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Altri coltivatori seguirono il suo esempio ed, in cinquant'anni, oggi si
è raggiunta una superficie totale investita a pero di circa 1.000
ettari con presenza preponderante della varietà Coscia (70%) e della
Butirra d'estate (18%) ma anche delle varietà Abate Fetel, Kaiser,
Conference, Decana, Passa Grassana, Butirri e Garofalo.
Le pere,
le pesche (a pasta gialla o Tabacchiera), la nettarina bianca, sono rinomate nei mercati
nazionali per sapore, odore, colore e la particolare consistenza della
polpa.
La
pesca tabacchiera dell'Etna è un frutto di
taglia medio-piccola dalla forma particolarmente schiacciata, da cui
appunto deriva il nome di “tabacchiera”. Ha un colore della buccia rosso
vivo, una polpa bianca, particolarmente tenera, un odore intenso
e spiccato ed un sapore dolce delicato.
Ottima da tavola, impiegata spesso per la preparazione di granite e
gelati di produzione artigianale. Riesce a conferire il suo gusto
succoso e dolce a preparazioni che prevedono le classiche creme.
Particolarmente indicato è l'accostamento con i frutti di bosco.
Un'esplorazione delle pasticcerie brontesi consentirà di sperimentare,
complici i cinque sensi, come, alla stregua del pistacchio, la cucina
locale abbia saputo accogliere e valorizzare questa prelibatezza
naturale.
La zona di produzione della Tabacchiera è proprio sulle pendici
dell'Etna dove il frutto trova il suo habitat ideale. Insieme con i pistacchi, le pesche
dell'Etna, e la Tabacchiera in particolare, si collocano a buon diritto tra le prime specialità del
territorio brontese.
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Al fine di promuovere e rendere identificabile la frutta proveniente dal
territorio, alcuni anni fa era nata una organizzazione di produttori ("Le Valli dell'Etna").
Per evidenziare le peculiari caratteristiche organolettiche delle
pere e delle pesche di Bronte, utilizzava anche un marchio ("Oro dell'Etna", con
lo slogan "un vulcano di sapori"). Era riuscita in pochi anni
ad imporsi nei mercati piazzando in catene distributive nazionali
tutta la produzione locale. Ma, purtroppo, dissidi e rivalità, la
poca esperienza associativa (diciamo così!) ma, sopratutto, la
nostra cronica mancanza di mentalità cooperativistica hanno fatto
ben presto morire la brillante iniziativa. |
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