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Gli anni del Ciclope

Bronte allo specchio (1946 - 1950)

La Storia di Bronte, insieme

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Spigolando da Il Ciclope, 60 anni dopo

Spigolature


Se non ci fossero più:

 1) Il cesso pubblico dello «stradone nuovo».

 2) le montagne, colline, dune ... i poja di immondizie ad ogni piè sospinto.

 3) Le capre a passeggio per «piazza».

 4) I fossi, le voragini, i crateri dalla «punta piazza» allo Scialando

 5) I ragazzi che orinano all'«edificio»

 6) I minorenni che giocano coi bigliettoni nei caffè ...

 7) Gli altri che fanno venire l'itterizia con le corse di biciclette dallo Scialandro alla «punta piazza».

 8) Le cavalcature cariche di sterpi che ti cavano gli occhi nelle passeggiate serali al corso Umberto (piazza).

 9) La campana da capre al portone del Nucleo…

10) Il lume a petro... max all'Associazione del pubblico impiego (A.P.I.)

11) La via «Madonna del riparo»…

…Allora Bronte sembrerebbe…
…Maletto!?

(Il Ciclope, anno I, n. 1, domenica 14 Luglio 1946, direttore Luigi Margaglio Cesare)



«'A grar' e pisci!»

Contributo alla ricostruzione di Bronte

La Pescheria sorgerà

DOVE?
Ci occupammo, la volta scorsa, della costruenda Casa Comunale che, secondo quanto si afferma, dovrebbe sorgere nel cuore del paese, in fondo alla nuova piazza adiacente alla via principale.

Oggi vorremmo dare qualche altro consiglio, allo scopo di eliminare una delle tante indecenze che offendono il decoro del paese; e contribuire, così, a risolvere in parte quel complesso problema della pubblica igiene che, in questo caso, ha diretti rapporti con l'alimentazione.

Via ScafitiE' della pescheria che vogliamo occuparci; di quella che c'è, e del­l’al­tra che la cittadinanza pretende ci debba essere.
Quella che c'è, è nota: e la espressione con cui la si designa, è carat­teristica del lirismo sintetico del nostro popolo: «'a ar' e pisci!» (all'epoca era nella via Scafiti, foto a destra, Ndr).

Due parole e ha detto tutto. Cioè: un rettangolo di cinque o sei metri quadrati, due inferriate ai lati e una porta in mezzo sprangata di solito con un catenaccio di tali dimensioni che sembra voglia proteggere il tesoro della Banca di Mutuo.

È precisamente dietro una di quelle grate, che, anche nei giorni di pioggia e di neve, la turba dei postulanti è costretta a pigiarsi, facendo a gomitate e a spintoni, aggrappandosi alle sbarre di ferro per non venire proiettata all'indietro, quando i primi venuti si allon­tanano (retroce­den­do, a colpi di anche e spallate) premuti e calpesti dalla calca che fa a gara per occupare il posto lasciato vuoto.

E tutti a gridare: Tano… tano... tano...: Un chilo... tre quarti... cinquecento grammi ...

Ultimo discendente da Masaniello, Tano, dietro la grata, coi capelli ricciuti e disfatti, e le brache che gli scivolano dalla pancia tondeggiante si volge a destra e manca a prendere, dalle ceste, il pesce richiesto, e buttarlo a manate sulle bilance sudice e decrepite che pesano con la stupefacente precisione di quelle dei chimici-farmacisti.

Nell'interno del locale la sporcizia è nauseante, e il fetore - che appesantisce l'aria e s'espande dalle finestre - é tale da mozzare il respiro.

Vero è che, a fissare il prezzo, vi si reca il Sanitario o il Veterinario o l'assessore, ma ne escono con la stessa noia con cui vi sono entrati: e puzza e lerciume restano tali e quali, a testimo­niare la passività dei cittadini che imprecano in sordina, ma non sanno levare la voce, più muti dello stesso pesce che li sogguarda con occhi putrefatti. […] (M.)

