I Sindaci di Bronte

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 1908

Pace De  Luca Vincenzo

Vincenzo Pace De Luca di Nunzio, uno dei notabili dell'epoca, fu sindaco di Bronte dal 1908 (e anche negli anni 1921 e 1922) e lo governò sotto lo sguardo benevolo della Ducea e la protezione dello zio, l'ex sindaco del 1895, all'epoca deputato provinciale Placido De Luca.

Ben piazzato politicamente ma nel contempo debole e sem­pre criticato e messo in discussione, era molto vicino al Duca Nelson ed all’onorevole randazzese barone Giovanni Romeo Delle Torrazze del suo stesso partito. Il disegno a destra che lo raffigura è tratto da un giornale molto critico nei suoi confronti, il quindicinale brontese «'U Trabanti» del 7 settembre 1913.
In seno al Consiglio comunale gli venne più volte criticata la trascuratezza e la mancanza di vigilanza specie sulla riscos­sione delle entrate ed il sistema pernicioso ed irregolare con cui si procedeva all'erogazione delle spese.

In una Relazione sullo stato amministrativo e finanziario del Comune (Stab. Tipografico Sociale, Bronte 1914), redatta il 20 settembre 1914 dal rag. Domenico Torrisi  veniva definita “poco rassicurante» la situazione finanziaria del Comune che minacciava di diventare disastrosa ed «allar­mante la trascuranza usata sul patrimonio comunale».

Ma non era tutto, Torrisi scrive anche che nella spesa si era constatato che «molti mandati di pagamento sono stati emessi e pagati senza che la relativa deliberazione di Giunta o di Consiglio forse stata presa, o, per meglio dire la deliberazione veniva presa dopo l'emissione del mandato e parecchie volte anche dopo il pagamento».
Molti mandati non erano firmati dal Segretario, in altri, anche di rilevante impor­to, mancavano le quietanze o erano stati emessi e pagati senza la relativa deliberazione di Giunta, «mentre la somma stanziata in bilancio, sulla quale fu gravato, era una somma a calcolo, non una spesa fissa».
«La foga irresistibile nell'emettere mandati di paga­mento
– puntualizza poi Torrisi - si manifestò più acuta nel periodo che precedette le elezioni generali. Dal 1 gennaio al 7 luglio 1914 si emisero N. 463 mandati, senza preoccuparsi spesso della legalità di forma e di sostanza.»

Ma questo, allora come a volte anche oggi, non era una novità.

Il relatore infine stigmatizza che «ciò di cui l'On. Amministrazione deve princi­palmente occuparsi è la sistemazione dello Archivio che trovasi in un disordine incredibile e del quale nessuno ha in atto ha responsabilità, giacchè un effettivo Archivista responsabile non c'è.

Il relatore Torrisi poi lamenta che fosse lecito fino al allora a chiunque di poter sot­trarre impunemente carte e documenti importanti per il Comune. «Pochissime sono le pratiche - scriveva - che si trovano al completo, la maggior parte dimezzate ed in grande disordine. Disordine che si riflette sull'espletamento dei vari affari riguardanti gl'interessi del Comune.»

Insomma un’allegra e spensierata gestione della casa comunale che si era protratta per ben sei anni anche se, bisogna dirlo, le persone che dovevano farla funzionare, erano veramente ben poche.

Nel 1914, anno della relazione, gli impiegati amministrativi del Comune, se­con­do il regolamento organico deliberato dal Consiglio Comunale il 19 dicembre 1912, ed approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa il 14 luglio 1913, erano solo sette: un segretario con stipendio annuale di L. 2.300; un vice-segretario (1.500), quattro applicati di 1a classe (3.200) ed un applicato di 2a (700), per un totale di spesa per il personale di L. 7.400 (corrispondenti a ca. 30.817,41 euro dei giorni nostri).
Un solo impiegato accudiva all’Ufficio dello Stato Civile anche se gli abitanti erano quasi quanto oggi. Infatti, nel censimento di pochi anni prima, del 1911, a Bronte risultavano 18.260 abitanti.

