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Due brontesi “artisti del motore” con una 500 che sfiora i 300 km l'ora

Gli artisti della 500

Gli artisti della 500Avete mai visto una vecchia “Fiat 500” che sfiora i 300 Km l'ora? A Bronte ci sono due tizi che sono riusciti a compiere questo “miracolo”.

Si chiamano Giuseppe Amore (47 anni) e Gaetano Milazzo (50). Il primo fa il carrozziere, il secondo il meccanico. Sono due artigiani che in occasione dell'ultimo “My Special Car Show” di Rimini (la rassegna internazionale di auto da esposizione) hanno fatto impazzire i visitatori di tutto il mondo, giapponesi compresi, i quali, tra tante auto da fotografare, hanno scelto soprattutto la loro.
Adesso hanno richieste dall’Italia e dall’estero (soprattutto dalla Germania). Beninteso: non si tratta di macchine truccate, ma di esemplari che, pur conservando la loro linea originaria, escono dalla “fabbrica” come se fossero nuovi di zecca in quanto vengono rielaborati sia come meccanica che come carrozzeria.

Il successo è stato talmente clamoroso che di loro si sono occupati giornali come La Stampa, La Gazzetta dello Sport, La Sicilia, oltre a quelli specializzati, e alle radio e TV di mezzo mondo.
Come è nato questo “miracolo”" tutto siciliano? ”Era il 2003”, dice Giuseppe Amore. “Avevo una vecchia 500 alla quale ero molto affezionato. Non è vero che le macchine non hanno un’anima: Il dentro ci sono certi ricordi che non puoi cancellare. Nella mia c'erano i ricordi della mia giovinezza. Prima costruii un modellino, poi mi lanciai in questa grande avventura”.
Si, perché di “grande avventura” si tratta. Giuseppe parlò con l'amico e collega Gaetano Milazzo e gli prospettò il progetto.
Milazzo, che coltivava lo stesso sogno, non se lo fece dire due volte: “Ci sto!”. E in due si cimentarono nell'impresa. Fu rifatta l'intera carrozzeria con materiali come vetroresina e lamiera, vennero cambiati gli ammortizzatori, e ovviamente fu sostituito il motore: quello di una Lancia Delta integrale al posto del vecchio.

Tre anni di lavoro. “Uscì fuori il modello che sognavo”, dice Milazzo. Un nuovo esemplare di 250 cavalli costato ai due meccanici la bellezza di 30mila Euro. Prezzo al pubblico: 60mila Euro. ”Solo per gomme ed ammortizzatori ne abbiamo speso 5mila”. I due sedili posteriori sono stati eliminati per far posto al motore, “una impresa difficilissima”, confida Milazzo. Con orgoglio mostrano un video girato in occasione di un'altra esposizione internazionale (quella di Torino) dove, davanti ad un pubblico esterrefatto, hanno provato la macchina nella pista del Lingotto.

Dopo la costruzione di quella prima auto, gli “artisti del motore” non si sono fermati. Hanno velocizzato la tecnica di realizzazione e nel giro di un paio di anni hanno allestito altri due esemplari. Ma perché lavorare solo sulle “500”? “Perché sono le macchine più guidate, più storiche, più popolari”.

L'esperienza ha cambiato le loro vite. “Ci sono notti in cui non riusciamo a chiudere occhio. Pensiamo ai nuovi modelli, ai progetti per il futuro, a nuovi esperimenti da far conoscere a tutti” Giuseppe e Gaetano sognano ad occhi aperti. Cosa in particolare? “Il nostro sogno è quello di costruire una macchina di sana pianta”. Una fabbrica di automobili? “Praticamente sì. Volere è potere”. “L'ingegnere meccanico ce l'abbiamo in casa”, dice Amore. “E' mio figlio”. Quindi non vi fermate? “Fermarsi? Siamo ancora all'inizio”. (l. m.)

, l'articolo a firma di Luciano Mirone è stato tratto da L'Informazione, Dicembre 2007.




Celebrati nella parrocchia di Viscalori i 50 anni di ordinazione.