(Il Ciclope, anno I, n. 12, domenica 15 Dicembre 1946, direttore Luigi Margaglio Cesare)


L'Orologio di S. Giovanni tace

Non era un cronometro perfetto, anzi per il suo funzionamento capriccioso era diventato famoso anche nei centri vicini. Forse per questo ci eravamo affezionati ad esso ed ora la sua voce muta ci fa l'effetto di una corda del nostro cuore, che ha cessato di vibrare.

Quando la sua voce tornerà a farsi sentire? Forse fra qualche anno.

Ma la colpa non è di Mastro Nunzio Bardaro, meccanico provetto ed uomo degno sotto ogni aspetto di essere immortalato fra i nostri uomini illustri; ma dei soldi, che il Sindaco stenta a spendere.

(Il Ciclope, anno II, n. 5 (17), Domenica 2 Marzo 1947, direttore Luigi Margaglio Cesare)


Arsenico

   In tempo di democrazia i monumenti dedicati agli imperatori, non sono più rispettati.
Chi ci pensa? Il sindaco non se ne serve, l'appaltatore della sporcizia urbana se ne frega perchè tanto non gli fanno nulla, i ragazzini se ne fregano, la giunta se ne frega, le guardie comunali se ne fregano, l’ufficiale sanitario non se ne frega ma è continua­mente occupato a frequentare corsi di malariologia, tutti se ne fregano e intanto il puzzo è ammorbante e un poveraccio che ora deve anche pagare la tassa di famiglia non può più fare pipì con soddisfazione.
Che lo facciano apposta?

   Ce lo vogliamo togliere dai piedi questo appaltatore? magari spedendolo al suo paese con lo stesso sgangherato camioncino che è andato a pescare chissà dove per pren­dere per fessi i brontesi?
E di quei quattro spazzini - giudei che ce ne facciamo? Tanto stanno in piedi per forza e per ogni palata di immondizia che riescono a sollevare mandano giù un nugolo di pidocchi di pari peso.
A proposito si parla tanto di D.D.T. Chissà se questo prodotto consigliato per insetti di normale costituzione è anche adatto per i pidocchi robustissimi del custode del gabi­netto di via Card. De Luca?
Si parla di pidocchi - giganti che vanno da un visitatore all’altro con sorprendente snellezza e che giocano addirittura per le scale.

   Una volta, tanto, tanto temo fa, i brontesi pensavano ad un minimo di decoro per il loro paese e gli amministratori varavano ogni tanto qualche ordinanza in proposito. Ce n'era una che dava lo sfratto ai maiali ed alle galline.
Chissà dove sarà andata a finire. E intanto che belle passeggiate si fanno in paese questi nobili e preziosi animali, e come è confortante vederli grufolare nelle abbondanti e cittadine immondizie: e quante gallinelle contribuiscono alla pulizia delle nostre strade. Fratello comandante delle GG. CC. perchè non la ripesca l’ordinanza?

   Che bei film si proiettano al nostro Cinema Comunale, e come costa poco il biglietto in rapporto al ragguardevole numero di pulci che ci si porta a casa.
Però che cittadini pacifici ed accomodanti siamo, i brontesi.

(Il Ciclope, anno II, n. 7 (19), Domenica 13 Aprile 1947, direttore Luigi Margaglio Cesare)

 
 

Galleria degli orefici!?!
Luigi Lo Vecchio
, orologiaio-orefice con negozio vicino Piazza Rosario.
Alto, massic­cio ed imponente non poteva mancare nella Galleria del Ciclope.

