Home

LE CARTE, I LUOGHI,  LA MEMORIA...

Si parla di ...

Tutto su Bronte, insieme

Site map

Ti trovi in:  Home-> Brontesi nel Mondo-> Si parla di...->  Mons. N. Longhitano, C. Bianca, B. Spedalieri, Enzo e Salvo Grassia, T. Castiglione

Benvenuti | Bronte nel Mondo | Brontesi in Australia | Si parla di... | l'Opinione di... | i Siti Web di... | Le vostre lettere
 

In ricordo di Mons. Antonino Longhitano

Serbava tutte queste cose nel suo cuore

Mons. Antonino LonghitanoNessuno di noi, sacerdoti, avrebbe mai potuto aspettarsi, il 29 dicembre 2012, giornata invernale, ma eccezionalmente limpida e tiepida, la triste notizia, comunicataci a bruciapelo per telefonino, della improvvisa morte del carissimo Confratello Mons. Antonino Longhitano, Rettore del Santuario di Maria SS.ma Annunziata di Bronte.

Non era eccessivamente anziano P. Nino, come affettuosamente lo chiamavamo; aveva, infatti, appena festeggiato, il 15 agosto u.s., il suo 50° anniversario di ordinazione sacerdotale, ricevuta nel 1962, in Cattedrale, per le mani dell'Ecc.mo Arcivescovo Mons. Guido Luigi Bentivoglio S.O.C..

Conoscendolo così attivo ed esuberante, non si pensava che Padre Nino Longhitano, patisse di qualche disturbo cardiaco, di un po’ di aritmia, che gli si manifestava di tanto in tanto e che sotto direzione medica, curava sì, ma senza tanti patemi d'animo, senza eccessive preoccupazioni, tanto da rimandare a tempi migliori, un opportuno, quanto mai necessario intervento chirurgico che gli era stato decisamente consigliato dagli specialisti e che gli avrebbe rimesso a regime l'apparato cardiovascolare.

Solo alcuni giorni di obbligato riposo! Ma erano molte le attività che pesavano sulle spalle di P. Nino, per cui - direi incautamente - rimandava sempre al domani quello che avrebbe dovuto fare oggi. La vigilia di Natale, però, dopo un improvviso malore, fu ricoverato ed operato dl'urgenza. Operazione bene riuscita, fatale, però, il decorso postoperatorio.

P. Nino Longhitano era nato a Bronte il 15 marzo 1937. Aveva calcato le orme, quasi obbligate, di tutti i bravi ragazzini del suo paese, attraverso la seria e disciplinata formazione spirituale e culturale del Piccolo Seminario di Bronte, sotto la illuminata e saggia guida del Can. Salanitri.

Superato il terzo ginnasio, era entrato nel Seminario Maggiore di Catania. È inutile dire che era tra i più studiosi e i più preparati della classe. Ordinato sacerdote, fu destinato a rimanere in Seminario per insegnare materie classiche ai giovani seminaristi.

Nel 1906 fu nominato Vice Rettore del Seminario Arcivescovile Maggiore ove rimase fino al 1970, quando fu inviato come Rettore al Piccolo Seminario di Bronte. Frattanto aveva conseguito il Diploma di Maturità classica e la laurea in filosofia.

Senza togliere nessun merito ai bravi sacerdoti di Bronte, è da dire che Mons. Antonino Longhitano lascia una particolare impronta nel suo paese natale per la sua vita sacerdotale integra e particolarmente carica di zelo pastorale e di fervore apostolico.

Gioviale ed allegro, era l'idolo dei giovani e dei ragazzi. Ne passarono tanti sotto la sua guida, esperta ed intelligente: ragazzini del Piccolo Seminario, aspiranti al Sacerdozio, giovani di Azione Cattolica. Si può serenamente affermare che Padre Nino Longhitano fu un vero educatore di giovani. Come presbitero ha lavorato un po' in ogni campo, perché ha ricoperto innumerevoli incarichi uscendone sempre a testa alta e con meritati riconoscimenti.
Per due volte, eletto dai Confratelli, fu Vicario Foraneo del 15° Distretto. Dal 1989 al 1999 zelante Arciprete della Chiesa Madre di Bronte e, contemporaneamente, Rettore del Santuario Maria SS.ma Annunziata, una chiesa tanto cara e frequentata assiduamente dai fedeli brontesi.

Membro direttivo dell'Istituto Diocesano Sostentamento Clero, più volte Membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale.

L'attività che lo ha impegnato quotidianamente, sin dall'anno 2000 e certamente con tanti pensieri e preoccupazioni, è stata il dirigere con entusiasmo e sagacia, la provvidenziale Casa di Riposo "Mons. Antonino Marcantonio", una fondazione che fa onore a Bronte; lì. infatti, vengono ospitati molti anziani, anche sacerdoti, che altrimenti non avrebbero dove trascorrere serenamente gli ultimi anni della loro vita.