Festa per mons. Adolfo Longhitano

Mons. Adolfo LonghitanoIl sacerdote è un insigne studioso di Diritto Canonico

Mons. Adolfo Longhitano, presidente del Tribunale ecclesiastico diocesano e canonico maggiore del capitolo metropolitano cattedrale, ha celebrato il50° anniversario della propria ordinazione sacerdotale ricevuta ad appena 22 anni e mezzo, il 25 agosto 1957.
A celebrare l'arcivescovo Guido Luigi Bentivoglio che lo stesso giorno, nella cappella del Seminario estivo di San Giovanni La Punta, ha ordinato sacerdote anche don Giuseppe Gliozzo da Cesarò.

Mons. Longhitano è nato il 15 febbraio 1935 a Bronte, è professore emerito di diritto Canonico allo Studio Teologico interdiocesano “San Paolo” di Catania ed ha insegnato alla facoltà teologica “San Giovanni Evangelista” di Sicilia, svolgendo una prestigiosa attività scientifica con la pubblicazione di opere, di saggi e di articoli su riviste specializzate - come la catanese «Sinaxis» - anche con la direzione di una collana di Diritto Canonico.

Ormai sono diventati dei classici alcuni suoi volumi quali “La Parrocchia nella Diocesi di Catania dopo il Concilio di Trento”, “Le relazioni ad limina nella diocesi di Catania”, “Il Concilio Vaticano II e il matrimonio canonico”, “Catania e la sua Università nei secoli XV e XVII”, “Il Clero di Catania tra Ottocento e Novecento”, “Sant'Agata li Battiati: storia, bibliografia, iconografia”, “Facoltà di medicina nell'Università di Catania”, “Santa Maria di Nuovaluce a Catania”.

Partecipa attivamente a congressi e a corsi canonistici a livello internazionale ed è ricercato relatore in convegni di grande spessore culturale per le discipline da lui particolarmente approfondite soprattutto in riferimento alla storia della nostra Diocesi.
Il servizio ministeriale e il «curriculum vitae et studiorum» di mons. Longhitano, che riveste soprattutto all'interno della Chiesa catanese un ruolo quanto mai prestigioso ed importante, testimoniano l'intensa e significativa attività accademica e scientifica che l'illustre canonista svolge da molti anni.
Ha iniziato il ministero sacerdotale a Catania nella parrocchia Santa Maria dell'Aiuto, assumendo poco tempo dopo l'ufficio di vice cancelliere arcivescovile.
Nel 1959 è stato assegnato nella parrocchia Santa Maria della Consolazione al Borgo e dal 1965 ha operato nella parrocchia San Luigi. Nel 1962, a Roma, ha iniziato a studiare per conseguire la laurea in Diritto Canonico nella Pontificia Università Lateranense.
Successivamente ha conseguito il titolo di avvocato rotale e, nel 1971, è stato nominato giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale siculo.
Per lunghi anni, ha collaborato nel servizio pastorale presso la parrocchia Cristo Re di Catania con don Biagio Apa e con il fratello don Francesco.
Alla solenne concelebrazione dell'eucaristìca nella parrocchiale “San Biagio”, in Viscalori hanno partecipato l'arcivescovo, mons Salvatore Pappalardo e una grande folla di fedeli, di amici e di estimatori. Ha tenuto l'omelia don Pino Ruggieri.

(L'articolo a firma di  Antonino Blandini è stato pubblicato sul quotidiano "La Sicilia" del 3 Settembre 2007)

25-8-57 ordinazione sacerdotale di mons. Adolfo Longhitano

25 Agosto 1957: Mons. Adolfo Longhitano posa con i suoi familiari nel giorno dell'ordinazione sacerdotale 

Di mons. Adolfo Longhitano leggi
Ignazio Capizzi e il suo tempo




Bronte - Risolto il grave problema della siccità

Non più rubinetti all’asciutto con la valvola "legale" brevettata da Francesco Meli

Con il suo attrezzo “geniale” che costa poco e si installa con facilità non più rubinetti all’asciutto! E giusta pressione per tutti come dice la legge!
L’inventore siciliano ha pure brevettato una pinza per sbucciare i fichi d’india, un’asta con punta a taglio girevole per prenderli direttamente dalla pianta e un raccoglitore ecologico di grandi quantitativi di oggetti minuscoli come biglie oppure cicche di sigaretta ma anche noccioline, pistacchi, sementi diverse o qualsiasi altra cosa di piccole dimensioni riposta su un piano, ad esempio il terreno, per cui occorrerebbe chinarsi innumerevoli volte con dispendio di energie e non poca fatica!

