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E' ancora
fatta in modo totalmente manuale direttamente dagli alberi facendo
cadere i frutti dentro un contenitore portato a spalla o scuotendo i rami
per raccogliere i frutti su teli stesi ai piedi delle piante o, in alcuni casi,
anche con l’uso di un ombrello capovolto.
Un gioco veloce di mani pazienti e macchiate dall'abbondante resina dei rami,
una festa e una fatica tanto attese, alle quali con diversi compiti
partecipa tutta la famiglia, donne, nonni e bambini compresi.
Dopo la raccolta il frutto mediante sfregamento
meccanico viene "sgrollato" (separato dal
mallo, l’involucro coriaceo che lo ricopre) ed asciugato
per 3-4 giorni al sole in larghi spiazzi davanti alle case agricole.
Si ottiene così il pistacchio in guscio, localmente chiamato Tignosella,
conservato dai produttori, in attesa di venderlo, in ambienti bui ed asciutti.
Dopo due anni di lavoro e di spese, la fatica del produttore è così
finita. Per il prezzo troppo basso, la costosa manodopera o un raccolto scarso
spesso non si riesce a recuperare il grande impiego di energie fisiche e
finanziarie.
Nel 2000, ad esempio, per le avversità atmosferiche è andato perso il 60 per cento del prodotto.
La sgusciatura (la rimozione del guscio legnoso che racchiude il seme di pistacchio dall'endocarpo viola rossastro) è
il passaggio successivo.
E' effettuata mediante lavorazione
meccanica dalle cooperative o dai commercianti locali ai quali è conferito o venduto il prodotto.
Fino ad alcuni decenni fà la sgusciatura era ancora fatta manualmente nelle
abitazioni dei produttori: con una pazienza infinita ed una rudimentale tecnica che utilizzava un
grosso blocco di pietra lavica, vuoto all'interno ("u sciffu"), sul bordo
del quale i pistacchi (ad uno ad uno) erano spezzati con rudimentali
martelletti (pietre od altro).
Oggi la biennale fatica dei produttori termina con la "tignosella" (il pistacchio col guscio):
per le operazioni di sgusciatura e di pelatura
il frutto è convogliato dai produttori in centri di raccolta o venduto
alle aziende esportatrici.
Tali lavorazioni sono imposte dai paesi importatori e dalle esigenze delle industrie dolciarie e conserviere.
Infatti, proprio in funzione del suo colore verde vivo (un vero e
proprio marchio), il pistacchio brontese è oggi commercializzato quasi prevalentemente in condizione di
"pelato".
La pelatura, cioè la rimozione dell'endocarpo
(la
sottile pelle di colore viola rossastro) rappresenta la fase più
delicata del processo di prima trasformazione. L’impianto utilizzato è costituito da uno “scottatore” dove il seme viene
pelato, facendolo sostare per alcuni minuti in acqua calda (circa 90 C°).
A seguito di ciò, la pellicola che avvolge il seme si rigonfia e
successivamente, passando attraverso cilindri gommati che ruotano per
sfregamento, viene lacerata e distaccata. Altra fase è quella della
selezione del prodotto: il pelato viene convogliato in apposite macchine a
fibre ottiche che riconoscono la differenza tra il seme pelato e quello
non pelato. Dalla macchina a fibre ottiche, il seme viene inviato, per
caduta, in un banco da lavoro per essere sottoposto ad una selezione
successiva da parte di personale specializzato.
I verdi pistacchi passano quindi attraverso un complesso circuito di
essiccazione a bassa velocità e da questo nella macchina selezionatrice elettronica che scarta gli eventuali acini
di colore improprio.
Il confezionamento del prodotto ormai asciutto (con una umidità del 4-5%) è fatto in cartoni da 12,5 Kg..
Il ciclo di lavorazione è concluso.
In ambiente fresco e secco il prodotto conserva il suo colore per
diversi mesi, che invece dopo la prolungata sosta tende a sbiadire.