A fine Gennaio 1911, l'opposizione al Consiglio comunale era com­posta da persone di tutto rispetto: dott. Francesco Cimbali, notar Leone Cimbali, notaio avv. Venia Serafino, Grisley Nicolò, avv. Luigi Castiglione, avv. Saitta Vincenzo Luca, avv. Pettinato Vincenzo, farmacista Cannata Ignazio, Liuzzo Gabriele, Interdonato Giuseppe e Schilirò Carmelo.

Giova ancora notare anche che nello stesso mese di quell'anno (domenica, 8 gennaio 1911), durante la sindacatura di Vincenzo Pace De Luca, causa l'invenzione di altre nuove ed originali tasse comunali e l'aumento di quelle esistenti, la popola­zione «in preda all'ira brutale e sanguinaria» si sollevò dando vita a violenti tumulti, devastazioni, saccheggi e all'incendio di tutti i casotti daziari, posti alle entrate del paese.

Per fortuna questa volta non ci furono massacri né processi immediati, solo contusi, qualche ferito, molti incendi e tanta paura. Ma il sindaco aveva ritenuto cosa più giusta scappare a Cata­nia.

«Aveva lo stretto obbligo - scriveva un giornale del­l'epoca - di cooperarsi a calmare gli animi ed a mettere la pace nel paese, ed invece alla vigilia dell'8 gennaio partì per Catania e tornò in paese quando già i moti vandalici erano cominciati», barricandosi in casa sotto la protezione dei pochi soldati che si trovavano in paese, «dando agio al popolino di tumultuare libera­mente senza ostacolo di sorta ed incen­diare i casotti daziari».

Pace De Luca Vincenzo è stato sindaco di Bronte anche negli anni 1921, 1923.

Una chicca su di lui: «... è stato denunziato al prefetto per avere negato al consigliere dott. Grisley prima, e poscia al consigliere Liuzzo Gabriele (della minoranza), il permesso di poter prendere visione dell'in­carto di alcune pratiche relative ad interessi del comune. (...)
Il giornalista invita poi il Sindaco «a smettere questi metodi di lotta nè civili nè utili, ed ad inaugurare un metodo di lotta corretto, leale, coraggioso e tollerante...».

Il brano è tratto dal quindicinale brontese "La Voce del Popolo" (periodico democratico, anno I, numero 3 del 6 Marzo 1910). Il giornale aveva per motto una frase dello Spedalieri: "la sorgente della sovranità è il popolo".

Sopra e a destra, due caricature del sindaco Pace De Luca (tratte da un altro giornale politico-umoristico dell'epoca, "U Trabanti", anno I, n. 3 del 5 ottobre 1913). In quella di destra, dal titolo "Attenti ai troppiconi!", il sindaco cammina su due lunghe pertiche aiutato dal deputato randazzese Barone Romeo delle Torrazze.
La didascalia recita:

Il sindaco: «Ohimè! le stampelle amministrative sono fràcite e staio abbuccando!»

Il Deputato: «Non temere, ci sono io».


Altre notizie che vi sottoponiamo e che caratterizzano in maniera netta il clima politico e com'era l'amministrazione del sindaco Pace De Luca Vincenzo sono l'articolo che segue ("Un paese fuori legge") del settimanale “Il fuoco” del 1909 ed altri articoli, lettere e manifesti relativi alla sua sindacatura negli anni 1909-1912.


Bronte nel 1909, «Un paese fuori legge!

«Mai, come oggi, Il nostro ricco paese di ventiquattromila abitanti era caduto tanto in basso, per l'opera, insipiente, deleteria, disonesta di un pugno d'igno­ranti, oziosi, vagabondi, che da tempo, senza pietà alcuna ne dilaniano le sue povere carni.

Mai, come oggi, s'era visto tanto scempio di umana dignità, di carattere citta­dino di fierezza paesana soggiogati, vinti, dominati dall’inqualificabile prepo­tenza, dalla più nera ingiustizia, dalla camorra meglio organizzata, dal furto più largamente consumato.

Quanto di progresso, di attività, di avvenire, di vita veramente civile citta­dina, quì, viene soffocata dà speculatori immondi e d'affaristi della peggio­re razza, i quali, non permettono che la patria illustre di Nicola Spedalieri cammini coi tem­pi, si riscaldi nei trovati della scienza, si illumini di vera civiltà, migliori e perfe­zioni nei suoi usi e costumi, prosperi nelle sue industrie e nel suo com­mercio per se e per le generazioni future.