In questo ultimo periodo, poi, gli ha letteralmente tolto il sonno dagli occhi la felicissima idea di far sorgere a Bronte, un Centro moderno e clinicamente attivo per i malati di Alzheimer, il primo, forse, ed ancora unico in Sicilia. Già funzionante, era stato solennemente inaugurato appena qualche mese fa.

Per quest'opera di grande portata, il nome di Mons. Antonino Longhitano resterà benedetto per sempre nella nostra Isola e soprattutto fra i poveri sofferenti di così insidiosa malattia.

Se ne è andato Mons. Antonino Longhitano e non lo vedremo più e non ci farà più sentire il suo affetto, proprio ora che gli era stato rimesso a nuovo il suo grande cuore di sacerdote e di educatore. Per questo ne sentiremo la mancanza. Purtroppo, però, quel nuovo cuore di carne non gli è servito per niente, né in questa terra e nemmeno gli servirà in Paradiso.

Lì, ormai, P. Nino, ama in maniera diversa, perchè tutto intero, è già immerso nell'infinito amore misericordioso di Dio.

Mons. Mauro Licciardello

(Pubblicato sul settimanale Prospettive, Catania, n. 1, 12 Gennaio 2013)


Per l'amico Sacerdote Nino Longhitano

La tua Messa non è finita

E’ vero, la tua Messa continua oltre il tempo, concelebrata con Cristo, e dà un nuovo respiro alla tua vita sacerdotale. Nino carissimo, non riesco a scrivere di te alla maniera con cui si ricordano i confratelli scomparsi, perché non voglio né posso credere che tu non ci sia più.

Lo so che è una ingenua e caparbia convinzione quella che ci porta a credere che le persone a noi più care siano immortali e, dunque, non ci rassegniamo alla fitta nebbia che oscura il loro volto e rende come flebile e lontana la loro voce.

Nino carissimo, confratello e amico di una vita, non ti ho mai scritto una lettera perché il raccontarci i nostri giorni sacerdotali avveniva sempre a viva voce, con quella complicità di pensieri e di valutazioni che, sicuramente per me, rendeva ogni nostra conver­sazione arricchente e gratificante. La nostalgia mi porta ai lontanissimi tempi del nostro primo ser­vizio sacerdotale, i migliori anni del post-Concilio, che abbiamo vissuto in piena sintonia, fino agli ultimi mesi appena trascorsi quando mi hai invitato a dire una parola a te e alla folla numerosa che partecipava al 50° del tuo Sacerdozio ed era lì a manifestarti il suo affetto e il suo grazie.

La memoria del passato e il rimpianto di non poter più aggiungere alcuna pagina al diario del tuo specialissimo ministero sacerdotale, si mescolano nel mio animo e, al momento, lo rendono incredulo, amareggiato, niente affatto rassegnato e convinto.

Mi aspetto che tu, inaspettato, possa ancora venire in S. Euplio a passeggiare accanto ai mattoni rossi della mia chiesetta per raccontarci fascino e misteri della nostra vita sacerdotale ed ecclesiale e per potere io capire di più e meglio, attraverso le tue argomentazioni e il tuo equilibratissimo buon senso, avvenimenti, tendenze, sviluppi, cronaca civile ed ecclesiastica.

Da buon stratega ed efficiente organizzatore quale eri, mi sorprendevi per la tua capacità di capire tempi e momenti e di saper valutare, con buon umorismo e disincantato distacco, avvenimenti e comportamenti. Te lo scrivo adesso, a pieno cuore, quanto ti sono grato, anzi quanto ti siamo tutti noi grati, e quanto la tua assenza peserà sul nostro gruppo sacerdotale che ha appena celebrato, tutti presenti, il 50° di Sacerdozio e che in te aveva un punto di riferimento indispensabile e unificante.

Nino carissimo, tu certamente non ti meraviglierai del tono riduttivamente laico col quale mi sto esprimendo. Non ho fatto citazioni bibliche né trascritto passaggi di autori famosi perché non mi va, con un amico, usare parole di circostanza sia pure di altissimo livello, e poi perché tu e noi abbiamo vissuto e viviamo, con tutte le nostre imperizie e insufficienze, un sacerdozio squisitamente laico, cioè terrestre, asciutto, essenziale, senza dispersioni devozionistiche, e indissolubilmente divino, alla stessa maniera di Gesù. Il quale durante il giorno era tutto per gli altri, nessuno escluso, e alla sera in preghiera parlava con Dio, il “Padre mio” come Lui diceva.

Non potendoti più né vedere né accogliere la tua presenza e le tue parole né fruire della tua sovrab­bondante generosità, mi fermo solo a dirti che celebro ancora con te la S Messa: concele­briamo ancora insieme il 50° di Sacerdozio.

Nino carissimo, adesso tu sai tutto. Tu conosci la sovrana risposta al perché dell'evento che ti ha riguardato e che ci ha lasciato sgomenti. Accogli il mio e il nostro grazie per il tanto bene che ci hai voluto e ci hai fatto. A me è ad una infinità di persone.

Ti abbraccio.

Bruno G.

