Quando nel 1629
i frati abbandonarono il vecchio convento i brontesi, per il
grande affetto che portavano ai padri cappuccini, deliberarono di costruire un
nuovo convento a tramontana del paese, nel vecchio quartiere periferico di San Silvestro.
La costruzione fu iniziata nel 1632.
Nel settembre del 1635,
per completare la fabbrica, fu venduto il "conventazzo" e col ricavato, con una gabella del grano per tre
anni e con altri finanziamenti offerti da privati si portò a compimento l’opera.
Ben presto il convento, al quale fu assegnato un sussidio di quarantaquattro onze l'anno, divenne un noviziato ed un centro di studi.
Come risulta dai riveli di Bronte del 1714-17, il convento nel 1714
accoglieva sedici frati, nel 1748
ventisei, dei quali quindici brontesi.
Tra i frati che hanno dato lustro al convento dei Cappuccini ricordiamo padre
Antonino Uccellatore (morto
nel 1762) denominato Padre Purgatorio, vissuto e poi sepolto nel duomo di Cefalù, e padre
Gesualdo De Luca, scrittore (e
superiore del Convento) morto nel 1892.
Oggi l’edificio è articolato in più volumi disposti secondo la forma a "U".
In epoca imprecisata sul lato Nord-ovest sono stati costruiti due grossi
contrafforti in muratura a presidio dell’edificio, visibili dall’ingresso
carrabile del Corso Umberto.
Dall’ingresso di Piazza Cappuccini si accede al piccolo chiostro interno
con colonnato su due lati.
Al centro si trova una vasca d’acqua non più usata ed agli angoli quattro palme molto alte.
Dal loggiato si accede direttamente alla chiesa dei Cappuccini, alla sala
grande con palco (piccolo teatro) ed ai locali di servizio conventuali.
Da un piccolo disimpegno si passa alla ampia e bella sala del refettorio. In
alto, dentro piccolo lunette, vi sono affreschi (1950) rappresentanti la vita
di alcuni santi. Sopra la lunetta d’ingresso un’ultima cena.
La chiesa,
("Sancto Felici Dicatum"), costruita unitamente al convento dai PP. Cappuccini, si presenta in bella
posizione prospettica sull’omonima piazza.
Al piano superiore lunghi corridoi disimpegnano le stanze (ex cellette per i
monaci) con vista sul chiostro interno.
Dal primo piano si accede alla
cantoria della chiesa annessa.
Il prospetto,
semplice e d’ispirazione tardo-rinascimentale, è composto da due ordini
sovrapposti di lesene con capitelli: il primo è impostato su una bassa
zoccolatura, il secondo su una grossa cornice modanata.
Un timpano triangolare con decorazioni a rilievo chiude in alto l’edificio.
Nello spartito centrale, al primo piano, si apre una finestra
incorniciata e sormontata da un timpano triangolare.
L’ingresso della chiesa è impostato su una piccola scalinata in pietra lavica.
L’originario ingresso, archivoltato con una cancellata e rientrato
sul prospetto, è stato modificato verso la meta del XX secolo
e sostituito
con una rettangolare di dimensioni ridotte. |
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All’interno la chiesa ha un’unica
navata, una cappella laterale e sette altari con decorazioni a
bassorilievo.
La successione delle lesene scandisce il ritmo dei fondi pieni e
dei vuoti nei quali sono inseriti gli altari minori.
Al di sopra della piatta cornice, su una serie continua di vele e
volte, è impostata la bianca volta a botte.
La chiesa contiene opere degne di nota:
un quadro della Deposizione dove
spiccano due figure di frati (San Felice da Cantalice e il beato
Crispino da Viterbo),
una pittura del XVIII secolo rappresentante la
Vergine con i Santi Fedele e
Giuseppe,
il grande quadro dell’altare maggiore
con, in alto, Santa Maria degli Angeli, in basso un gruppo di santi
(Sant’Agata e San Francesco a sinistra, San Felice da Cantalice e Santa Chiara
a destra) e, al centro, l’Etna fumante ed un delizioso disegno del
convento e del piccolo paese di Bronte salvati dalla lava del 1654 per intercessione di San Felice.
Il quadro, olio su tela del XVII secolo, è di autore sconosciuto.
Da vedere anche gli intarsi policromi
dell’altare maggiore, opera di un frate (fra Felice Costanzo di
Bronte), eseguito nello stile tradizionale degli arredi sacri dei
padri cappuccini.
La piccola campana della chiesa è del 1614: viene dall'antico
soppresso Conventazzo ed ha un'effige di Madonna
con Bambino e l'iscrizione «Ave
Maria, gratia plena, Dominus tecum, S. Antoni ora pro nobis. F.
Michaeli da Rametta G. R. O. 1614. Gasparo Bordonaro procuratore».
Nella piccola cappella laterale della chiesa è conservata l'urna
con la statua del Cristo Morto che prende parte alla
tradizionale processione del Venerdì Santo.
Nella chiesa ha sede la confraternita del |
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Terzo Ordine di S.
Francesco istituita nel 1863, approvata dalla Prefettura
di
Catania con nota del 28 marzo 1863 e dal vicario capitolare con
decreto del 7 luglio 1863.
Nel convento
esiste ancora un'antica biblioteca, con manoscritti e libri rari e
pregiati, che dimostra l'alto livello culturale raggiunto
a Bronte dai frati cappuccini e il lungo contributo da loro
dato all'educazione ed alla formazione dei giovani brontesi.
In particolare nel convento sono conservati manoscritti di Padre
Gesualdo De Luca, custode Generale e priore cappuccino e autore di
numerose e dotte opere teologiche, canoniche e storiche. |