Mentre, paesetti di poche migliaia di abitanti, borghi e sobborghi di nessu­nissima impor­tanza hanno acqua potabile a sufficienza, edifizi scolastici, strade ben messe e sempre pulite, luce elettrica, orfanotrofi, ritrovi intel­lettuali, garentita l'igiene con scrupolosità ed esattezza, sorveglianza accurata nelle rivendite di pasta, pane, carne, frutta, ver­dure ed altri commestibili, corpo di guardia ben ordinato e meglio diretto, tutela degli interessi cittadini sapientemente fatta e con santità vera di affetti, entusia­smo dove­roso e sublime per il bene collettivo e per la grandezza del luogo natio, qui, per non crepare di sete, si è costretti ricorrere alle malsane acque del fiume lontano, con quanto danno della salute pubblica; ben si capisce.

In vere e proprie topaje dalle nude pareti, prive di luce, di aria di sole umide e fredde, dove penetra il vento e la pioggia si accalcano i nostri amati fanciulli.
E' questa la scuola, dove, il maestro, non pagato da ben sette mesi del suo stipen­dio, mutua il pane dell'avvenire e della scienza a quelle care creaturine febbricitanti, tossenti, dal visuccio cereo, scalzi, nella maggioranza ignudi e quasi sempre digiuni.

Di edifizio scolastico non è a parlarne; le topaje, fruttano lauti fitti a pezzi grossi del paese, eppoi, s'infrangerebbero i comandi dei beati porci, con rispetto parlando! e dire, che il paese paga gravi interessi al governo per il mutuo, da anni, debitamente approvato.

Strade, le stesse dalla fondazione della cittadina, assolutamente impra­ticabili, prive di qualunque manutenzione, avvallate, dirute, affossate, mantenute nella più fitta oscurità e nella più nauseante, colpevole sporcizia, vere fogne pesti­lenziali i cui miasmi danno al cittadino la febbre infettiva, il tifo, la tisi, quando non lo spaventano della noce del collo.

Il comune paga lire seimila per l'illuminazione, e più migliaja di lire per lo spazza­mento, ma i fanali non si accendono quasi mai, in omaggio alla teorica sacrista, che l'oscurità fa bene agli occhi acuisce la vista, e non disturba alle indiscrete filippiche l'entrata notturna dei sacri portoni.

Se la spazzatura poi, resta a concimazione delle vie, la colpa non è dell'ap­pal­tatore, persona di ogni scrupolo, che si confessa ogni sabato e si precetta tutte le feste, ma, degli spazzaturai municipali, testaccie dure, veri asini in veste umana, che in questi tempi di aumento di salari, pretendono troppa biada!

(…) Il signor Medico Provinciale Sanitario, il Prefetto Comm. Minervini, il Pro­curatore del Re, le autorità tutorie, perché non pensano a riparare tanto delitto?»

Bronte, 1.1.1909 (Caritas)

(dal settimanale “Il fuoco”, nell’arte – nella vita – nella politica, Anno II, n. 7, Catania 6.1.1909)

 

 

1910: anche allora mancavano i Postini...

Cronaca

«... Bronte ha un solo portalettere, mentre Ran­daz­zo, Adernò e Biancavilla ne hanno due.
E dire che la popola­zione di Bronte è maggiore di quella delle cittadine circonvicine; e dire che il gran­de con­tingente che il nostro paese ha dato all'emigrazione ha fatto cre­scere il traffico postale; e dire che è infelicissima la posizio­ne topografica del nostro paese, sparso sopra territorio relativa­mente va­sto e allacciato da strade sempre incomode e fan­gose.
Le Autorità locali si occupino dell'inconveniente, che, do­po tut­to, ridonda a danno di Bronte e dei suoi abi­tan­ti.»

(La Voce del Popolo, n. 3 del 6 Marzo 1910)


1910: una Interpellanza

Le scuole elementari

«I sottoscritti inter­pel­lano il Sig. sin­daco per cono­scere le ragioni che lo indus­sero a sep­pellire in ar­chivio la pratica riguar­dante la costruzione dell'edificio scolastico nell'ex-monastero di Santa Scola­stica, approvata dal Con­si­glio comunale nel 1905 e riap­provata dal medesimo nel Novembre del 1908.