(Pubblicato su Prospettive, Settimanale regionale di attualità, n. 2, 20 gennaio 2013)

Padre Nino in occasione dei festeg­giamenti in onore della Madonna An­nun­ziata: nella stessa occasione ad agosto 2012 aveva fe­steggiato i 50 anni di sacerdozio.

Sotto, padre Nino con Mons. Salvatore Gri­stina, in occasione dell'inaugu­ra­zio­ne, nel giugno 2004, di un monu­men­to in memoria di padre Antonino Mar­cantonio, ideatore e fondatore del­la Casa di riposo S. Vincenzo dei Paoli".

Padre Nino Longhitano con mons. Salvatore Gristina (2004)






Medaglia d'oro come miglior sarto di Francia 1994

Monsieur Carmelo Bianca

“Custuréri” a Bronte, Couturier e titolare del più prestigioso atelier de couture pour hommes a Marsiglia

Carmelo Bianca, brontese a MarsigliaUn vecchio, saggio e veritiero detto brontese recita: «cu nesci, ’rrinèsci!».

Mai tale proverbio si è rivelato più azzec­cato nei confronti del nostro compae­sano Carmelo Bianca che, ancora gio­vanissimo e dopo aver appreso i primi rudimenti del mestiere di custuréri presso la sartoria del bravo Vincenzo Gangi, si trasferì in Algeria, allora colonia francese, nella città di Orano, presso l’affermato atelierr di un bravo arti­giano, Vincenzo La Piana, anche lui di origine bron­tese, dove compì la sua formazione profes­sio­nale ed affinò le sue innate doti.

Carmelo Bianca rimase ad Orano fino alla fine del periodo coloniale francese. In seguito all’esodo degli stranieri dall’Al­geria indipendente si trasferì a Parigi per quasi un anno, da dove però ritornò nuovamente in Algeria diventato uno Stato sovrano.

Prese casa nuovamente ad Orano e rilevò il laboratorio del suo vecchio maestro Vincenzo La Piana, diventando in poco tempo il sarto della nuova élite politico-militare ed economica algerina.

Nel 1972, con tutta la famiglia, ritornò in Francia, a Marsiglia, dove, due anni dopo, acquistò un affermato atelier de couture pour hommes con annessa boutiquee nel centro della città provenzale, seconda città della Francia.

Di anno in anno autorevolmente crebbero la reputazione e la facoltosa clien­tela del sarto brontese, tanto da meritare nel 1994 l’ambito riconosci­mento di “miglior sarto di Francia” con relativa onorificenza conferitagli personal­mente dall’allora Presidente della Repubblica Francese, Francois Mitterrand.

Ulteriori riconoscimenti ed incarichi di prestigio gli sono stati conferiti dalle autorità francesi ed italiane, quali: membro della Camera di Com­mercio italo-francese, della Croce Rossa Italiana, dell’Esecutivo dei Sarti di Francia, …

Oggi la genia dei Bianca trapiantati a Marsiglia si è ulteriormente arric­chita di nuovi talenti con le autorevoli carriere, in campi diversi, dei tre figli di Carmelo Bianca e della consorte Maria Pitti:

 - il figlio maggiore Dr. Serge Bianca, specialista di anestesia e riani­mazione con esclusivo diploma della “Società Europea di Anestesio­logia e delle cure intensive” che esercita con merito presso il Dipar­timento di chirurgia cardio-vascolare dell’ospedale “Notre Dame de Bonsecurs” di Metz;

 - il secondogenito Dr. Giancarlo Bianca, dottore in Chirurgia dentaria è titolare di un affermato laboratorio di implantologia dentaria e sede di corsi di aggiornamento professionali;

 - la terzogenita, infine, D.ssa Sandra Bianca che, dopo una laurea in Diritto Amministrativo ricopre un importante incarico come Direttore Aggiunto nell’Amministrazione del Dipartimento francese d’oltremare nell’isola della Reunion, nel lontano Oceano Indiano.

Anche il fratello minore di Carmelo, Pietro, seguendo le orme famigliari è diventato un imprenditore industriale del legno con un suo stabilimento in Provenza. Poco da dire, per ora, dei nipotini di Carmelo e Maria Pitti, della quale non inganni il cognome toscano, perché anche lei di origini siciliane e figlia d’arte, che, mamma e nonnina amorevole, ha contribuito all’affermazione di tutti i suo famigliari.

Significativa ed emblematica la foto del folto gruppo di giovani appren­disti custuréri brontesi, primi anni ‘50, fra i quali naturalmente Carmelo Bianca, speranzosi in futuri successi ed orgogliosi del loro utile e raf­finato mestiere, purtroppo ora quasi in estinzione. Sarebbe interessante che qualcuno di quei baldi giovani, ancora di buona memoria, inforcasse gli occhiali e desse un nome e rispettivo nomignolo ad ognuno dei loro amici e colleghi di gioventù..

Tanto, anche se schematica­mente, per far conoscere ai brontesi ed ai navigatori del sito web “brontein­sieme”, i successi e le affermazioni del loro concittadino Carmelo Bianca in una nazione, la Francia, dove un bravo sarto è qualcuno che conta.