Carattere eclettico, intelligenza intuitiva e grande passione per la risoluzione dei problemi rappresentano il profilo del buon inventore ma Francesco Meli, 51 anni, sposato con due figli, perito industriale e dipendente comunale addetto al servizio idrico ha una marcia in più che è quella della simpatia e del buonumore.
L’uomo ha iniziato la sua carriera di costruttore di aggeggi vari per rendere più comoda la vita, come lui stesso afferma, sin dalla più tenera età.

Lo incontriamo nel suo garage-laboratorio intento a modificare alcuni progetti ma non appena ci vede non può fare a meno di illustrarci la sua ultima creatura che, se presa sul serio, rivoluzionerà in tutto il mondo la gestione delle risorse idriche risparmiando “miliardi” di metri cubi d’acqua, prezioso liquido vitale in lento ma inesorabile esaurimento:
“… In qualsiasi impianto idrico pubblico le autoclavi causano disuniformità nella distribuzione idrica – afferma il tecnico – insomma che è vicino alla fonte di distribuzione capta più acqua togliendola a chi è distante e che rimane all’asciutto.
Chi è distante, di contro, per aumentare la portata d’acqua ricorre a pompe sempre più potenti così che il sistema si blocca e si rimane senza un goccio d’acqua. L’aumento della richiesta idrica fa il resto e se pensiamo alle perdite numerose in rete ci rendiamo conto del perché, spessissimo, si rimane per lunghi periodi senz’acqua anche nelle zone in cui le faglie sono numerose e con grandi portate! Ecco il mio uovo di Colombo!…”.
Il dispositivo è composto da due cilindri in metallo che funzionando da valvole in maniera centripeta e centrifuga con un sistema ovviamente brevettato, una volta installate sul contatore dell’acqua regolano la pressione uniforme per tutti sia a valle che a monte dell’attrezzo inventato da Meli. Così anche per le altre utenze che percepiranno la medesima portata d’acqua in tutto il comprensorio in cui ricade la fornitura idrica.
Ottimo no? Cosette da nulla…”.
Non è affatto vero tant’è che il dispositivo, studiato a fondo anche da un’equipe di studiosi catanesi e docenti di fisica della locale Università degli Studi, è piuttosto complesso e per realizzarlo sono occorse decine e decine di ore di studio e di esperimenti.

Insomma un’intuizione geniale che, adesso, è al vaglio degli esperti per poster essere inserita nel grande contesto industriale di produzione e se vedremo trasformarsi in realtà il progetto salva-acqua Francesco Meli diventerà una celebrità famosa come i divi di Hollywood:”…
Ma che cosa dite – aggiunge l’inventore – voglio rimanere quello che sono altro che premi Nobel e grandi fortune.
Lasciando stare la valvola che ne pensate di questa pinza per sbucciare senza problemi i fichi d’India?
Guardate che bellezza e come si presentano a tavola, sembrano sculture! Anche l’attrezzo per strapparli senza danno dalla pianta è di mia invenzione come, del resto, l’attrezzo piglia-briciole. Una serie di elastici paralleli ed il gioco è fatto. Perché chinarsi ogni volta per raccogliere piccole cose da terra? Prendiamole tutte senza romperci la schiena, non vi pare?…”.
L’uomo continuerebbe a parlare per tutta la giornata ma meglio vedere all’opera le sue intuizioni. Un’amica di famiglia, Jessica Longhitano di 14 anni, mostra l’attrezzo per raccogliere i fichi d’India dalla pianta ma lo stesso aggeggio può servire per staccare anche altre specie di frutta come pesche, pere, albicocche senza rompere il frutto né il picciolo attaccato alla pianta:”… E’ facile come un gioco – aggiunge la ragazzina – io lo uso sempre per i fichi d’India ma anche per altra frutta. Guardate come ci si tiene lontani dalle spine.
Una volta presi si passa alla pinza del signor Meli e nemmeno così è possibile pungersi. Buon appetito…”.