Bronte, 11 Agosto 1910

Francesco Cimbali, Nicolò Grisley, Luigi Castiglione»

(L'edificio scolastico di Piazza Spedalieri fu co­struito, su progetto dell'arch. An­fuso, solo molti anni dopo: nel 1935) 


1912: Una Lettera al Duca

L'acqua del Biviere

9 Agosto 1912 - Il sindaco Pace chiede un colloquio ad Ale­xander Nelson Hood, V Duca di Bronte, per discutere del pro­blema della demanialità del­l'acqua del Biviere di Ma­niace, oggetto di una controversia decennale tra il Comune e i Nelson, che si conclu­derà decen­ni dopo tra cause, violente opposizioni, denunce ed interventi del­l'Ambasciata inglese e del Governo con la costruzione dell'acquedotto Maniace-Bronte. Una delle poche volte che una vicenda giudiziaria con la Ducea vide una conclu­sione posi­tiva per il Comune.



Da "U Trabanti" (1913) leggi pure

"Il cittadino che protesta

'U Trabanti e le elezioni del 1913
 

8 GENNAIO 1911: SI BRUCIA IL DAZIO 

1909: la Trazzera Maniaci

Brontesi! ...

«Questo Consi­glio Comu­nale ha deliberato a favore del Duca Nelson la cessio­ne della trazzera Maniaci, che pas­sa avanti il di lui Castello, vietandocci di transitare.

Quest'atto crudele e parti­giano esplicita una spo­glia­zione la più mal­vagia con­tro il vostro di dritto; ed è così che voi, per andare a coltivare le vostre terre e provvedere della legna e carbone la famiglia, sarete costretti a sfidare la sorte col darvi alla corrente del fiume.

Brontesi!... elevate la voce verso le autorità tutorie in senso di protesta contro questo Consiglio Comunale che spu­dora­ta­mente ha perpetrato l'inu­mana ingiustizia contro un antico Diritto di passaggio ...

Questo Circolo Liberale Democratico ha già deliberato per rivolgersi alle competenti autorità reclamando un dritto oppresso, ed alla sua voce di difesa, unite la vostra perché cessino una buona volta gl'intrighi sfacciati e le camerille partigiane.
Il Circolo Lib. Democratico Bronte»

Il manifesto si riferiva alla delibera comunale che autorizzava la transazione del successivo 7 luglio 1910, Notar Di Bella, stipulata fra la Ducea Nelson ed il Comune che poneva fine ad una decennale contesa su cinque trazzere regie (Santa Venera, Cantera-Erranteria-Maniace, del Fondaco, Maniace-Otaiti e di Barbaro-Ricchisgia) che il Duca, ritenendole sua proprietà, aveva modificato, ristretto o chiuso con cancelli. Era in particolare contestato l'articolo n. 2 della transazione firmata da Pace che consentiva «che il tratto di via rotabile che conduce dal Piano Erranteria al Castello di Maniace e sua continuazione verso il fiume Saraceno resti di esclusiva proprietà del Signor Duca Nelson».

Insomma il Duca con il consenso del Comune si chiudeva a proprio uso esclusivo l'antica trazzera regia che passava davanti al suo Castello.

3 Luglio 1910, «Il risultato delle elezioni

Lotte fratricide disastrose pel paese

Da una parte combatteva il vecchio partito Clerico-Moderato, composto di tutto il vecchiume e di tutte le anticaglie del Paese... dall'altra il Nuovo Partito Democratico, capitanato dell'On. Cimbali e formato dalle migliori delle più colte e delle più sane forze giovani

Il 19 Giugno 1910 è una data che dovrà essere scritta a lettere d'oro nella Storia di Bronte, perchè in quel giorno memorabile fu combattuta e vinta una battaglia che segna il principio d'un'era nuova di libertà di progresso e di civiltà. 

Mai in Bronte s'era avuta una lotta d'idee e di principi ma sempre lotte sterili tra partiti e tra persone che miravano a conquistare i pubblici poteri per soddisfare le loro vuote ambizioni o per fare i loro interessi.

E le conseguenze di queste lotte fratricide sono state sempre disastrose pel paese: perchè nessuno, tranne qualche rara eccezione, s'è mai occupato del paese, i cui interessi sono stati quasi sempre traditi in omaggio alla vanità ed all'egoismo dei suoi indegni rappresen­tanti, ed i cui grandi ed urgenti bisogni sono stati quasi sempre trascurati e dimenticati.