Un indirizzo utile, durante un eventuale viaggio in Costa Azzurra e Provenza, anche per rendersi conto della valida e veritiera realtà di quanto sopra riferito:

“Ley’s” - C. Bianca / Tailleur – Chemisier
20, Rue Montgrand – Marseille (France)

Nunzio Lupo
Luglio 2010

(guarda il video)
 

Carmelo Bianca
Nel Maggio 2016, Carmelo Bianca è ritor­nato a Bronte, ospite d'onore del Convegno "Artigiani a Bronte-Storia, cultura, arte", organizzato dall'Associazione Bronte Insieme Onlus in onore degli artigiani brontesi, tenutosi nell'Aula Magna del Real Collegio Capizzi.


 
CARMELO BIANCA CON IL PREFETTO DI MARSIGLIALA BOUTIQUE DI CARMELO BIANCA A MARSIGLIA

1994: Carmelo Bianca (a sinistra) con il ministro de l'Education National, Fran­cois Baje­rou, in occasione della cerimonia che alla Sorbona fece seguito alla premia­zione con Medaglia d'oro come "Miglior sarto di Francia".
La consegna del premio fu fatta dal Presidente Mitterand all'Eliseo. A destra, la boutique di Carmelo Bianca al n. 20 di Rue Montgrand nel centro si Marsiglia.

Carmelo Bianca  con il ministro  Francois Bajerou
1953: SARTI BRONTESI DAVANTI AL TEATRO COMUNALE

Sopra a sinistra, Carmelo Bianca con il prefetto di Marsiglia. A destra, una fo­to del 1953 con Carmelo e gli amici "custureri" di Bron­te riuniti davanti al Tea­tro comunale. Si riconosco­no (da sinistra in alto) Rino Bonaventura, Carmelo Bianca, Ugo Calcagno, Nunzio Di Bella ("Bad­daru"). In basso (secondo e terzo da sx), Nino Leanza e Tano Gor­go­ne.

Carmelo Bianca, Bronte 1949

1996: Il "Ditale d'oro" donato a Carmelo Bianca dalla Città di Marsiglia .

1949: Carmelo Bianca (al cen­tro) nell'«ate­lier» del suo maestro Vin­cenzo Gangi (terzo da sinistra) attorniato dalle sue numerose la­vo­ranti ed apprendiste.







Per i suoi servizi resi alla comunità australiana

E’ un brontese l’“Australiano dell’anno 2012”

Bruno Spedalieri, uno dei nominati al prestigioso riconoscimento

E' anche membro del Consiglio consultivo di Stato per i Rifugiati e i Richiedenti asilo

E’ un brontese uno dei nominati al prestigioso riconoscimento di “Australiano dell’anno 2012”.

Trattasi di Bruno Spedalieri un nostro concitta­dino che nel lontano Gennaio del 1973, unita­mente al fratello minore Roberto (meglio noto come il “Peppino di Capri” brontese), lasciò Bronte per emigrare in Australia.

Bruno abita a Sidney mentre Roberto risiede invece a Noumea, capitale della Nuova Caledo­nia. Ambedue, malgrado i 35 anni di lontananza conservano la cittadinanza Italiana e un pro­fondo attaccamento a Bronte.

Bruno Spedalieri, figlio di Gioacchino Francesco e di Iolanda Dominedò, ha fatto gli studi gin­nasiali al Real Collegio Capizzi, prima di trasfe­rirsi a Torino dove nel 1962 conseguì la Licenza in Filosofia Scolastica e Lingue Moderne. Dopo aver dedicato dieci anni al servizio della Chiesa nelle Missioni di Nuova Caledonia e delle Nuove Ebridi, nel 1973, si è trasferito in Australia dove prese residenza e, superato il relativo concorso, fu assunto alle Poste Australiane in qualità di Istruttore e Reclutatore.

Nel 1982, conseguito il Diploma di Interprete e Traduttore per le lingue italiana, inglese e francese presso l’Università Statale del Nuovo Galles del Sud, ha insegnato Italiano nelle scuole.

Sposato con Ignazina Liuzzo, anch’essa brontese, ha due figli: Flavio, inge­gnere in Elettronica, e Yolanda laureata in arte drammatica (foto a destra).

Il Riconoscimento Nazionale “Australiano dell’Anno” è attribuito a persone che si sono distinte nel servizio della comunità Australiana. È conferito in genere a volontari che hanno dato un valido contributo nel progresso della società, nella dedizione al prossimo e nel campo umanitario della giustizia sociale e della carità.

La cerimonia di conferimento è generalmente tenuta al Parlamento della Capitale il giorno della Festa Nazionale Australiana.

Bruno Spedalieri si è dato al servizio della Comunità Australiana fin dai primi giorni della sua emigrazione, quando si prese cura di insegnare l’italiano ai figli degli immi­grati italiani. Espletò quel compito spesso con veri sacrifici personali, dovendosi spostare continuamente da una scuola all’altra. Per undici anni il CoAsIt lo vide dedicato in quell’ufficio.