Gli attrezzi ad esclusione del dispositivo idrico sono regolarmente in vendita per pochi euro. Anzi si sono fatte avanti diverse ditte per costruire in serie l’acchiappa minuteria senza fatica e le pinze per frutta con spine. Gli affari, dunque, promettono bene:”… Non mi lamento ma il mercato va a rilento a causa della crisi energetica– conclude Francesco Meli – ma proprio per limitare l’uso dell’energia elettrica ho inventato un “dinamotor” umano che non consuma nulla.

Ma questa è tutta un’altra storia che vi racconterò non appena pronto il prototipo. Preparatevi a vedere ridotte le vostre bollette del 70 per cento!…”. Si sbrighi signor Meli, per carità…
(Lorenzo Raniolo)

Testo tratto dal sito web “Lei è Lario on line", Rubrica: Cronache dalla provincia

Francesco Meli e la valvola che porta il suo nome, un "dispositivo contro il prelievo abusivo di acqua in acquedotti a pressione insufficiente per la normale alimentazione dell'utenza".

A destra una sezione longitudinale della valvola

Valvola Meli
Vaqlvola Meli, sezione longitudinale

«Negli acquedotti che soffrono di insufficiente portata delle fonti si riscontrano abusivi prelievi da parte di utenti che, per risolvere singolarmente le crisi, usano aspirare l'acqua dalle condotte dell'acquedotto tramite pompe direttamente collegate alla rete acquedottistica.»
La "Valvola Meli", «installata in prossimità del contatore d'uten­za, inibisce l'abuso intervenendo automaticamente ogni qualvolta l'acquedotto tende ad andare in depressione.
L'impiego gene­ralizzato della singolare valvola è consigliato in tutti gli acquedotti che denunciano ripetute crisi. (...) »

«La valvola è costituita da un piccolo tronco di tubo, dello stesso diametro di quello dell'allacciamento di utenza da porre sotto controllo, con le estremità filettate per consentirne il mon­taggio e chiuso in mezzeria da un diaframma circolare interno.

A monte ed a valle di quest'ultimo si trovano dei fori che consentono all'acqua di uscire all'esterno del piccolo tubo e di rien­trarvi subito dopo per by-passarlo percorrendo una inter­capedine formata da un manicotto concentrico, di maggior diametro ed avente le estremità ancorate al tubo stesso tramite apposite fascette.
Il manicotto esterno costituisce l'organo sensibile di regolazione della valvola in quanto, in normale funzionamento cioè quando l'acquedotto è in pressione, il materiale flessibile di cui è costi­tuito tende a farlo aumentare di diametro e quindi consente il transito dall'acqua con perdite di carico estremamente con­tenute.
Quando invece l'utente aspira dalla rete, si produce una depressione che tende a far aderire il tubo esterno flessibile a quello interno fino a ridurre la sezione libera dei fori di passaggio dell'acqua causando delle perdite di carico più o meno rilevanti in funzione delle condizioni di funzionamento, per arrivare alla chiu­sura totale del flusso quando la rete è di per sé in depressione.
L'interesse per il dispositivo è dimostrato dal fatto che esso è stato fatto oggetto di specifiche tesi di laurea in ingegneria e sottoposto, allo scopo, a molteplici prove di funzionamento.»

(tratto dal sito web http://www.edilweb.it)
(vedi anche http://it.geocities.com/altratecnica)

Segnaliamo infine che il nuovo dispositivo Meli  è stato presen­tato nel convegno "Acqua e città - 1° Convegno Nazionale di Idraulica Urbana" tenutosi a Sant'Agnello (NA) il 28-30 Settembre 2005.