Pochi segni della matita di Mazzola e la figura ap­pare come per incanto. Sotto la caricatura la solita rimata  "ode" di Luigi Margaglio:

«Marzial, teso il collo, qual corazziere
borsa in man, a far la spesa alla mattina
il sor Luigi va: prima dal chianchiere,
poi dal pisciaro fa una capatina
Dal Cicuto indi o dalla Saranella
verzura compra e la frutta più bella.
A borsa piena riede al suo negozio.
Ed, indossato il lungo grembiulone,
non c'è pericol che rimanga in ozio;
nell'esercizio entra di sua funzione.
Scruta se ogni cosa sia rispettata
mentre si liscia la testa pelata.
Il suo negozio ognor trovate aperto,
"chiuso per nozze" fu una sola volta;
di oggetti da regalo e da concerto
e d'altra bella roba ve n'ha molta.
Anzi se v'occorre un buono apparecchio
ite senz'altro da Luigi Lo Vecchio.
Caro a tanti: agli scolari, agli ziti,
a quei che fan la prima comunione,
a tutti vende a prezzi molto miti
cose che son di gran consolazione.
E chi nol sa? autor di motti assai belli
memorabil quel: "fratelli, coltelli".»



 

Galleria degli avvocati!?! Giacomo Lo Vecchio, avvo­cato-notaio, fratello del­l'orefice Luigi, e - scri­ve Nicola Lupo - "spauracchio dei liceali di quel tem­po, come inse­gnante di educa­zione militare".

Molto "soft" la didascalia che accompagnava la caricatura:

«Giovinezza in lui non muore
(non sarebbe per il nostro vera iella?)
perchè nutre un grande amore
per ogni cosa leggiadra e bella.
Ha, sì, bisogno d'un bastone
ma ciò non ha molta importanza
se è ver che sa tener bordone
alla più indiavolata danza.
Ecco il nostro notaro Giacomo Lo Vecchio
ottimo padre (vero Gino?)
instancabile viaggiatore, specchio
di un animo buono e genuino.
Se gli dite: Notaro, un atto!
fumando sigarette, almen novanta
come diretto, corre a casa, ratto
ti mette d'accordo diavolo e acquasanta.»



 

Galleria dei pigmei!?!
L'avv. Antonino Galvagno, inteso "taschittellu", dai "gratuiti consigli", nella caricatura del rag. Angelo Mazzola.
Ecco la poetica didascalia che accompagnava la caricatura:

«Taschittellu... lo si ingiuria...
il perchè, io non lo so!
So però che non s'infuria...
molto buono anzicchennò!
Ora poi s'è laureato
ma l'agnome gli è rimasto,
fa con zelo l'avvocato,
appianando ogni contrasto
Il carissimo Galvagno
da gratuiti consigli,
non ha sete di guadagno,
pur avendo moglie e figli.
Alle Acli l'han sfruttato,
in Pretura..., fa d'accusa...,
qualche volta d'accusato...,
ma la cosa adesso è chiusa!
Non s'abbatte, par che canti
la vittoria nel suo cuore,
gioca, fuma e tira avanti
con pazienza e con fervore!»



 


La pistola smarrita

Oggetti smarriti

Presso la locale Caserma carabinieri giace una pistola della quale ignorasi il proprie­tario. Chi eventualmente l’avesse smarrita o chi ne fosse stato derubato è pregato presentarsi in detto locale per addivenire al riconoscimento e quindi al ritiro.

(Il Ciclope, anno II, n. 7 (19), Domenica 13 Aprile 1947, direttore Luigi Margaglio Cesare)


Vino a buon mercato ...sino sino a tarda ora

Gli altri bettolieri di Bronte, per invidia di mestiere, ci hanno raccomandato di non dirlo a nessuno, ma come si può venir meno ai nostri doveri di cronisti, anche se possano decurtarsi i guadagni di coloro che si ostinano a vendere... il sangue di Bacco a prezzo proibitivo?

Infatti solo Caraci Nunzio in via Cavallotti e Petralia Giuseppe in via Saitta, bettolieri, ven­dono il vino a buon mercato. E sapete perchè? Perchè anche dopo l'orario di chiusura, prescritto per tali spacci, essi hanno dei clienti che consumano la generosa bevanda.

I Carabinieri però non sono stati di questa parere e il 23 aprile scorso elevarono contrav­venzione per protrazione illecita dell'orario di chiusura delle loro, rispettive bettole. E dire che vendevano il vino proprio per niente!

Ed ora, per giunta ci debbono rimettere i soldi della pena pecuniaria.