Alle Poste Australiane, Bruno ha esercitato per lunghi anni, con competenza e pro­fessione, il compito di Istruttore degli impiegati postali di Sydney; riuscì a formare una nutrita squadra di 350 persone, bene addestrate, competenti e professional­mente efficienti, tanto da essere prese come esempio in altri circondari. Per essi compiló il “Manuale dell’Ufficiale Postale” che venne adottato su larga scala dai vari dipartimenti postali australiani.

Ma fu nel campo del volontariato che Bruno emerse ed attrasse l’attenzione di tanti. Iscrittosi alla Società di San Vincenzo dei Paoli, fu eletto presto Presidente di una Conferenza per passare subito nel Consiglio Centrale della Diocesi di Broken Bay, a nord dell’Arcidiocesi di Sydney. Gli fu affidato il Ministero con l’Estero.
Egli promosse con zelo l’aiuto ai piú poveri, non solo ai poveri locali, ma anche a quelli delle nazioni circostanti. Nel 2010 i 40 gruppi della San Vincenzo della Diocesi di Broken Bay avevano adot­tato ben 200 gruppi disseminati in India, Indonesia, Tailandia, Pakistan e Fiji. L’adozione comporta un regolare versamento finanziario, per un totale di 64.000 dollari all’anno.

Ancora nel 2010 furono finanziati in quelle nazioni 14 progetti con un contributo, fornito dai Vincenziani di Broken Bay, di 28.000 dollari. Nello stesso anno 235 bambini e giovani del Sud Est Asiatico poterono accedere alla scuola grazie ad un addizionale contributo di 16.500 dollari.
Quell’anno regioni intere nel’interno del Continente Australiano furono afflitte da implacabile siccità. Il Consiglio Centrale della San Vincenzo della Diocesi di Broken Bay fu lesto a raccogliere 350.000 dollari da inviare ai quei bisognosi.

Bruno Spedalieri fu inviato tre volte dalla Società di San Vincenzo a partecipare a dei Congressi Internazionali in rappresentanza delle Autorità Australiane della Società: a Perth nel gennaio 2006, in Indonesia nel giugno 2006, in India nel settembre 2010. E per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventú, tenutasi a Sydney nel 2008, si adoperó di fare venire a Sydney dalle Nazioni asiatiche e dalle Isole del Pacifico dei giovani Vincenziani con tutte le spese pagate dai membri Vincenziani Australiani.

Oggi Bruno Spedalieri (nella foto a destra con la moglie Ignazina Liuzzo) continua la sua azione caritatevole di visita e di aiuto alle famiglie povere e bisognose della sua regione e di servizio ai senzatetto. Nello stesso tempo è membro, sempre in seno alla Società di San Vincenzo dei Pao­li, del Consiglio consultivo di Stato per i Rifugiati e i Richiedenti asilo. Gente proveniente da 70 diverse nazioni e tutte in cerca di vita migliore e piú sicura.

Il Consiglio consultivo non ha ruolo decisionale, ma è uno strumento effettivo di avvisi e consigli basati sul dettame evangelico che cercano di suscitare il senso di giustizia nelle forze politiche.

Alta è la resistenza del popolo Australiano all’immigrazione massiccia che carat­terizza questo periodo. Gli immigrati clandestini sono tenuti in campi di raccolta, a volte per due o piú anni, prima che la loro sorte sia decisa.

La San Vincenzo ha avanzato presso il Governo la proposta di un espe­rimento, prendendosene tutta la responsabilità. Per la prima volta nella storia Australiana un gruppo di 200 Rifugiati e Richiedenti Asilo, sarà affidato alla Società San Vincenzo dei Paoli con lo scopo di inserirli nella Comunità, guidandoli nella ricerca di un lavoro ed aiutandoli per i primi bisogni di alloggio e di istruzione.

La lettera di accompagnamento al Certificato rilasciato a Bruno Spedalieri, dice: “Il fatto stesso di essere nominato per questo alto riconoscimento da membri della sua comunità, è gradevole ed onorifico. Mi compiaccio di presentarle il Certificato qui incluso attestante il lavoro che lei ha compiuto e continua a compiere.” – Adam Gilchrist AM, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Australia Day. – 16 dicembre 2011.
  

Bruno Spedalieri, non di­men­ticando mai le proprie radici, è stato nostro colla­boratore fin dai primi anni di vita del­l'As­sociazione. In passato ha fatto co­noscere e propagan­dato il pen­siero del gran­de Filosofo bron­tese (e suo lontano pa­rente) Nicola Spedalieri. Con grande impegno ha tradot­to in Inglese quello che è con­side­rato il capolavoro del Filo­sofo brontese, a cui diede il titolo: “The Human Rights – by Nicola Spedalieri”.

Ha scritto pure in inglese una breve Storia di Bronte, “A short history of Bronte”, procu­rando di distribuire a proprie spese, copie dei due libri a Università e Biblioteche di varie cit­tà d’Australia e di altre Nazioni.

