LUGLIO/AGOSTO 1943:
LA GUERRA A BRONTE
Il diario dello scrittore avolese Giuseppe Schirinà
L’inedito di Giuseppe Schirinà (Avola, 1923-2004),
dal titolo “Il bombardamento del 1943: Bronte e Avola”,
inserito nel volume “Audi quo rem deducam” (Editore
Silvio Aparo, della Melino Nerella Edizioni,
Avola, dicembre 2011) è un diario di guerra sui
bombardamenti che subì Bronte nel luglio-agosto del
1943, quando l’autore, poeta e scrittore avolese, si
trovava nella nostra cittadina insieme alla mamma per
assistere la sorella che vi risiedeva e doveva
partorire.
“Frugando tra le carte di mio padre dopo la sua morte” –
scrive la figlia, prof.ssa Grazia Maria Schirinà, che ha
curato la pubblicazione dell’opera – “ho trovato un
quaderno nero con i margini rossicci, proprio come
quelli vintage che ora si vendono nei migliori negozi,
ma che, di fatto, portava i segni del tempo. Essendomi
assunta l’incarico di mettere ordine e dare lustro alla
produzione letteraria di mio padre, ho letto con avidità
le poche pagine, inserite a scrittura minuta vergata
rigorosamente a mano, che ripercorrevano alcuni momenti
della sua vita, non però riferibili alla sua vita
personale, che tuttavia è in esse compresa, bensì alla
vita di un intero paese, Bronte, dove egli stesso si
trovava, nel lontano 1943, proprio nei giorni dei
bombardamenti che quasi lo distrussero durante l’ultimo
conflitto mondiale.
Attraverso la sua testimonianza scarna e semplice, quale può essere la
scrittura di un giovane ventunenne alle prese con un evento così drammatico,
ho ripercorso volti e fatti noti a me solo attraverso il racconto ascoltato
nell’età della mia infanzia e creduto, spesso e per molti versi, solo frutto
di fantasia”. Dal minuzioso e paziente lavoro di Grazia
Maria Schirinà è nato un libro dal titolo "Audi quo rem deducam -
Bronte e il bombardamento del 1943", pubblicato ad Avola nel
Dicembre del 2011. Oltre al diario contiene altri scritti dello Schirinà, ed
anche alcuni testi di scrittori avolesi, che vissero nella città natale i
giorni dello sbarco alleato, e ora danno uno spaccato della realtà locale di
indubbio valore per la testimonianza diretta o per lo studio che ne hanno
fatto.
“Giuseppe Schirinà” – scrive Sebastiano Burgaretta nella
prefazione – nell’estate del 1943 si trovava a Bronte,
perché colà aveva accompagnato la propria madre, in
vista dell’imminente parto che avrebbe dovuto affrontare
sua sorella Eloisa, che col marito abitava a Bronte. In
questa città lo colsero, insieme con la madre e gli
altri familiari, gli sviluppi bellici, sfociati, la sera
del 9 luglio, nello sbarco degli Alleati
anglo-americani, che da lì a qualche mese avrebbe
portato all’armistizio di Cassibile e al rovesciamento
della condotta bellica a tutti nota.
Giuseppe Schirinà, che evidentemente portava dentro di
sé in nuce, per così dire, la sua vocazione letteraria,
quella che si sarebbe successivamente rivelata e
costantemente mantenuta negli anni, ebbe, pur nella
tragicità di quei momenti, e/o forse proprio per questo,
l’accortezza e la lucidità di annotare degli appunti
quasi quotidiani, che ora rendono testimonianza del
dramma che la gente laboriosa di Bronte e, con essa,
Schirinà unitamente ai suoi familiari, vissero sotto i
bombardamenti alleati. Le peripezie, le paure, i forti
segni di vita nonostante tutto, che caratterizzano
l’esperienza dello Schirinà e dei suoi familiari, sono
gli stessi vissuti dalla gente del paese etneo, il cui
senso di ospitalità non fu mai fatto mancare a chi ne
aveva bisogno in quei fatidici giorni”.
Alla figlia Grazia Maria è toccato il compito di
trascrivere il testo del “quaderno nero con i margini
rossicci”, decifrando la non sempre chiara scrittura del
padre, e di documentarsi su nomi e persone, alcune delle
quali, contattate personalmente, hanno dato conferma dei
dati e dei fatti descritti.
Sempre la figlia, per
presentare il libro di cui sopra, ha indetto
un
convegno, che si è svolto il 29 dicembre 2011 con la
partecipazione dell’editore Silvio Aparo, degli
scrittori Burgaretta, Apolloni, Fortuna (di Avola), e
Russo (di Bronte), e di altri rappresentanti
dell’associazione “Bronte Insieme”: due città, una di
montagna e una di mare, affratellate nel ricordo
doloroso di eventi che, nell’arco di pochi giorni,
avevano vissuto identici drammi.
“A Bronte” – scrive ancora Sebastiano Burgaretta –
“Giuseppe Schirinà visse le giornate convulse dei tre
mesi cruciali del 1943 italiano: l’occupazione da parte
degli Alleati della Sicilia e delle regioni più
meridionali d’Italia, la caduta della dittatura
fascista, l’armistizio che rovesciò le sorti della
sciagurata guerra voluta e imposta al Paese dal genio
nero. Apprendeva ansioso, di giorno in giorno,
quando gli era possibile ascoltare le notizie date dalla
radio, lo sviluppo che assumevano gli eventi bellici,
raccoglieva avventurosamente informazioni dalla viva
voce di quanti potevano spostarsi all’interno della
Sicilia …
A Bronte riesce anche ad invaghirsi di più di
una fanciulla nel trambusto e nella confusione
ricorrente tra un allarme e un bombardamento.
