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L'economia brontese

Il Pistacchio

Tutto sul Pistacchio verde di Bronte

Le foto dell'«oro di Bronte»

Bronte,
capitale italiana del pistacchio!

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Il "pistacchio verde di Bronte"

Il Frutto

Il pistacchio verde di Bronte potrebbe a buon titolo ricoprire la carica di emblema della città: la sua longevità e resistenza, la sua forza di voler sopravvivere a tutte le avversità, addirittura a fruttificare malgrado sia abbarbicato su aride rocce laviche, rispecchiano alla lunga molte caratteristiche del popolo brontese.

Un popolo che non teme il lavoro e la fatica, che ha sempre lottato per portare a casa il necessario. Dominato e sottomesso per secoli da vassallaggi fuori tempo ed avversità storiche incredibili contro i quali ha sempre lottato tenacemente.

Un popolo che sul pistacchio ha costruito ricchezza, cultura e le proprie tradizioni ma anche l'abitudine del rispetto e della salvaguardia  per il territorio nel quale vive.

I frutti del pistacchio di Bronte [l'oro verde], riuniti in grappoli, sono costituiti da drupe allungate, leggermente compresse delle dimensioni di un'oliva, di un colore che, nelle fasi dell'allegagione è di colore rosso e a maturazione varia dal verde-rossastro al bianco-roseo e al giallo-crema. Ha un mallo sottile, che si sgretola facilmente, l'endocarpo allungato ed un seme unico, aromatico, di colore verde chiaro che - unico - mantiene fino a maturazione, (i produttori lo definiscono "rosso rubino fuori, verde smeraldo dentro").

Il pistacchio brontese, dal sapore estremamente gradevole allo stato fresco, presenta caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono rispetto al pistacchio coltivato in altre aree siciliane (Caltanissetta o Agrigento) o estere (Medio Oriente, Grecia o California e Argentina).

Rappresenta un frutto di alto pregio, molto apprezzato e richiesto nei mercati europei e giapponesi per le dimensioni e l'intensa caratteristica colorazione verde.

EVERGREEN, I DERIVATI DEL PISTACCHIO DI BRONTE

 

Tignosella (pistacchio di Bronte in guscio)
Pistacchio di Bronte sgusciato Tignosella (pistacchio di Bronte in guscio)


Un frutto pregiato e ricco

PISTACCHIO VERDE DI BRONTE DOPIl Pistacchio verde di Bronte è una pianta ricca non solo di sostanze ad alto valore nutritivo, ma anche di numerosi principi attivi utilizzati in campo medico.

L'attività antiradicalica delle sue sostanze è sfruttata in molte patologie quali le malattie cardiovascolari, l'arterio­sclerosi, alcuni tipi di demenza inclusa la malattia di Alzheimer e per migliorare la qualità della vita durante l'invecchiamento e in corso di malattie croniche.

Ricco di proteine e di grassi, il seme di pistacchio, fra la frutta secca, garantisce il maggior apporto calorico:
per ogni 100 grammi 683 calorie, a fronte delle 649 della noce, le 603 della mandorla, le 598 dell'arachide o le 655 della nocciola. Contiene mediamente più del 20% di proteine, il 50/60% di olio (ad altissimo contenuto in acidi oleici: 68% di oleico, 17/19% di linoleico, 12% di palmitico), poi zuccheri, in particolare glucosio, vitamine, in particolare il precursore della vitamina E, e sali minerali.

E' particolarmente ricco di ferro (100 gr. ne contengono 7,3 mg come mezzo chilo di manzo!), calcio, fosforo, potassio e di zinco, fondamentale per la fertilità maschile.
Buono anche l'apporto di magnesio che contribuisce al buonumore.

L'olio estratto dal frutto, trova applicazione in cosmetica e dermatologia per le sua alte doti emollienti e ammorbidenti. Il ß-sitosterolo contenuto in elevata percentuale nell'olio di pistacchio (94,87%), presenta anche interessanti proprietà farmacologiche che lo hanno reso meritevole di applicazione nella farmacopea.

Si tratta, infatti, di un principio inibitore dell'assorbimento del colesterolo alimentare, probabilmente a causa della sua somiglianza strutturale con il colesterolo stesso del quale è in grado di inibire gli enzimi di trasporto.

Tale principio attivo è stato riconosciuto e sfruttato mediante introduzione in commercio di specifici preparati farmaceutici.

La produzione nazionale di pistacchio, riferita alle annate di carica, si aggira oggi attorno alle 2500-3000 tonnellate di frutti in guscio.
Si tratta di una quantità inferiore all’uno per cento della produzione mondiale, tuttavia il pistacchio  siciliano, ed in particolare il pistacchio verde di Bronte, per le peculiari caratteristiche qualitative dei frutti, sul mercato internazionale raggiunge prezzi elevati, anche doppi, rispetto a quello pagato per altre varietà.