Ha tenuto anche diverse conferenze sul filosofo bronte­se che raccolte in un volume (La visuale di N. Spedalieri su i diritti dell’uomo) sono ora su que­sto sito web a disposizione anche di tutti i navigatori. Ancora oggi Bruno continua le sue ricerche e la sua opera letteraria.

Di Bruno Spedalieri leggi anche: Gioacchino Francesco Spedalieri, mio padre, La Matrice ed il Santuario dell'Annunziata / La Statua dell'Annunziata e la Chiesa / Gli Spedalieri  / Liuzzo&Imbrosciano Families in Australia / Spedalieri-Galvagno-Dominedò-Schilirò families

Queen's Birthday Honours List 2014

Mr Bruno Luigi Spedalieri

Medal of the order of AustraliaA Giugno 2014 il nome di Bruno Spedalieri è as­sociato anco­ra una volta ad un prestigioso riconoscimento australiano: appare anche lista dei decorati nel giorno del Compleanno del 2014 della Regina d’Australia Elisabetta II. Vengono premiati il suo co­stante impe­gno nel sociale  ed i servizi resi alla comu­nità locale di Broken Bay.

La Gazzetta Ufficiale d’Australia del 9 Giugno 2014 riporta il riconoscimento dandone la seguente motivazione:

«Medal (OAM) of the order of Australia
Mr Bruno Luigi Spedalieri, Frenchs Forest NSW 2086
For service to the community of the Broken Bay region.
Spiritual Adviser, Broken Bay Diocesan Central Council, St Vincent de Paul Society, since the late 2000s.
Volunteer, Matthew Talbot Homeless Services, and home visitation.
Committee Member, Overseas Partnership and Development Program.
Past President, Forestville Conference.
Committee Member of the Ecumenical Movement in the Forest.
Committee Member, Refugee and Asylum Seekers Advisory Committee.
Member, Liturgical Committee, Our Lady of Good Counsel Church Forestville, Frenchs Forest Catholic Parish, for many years.»


Medaglia (OAM) dell’ordine d’Australia
Signor Bruno Luigi Spedalieri, Frenchs Forest NSW 2086
Per i servizi alla Comunità della Regione di Broken Bay:

 - Guida Spirituale nella Società di San Vincenzo dei Paoli per il Consiglio Centrale diocesano di Broken Bay, dall’anno 2000.

 - Volontario nel soccorso agli indigenti e ai poveri e nel ser­vizio ai senzatetto dell’Ostello Matthew Talbot.

 - Membro del Comitato di aiuto e sviluppo dei paesi del Terzo Mondo.

 - Ex Presidente della Conferenza di Carità di Forstville.

 - Membro del Movimento Ecumenico nella Regione “Forest”.

 - Consigliere del Comitato per i Rifugiati e i Richiedenti Asilo.

 - E per tanti anni membro del Comitato Liturgico della Chiesa Nostra Signora del Buon Consiglio di Forestville e della Parrocchia Cattolica di Frenchs Forest.

Nel sistema delle nomine onorifiche d’Australia la medaglia del­l’ordine d’Australia è conferita come alto riconoscimento per un eccellente e dedicato servizio reso alla comunità.
La nomina a questo alto riconoscimento dell’Ordine d’Austra­lia viene direttamente dalla Comunità.
La raccoman­dazione pas­sa a sua volta all’esame del Consi­glio dell’Ordine d’Austra­lia, e sarà questo Consiglio a presen­tarne poi ufficiale richiesta al Governatore Generale.

Il 4 settembre 2014, il Governatore del Nuovo Galles del Sud, Sua Eccellenza Marie Bashir, ha ap­puntato sul petto di Bruno Spedalieri la Medaglia dell’Or­dine d’Australia. Molti giornali locali, fra i quali La Fiam­ma (giornale Italia­no di Sydney) hanno pubblicato articoli con foto.

