«I PP. cappuccini, che già avevano ottenuto i voti nel capitolo provinciale,
celebrato il 16 maggio 1629 nel convento di Messina, scelto il novello sito nel
28 ottobre del 1629, giorno di domenica, festa dei santi apostoli Simone e
Giuda, con processione e predica v’impiantarono l’alta Croce. Erano al governo
della Religione padre Giovan Maria da Noto ministro generale e padre Benedetto
da S. Filippo, casale di Messina, ministro provinciale.»
La costruzione fu iniziata nel 1632.
Nel settembre del 1635, per completare la fabbrica, fu venduto il "conventazzo" e col ricavato, con una gabella del grano per tre anni e con altri finanziamenti offerti da privati si portò a compimento l’opera.
Ben presto il convento, al quale fu assegnato un sussidio di quarantaquattro onze l'anno, divenne un noviziato ed un centro di studi. Come risulta dai riveli di Bronte del 1714-17, il convento nel 1714 accoglieva sedici frati, nel 1748 ventisei, dei quali quindici brontesi.
Tra i frati che hanno dato lustro al convento dei Cappuccini ricordiamo padre Antonino Uccellatore (morto nel 1762) denominato Padre Purgatorio, vissuto e poi sepolto nel duomo di Cefalù, e padre Gesualdo De Luca, scrittore (e superiore del Convento) morto nel 1892.
Oggi l’edificio è articolato in più volumi disposti secondo la forma a "U".
In epoca imprecisata sul lato Nord-ovest sono stati costruiti due grossi contrafforti in muratura a presidio dell’edificio, visibili dall’ingresso carrabile del Corso Umberto.
Dall’ingresso di Piazza Cappuccini si accede al piccolo chiostro interno con colonnato su due lati. Al centro si trova una vasca d’acqua non più usata ed agli angoli quattro palme molto alte. Dal loggiato si accede direttamente alla chiesa dei Cappuccini, alla sala grande con palco (piccolo teatro) ed ai locali di servizio conventuali.
Da un piccolo disimpegno si passa alla ampia e bella sala del refettorio. In alto, dentro piccolo lunette, vi sono affreschi (1950) rappresentanti la vita di alcuni santi. Sopra la lunetta d’ingresso un’ultima cena.
La chiesa, ("Sancto Felici Dicatum"), costruita unitamente al convento dai PP. Cappuccini, si presenta in bella posizione prospettica sull’omonima piazza.
Al piano superiore lunghi corridoi disimpegnano le stanze (ex cellette per i monaci) con vista sul chiostro interno. Dal primo piano si accede alla cantoria della chiesa annessa.
Il prospetto, semplice e d’ispirazione tardo-rinascimentale, è composto da due ordini sovrapposti di lesene con capitelli: il primo è impostato su una bassa zoccolatura, il secondo su una grossa cornice modanata. Un timpano triangolare con decorazioni a rilievo chiude in alto l’edificio. Nello spartito centrale, al primo piano, si apre una finestra incorniciata e sormontata da un timpano triangolare.
L’ingresso della chiesa è impostato su una piccola scalinata in pietra lavica. L’originario ingresso, archivoltato con una cancellata e rientrato sul prospetto, è stato modificato verso la meta del XX secolo e sostituito con una rettangolare di dimensioni ridotte.
All’interno la chiesa ha un’unica navata, una cappella laterale e sette altari con decorazioni a bassorilievo. La successione delle lesene scandisce il ritmo dei fondi pieni e dei vuoti nei quali sono inseriti gli altari minori. Al di sopra della piatta cornice, su una serie continua di vele e volte, è impostata la bianca volta a botte.
La chiesa contiene opere degne di nota: