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Premessa - I documenti storici
- Le richieste di statalizzazione - I padri salesiani
- Conclusioni - Bibliografia
“Unicuique suum!”
Premessa
Perché questo lavoro e perché in esponente il motto latino che figura
sotto la testata dell’Osservatore Romano, a destra,?
Semplice: perché,
viste le prime due fonti storiche, riportate in bibliografia,
intenderei rendere giustizia storica alla benemerita Congregazione dei
Salesiani, raccogliendo altre testimonianze che ne possano documentare
e valutare il loro lavoro espletato a favore dei Brontesi e dei
Convittori forestieri, nei 24 anni della loro permanenza nel nostro
paese.
Accanto al suddetto motivo fondamentale, se ne aggiunge un altro,
parzialmente personale e contingente.
Nel 1945, per l’ennesima volta
(come si evince dalle Memorie del nostro Don Benedetto Radice) tre
giovani professori brontesi, Calogero (detto Lillo) Meli, Gregorio
Sofia ed il sottoscritto(1), viste, per la lungimirante concessione di
Padre Giuseppe Calanna, allora bibliotecario del Collegio, lette e
commentate le “Regole” del ven. Ignazio Capizzi, sottoponemmo
una relazione, da me stilata, (e purtroppo perduta) ad una affollata
assemblea popolare, convocata al Teatro Comunale, che si concluse con
un o.d.g., votato a grandissima maggioranza, che chiedeva a gran voce
al Presidente del Consiglio Parri, la statalizzazione del
Liceo-Ginnasio Pareggiato, funzionante nel Collegio, lasciando lo
stesso all’Amministrazione vigente.
A questa stragrande maggioranza si opponeva l’appena risorta
Democrazia Cristiana che, per bocca del suo Segretario, Notaio Nunzio
Azzia, proponeva di riaffidare il Collegio in toto alla gestione dei
PP. Salesiani, con i quali, egli aveva preso contatti a Randazzo, dove
aveva esercitato (e forse esercitava ancora) la sua professione.
Io, che ero stato alunno dei Salesiani di Pedara negli anni ‘30/’33 e
ne ammiravo il metodo educativo e didattico, sapendo che a Randazzo
c’era don Politi, adranese, che era stato mio professore e poi si era
laureato nel ’42 contemporaneamente a me, mi ero recato in quella
cittadina, dove aveva insegnato mio padre che aveva lasciato un buon
ricordo anche presso quei Salesiani, e, accolto affettuosamente e
invitato a pranzo, avevo chiesto se rispondeva al vero che essi erano
interessati ad assumere la gestione del Collegio Capizzi.
La loro
risposta fu un “no” secco che io riferii all’assemblea sconfessando
quanto aveva assicurato il Notaio Azzia.
Dopo alcuni giorni da quella assemblea cittadina, sulla Littorina che
mi portava a Catania assieme a mio fratello Nino, incontrai Don Politi
che veniva da Randazzo e andava ad Adrano dai suoi familiari.
Noi ci
avvicinammo per salutarlo, ma egli mi apostrofò addebitandomi una
cattiva figura subita dalla sua comunità in quella trattativa, che poi
fallì.
Nel frattempo arrivammo ad Adrano ed egli scese ed io non ebbi
più né tempo né voglia di chiarire un evidente malinteso.
Adesso,
ricostruendo il tutto, chiarisco che io non avevo nulla contro i
Salesiani, ai quali dovevo il metodo di studio e la lealtà di
comportamento, ma volevo, per motivi economici e giuridici, assieme
alla maggioranza dei miei concittadini, le scuole statali alla portata
di tutti, che le successive amministrazioni comunali ottennero.
I documenti storici
Ed ora passiamo ai documenti storici:
Benedetto
Radice nelle sue
Memorie storiche di Bronte, e precisamente nella sua
monografia “Il Collegio Capizzi”, che occupa 83 pagine dalla 523 alla 606, e
in particolare alla pagina 598 e segg., dice:
«Nel 1892 fu eletto rettore il sac. Prestianni
Giuseppe, il quale, d’accordo con la deputazione, affidò le sorti
dell’insegnamento alla congregazione dei Salesiani. Nelle condizioni misere in
cui versava l’istituto, fallita la speranza di renderlo governativo,
l’averlo raccomandato ad una congregazione religiosa che può disporre
d’insegnanti, stimo essere stato il partito migliore.