Bruno Spedalieri, il Campione della nostra Comunità

di  Huang Zhi-Wei aka Reg Wong

Quest’anno Bruno Spedalieri, parroc­chiano, della chiesa Nostra Signora del Buon Consiglio di Forestville, è il meritevole decorato della Medaglia dell’Ordine d’Australia per il suo assiduo e dedicato servizio in favore della Comunità nella regione di Broken Bay. Queste persone ci rendono onore e ci fanno sentire fieri.
La cerimonia di investitura si è svolta al Government House il 4 settembre 2014, ed è stata condotta da SE il Governatore Statale Marie Bashir.
 Cosa ha fatto di sorprendente questo nostro parrocchiano per meritare un così alto riconoscimento? Ebbene Bruno è un servitore indefesso a favore dei poveri e dei marginati. Da anni lavora come volontario della Società di S. Vincenzo dei Paoli prodigandosi ad alleviare le sofferenze dei bisognosi, dei senzatetto, dei destituti e dei malati mentali.
Bruno, originario di Bronte in Sicilia, è giunto in Australia nel 1973. Per ben 11 anni si dedicò all’insegnamento della lingua Italiana ai figli degli immigrati Italiani nell’am­bito dell’Organizzazione CoAsIt.
E’ sposato con Zina ed hanno due figli: Flavio e Yolanda, i quali ora sposati hanno arricchito Bruno e Zina di tre nipotini: Luciano e Isabella Spedalieri e Cooper Bruno Armstrong.
Essendo io stesso membro della San Vincenzo ho voluto chiedere al neo deco­rato: “Cosa ti ha spinto ad associarti alla Società di San Vincenzo dei Paoli?” Mi rispose senza esitazione come se avesse già intuito la mia domanda: “Pochi mesi dopo il mio arrivo in Australia, quando cominciai a lavorare al GPO, scoprii qualcosa che non avevo mai visto prima, malgrado venissi da un paese distrutto dalla Guerra: della povera gente che dormiva all’aperto per le strade del centro città. Quella scena mi sconvolse profondamente e mi spronò ad associarmi alla Società di S. Vincenzo dei Paoli.”
Bruno è adesso coinvolto nella visita alle famiglie bisognose e al servizio di ristora­zione dei senzatetto all’ostello Mattew Talbot a Wolloomooloo oltre che ad adoperarsi nel raccogliere fondi per le opere di carità.
Nel corso dei suoi lunghi anni di volontariato ha coperto posti di responsabilità. Per tre anni è stato Presidente della Conferenza di San Vincenzo a Forestville, per sei anni poi é stato Coordinatore Diocesano per gli Aiuti ai Paesi del Sud Est Asiatico. Ed ora è Membro del Consiglio Consultorio per i Rifugiati e i Richiedenti asilo e Guida Spirituale del Consiglio Diocesano di Broken Bay.
Nell’ambito parrocchiale è membro del Consiglio Pastorale e del Consiglio Liturgico ed è Istruttore Ufficiale del personale addetto al servizio dell’Altare.
È ancora deputato parrocchiale presso il movimento ecumenico locale e rappresentante parrocchiale al Consiglio Ecumenico Diocesano. In un colloquio personale Bruno mi ha fatto questo discorso:
“Nell’ottobre 1981 al campo sportive di Parramatta, Madre Teresa ha detto che i poveri di oggi sono le persone sole, coloro che non si sentono amati, i depressi e i marginati. Come possiamo dirci Christiani se non balziamo fuori dalla nostra zona di conforto e correre dove c’è bisogno di aiuto!
Noi dobbiamo diventare fari di speranza e colombe di pace in questo mondo di sofferenza. Dobbiamo mostrare come ci si ama gli uni gli altri nel nome di Cristo. E dobbiamo pregare con fervore che Dio ci provveda di guide civili sagge e lungimiranti e sante ed ispiranti guide religiose.”
Bruno, congratulazioni per la meritata decorazione. Tu sei un’ispirazione. Che Dio continui a benedire te e il tuo lavoro a favore dei bisognosi.







Una nuova pianta che resiste alle temperature torride. A crearla Enzo e Salvo Grassia.
Un appello: «Alla Piana spiantate gli agrumeti e piantate i pistacchi»

Salvo ed Enzo Grassia

La “rivoluzione” del pistacchio di Bronte

Enzo e Salvo GrassiaUna nuova pianta di pistacchio che abbia il sapore e la fragranza del prezioso frutto di Bronte, anche se coltivata alle calde temperature della Piana di Catania o di qualsiasi altro luogo del mondo.

È la sfida lanciata da Salvo ed Enzo Grassia, padre e figlio, titolari dell'omonima ditta di Bronte, da molti anni specializzata nella produzione delle piante di pistacchio. “Cari agrumicoltori siciliani”, dicono all'unisono, “dato che la coltivazione delle arance non è redditizia come un tempo, perché non provate col pistacchio? Noi l'abbiamo fatto: i risultati sono eccellenti”. Soprattutto se si pensa che un chilo di arance lo paghi a 20 centesimi, mentre un chilo di pistacchio a 10 Euro. E se si pensa che un ettaro di superficie, annualmente, può rendere circa 40 quintali di pistacchi essiccati.

La filosofia dei Grassia è questa: “In fin dei conti provare non nuoce. E non costa molto. Con pochi soldi installi delle piantine e in poco tempo vedi i risultati”.

Di cosa si tratta? “Finora il pistacchio di Bronte (quello di Bronte, intendiamoci!) è stato possibile coltivarlo soltanto nel nostro territorio, con una raccolta fatta ad anni alterni per non alterare il sapore del prezioso frutto”.

Secondo la tradizione, infatti, il pistacchio di Bronte viene raccolto ad anni dispari.
Un'usanza che si tramanda da padre in figlio e che ha una motivazione logica. A parere degli agricoltori, nell'anno di non raccolta, il terreno e la pianta acquistano quei sali minerali necessari per trasmettere al frutto quelle qualità organolettiche uniche al mondo.