Questa volta però, per opera del nuovo Partito Democratico, che dalle colonne di questo Giornale, con Publiche conferenze e con una continua ed instancabile propaganda, ha saputo illuminare e sviluppare la coscienza dei cittadini, le cose sono andate in modo diverso.

Da una parte combatteva il vecchio partito Clerico-Moderato, composto di tutto il vecchiume e di tutte le anticaglie del Paese, - dell'Am­ministrazione della Ducea Nelson, del Clero, del Sacerdote Prestianni Rettore del Collegio Capizzi, dei due Consiglieri Provinciali Cav.ri Pace e De Luca, e di tutto l’ingranaggio affaristico creato e mantenuto in tredici anni di dominio assoluto esercitato nel paese,- senza programma, senza idee, senza principi, ed animato solo dal sentimento di voler dominare ad ogni costo.

Dall'altra il Nuovo Partito Democratico, capitanato dell'On. Cimbali e formato dalle migliori delle più colte e delle più sane forze giovani del paese, che vuole un'am­ministrazione Comunale onesta, cosciente, capace, energica e piena di buona volontà, che curi gl'interessi e soddisfi i veri bisogni del­l’intero Comune, e non già quelli soli d'un partito e delle persone che lo compongono, che vuole l'acqua potabile, le strade, l'illuminazione, un buon sistema di spazzatura, l’igiene dell'abitato, l'edificio Scolastico, la scuola primaria bene organizzata e bene diretta, l'Ospedale, la buona organizzazione e la severa vigilanza di tutti pubblici servizi.

La lotta impegnatasi fu aspra ed anche un po' selvaggia, perchè i Clerico-Moderati, che volevano vincere ad ogni costo, si servivano delle solite armi immorali e brutali della minaccia, della vendetta, della lusinga, della promessa e del favore.

A chi aveva la disgrazia d'avere qualche debito presso una nota Banca Clericale (la Cassagraria, ndr), si fece comprendere che, non dando il voto ai beniamini del Clero, si sarebbe subito protestata la cambiale.

A qualcuno che si credeva di coscienza debole si facevano pregusta­re le terribili pene dell'inferno qualora si fosse permesso di votare pei candidati Democratici, nemici dichiarati della Religione e della Chiesa.

Agl'impiegati pubblici e privati si fece comprendere che non votando la lista Clerico-Moderata avrebbero inesorabilmente perduto l'impiego.

Ad un povero padre di famiglia, cieco e vecchio, che fu soldato di Garibaldi, e che ha un figlio colla Patente di mae­stro elementare, si mandò ad intimare dal Sindaco a mezzo di un Prete che votando in favore dei Candidati Democratici, l’Amm. Comunale non avrebbe fatta al figlio la nomina di maestro pel prossimo anno Scolastico!

Durante il periodo elettorale, che fortunatamente durò pochi giorni, i poveri elettori furono tormentati, torturati e stretti come in cerchio di ferro dai vari elementi crtito Clerico-Moderato. Nulla fu, trascurato per intimorire, scoraggiare e conquistare gli elettori: tutti i mezzi abominevoli furono escogitati ed usati.

Con tutto, questo però, e malgrado le potenti forze di cui disponevano i Clerico-moderati, la vittoria fu della Democrazia Brontese che conquistò il Consiglio sette posti su undici (I nuovi consiglieri comunali furono F. Cimbali, Grisley, Pettinato, L. Castiglione, Saitta Vincenzo-Luigi, Liuzzo e Cannata, NDR).

La Democrazia non aveva nè pubblici poteri, nè titoli nobiliari pomposi, nè feudi estesi, disponeva solo d'un programma a base di libertà, di progresso e di civiltà; e vinse perchè la grandissima maggioranza dei cittadini vuole che il paese sia subito messo nella via del miglio­ramento e del progresso.

Questa vittoria Democratica è una grande e solenne lezione pei Clerico-moderati, i quali da ora innanzi debbono cominciare a compren­dere che il popolo è stanco dei sistemi d'Amministrazione a base di partigianeria, di vendetta, d'affarismo e d'ingiustizia da loro inau­gurati ed applicati per tredici lunghi anni; e che sopratutto non vuole la sfacciata e nauseante inframittenza dei Preti nelle cose del Comune.