La bassa percentuale di gusci vuoti, il colore verde intenso tipico e l’endocarpo indeiscente a maturità fanno della “Bianca” brontese una cultivar particolarmente pregiata per l’industria dolciaria e della lavorazione delle carni insaccate.

Il prezzo del pistacchio verde di Bronte oscilla di anno in anno (se non di mese in mese) dipendendo da numerosi fattori.
A Settembre 2013, durante la raccolta, un chilo di tignosella (pistacchio in guscio) si comprava a 8-9 euro; agli inizi del 2011 quotava, invece da 12 a 13 euro (nel 2003 3,00/4,00); a Settembre 2012 il quotidiano La Sicilia quotava il pistacchio puro brontese sgusciato a 30,00 il kg (contro i 15 euro del pistacchio estero sgusciato) e la tignosella 10,00/10,50; insomma un prezzo che oscilla annualmente dipendendo da molti fattori fra quali importanza notevole ha la politica dei commercianti locali. Ma anche a 12/13 euro al chilo, un prezzo di assoluto rispetto, risulta sempre poco conveniente in relazione alle fatiche ed alle aspettative dei coltivatori che vedono aumentare ogni anno i costi di produzione ma devono aspettarne sempre due di anni per raccogliere il frutto.

La raccolta, infatti, a differenza del prodotto di altre nazioni (Usa, Iran, Grecia, ecc.) ha cadenza biennale (ad inizio Settembre degli anni dispari) ed anche questo fa sì che la vecchia pistacchicoltura brontese vada sempre più in declino.

Nino Prestianni, presidente della Cooperativa di produttori Smeraldo, controlla il "suo" pistacchio pelato

Nino Prestianni, presidente della Coopera­tiva di produttori pistacchio "Smeraldo", con­trolla (ed ammira) il "suo" pistacchio pelato, verde di Bronte Dop.
 

Caratterizzazione dell'olio dei semi di pistacchio brontese

(Fonte: Biagio Fallico - Dofata sez. Tecnologie Agroalimentari, Università di Catania)

Resa in olio53.7%
Distribuzione Acidi grassi

Ac. Palmitico

9,9%

Ac Palmitoleico

0,81%

Ac. Stearico

2,1%

Ac. Oleico

69,7%

Ac. Vaccenico

1,7%

Ac. Linoleico

15,4%

Ac. Linolenico

0,48%

Profilo identico a quello dell'olio di oliva con rapporto saturi/insaturi ottimale ed elevata stabilità

Si pensi anche che un nuovo impianto di pistacchieto fa attendere 6-7 anni prima di dare i primi frutti e non meno di 15-18 anni prima che la pianta entri a regime produt­tivo sostenuto.

Senza contare che ancora oggi (nonostante si continui a parlare di DOP) nessuna par­ticolare attenzione viene posta a salvaguardia del pistacchio di Bronte tanto da arriva­re a volte a situazioni paradossali: commercianti siciliani (e, qualche volta, anche brontesi) che importano pistacchio dall’estero (le quantità importate hanno superato i 100.000 quintali), lo mescolano a quello locale e lo lavorano o riesportano come pistac­chio di Bronte.

Una vera truffa ai danni dei consumatori ma sopratutto dei produttori brontesi che nessuno ancora purtroppo denuncia e persegue con la dovuta continuità.

Nel 1984, nel mercato all’ingrosso di Catania, il pistacchio sgusciato raggiunse il prezzo di 16.000 lire al Kg., un anno dopo (anno di raccolta) L. 21.000 per toccare nel 1986 un massimo di 22.000 lire. Per la stessa quantità oggi (novembre 2011) si spendono circa 32,00 / 35,00 euro al chilo.

 

 IL NUTRIZIONISTA 

Una difesa di ferro per il sistema nervoso

Il pistacchio, come tutta la frutta secca, favorisce l'abbassamento dei livelli di cole­sterolo, riducendo il rischio di arterosclerosi e cardiopatie.

Lo sostengono diversi studi, e lo conferma Enza Mazzaglia, docente di Scienze del­l'alimentazione all'Istituto alberghiero di Catania, che aggiunge:

«Il pistacchio, in particolare, contiene vitamina A ed è ricco di ferro e fosforo, ele­menti che lo rendono molto indicato come tonico e ricostituente del sistema ner­voso».

«È stata l'Università di Catania - precisa l'esperta - a studiare le proprietà del pi­stac­chio, arrivando alla conclusione che la presenza di biofenoli, acido gallico ed ellaginico, proantocianidine, resveratrolo, isoflavoni e tocoferoli gli conferiscono note­voli capacità di potenziamento delle difese dell'organismo nei confronti dei radicali liberi, che possono contribuire all'insorgenza di gravi patologie di carattere cardio­vascolare e neurovegetative».

