Giuseppe Saitta, (Bronte 19 febbraio 1768 - Patti 20 giugno 1838), fu un grande maestro del sapere, vescovo, poeta e apprezzato compositore e
musicista.
Fu definito un prodigio del sapere e sapientissimo genio
universale.
Iniziò i primi studi a Bronte nel Collegio da poco fondato dal Capizzi e
dal 1780
li continuò a Monreale dove si specializzo nel diritto canonico, nel
diritto civile, nella storia ecclesiastica e nella musica, che era la sua
passione e dove fu professore di letteratura.
A
Catania studiò giurisprudenza e si perfezionò nella musica.
Ritiratosi in Bronte si dedicò alle opere di S. Agostino e di S.
Tommaso ed alla letteratura inglese, e fondò una società
filarmonica da lui stesso diretta.
Fu oratore valentissimo, poeta, teologo, filosofo e grande conoscitore del Diritto
romano e delle lingue e letteratura straniere.
Fu soprattutto un grande maestro e portò un vero rinnovamento
nell’insegnamento e nella cultura prima, dal 1817, a Monreale
(all’epoca nota come l’Atene della Sicilia), dove insegnò
letteratura e ricoprì dal 1822 la carica di Direttore degli studi
e poi, dal 1832, nel Collegio Capizzi dove insegnò latino e greco.
Concorde con il pensiero di Nicola Spedalieri, fu partigiano della
democrazia e sempre propugnatore dei diritti dei
brontesi contro le usurpazioni della Ducea dei Nelson.
Canonico della Collegiata di Monreale, dal 25 febbraio 1834, su proposta
di Ferdinando II di Borbone, fu nominato da Gregorio XVI vescovo
di Patti, dove lasciò con le sue opere perenne memoria e dove morì ben
presto il 20 giugno 1838.
I dotti, i
signori, la stessa corte si rivolgevano a lui come all'oracolo per
avere consigli e per precetti.
A Patti fece costruire a proprie spese la cappella del seminario e creò
mettendovi fondi suoi un Monte di Pietà.
Nella stessa città morì il 20 Giugno 1838.
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Tantissimi che lo ebbero come maestro scrissero orgogliosi di lui.
Così ne parla un suo discepolo, Nicolò Di Carlo:
«Il merito di lui vero, intrinseco, assoluto, splendeva di luce
propria, e tutta sua, nè desso era relativo all'umile luogo, dove
egli abitava.
Se costui fosse fiorito non in Sicilia, non tra le
solitarie scene della piccola Monreale, ma in Londra, in Parigi, in
Roma, ovunque sarebbe stato grande e meraviglioso».
("Opere", Dalla stamperia del Morvillo,
Palermo 1849)
«Narra una leggenda, - scrive
Giuseppe Cimbali - che
la madre di lui, un giorno, mentre lo teneva ancora in seno,
sentisse alta la sua voce: essa ne fu atterrita; ma, poscia,
per consenso unanime di tutti, trasse da questo fatto un
augurio glorioso: quel figlio sarebbe stato un grande; e lo
fu.» |

A Bronte, nella Chiesa della SS. Trinità (Chiesa Madre) è stato eretto
nell'800 un mausoleo dedicato a Mons. Saitta (si trova nella navata di sinistra,
adiacente all'ingresso secondario, della chiesa). |
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Il vescovo di Patti, Mons. G. Saitta in un dipinto del 1838
conservato nel Real Collegio Capizzi. La scritta in basso recita:
«Ingenium moresque probos sophiamque requires[que] / invenis hac
Joseph presulis effige». In alto un disegno tratto dal libro di G.
De Luca "Storia della Città di Bronte" |

Mons. Saitta
nel dipinto "Uomini illustri di Bronte" di Agostino Attinà
(1874).
Un suo grande discepolo, il Card. Antonino Saverio De Luca, disse di lui:
«di quanti uomini illustri ho conosciuto, niuno, ho incontrato
superiore al Saitta per altezza d'ingegno e per dottrina varia e
profonda». |
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