[Il Ciclope, anno II n. 8 (20), Domenica 15 Maggio 1947, direttore Luigi Margaglio Cesare]


Taccuino del cronista

Molta carne nel giorno di Natale è rimasta invenduta presso i macellai per scarsa affluenza di acquirenti, mentre ingente e' stata la richiesta di baccalà spugnato che, per l'occasione, i rivenditori avevano bagnato con una soluzione, diluita nell'acqua, di «bicarbonato».
Per questo espediente tutte le pietanze preparate a base di baccalà sono risultate salate, dato che il prodotto non potè sfogare col tempo dovuto.
Finalmente dopo circa sei mesi è stata riaperta al traffico, il g. 28 u. s. la via Card. De Luca. Con la basolatura essa appare più ampia e più accessibile.

(Il Ciclope - Anno III, n. 1, Giovedì 1 Gennaio 1948, Direttore Giovanni Bonina)


Nuove fabbriche

Un altro passo avanti sulla via del progresso

Da sabato 21 c. m. Bronte ha anche la sua fabbrica di acqua gassata e di bibite d'ogni specie, dotata di macchinario modernissimo che garentisce perfezione tecnica ed igiene.

L'iniziativa é dovuta agli intraprendenti F.lli Longhitano (Antonio, Vincenzo, Giuseppe) ai quali va il plauso delta cittadinanza per avere fatto fare al nostro paese un altro passo nella via dei progresso.

(Il Ciclope, anno III, n. 17, Domenica 26 Agosto 1948, direttore Giuseppe Bonina e Nino Neri)


Le proteste dei cittadini

[…] Gli abitanti civili e amanti della pulizia delle vie Carnevale e Cavallotti protestano contro gli abitanti incivili e «'ngrasciati» delle stesse vie che con il lancio continuo di acqua sporca e rifiuti vari trasformano le dette vie in un fiume di melma. Le guardie vedono ma forse memori del verso dantesco passano e non si curano.

(Il Ciclope, anno V, n. 2, Domenica 15 Gennaio 1950, direttore responsabile Gabriele Liuzzo)
 

Tre poesie

Queste bestie 1

Una gallina un’anatra e un tacchino
discesero un bel giorno da San Vito,
cercando tratto tratto sul cammino
qualcosa che calmasse l'appetito.
Il sole tramontò, venne la sera,
la luna si levò da dietro il monte…
ma spazzatura in giro non ce n'era
pur avendo girata tutta Bronte.
Commentando avviliti la sventura,
risalivan a capo chino per la vetta...
passò il furgone della spazzatura,
li mise sotto e fece una polpetta.

(Il Ciclope, anno III, n. 15, Domenica 25 Luglio
1948)

Queste bestie 2

Disse un asino, giunto allo Scialandro,
tornando da contrade assai lontane,
- Non sento più l'odor dell'oleandro,
man molto lezzo di carogne umane …
Rispose un corvo, nel suo manto nero,
planando dalla Colla verdeggiante:
- Lo scambi per la Villa... il Cimitero?
fan bene se ti dicono ignorante!
Ma l'asino capì la pia menzogna,
guardò sottecchi gli alberi intristiti
e, alzato il capo, disse: - E’ una vergogna
lasciare i Cimiteri incustoditi!
(Cedrone)

(Il Ciclope, anno III, n. 14, Domenica 11 Luglio 1948)

Queste bestie 3

Un cane che da tempo, stava via,
s'era sfollato in giorni d'emergenza,
appena giunto al Pian della Badia
cercò di soddisfare… un'incombenza.
Guardò la Piazza, vide l'edificio,
il cinema, la chiesa... E il monumento
che stava in mezzo?... Un maleficio?
Era sparito forse in quel momento?...
Fiutò per terra, corse a manca e a dritta...
ma poscia si svegliò come da un sogno,
volò alla gradinata di Saitta …,
alzò la coscia e fece il suo bisogno.

(Il Ciclope, anno III, n. 17, Domenica 26 Agosto 1948)

1952: Bronte e la Ducea visti da Carlo Levi


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