Proprio per questo le Cooperative e gli esportatori pelano soltanto su ordinazione e
non tengono scorte di "pistacchio pelato" in quanto il pistacchio sgusciato e non
ancora pelato può essere conservato in frigorifero
per ben oltre un anno senza perdere alcuna delle sue peculiarità.
Sono trascorsi due anni di lavoro e di attesa ma alla fine il risultato
è il prezioso pistacchio di Bronte dal particolare colore verde
smeraldo e dalle qualità organolettiche inconfondibili.
Il colore verde intenso
dei cotiledoni, la forma allungata,
il sapore
aromatico e l'alto contenuto in acidi grassi monoinsaturi dei
frutti, sono difficilmente riscontrabili in altre aree di produzione.
Fanno riscuotere al pistacchio di Bronte una netta preferenza rispetto
al prodotto di provenienza americana o asiatica, in massima parte, dai
semi rotondi e di colore giallo, meno uniformemente verdi e spesso giallastri a causa di condizioni climatiche
diverse, anche se il suo prezzo è sempre notevolmente inferiore a quello
del prodotto brontese.
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Tutta Bronte
aspetta con ansia, ogni due anni, il mese di settembre per
raccogliere i frutto di un lungo e faticoso lavoro.
La raccolta dura circa un mese. E sono trenta giorni durante i
quali il corso Umberto ("a chiazza") diventa letteralmente
deserto: tutti, giovani e vecchi, studenti ed impiegati, donne e
bambini, incuranti del caldo, sono nei "lochi" a scuotere i rami,
a raccogliere il prezioso frutto, |
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PISTACCHI / SUPERFICI E PRODUZIONE |
| Anni |
Sicilia |
Italia |
| ha |
q.li |
ha |
g.li |
2007
2008
2009 |
3.508
3.635
3.643 |
31.070
28.100
27.760 |
3.515
3.642
3.649 |
31.088
28.117
27.820 |
| Fonte:
elaborazioni su dati Istat |
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IMPORT EXPORT
PISTACCHI
(anche sgusciati o decorticati) |
| Anni |
Import |
euro/Kg |
Export |
euro/Kg |
| Quantità |
Valore |
|
Quantità |
Valore |
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2008
2009
2010* |
103.192
104.723
60.064 |
512.273
620.764
452.496 |
4,96
5,93
7,53 |
9.372
7.597
4.129 |
85.190
75.725
52.624 |
9,09
9,97
12,74 |
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Quantità in Kg. dati
cumulati - Valori in euro -
*Gennaio - Luglio |
Fonte: elaborazioni su dati Ismea |
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a "sgrollarlo"
ed a farlo amorevolmente essiccare.
E le "sciare" di Bronte si
popolano, si risvegliano da un lungo letargo, si
animano di gente festosa e diventano luogo di canti e di imponenti
tavolate.
DOP pistacchio verde di Bronte
Disciplinare di produzione |
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La tipologia del terreno lavico impedisce
l’introduzione di qualsivoglia tipo di meccanizzazione: prevale sempre
la fatica del contadino. Anche la raccolta è fatta in modo manuale con
l’uso di teli o reti stesi ai piedi delle piante e, in alcuni casi,
con ombrelli capovolti o con bisacce appese al collo del contadino che
scrollando il ramo ne fa cadere i frutti dentro. |
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Molta fatica di braccia e
tanta, tanta buona volontà. Bisogna poi raccogliere, con pazienza, ad
uno ad uno, anche i piccoli frutti che si sono dispersi sul terreno.
Nell'ammirare la raccolta del pistacchio, ci sembra quasi di ritornare indietro
nel tempo per accorgersi del grande contrasto, dove dalla nera ed
acuminata lava sorge «nervosa», ma piena di vita, la pianta del
pistacchio. |
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Dopo raccolto, il frutto
deve essere subito separato ("sgrollato") dal mallo (l’involucro
coriaceo che lo ricopre). La separazione e fatta mediante sfregamento
meccanico con una semplice ma ingegnosa macchina (composta da un rullo
chiodato ed una rete metallica). Poi è messo ad asciugare sullo
"stenditoio". |
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