In occasione dell'ultima edizione della sagra del pistacchio a Bronte, l'assessore re­gionale all'Agricoltura, Giovanni La Via, ha sottolineato l'importanza di queste ricer­che.
«C'è una ragione in più - ha detto - per sostenere la produzione del pistac­chio. Non solo in quanto elemento di identificazione del territorio, ma anche per le sue nume­rose proprietà salutistiche». [Leonardo Lodato]

(tratto da Terra, periodico edito dall’Assessorato agricoltura e foreste della Regione siciliana, n. 3/4 di settembre/dicembre 2007)


 DIETE SANE

Pistacchio batte colesterolo

I pistacchi sono stati alla base della dieta di molte popolazioni preistoriche e anche se ora sono relegati al ruolo di aperitivo, hanno dimostrato insospettate doti per combattere il colesterolo.

Sarah Gebauer, della Penn State University statunitense, ha condotto uno studio su un gruppo di volontari suddivisi in tre gruppi, nutriti con una dieta standard: tre diverse quantità di pistacchio, nulla, 42 o 85 grammi al giorno.

Per evidenziare eventuali effetti positivi, ciascun gruppo ha provato tutte le diete per quattro settimane con intervalli di due settimane tra una e l'altra.

Normali esami del sangue hanno permesso di dimostrare che la dieta più ricca di pistacchi produce, in quattro settimane, una riduzione pari al 11,6 per cento del colesterolo cattivo, responsabile di problemi cardiovascolari.

L'effetto è risultato proporzionale alla dose.

[Aldo Conti, L’Espresso, n. 42 del 25.10.2007, rubrica “Salute”]
 
 

da Terra, il multimediale dell'agricoltura, 9-9-2008E IL PISTACCHIO DIVENTO' COSMETICO

Da Bronte, capitale del cosiddetto "oro verde, arriva l'ultima innovazione in tema di bellezza: un olio curativo per la pelle ricavato dal famoso frutto.
A produrlo l'azienda Marullo...

 Parlano del
 Pistacchio di Bronte

 la RAI,
il Turismo Culturale,
Oggi, Linea diretta
Vie del gusto,
Gardenia,
Cote Sud,
WwdScoop,
I bucatini di...,
Famiglia Cristiana,
Tuttifrutti

Pistacchio di Bronte, fasi di maturazione - Marzo
Marzo
Pistacchio di Bronte, fasi di maturazione - Aprile
Aprile
Pistacchio di Bronte, fasi di maturazione - Maggio
Maggio
Pistacchio di Bronte, fasi di maturazione - Giugno
Giugno
Pistacchio di Bronte, fasi di maturazione - Luglio
Luglio
Pistacchio di Bronte, fasi di maturazione - Agosto
Agosto

Le varie fasi del passaggio del pistacchio brontese dallo stato di fiore allo stato di frutto ed alcuni stadi di maturazione. Il pe­riodo è da Marzo ad Agosto; la raccolta, biennale, è fatta ai pri­mi di Settembre degli anni dispari.

 

PISTACCHIO, LE VARIETA' ITALIANE

Pistacchio di Bronte (pronto per la raccolta)Il panorama varietale italiano è piuttosto con­tenuto e fa riferimento alle cultivar del germo­plasma siciliano: “Bian­ca” (sinonimo: Napole­tana), “Femminella”, “Na­talora” e “Agostana”.

Bianca rappresenta in pra­tica l’unica varietà coltivata, le altre hanno una diffusione prevalentemente locale.

Altre cultivar di interesse minore so­no “Silvana”, “Cerasola”, “Cappuccia” e “Insolia”, con carat­teristiche carpologiche nel complesso assai simili alla Bian­ca: frutto medio piccolo, for­ma da allungata ad ovale, percen­tuale di deiscenza bassa, colore verde dei cotiledoni. Una varietà locale a pasta verde, coltivata nella Sicilia Occi­dentale, di un certo interesse per l’elevata deiscenza è “Gloria”.

Ancor più ristretto risulta essere il panorama varietale di cul­tivar maschili. Solo recentemente si è cominciato a prestare attenzione al problema della selezione e valutazione di geno­tipi maschili di P. vera, mentre sino a non molti anni fa era nozione comune tra gli agricoltori che il terebinto maschio costituisse il naturale impollinatore del pistacchio.

Da indagini condotte in numerosi pistacchieti del comprenso­rio Etneo è emerso che in alcuni impianti le piante maschili di P. vera non superano l’1% del totale di quelle colti­vate, men­tre è noto che un rapporto ottimale maschi/fem­mine è di 1 a 8.
Nelle aree pistacchicole siciliane i maschi spontanei di tere­binto tendono a fiorire con sensibile anticipo rispetto alle pian­te femminili della cultivar “Bianca”, con conseguenze negative sull’impollinazione e, quindi, sulla fruttificazione.
E’ oramai accertato, inoltre, che il polline di terebinto ha, nei confronti dei fiori femminili di pistacchio, una minore capacità fecondativa, rispetto ai maschi di Pistacia vera.

(Fonte Following Pistachio Footprints)


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