Tanto vero che l'unico Prete portato nella lista dei Clerico-Moderati non fu eletto e riportò il minor numero dei voti; e che invece fu eletto col maggior numero dei voti un candidato della Democrazia odiato dai preti e che da costoro non si voleva in consiglio pei suoi principi anticlericali!» 

Tratto da La Voce del Popolo, Anno I, numero 10, Bronte 3 Luglio 1910 (vedi anche l'analogo articolo "Vittoria popolare" del Corriere di Catania).

Nella foto sopra a destra uno dei pozzi pubblici dal quale in quegli anni si poteva attingere acqua: ‘u puzzu 'a Catina, nell'attuale piazza E. Cimbali. All'epoca l’acqua corrente nelle case brontesi era ancora un sogno. Arrivò solo nel secondo decennio del 1900, portata con un acquedotto dal Biviere di Maniace.
Esistevano solo pozzi, anche pubblici, dove si faceva la fila per tirare su un poco d'acqua. Oltre a questo del Piano della Catena i pozzi pubblici più importanti si trovavano nella contrada Salice ('u puzz'i Sarìci), accanto alla chiese dell’Annunziata (u puzzu a Nunziata) e di S. Sebastiano ('u puzz'ì San Bastianu nell'attuale Piazza Leone XIII) e nella zona di via Marconi e A. Duca d'Aosta (u Puzzu Cutugnu).
Esistevano anche le cisterne e molti pozzi in case private specie nella fascia di terreno da S. Vito all’Annunziata. I disagi e le lamentele, però, contro l'amministrazione comunale erano continui. In merito leggi "Il Cittadino che protesta" (pubblicato il 21 settembre 1913 dal quindicinale "U Trabanti", numero 2, anno I, )

19 Giugno 1910, «Le forze erano ineguali, almeno si giudicavano tali»

La vittoria dei socialisti nelle elezioni del giugno 1910 ed il rev. canonico "dalle scar­pe lucide e dai sospiri lan­guidi" ...asses­sore  alla pulizia urbana

«Vittoria popolare

Bronte, 20.6.1910 – Ieri ebbero luogo le elezioni ammi­ni­strative. Trattandosi della rinnovazione d'un solo ter­zo di consiglieri, la lotta non avrebbe dovuto avere gran­de im­portanza; ma ebbe invece un significato altis­si­mo rispetto ai principi ed alle idee civili, giusto perciò che si conosca un pò di storia paesana per attribuire alla vittoria d'oggi il giusto valore.

Per tredici anni il povero comune nostro è stato am­mi­nistrato da un impasto di clericali, sedicenti cle­ricali e di sei preti, uno dei quali ha pure fatto parte della Giunta, e, oggi, doveva essere rieletto.

La lotta fu fiera e con forze ineguali, militando nella par­te opposta non solo i due attuali nostri consiglieri pro­vinciali, Pace e De Luca, la Ducea, il Rettore del Colle­gio, l'Esattore e Tesoriere comunale, la Banca, il potere alla mano, gli amministratori del Duca, il cla­moroso Riz­zo, ecc., ma anco il clero. (…) Le forse erano ineguali, almeno si giudicavano tali, le armi degli avversari erano sediziose… minaccie, su­per­stizioni, prepotenze, turlupinamento, e chi più ne ha più ne metta. (…)

Sorge l'alba del 19 Giugno. Tutto è movimento, i ga­loppini corrono, tutti si affaccendono, tutti sono in fer­mento. I clericali scovano i loro segugi, nelle case e nel­le cam­pagne gli elettori dipendenti che non vor­rebbero saperne di loro, e che per questo se l’eran fatta alla larga, e con questi s’impongono, si arrab­biano, implorano, infine… Alle 16, quando incomincia lo scrutinio, l’ansia in tut­ti è indescrivibile. (…) I meno voti (non è credibile ma è vero) li riportò il pre­te, l'assessore uscente Gregorio Biu­so, cano­nico per giun­ta. Dicendo i meno, s’in­ten­de che uno fra i candi­dati soc­combenti, egli fu l’ultimo. ...