«OGNI VOLTA SCOPRI NUOVE COSE E NUOVE EMOZIONI»

Trent'anni di libertà sulle due ruote

Tony Sangiorgio: passione per la moto e rispetto della natura

Trentanni e oltre, di inesauribile passione per la moto. Collezionista di moto e auto d’epoca, Antonio Sangiorgio, alla soglia dei quarantacinque anni, mostra tutta la sua voglia e la vitalità di endurista puro sangue.
Le escursioni di durata in moto, un mondo che lo affascina da sempre, fin da ragazzino, quando aiutava papà Carmelo (anch’egli appassionato) in officina, nella sua attività di meccanico.
Oggi più che mai Antonio Sangiorgio, conserva intatto il desiderio di cimentarsi in uno sport puro e originale, parte integrante della sua vita. Da anni ormai, le sue domeniche e i suoi momenti liberi, sono caratterizzati da escursioni motociclistiche lungo i sentieri dei monti Nebrodi che oggi, conosce palmo a palmo.
Il binomio moto - natura, che in realtà sembra stridere, viene inteso da Sangiorgio, come uno sport naturalistico nel vero senso della parola, sano, privo di competizione e, allo stesso tempo piacevole. Unito al sentimento di libertà e d’intenso svago.

«Per molti, pensare al rumore di una moto nel silenzio dei boschi potrebbe suonare come una strano modo d'intrecciare il rapporto con la natura - afferma Sangiorgio - ma di fatto non è così. Perché prima di tutto, nutro un profondo rispetto per la natura, e poi perché non vado oltre i sentieri esistenti, prestabiliti. Molti collegano l'enduro al motocross, ma sono due cose diverse - prosegue - queste sono passeggiate di lunga percorrenza in moto. Spegnere il motore ai bordi di un laghetto naturale, fra i boschi in alta quota e godersi lo spettacolo dei suoni e dei colori della natura, è una delle sensazioni più eccitanti ed entusiasmanti che si possono vivere».

Ricercatissimo fra i giovani, ai quali, spesso si pone volentieri da guida nelle escursioni, Tony, così amichevolmente chiamato, non ha segreti ed è sempre disponibile con tutti.

«Voglio trasmettere ai giovani, tutta la mia esperienza legata a questa splendida disciplina. Devo dire che sono in molti a seguirmi, hanno molta voglia d'imparare e lo fanno con molta umiltà. Insegno loro a usare prima la testa e poi l'acceleratore: questa è una disciplina dove non esiste competizione, ma l'indescrivibile piacere sportivo di sentire il contatto con la tua moto».
Sposato e padre di due figli, vuole trasmettere la sua passione al figlio maggiore, che per il momento non sembra voler seguire le orme del papà

«Io non insisto più di tanto - commenta - la passione nasce con noi, è una dote naturale, ogni cosa si deve sentire, la devi avere nel sangue. Forse un giorno mio figlio vorrà provarci, e sa che può sempre contare si di me».

Per un breve periodo ti sei allontanato dall'enduro, preferendo il go-kart, perché?
Tony Sangiorgio«E' stato qualche anno fa, quando il gruppo di enduristi a cui appartenevo, decisero quasi tutti di smettere dedicandosi ad altro. Ho preferito fare anche questa esperienza, cimentandomi nelle gare club di kart, ho fatto anche qualche prova a livello regionale, ma poi mi sono reso conto che c'era troppa rivalità, la competizione non fa per me. Così decisi di ritornare al mio vecchio amore, la moto. L'unico vero sport dove mi sento libero e senza vincoli».

All'età di quarantacinque anni non hai ancora pensato di smettere e lasciare la moto?
«Non ancora. L'idea mi fa star male. Non sono giunto ancora alla decisione di riporre la tuta e il casco. Fisicamente sto bene e non ho deciso di lasciare. La passione non ha età».

Cosa chiedi ancora di più per questa tua grande passione?
«Non mi pongo limiti perché c’è sempre da imparare, non puoi mai dire di essere arrivato. Ogni volta scopri nuove cose e nuove emozioni, e io non ho assolutamente intenzione di privarmene, fermandomi ora».
Un sentimento forte, strettamente connesso ad uno straordinario rapporto di amore per i motori e per la natura. Un costante impegno e dedizione per questo sport. Una passione difficile da cancellare, intensa ed emozionante, da trasmettere ai giovani come esempio di straordinaria vitalità.
(Aldo Reale)

17 Marzo 2006

Si parla di brontesi nel mondo
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