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Chiese di Bronte
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San Felice
Chiesa e Convento dei Padri cappuccini

Il convento dei Padri cappuccini di Bronte fu il 34° convento dell’Ordine. Costruito nel XVII secolo è stato per molto tempo un convento molto fiorente.
Prima i frati abitarono sotto il colle San Marco in un vecchio convento dei padri Riformati Conventuali di San Francesco che furono costretti ad abbandonare per le precarie condizioni tanto da andare completamente distrutto.
«... Dell’antico convento - scriveva Benedetto Radice nel 1924 - non rimane che il sito detto "Conventazzo".
I frati rimasero al "Conventazzo" circa tre anni, «poscia, - continua il Radice - per via del freddo e dell’umido, per l’incomodo dei fedeli di salire al convento, che già cominciava a sgretolarsi da tutte le parti, essendo […] posto in terreno argilloso, fu abbandonato».
I frati, presenti attivamente nelle vicende del paese, erano ben voluti.
Si dedicavano in particolare alla predicazione e alle confessioni, assistevano i brontesi nelle pestilenze e nelle eruzioni vulcaniche e contribuivano nella educazione della gioventù.


Un piccolo e semplice chiostro caratterizza l'interno del Convento.
A sinistra il convento in un disegno della fine dell'800 e, a destra,  i due contrafforti innalzati accanto all'ingresso carrabile del Corso Umberto.

Convento dei Cappuccini, contrafforti
Quando nel 1629 i frati abbandonarono il vecchio convento i brontesi, per il grande affetto che portavano ai padri cappuccini, deliberarono di costruire un nuovo convento a tramontana del paese, nel vecchio quartiere periferico di San Silvestro.
La costruzione fu iniziata nel 1632.
Nel settembre del 1635, per completare la fabbrica, fu venduto il "conventazzo" e col ricavato, con una gabella del grano per tre anni e con altri finanziamenti offerti da privati si portò a compimento l’opera.
Ben presto il convento, al quale fu assegnato un sussidio di quarantaquattro onze l'anno, divenne un noviziato ed un centro di studi.
Come risulta dai riveli di Bronte del 1714-17, il convento nel 1714 accoglieva sedici frati, nel 1748 ventisei, dei quali quindici brontesi.
Tra i frati che hanno dato lustro al convento dei Cappuccini ricordiamo padre Antonino Uccellatore (morto nel 1762) denominato Padre Purgatorio, vissuto e poi sepolto nel duomo di Cefalù, e padre Gesualdo De Luca, scrittore (e superiore del Convento) morto nel 1892.
Oggi l’edificio è articolato in più volumi disposti secondo la forma a "U".
In epoca imprecisata sul lato Nord-ovest sono stati costruiti due grossi contrafforti in muratura a presidio dell’edificio, visibili dall’ingresso carrabile del Corso Umberto.
Dall’ingresso di Piazza Cappuccini si accede al piccolo chiostro interno con colonnato su due lati. Al centro si trova una vasca d’acqua non più usata ed agli angoli quattro palme molto alte.
Dal loggiato si accede direttamente alla chiesa dei Cappuccini, alla sala grande con palco (piccolo teatro) ed ai locali di servizio conventuali.
Da un piccolo disimpegno si passa alla ampia e bella sala del refettorio. In alto, dentro piccolo lunette, vi sono affreschi (1950) rappresentanti la vita di alcuni santi. Sopra la lunetta d’ingresso un’ultima cena.
La chiesa, ("Sancto Felici Dicatum"), costruita unitamente al convento dai PP. Cappuccini, si presenta in bella posizione prospettica sull’omonima piazza. Al piano superiore lunghi corridoi disimpegnano le stanze (ex cellette per i monaci) con vista sul chiostro interno.
Dal primo piano si accede alla cantoria della chiesa annessa.

Il prospetto, semplice e d’ispirazione tardo-rinascimentale, è composto da due ordini sovrapposti di lesene con capitelli: il primo è impostato su una bassa zoccolatura, il secondo su una grossa cornice modanata.
Un timpano triangolare con decorazioni a rilievo chiude in alto l’edificio. Nello spartito centrale, al primo piano, si apre una finestra incorniciata e sormontata da un timpano triangolare.
L’ingresso della chiesa è impostato su una piccola scalinata in pietra lavica.
L’originario ingresso, archivoltato con una cancellata e rientrato sul prospetto, è stato modificato verso la meta del XX secolo e sostituito
con una rettangolare di dimensioni ridotte.