Indescrivibile, fu la gioia del popolo all’annunzio della vit­toria: il grido di soddisfazione morale fu una­nime. Il popolo inneggiando la fede sociale si riversò a fiu­mana sulla strada principale, al grido unanime: Viva Bronte, via il Socialismo. Dinnanzi il Casino dei Civili si fece sosta: si volle ad ogni costo che l’avv. Saitta parlasse al popolo entu­siasta.»

«Ecco il risultato della votazione:
Avv. Saitta Vincenzo 319 socialista, Cimbali dott. Francesco 313 radicale, Avv. Dott. Nicolò Grisley 306, radicale, Avv. Saitta Leanza Vincenzo 302 clericale, Liuzzo Gabriele 302 radicale, Cannata Ignazio 300 radicale, Leanza Mauro Antonino 299 clericale, Avvocato Pettinato Vincenzo 299 socialista, De Luca Placido 294 moderato, Rizzo Vincenzo 293 cleri­cale.

Riportarono voti: Di Bella avv. Salvatore, 290, moderato; Radice Luigi, 287, radicale; Cesare Nunzio, 286, socialista; Luca Giuseppe, 283, mode­rato; Pecorino Ago­stino, 273, clericale; Catania Antonino, 261, cleri­cale; Sac. Biuso Gregorio, 260, cleri­cale.»

Dal "Corriere di Catania", anno XXXII, n. 169, del 23 Giugno 1910 - in merito vedi anche analogo articolo "Il risultato delle elezioni" de La voce del Popolo. (Nella foto a destra una veduta di Bronte dallo Scialandro dei primi decenni del 1900; l'ingresso del Paese presentava in primo piano la maestosa mole dell'Etna con ai piedi l'antico mulino costruito dai Nelson).

26 Febbraio 1911, un volantino elettorale

E per dare un’idea dell'acceso clima politico dell’epoca vi sottoponiamo anche un vo­lantino a firma "Gl'indiscreti", stampato dallo Stab. Tip. Sociale nel 1911, dove, senza riguardi e peli sulla lingua, si parla del deputato del Collegio di Bronte (do­vrebbe trattarsi del barone Giovanni Romeo), dei Consi­glieri provinciali (i due "cav.": Vincenzo Pace de Luca e Placido De Luca) e dei consi­glieri comunali.
Sembra ricalcare il pensiero o i discorsi di qualche brontese del nostro tempo, eppure sono passati quasi cent’anni.


«Agli elettori di buona volontà

Letterina aperta

Una delle conquiste più benefiche della civiltà e della democrazia fu, senza dubbio, la rappresentanza popolare, che in ultima analisi si risolve nella sanzione del diritto dei più. Sventuratamente però, nei paesi meno progre­diti, questo sistema costituzionale e democratico diventa un'amara ironia, un orpello, che i furbi e gli ambiziosi sfruttano a danno del popolo.

La prova più apodittica ci viene fornita dai rappresentanti nostri. Comin­ciamo dall'alto. Il deputato c’è, o ci dovrebbe essere, per rappresentare e difendere gl'interessi del collegio in seno al Parlamento, dove si discutono i vari bisogni del paese e si emanano le opportune leggi; cosicchè urge mandare là le persone più capaci, più integre, che vogliano e sappiano far valere i diritti degli elettori rappre­sentati.

- Noi invece abbiamo un deputato inutile, deficiente, incapace non solo di dare una franca risposta all'appello nominale della Camera, ma eziandio di ringraziare quei dab­ben'uomini che lo hanno eletto – un essere che, per sventura nostra, accettò il grave mandato della deputazione per l'ambizione matta di unire la medaglietta all'ereditato blasone.

l Consiglieri Provinciali si eleggono perchè vadano a portare nel supremo con­sesso della provincia l'energica voce dei Comuni, a fine di coordinarne gli interessi, farne rispettare i diritti, ottenere aiuti e tutela.

- Noi invece abbiamo due consiglieri provinciali prettamente inutili, che non vanno mai al Consiglio o ci vanno senza idee e senza programma: l'uno chiuso, incartocciato ne' suoi gretti orizzonti, non sente che l'assillo, l'intrigo di parte; l'altro allettato dalla geor­gica tranquillità, sogna cavalli e campi;

- e Bronte non si è ancora accorto d'es­sere rappresentato in provincia, non ha mai goduto il benchè minimo vantaggio nelle relazioni intercomunali, nella viabilità rurale, ne' bisogni cittadini.

