ugualmente bianco, senza macchia nelle membra scoperte. E promise pure di fare una raggiera marmorea di debita e conveniente proporzione sia in larghezza che altezza, inoltre modellare e scolpire l'immagine marmorea dello Spirito Santo con colomba e col trono dei serafini in marmo bianco e bene proporzionati. Ed ancora il nominato Maestro Antonino promise di decorare con oro le sopraddette immagini della gloriosa Vergine, raggiera, Angelo della Annunciazione, Dio Padre, trono dei Serafini e colomba, in parti appropriate, e colorire con azoto fino, in modo che siano ben dorate e colorate. Le quali immagini marmoree: bene, magistralmente, come si deve, elaborate e completate, promise e si obbligò di dare, trasferire e consegnare al detto No. (Nobile) Nicola stipulante, spedite e trasportate oltre mare e depositate con cura a terra, presso il porto marittimo del Comitato di San Marco (presso Sant’Agata di Militello), a tutte spese dello stesso Maestro Antonino; e precisamente: l'immagine della Gloriosa Vergine con la raggiera, per il 15 del mese di agosto prossimo futuro (1541), le altre immagini per il 15 del mese di agosto dell'anno XV ind. prossimo immediatamente seguente (1542, 15° dal Sacco di Roma).
Altrimenti detto Maestro Antonino volle impegnarsi ad essere tenuto a sostenere tutte e singole le spese, interessi e pene e lasciare libero il detto Nobile Nicola di far fare le stesse immagini da altri maestri, scultori e lavoratori di marmo a spese ed interessi del medesimo Maestro Antonino e, in forza della presente, senza che questi possa protestare. Tutto questo per il costo ed integro pagamento di onze quarantotto come prezzo generale per tutte e singole le immagini e figure sopraddette, quale rimunerazione per il lavoro fatto e la loro vendita. Le quarantotto onze detto No. Nicola promise di consegnare e dare allo stesso No. Antonino stipulante in denaro contato qui a Palermo nel seguente modo, cioé: ventiquattro onze subito e senza ritenute, alla spedizione e consegna dell'Immagine dell'Intemerata Vergine e sua raggiera ben completa ed esaminata, d'accordo come prescritto, nel laboratorio dello stesso Maestro Antonino, da maestri scelti dal detto No. Nicola, tolti tutti gli ostacoli di diritto e di fatto. Eseguito tale esame, se risolto positivamente, detto Maestro Antonino è tenuto subito e sbrigativamente, senza interposizione di tempo, di fare trasferire, a suo rischio e pericolo, fortuna e spese, e consegnare quelle nella detta Marittima nel modo sopradescritto. Ed ugualmente le rimanenti ventiquattro onze detto No. Nicola promise di dare al detto Maestro Antonino stipulante in denaro contato qui a Palermo per il mese di agosto dell'anno predetto XV ind. prossimo seguente, scolpite e completate le altre immagini ed esaminate nel modo suddetto, pacificamente ed accuratamente e tolte tutte le opposizioni di diritto e di fatto, come sopra. Fatto questo, detto Maestro Antonino deve ugualmente trasportare o fare trasportare le dette immagini nella citata Marittima e consegnare al detto Nicola stipulante al più tardi il 15 settembre dell'anno seguente prossimo futuro al primo indicato, salvo giusto impedimento di tempo, a suo rischio e pericolo di fortuna e spese. Contravvenendo a quanto premesso e infrascritto, dette parti sono tenute reciprocamente una all'altra stipulante e viceversa, a (assumersi) tutte e singole le pene, interessi e spese. Inoltre detto Maestro Antonino promise di mandare nello stesso tempo prescritto, un suo aiutante idoneo ed esperto che abbia, come si dice, la capacità di porre e sistemare le dette Immagini in luogo da scegliersi dal detto No. Nicola nella detta terra di Bronte; nella quale sistemazione, detto lavoratore deve porre tutta la sua opera e per tutto il tempo che sia necessario, lasciando al detto No. Nicola l'onere del mantenimento; detto Nicola è tenuto e deve dare al detto lavoratore da mangiare e da bere e la cavalcatura sia per l'andata che per il ritorno e pure una stanza con letto per il tempo che rimarrà in quei servizi. Inoltre ancora detto No. Nicola promise di dare al detto Maestro Antonino stipulante tutta la quantità di legname necessaria per fari li casci di riponiri li ditti imagini al fine di trasportare nelle stesse casse le dette immagini; il quale legname è tenuto di dare subito appena sono pronte le statue da consegnare. Mentre detto Maestro Antonino è tenuto, con quello, di far fare le casse predette con maestria secondo l'uopo e a proprie spese. Tutto questo è sottoscritto dagli stipulanti e dai testimoni davanti a me Notaro Giacomo Dimitri il giorno 21 di gennaio, XIII ind, 1540. Testimoni: il Nobile Notaro Giovanni de Marchisio e il Nobile Bernardo de Facio.
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