Cercava in tutti i modi di aiutarli, segnalava i casi più urgenti alle due uniche organizzazioni assistenziali che allora operavano a Bronte (quella degli uomini, la “Conferenza di San Biagio”, sorta nel 1926, e quella femminile delle “Dame di carità di S. Vincenzo, fondata nel 1940) ma riusciva a fare ben poco. «Qualche medicina, qualche chilo di pasta e di pane, qualche indumento secondo le possibilità, ma non potevamo risolvere naturalmente il problema che certi casi richiedevano». Per venire incontro ai bisogni ed alle esigenze di questa massa di poveri e di abbandonati si prefigge allora una soluzione coraggiosa ed impegnativa: aprire una Casa per il ricovero degli anziani soli o bisognosi. Lancia l’idea alle due associazioni di carità nel Luglio del 1959: «Le difficoltà - scriveva - cui si andava incontro allorquando si presentavano anziani di ambo i sessi, poveri e bisognosi, … a volte anche ammalati e soprattutto abbandonati, ci spinsero a formulare la nostra particolare idea, quella cioè di dare inizio ad un lavoro impegnativo ma necessario, per realizzare un’opera sociale di cui Bronte era priva e aveva particolarmente bisogno». Per realizzare il “suo sogno” lavora con tenacia e perseveranza in mezzo a difficoltà economiche, ostracismi ed ostacoli di ogni genere, ma lo realizza appena sei anni dopo: nel 1965 la struttura della costruzione è, infatti, ultimata. Nel 1967, con l’ingresso dei primi sette anziani, inaugura il primo nucleo della Casa che dedica a S. Vincenzo de' Paoli e che negli anni successivi, con decisione ed infaticabile impegno, porta all'attuale imponente e funzionale struttura. Nel 1984 la sua infaticabile opera nel sociale ottiene un piccolo riconoscimento: Giovanni Paolo II, in riconoscenza del suo lungo e fecondo apostolato a servizio della Chiesa, lo nomina suo prelato domestico col titolo di Monsignore. A ottantatre anni, nel 1989, lascia ogni incarico di parroco e di arciprete e si ritira definitivamente nella Casa di riposo da lui fondata. Dedica ai suoi anziani gli ultimi anni della propria vita. Muore per infarto cardiaco nella mattinata del 14 Luglio 1997. Il solenne funerale si svolse nella Chiesa Madre alla presenza di una grande folla di brontesi; presieduto dall'Arcivescovo Bommarito, vide la partecipazione di tutto il clero di Bronte ed anche di molti sacerdoti della Diocesi di Catania. E’ stato sepolto a Bronte nella Cappella cimiteriale del Clero. Con decreto del 22 Dicembre 1999, mons. Bommarito ha stabilito che la Casa di riposo sia denominata "Casa di riposo Vincenzo de' Paoli - Padre Antonino Marcantonio". Il 29 Giugno 2004 alla presenza di autorità istituzionali, l'Arcivescovo Metropolita di Catania, mons. Salvatore Gristina, ha inaugurato in sua memoria un artistico e imponente monumento eretto nel giardino posto all'ingresso della sua Casa. |  |  | Il busto in bronzo collocato all'ingresso e alcuni scorci dell'interno (uno dei cortili, la chiesa e la sala da pranzo) |
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Nei manifesti e nei “proclami” che padre Marcantonio diffondeva per sollecitare la tradizionale generosità dei brontesi, parlava spesso di quanto era stato fatto nel passato da altri benefattori: Ignazio Capizzi, donna Maria Scafiti, il sac. Luigi Mancani, il barone Castiglione-Pace ed il sac. Giuseppe Prestianni. Opere sociali prestigiose intraprese dal coraggio e dall’intraprendenza di uno ma costruite con la solidarietà di tutti: Il Collegio Capizzi, il Collegio Maria, l’Ospedale furono tappe importanti del progresso culturale, civile e sociale di Bronte. A queste opere va sicuramente aggiunta la Casa di Riposo, il cui costo di costruzione è stato coperto per il 90% dalle offerte dei cittadini brontesi. Padre Marcantonio dava con cadenza periodica un analitico resoconto di tutte le