Storie di
quotidiana e ordinaria umanità, si sarebbe dovuto dire,
e invece tutto era così precario e così sempre in bilico
tra la vita, che pure celebrava i suoi trionfi, come
nella nascita, la notte del primo di agosto, della
nipotina Maria Pia, e la morte tragicamente e realmente
sempre in agguato, come per la povera Amalia, morta
sotto il bombardamento.
Per ben due volte costretto,
insieme con i suoi, a sfollare da Bronte, sperimentò la
provvisorietà e le ristrettezze tipiche dei momenti più
duri che un conflitto armato può riservare agli uomini:
la fame, la promiscuità, il freddo, l’indigenza, il
malessere fisico e spirituale che ogni tragedia epocale
trascina dietro di sé. Ma la nota ricorrente, in questo
succinto diario di guerra, è data dalla forza costante
dei sentimenti, nella loro variegata gamma di sfumature,
e dalla speranza , mai affievolitasi, di tornare alla
vita normale di tutti i giorni, di tornare a casa
praticamente e alla quotidianità del lavoro e delle
relazioni umane. Schirinà poté fare ritorno ad Avola,
insieme con la madre, soltanto il 28 settembre”.
A Bronte il ventenne Schirinà era arrivato l’8 luglio; da Bronte
riparte alla volta di Catania domenica 26 settembre col padre Corrado alle tre
del mattino a piedi. E, da quel che scrive nel diario,
il suo cuore non sembra proprio del tutto sgombro: “Mi
volgo per salutare Bronte che dorme ancora: due luci
sono accese, forse qualcuno, Nunziatina, mi pensa;
addio”.
Aveva trovato Bronte pressoché integra, la lascia letteralmente distrutta
dai bombardamenti sempre più intensi iniziati il 14 luglio, sei giorni
dopo il suo arrivo.
Infatti, come ha detto Russo nel corso della
presentazione ad Avola dell’ “Inedito brontese” dello Schirinà, “Il lungo e sinuoso Corso, che attraversa la
cittadina da sud a nord, allora rappresentava un tratto
dell’unica arteria dell’immediato entroterra della
Sicilia Orientale verso Messina, la sola idonea per
larghezza e scorrevolezza a far passare i mezzi pesanti.
Dal centro dell’abitato, inoltre, si dipartiva un’altra
importante via verso l’interno dell’isola. Insomma era,
questo sfortunato paese, il luogo deputato alla
battaglia più rovinosa e cruenta. Infatti, prima ci
pensarono i tedeschi a far saltare con le mine le case
che erano lungo le due vie principali, per ostruirle e
impedire il transito ai camion e ai mezzi corazzati
degli alleati; poi furono gli anglo-americani quelli che
si preoccuparono di completare l’opera con le bombe, per
snidare i tedeschi e per impedirne la ritirata verso
nord con tutti i loro mezzi.
I bombardamenti su Bronte
furono quotidiani. Dell’atrocità di alcuni di essi fanno
testimonianza il prof. Giuseppe Schirinà di Avola, ed
anche il dottor Giulio Sconzo di Palermo, ufficiale
medico dell’Ospedale Militare di riserva n° 2 proprio
nei giorni che per Bronte furono terribili. Del fatto
che il dolore unisce spiritualmente le anime più
sensibili, sono testimonianza i diari che ci hanno
lasciato entrambi, così belli e così simili, sebbene
siano di due persone che probabilmente nemmeno si
saranno incontrate e conosciute”.
Leggendo oggi le loro testimonianze, così semplici ma
pure così vere e toccanti, molti dei brontesi più
anziani avranno rivissuto il terrore dei bombardamenti
preceduti dal rombo degli aerei, i cannoneggiamenti
notturni, lo spettacolo delle rovine e dei morti –
alcuni dei quali parenti o amici –, l’ansia che li
faceva correre da un posto all’altro alla ricerca di
quello più sicuro. Emozioni e sofferenze che vissero
anche Schirinà e Sconzo in comunità coi brontesi, che
non fecero mancare loro solidarietà e senso di
ospitalità, come quando li accolsero, sfollati tra gli
sfollati, tra le grotte dell’Etna, addirittura – come
risulta dai loro diari – negli stessi posti, la
“Paparia” e “Monte ‘Nchiuso”, dove, chissà, forse ebbero
pure modo d’incontrarsi.
Ci piace immaginare che si
siano anche incontrati e conosciuti anche perchè il cap. Sconzo, dopo un
periodo di prigionia a Siracusa, dal 15
ottobre ’43 al 5 maggio ’44 è stato prima Capo Reparto e poi Direttore dell’ospedale POW
di Avola.
Giuseppe Schirinà e Giulio Sconzo, quindi, ci hanno
lasciato preziose testimonianze, contribuendo ad
arricchire una pagina importante della storia brontese,
ovviamente collegata a quella di tutta la Sicilia, e
particolarmente a quella di Avola e Palermo. (N. R.) |