I Consiglieri Comunali, si sa, vengono eletti ad una missione  che tocca più da vicino gl'interessi del paese. Essi devono amministrare e costodire il patrimonio, pubblico, accrescere il benessere locale, spingere il Comune alla stregua dei paesi civili, farsi gli apostoli del moderno indirizzo della scienza municipale.

- Noi invece ad un compito così difficile abbiamo scelto gli individui più impre­parati e meno fattivi, un manipolo d'oziosi che accettano la responsabilità amministrativa come accetterebbero l'offerta d'una partita a briscola o d'un esercizio sportivo.

Per conseguenza Bronte è nello stato miserevole di cent'anni fa: senz'acqua, senza luce, senza vie, senza igiene - e con la sola novità, sgradita a tutti perchè non impiegata in bene: l'aumento de' balzelli.

Non convenite dunque che una tale rappresentanza è più perniciosa che utile, e che se essa non ci fosse, si starebbe meglio, per lo meno lo stesso? No, non diciamo per celia: senza un'amministrazione di tal genere, paghe­remmo meno, e, fatti i conti, non perderemmo che le poche, assonnate e meste lucer­ne di via Umberto I - considerato che le altre si accendono, sì e no, in circostanze straordinarie.

E sfidiamo il sindaco a provarci che perderemmo dell'altro. Ma sì, forse perderemmo qualche altra cosa: lui, con la sua scienza di codici, articoli e regolamenti, e la sua sagace maggioranza, dall'aria sorniona, ma pure così elastica, così allenata alle alzate e sedute delle votazioni. Non altro perderemmo.

Eppure la civica rappresentanza - flagrante tradimento di volontà popolare - sta là, tuttavia, a sgovernare: come e perchè, lo vedremo.

Bronte, 26 febbraio 1911
Gl'indiscreti

Nella foto a destra del 30 maggio 1911: l'omaggio di Bronte al Re. Dopo l’inaugurazione a Catania del Monumento eretto  a Umberto I° nella nuova Piazza Roma, il Re Vittorio Emanuele III con la Regina Elena del Montenegro proseguirono su un “vagone-salone” della Circumetnea (dopo la visita dei Reali chiamato “Vagone Reale”) verso Randazzo ospiti del Marchese Romeo delle Torrazze.
Si compiacquero far una breve sosta in tutte le Stazioni per ricevere l’omaggio del popolo ricambiandolo con sorrisi e compiacenze. Anche Bronte non volle essere meno degli altri Comuni onorando le Loro Maestà con un gran numero di cittadini che affluirono alla Stazione della Circum dove era stato eretto un maestoso baldacchino reale adornato di velluti e fiori.

1911: I Consiglieri comunali

(Da un volantino del 1911)

I nostri consiglieri

«I Consiglieri comunali, si sa, vengono eletti ad una mis­sione che tocca più da vicino gl’interessi del paese. Essi devono amministrare e custodire il patrimonio pub­bli­co, accrescere il be­nes­sere locale, spingere il Comune alla stre­gua dei paesi civili, farsi gli apostoli del moderno indi­rizzo della scienza municipale.

Noi invece ad un compito così difficile abbiamo scelto gli indi­vidui più impre­parati e meno fattivi, un manipolo d’ozio­si che accettano la responsabilità amministra­tiva come accet­terebbero l’of­ferta d’una partita a briscola o d’un esercizio sportivo.
Per conseguenza Bronte è nello stato miserevolo di cent’anni fa: senz’acqua, senza luce, senza vie, senza igiene e con la sola novità, sgradita a tutti per­chè non impiegata in bene: l’aumento de’ balzelli.

Non convenite dunque che una tale rappresentanza è più perniciosa che utile, e che se essa non ci fosse, si starebbe meglio, o per lo meno lo stesso?»

A destra, Un saggio di attività consiliare, una vignetta tratta dal giornale politico-umoristico "U Trabanti" del 7 Settembre 1913. La didascalia: «Col mastro d'acqua emerito, furbissimo mandriano, vanno le matte pecore, a bere nel pantano»

 
I Sindaci:1800/18621862/19031903/19141914/19421943/19521952/19681968/19931993/2005dal 2005 a oggi


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