offerte e doni in natura ricevuti dai brontesi e dai vari enti. Era un bollettino, quasi periodico, che entrava nelle famiglie (in pochi anni spedì quasi duecento “circolari”, a “…pubblica testimonianza della vostra generosa collaborazione”) con dettagliati ed esaurienti resoconti contabili, notizie sulle attività intraprese, sullo stato dei lavori e sulle opere in programma. Nel 1986 ha distribuito anche un piccolo libro, che ha voluto intitolare “Cronistoria di un’opera sociale”, dove con dovizia di particolari racconta la coraggiosa azione da lui intrapresa, voluta a tutti i costi e realizzata tra difficoltà ed anche ostracismi. A Maggio dello stesso anno padre Antonino Marcantonio è stato premiato con il premio XXIV Casali per le Istituzioni sociali. | Oggi la “Fondazione Istituto S. Vincenzo de’ Paoli - Padre Antonino Marcantonio” è un fiore all’occhiello di Bronte, un piccolo autonomo villaggio, con chiesa, infermeria, cucina e sala da pranzo, lavanderia, gruppo elettrogeno, ampi spazi alberati, cortili e terrazze, sale soggiorno e di ricevimento, stanze biposto con servizi igienici interni, magazzini con celle frigorifere, garage, sala da barba, sala mortuaria e …tanti vecchietti che vivono insieme, meno soli, ed amorevolmente assistiti. Gli anziani ricoverati sono 74 (quanti sono i posti letto), assistiti notte e giorno da 27 dipendenti (fra infermieri, fisioterapista, animatori, ed altro personale regolarmente inquadrato nel Contratto collettivo nazionale) e da tre suore volontarie indiane. Finita l’epoca del “gruppo volontaristico” che attorniava “padre arciprete”, la Casa, oggi "Fondazione ecclesiastica" riconosciuta giuridicamente, è retta da un consiglio di amministrazione composto da 5 consiglieri e da un presidente (padre Nino Longhitano). |
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| Le Tappe della costruzione della Casa | 19 Luglio 1959: padre Marcantonio, dopo cinque anni di permanenza a Bronte, in occasione della Festa di San Vincenzo de’ Paoli lancia l’idea di realizzare una casa per il ricovero degli anziani bisognosi. Il suo progetto iniziale era molto semplice: trovare “qualche famiglia benestante disposta a mettere a disposizione una casa”, con l’impegno suo personale a “ricercare quanto necessario per l’arredamento e per la sua vitalità quotidiana”. Ma la proposta cadde nel vuoto, nessuno offrì una sua casa. Pensò allora di raccogliere fondi per l’acquisto di un lotto di terreno dove costruirla, sollecitando la collaborazione e la solidarietà di tutti con un’idea ed un mezzo ingegnoso e molto semplice: il “Fiore che non marcisce”. Un semplice cartoncino stampato (la “cartella”) col quale in occasione di funerali contribuire con una piccola somma alla costruzione della Casa “al posto della tradizionale e dispendiosa ghirlanda di fiori”. La sua idea fu bene accolta ed ebbe seguito: pochi i funerali con ghirlande e fiori (tanto da far perdere l’usanza), molte invece le offerte che i parenti e gli amici dei defunti devolvevano a favore dell'iniziativa. |  | Padre Marcantonio ritratto dalla pittrice brontese Rosetta Zingale. Il quadro è conservato nella sagrestia della chiesa Madre (la sua parrocchia) |
| 18 Luglio 1962: Si presenta l’occasione per l’acquisto di un lotto di terreno in contrada Colla-Zottofondo di proprietà del defunto sac. Giuseppe Margaglio. Costo 2.700.000 lire, tutti i soldi raccolti negli anni precedenti con la vendita delle “cartelle”. Predisposta una bozza di Statuto, approvato dalla Autorità ecclesiastica diocesana, si sceglie il nome da dare alla struttura: “Casa di riposo per anziani ed inabili al lavoro”. Un mese dopo,m il 20 Agosto, pagata la “buona uscita” al mezzadro che deteneva la proprietà (L. 50.000), viene consegnata la chiave e padre Marcantonio prende ufficialmente possesso del terreno.