All’interno la chiesa ha un’unica navata, una cappella laterale e sette altari con decorazioni a bassorilievo.
La successione delle lesene scandisce il ritmo dei fondi pieni e dei vuoti nei quali sono inseriti gli altari minori.
Al di sopra della piatta cornice, su una serie continua di vele e volte, è impostata la bianca volta a botte.

La chiesa contiene opere degne di nota:
 
un quadro della Deposizione dove spiccano due figure di frati (San Felice da Cantalice e il beato Crispino da Viterbo),
  una pittura del XVIII secolo rappresentante la Vergine con i Santi Fedele e Giuseppe,
  il grande quadro dell’altare maggiore con, in alto, Santa Maria degli Angeli, in basso un gruppo di santi (Sant’Agata e San Francesco a sinistra, San Felice da Cantalice e Santa Chiara a destra) e, al centro, l’Etna fumante ed un delizioso disegno del convento e del piccolo paese di Bronte salvati dalla lava del 1654  per intercessione di San Felice.
Il quadro, olio su tela del XVII secolo, è di autore sconosciuto.

Da vedere anche gli intarsi policromi dell’altare maggiore, opera di un frate (fra Felice Costanzo di Bronte), eseguito nello stile tradizionale degli arredi sacri dei padri cappuccini.
La piccola campana della chiesa è del 1614: viene dall'antico soppresso  Conventazzo ed ha un'effige di Madonna con Bambino e l'iscrizione «Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum, S. Antoni ora pro nobis. F. Michaeli da Rametta G. R. O. 1614. Gasparo Bordonaro procuratore».
Nella piccola cappella laterale della chiesa è conservata l'urna con la statua del Cristo Morto che prende parte alla tradizionale processione del Venerdì Santo.
Nella chiesa ha sede la confraternita del

L'interno della chiesa semplice ed austero com'è nella tradizione dei frati cappuccini. A destra in alto, il quadro della Deposizione e sotto quello di §Santa Maria degli Angeli ed un'altra tela raffigurante la Deposizione.

Nella preziosa biblioteca dei Cappuccini sono conservati manoscritti di Padre Gesualdo De Luca, custode Generale e priore cappuccino e autore di numerose e dotte opere teologiche, canoniche e storiche.

A destra, gli intarsi policromi dell'altare maggiore sono di fra Felice da Bronte

padre Gesualdo De Luca

La chiesa ed il convento dei pp. Cappuccini come si presentava agli inizi del '900, prima della sistemazione della piazza antistante e della scalinata e della modifica dell'originario ingresso archivoltato con una cancellata e rientrato sul prospetto. Come si vede nella foto sotto la visione prospettica dell'edificio è rimasta pressoché inalterata.

La statua di Padre Pio da Pietrelcina, posta nel piazzale antistante la chiesa dei Cappuccini è stata inaugurata nel Settembre 2002; il monumento è stato eretto con il contributo di tutti i fedeli brontesi.

La statua del Cristo Morto. Fa parte della tradizionale processione del Venerdì Santo portata a spalla dai soci della Confraternita del Terz'Ordine di S. Francesco (fondata da padre Gesualdo De Luca).

Terzo Ordine di S. Francesco istituita nel 1863, approvata dalla Prefettura di Catania con nota del 28 marzo 1863 e dal vicario capitolare con decreto del 7 luglio 1863.
Nel convento esiste ancora un'antica biblioteca, con manoscritti e libri rari e pregiati, che dimostra l'alto livello culturale raggiunto
a Bronte dai frati cappuccini e il lungo contributo da loro dato all'educazione ed alla formazione dei giovani brontesi.
In particolare nel convento sono conservati manoscritti di Padre Gesualdo De Luca, custode Generale e priore cappuccino e autore di numerose e dotte opere teologiche, canoniche e storiche.

 

    

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