“Sarà il terreno, sarà il microclima - dicono Enzo e Salvo Grassia -, fatto sta che pistacchi migliori di questo non ne esistono in tutto il mondo.

Dopo anni di prove, di esperimenti, di test siamo riusciti a realizzare una pianta autoctona e resistente al clima torrido, il cui frutto si può raccogliere sia negli anni pari che negli anni dispari. Questo dà la possibilità ai produttori di abbattere i costi e di guadagnare moltissimo, evitando l'importazione dall'Iran, Salvo ed Enzo grassiadalla Grecia e dagli altri Paesi. Perché? Perché nei terreni pianeggianti la manodopera è molto meno costosa rispetto ai terreni lavici e perché ogni anno c'è la possibilità di raccogliere”.

Ma vediamo come questi due “pionieri” della nuova coltivazione del pistacchio brontese sono riusciti a creare la nuova pianta. “Si tratta di un ibrido”, spiegano. “Un ibrido ottenuto dall'incrocio di due portainnesti del pistacchio”.
È venuto fuori un arbusto con caratteristiche straordinarie. “Una pianta con portamento eretto per favorire la lavorazione meccanizzata, con il vantaggio di una fruttificazione molto veloce (circa tre anni) rispetto ai tempi di maturazione della pianta tradizionale che per fruttificare impiega oltre un decennio”.

Tutto qui? ''Assolutamente no. La nuova coltura è resistente a molte malattie (compreso il marciume radicale') ed è idonea a stanziarsi nei terreni irrigui come quelli della Piana di Catania”.

Possiamo considerarla una svolta?
“Certamente. Non ci·saremmo spinti a fare simili dichiarazioni. La nostra ditta produce piante di pistacchio da sempre, se siamo arrivati a questo punto lo dobbiamo alla nostra serietà, alla nostra tenacia e alla nostra volontà di migliorarci. La nuova pianta di pistacchio è il risultato di tanti anni di lavoro per poter dare una svolta all'agricoltura siciliana”.

[Barbara Contrafatto, da L'Informazione, periodico di attualità, varietà, sport e costume, Ottobre-Novembre 2012]






Il leitmotiv delle sue canzoni: emigrazione ed integrazione

Tonino Castiglione

Cantautore e professore

Tonino Castiglione, cavaliere e cantautoreCavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana
per aver contribuito alla diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero

Tonino (Antonino) Castiglione è nato a Bronte il 18 ottobre del 1955. A quindici anni ha lasciato il nostro paese per trasferirsi in Svizzera dove vive, a Basilea, dal 1970.
Dopo aver frequentato al conservatorio di quella città un corso di chitarra blues ha cominciato ad esibirsi sulle varie scene musicali come cantautore.

Le sue prime canzoni risalgono al 1980 e hanno come tema l’emigrazione italiana degli anni ‘70, periodo in cui in Svizzera era forte il movimento antistranieri. E proprio i temi dell’emigrazione e dell’integrazione sono diventati il leitmotiv della sua produzione musicale.

Canzoni come Lo stagionale, Avventuriero, Senza bandiera, o Le sere di dicembre, documentano la difficile e spesso dolorosa esperienza degli emigrati.

Con la sua produzione discografica Tonino Castiglione ha riscosso via via quel successo che lo ha portato a collaborare anche con alcuni dei più popolari cantautori italiani.

Numerose le sue partecipazioni a diverse trasmissioni radiofoniche e televisive, in Italia, Svizzera e Germania.

Laureato in storia e italiano presso l’Università di Basilea, Tonino Castiglione esercita da molti anni anche la professione d’insegnante. Attualmente è docente di italiano, storia e musica in un ginnasio del Cantone di Basilea.

Il 3 giugno 2010 gli è stato conferito dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, tramite la Reggente il Consolato Italiano di Basilea Dott.ssa Gaetana Farruggio, l’onorificenza di cavaliere nell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana per la sua attività nel campo musicale con la quale ha contribuito alla diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero. Dal febbraio del 2010 è Presidente del Comitato della Società Dante Alighieri di Basilea. Nel 1989 ha ricevuto dalla Pro Loco del comune di Bronte il Premio XXIV Casali.

Ultima sua apparizione sulle scena musicale, venerdì 22 ottobre all’Università di Basilea dove, a conclusione della X Settimana della lingua italiana nel mondo, ha tenuto una conferenza-concerto dal titolo “La musica in testa, le parole altrove” riproponendo dal vivo le bellissime canzoni del suo repertorio, calandole in una chiacchierata confidenziale con il pubblico sul suo “essere cantautore”.

Conferimento dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana a Tonino CastiglioneConferimento dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana a Tonino Castiglione

Giugno 2010
Alcuni momenti del conferimento dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana a Tonino Castiglione, per aver contribuito alla diffusione della lingua e della cultura italiana all'estero.

Ordine della Stella della Solidarietà Italiana
 


Si parla di brontesi nel mondo

        

HOME PAGEPowered by Associazione Bronte Insieme - Riproduzione riservata anche parziale