Il 22 Ottobre nel terreno scosceso e sciaroso dello Sottofondo entra una ruspa per i primi lavori di sbancamento. Mancavano i fondi necessari e sorsero, anche fra il clero, contrasti, gelosie e celati ostracismi. “Si voleva imporre - scrive padre Marcantonio” - il ritiro, come diceva qualcuno, da una pericolosa impresa”. “… ma trovarono tra le loro mani un osso abbastanza duro che non riuscirono a rosicchiare e non poterono facilmente digerire”. Padre Marcantonio fece redarre un progetto dal geom. Luigi Catania e, il 5 Gennaio 1963, iniziò le pratiche tendenti ad ottenere un contributo dalla Regione. “Da solo - scrive - e contro la volontà dei contestatari, senza un soldo in cassa, decidemmo per l’inizio della costruzione. … Avuto in mano il Decreto relativo al contributo di L. 10.000.000, il primo Luglio 1963 vengono iniziati i lavori”. “… Dovevamo combattere su un duplice fronte: da una parte assillati nel procurare il denaro necessario presso le Banche e presso privati, per assolvere agli impegni assunti con le maestranze, dall’altra dover fronteggiare la maldicenza e la cattiveria degli uomini, scagliati contro di noi”. Alla fine del 1965, con una spesa di circa 27 milioni di lire, l’opera (erano stati previsti venti posti letto) è finita. Eseguito il collaudo, la Regione eroga la somma promessa di lire 9.980.000. Restavano però i debiti e la Casa non poteva essere resa ancora funzionante perché priva del riscaldamento e delle attrezzature necessarie. Non era finita. “Padre arciprete” (così veniva chiamato dalla gente padre Marcantonio) continuò a raccogliere fondi ed a vendere “cartelle”. A fine 1966 invia alle famiglie brontesi il prospetto di contabilità: entrate 20.096.015, uscite 26.402.205, deficit 6.306.190 (di cui lire 3.260.105 per interessi bancari!).
L’infaticabile arciprete si rimette all’opera: vuole che la Casa inizi presto la sua attività sociale. Costituisce un Comitato ed il 4 Maggio 1967 lancia ai brontesi un “Appello-Proclama” rivolgendo un caldo e pressante invito «alle anime generose perché ognuno, secondo le proprie possibilità, dia il proprio contributo, largo e generoso, per acquistare il necessario…, …sottoscrizioni in denaro oppure in oggetti necessari all’arredamento». Intanto riprende con coraggio e tenacia a lavorare nella Casa: si aumenta a trenta il numero dei posti letto, si completano gli impianti elettrico e di riscaldamento, si acquistano le attrezzature. «Nei mesi di maggio, giugno e luglio - continua padre Marcantonio - i lavori si sviluppano organicamente, senza sosta, sempre con il solito sistema: “Prima operare e pagare, poi chiedere il contributo e saldare i debiti”». «… Non avendo una lira in tasca abbiamo dovuto fare ricorso alle Banche … e a privati per avere prestiti, e nessuno mai ha ventilato alcun rifiuto». Chi firmava tali prestiti era unicamente e solamente l’Arciprete Marcantonio cui gravava tutta la responsabilità economica; agli altri, quelli del Comitato, aveva assicurato “che mai e per nessun motivo” sarebbero stati coinvolti in questioni economiche. Seguirono quattro mesi di intenso lavoro e di collette fra la generosa gente di Bronte. Con la comprensione, la solidarietà e la simpatia dei brontesi che, di giorno in giorno, aumentava sempre di più.
Il 15 Ottobre 1967, alla presenza dell’Arcivescovo di Catania mons. Bentivoglio, ha finalmente luogo l’inaugurazione della Casa. Il sogno di “padre arciprete” diventava realtà, la coraggiosa opera era stata realizzata ed iniziava la sua attività sociale ed assistenziale con il ricovero dei primi sette anziani: da Pecorino Nunzia di 87 anni a Russo Cristoforo di 62. La Casa era stata finita col contributo di tutti i brontesi e di altri benefattori che raggiunse alla fine quasi il 90% del totale delle somme spese. Nello stesso mese, con il solito bollettino inviato alle famiglie, padre Marcantonio, nel rifare sommariamente la “storia della Casa”, rivolgeva ai brontesi il suo «grazie di cuore», sollecitandoli ancora una volta «a non dimenticare i vecchierelli bisognosi in occasione di feste, quali onomastici, battesimi, matrimoni…» ed anche in occasioni dolorose «acquistando e facendo acquistare da amici e conoscenti la Cartella “Il fiore della Carità” proprio della “Casa di riposo”». Nello spazio di tre mesi, a Natale 1967, i ricoverati raggiunsero il numero di venti ed in seguito i trenta posti letto previsti vennero del tutto esauriti. Dieci anni dopo i posti letto salirono a sessanta. |
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"Antonino di Bronte sulla via di Mascalucia" ricordo di padre Marcantonio di Nicola Lupo
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