“Il rettore tenne per sé l’amministrazione del convitto. Direttore del ginnasio
fu don Bartolomeo Fasce, uomo erudito e di lettere. […]»
«Rimase il collegio 22 anni sotto il governo dei PP. Salesiani e
sempre prosperando(2).
Finito l’anno scolastico 1914 dichiararono che non intendevano più continuare
nella missione affidata ove non fosse stata loro ceduta la gestione
amministrativa del Convitto.
I deputati, colti all’impensata,
forse dubitando che, partiti i Salesiani, l’Istituto avrebbe corso il rischio di
rimanere temporaneamente chiuso (incombeva allora la guerra europea e
difettavano insegnanti, istitutori, servitori) timorosi acconsentirono, non per
nove anni però come essi chiedevano, ma per tre appena.
Il giovane clero(3),
avuto sentore della cosa, nel giornaletto locale, il Domani, levò alto la
voce contro l’improvvisa cessione e spinse il Comune ad agire. Il consiglio
nell’adunanza del 19 dicembre 1914 deliberò la revoca di quel contratto dannoso
al Collegio e richiamò il Rettore all’esatta osservanza delle regole del
fondatore.
La questione dalla Prefettura fu rimessa al consiglio provinciale
scolastico, il quale nel 13 novembre 1915 ricordò alla deputazione del Collegio
il dovere di revocare l’improvvisa deliberazione o di modificarla. I PP.
Salesiani, vistisi contrariati nelle loro intenzioni, nell’aprile del 1916
presentarono le dimissioni e nel luglio seguente abbandonarono il Convitto, non
senza aver prima notificata a tutte le famiglie dei convittori la loro partenza
definitiva. […]»
Antonio Corsaro, nell’elegante volume “ Il
Real Collegio Capizzi “, a pag. 124, ci dice:
“[…] il quale (Prestianni) chiama i Salesiani ad impartire
l’insegnamento. Senonché quando questi avanzano la pretesa di gestire anche
l’amministrazione, nel 1914, ancora per nove anni, il clero si oppone.
Interviene il Comune. E il 19 dicembre il consiglio revoca la concessione
data per tre anni. La Deputazione del Collegio resiste alla richiesta fatta
dal consiglio provinciale scolastico di ritirare la deliberazione. E’ il 15
novembre 1915. Dall’aprile dell’anno successivo al luglio i Salesiani
insistono ma senza esito. E se ne vanno, dopo ventidue anni(4). […]”
Alcune osservazioni a queste due citazioni, oltre quelle fatte in
note: meraviglia il fatto che lo Schilirò (che già insegnava nel Collegio dal
1912,) (vedi sito Internet www.bronteinsieme.it, Nicola Lupo,
Vincenzo Schilirò cap. 1, pag. 1)
nella sua lunga e multiforme attività non abbia mai parlato dei Salesiani e
della loro opera educativa e culturale svolta a Bronte, cosa che mi riservo di
appurare e approfondire nelle ricerche che ho avviato sia all’archivio della
biblioteca del Collegio che a quello dei Salesiani dell’Ispettoria di Catania.
Altro
fatto da stigmatizzare è quello del Corsaro che si è limitato a
copiare l’errore dei 22 anni dal Radice senza accennare neppure un pur
sintetico giudizio sull’opera dei Salesiani al Collegio, neanche
riportando lo striminzito giudizio del Radice. |
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Nella
storia del prestigioso Real Collegio Capizzi l'unità d'Italia e l'accentramento dello Stato
furono anche
causa di una grave
crisi.
I convittori, che nel 1797 avevano raggiunto il numero di 195, e
nel 1859 di 400, scesero nel 1863-64 a 134, e,
pochi anni dopo nel 1880,
il prestigioso Istituto, in piena crisi con il minimo di 40 collegiali, per
far quadrare i
bilanci fu costretto ad aumentare la retta annuale a 24 onze.
Per dare un segnale di svolta ed ovviare al lento decremento delle presenze, nel 1892 il Collegio venne affidato alla
congregazione dei Salesiani con l'auspicio "che i figli di
Don Bosco potessero rimettere in auge il vecchio Istituto".
I padri salesiani vi insegnarono per 24 anni
riportando il Real Collegio Capizzi agli antichi splendori (lasciarono
l'Istituto nel 1916).
Delle vicissitudini di questo
delicato periodo ci parla Nicola Lupo in questa sua ricerca storica
(ed anche in qualche modo autobiografica).
(B. I.) |
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