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LO STUDIO DEL PROF. VIGNERI RILANCIATO DAL SOTTOSEGRETARIO ALLA SALUTE ALL’ON. BURTONE Record di tumori alla tiroide nel Catanese Nella provincia di Catania, l’incidenza del cancro della tiroide è maggiore di oltre due volte rispetto al resto della Sicilia (a Catania 31,7 per centomila residenti ogni anno nelle donne e 6,4 negli uomini; mentre nel resto della Sicilia 14,1 nelle donne e 3 negli uomini). Il dato emerge da uno studio epidemiologico, denominato Papillary thyroid cancer incidence in the volcanic area of Sicily, promosso dal ministero della Salute e coordinato dal gruppo del prof. Riccardo Vigneri dell’Università di Catania, cattedra di endocrinologia. E’ questa la sintesi di una risposta data dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini ad una interrogazione presentata dal parlamentare catanese del Pd Giovanni Burtone. “L’ipotesi della veicolazione del carcinogeno con l’acqua potabile presente nel bacino idrico della zona etnea per la presenza di metalli (boro, ferro, manganese e vanadio) e del Radon - sottolinea Burtone - è avvalorata dal fatto che il cancro della tiroide è aumentato in un’area che coincide con il bacino di distribuzione e che riguarda circa settecentomila abitanti”. “Il sottosegretario - spiega Burtone - ha fatto un’analisi puntuale della situazione, ha indicato anche quali progetti sono stati avviati, ma la gravità emersa dagli studi condotti credo sia tale da dover portare ad uno sforzo maggiore da parte delle nostre istituzioni. Tale sforzo deve innanzi tutto essere fatto dagli enti territoriali, in modo particolare dalla regione, ma un ulteriore passo in avanti lo deve compiere anche il Ministero. Nelle stesse acque esaminate - ricorda Burtone - l’Arpa ha rilevato che la concentrazione del boro, del ferro, del manganese e del vanadio, è superiore alla massima concentrazione ammissibile per un’acqua potabile. I dati - conclude Burtone - devono allarmare le istituzioni e indurle a fare fino in fondo il proprio dovere: occorre studiare, analizzare, continuare a sostenere la ricerca dell’Università di Catania e dare una risposta che abbia una valenza di natura scientifica alle comunità interessate al fenomeno”. «CASO VANADIO». IL FORUM CATANESE INTERVIENE DOPO LA SOSPENSIONE DELLE AUTORIZZAZIONI AI NEGOZI «L'acqua di Bronte non fa male» Anche il Forum catanese per l'acqua pubblica interviene nel «caso vanadio» per il quale a Bronte sono state sospese le autorizzazioni sanitarie ai negozi del settore alimentare. «L'acqua contenente vanadio con un limite superiore a 50 microgl (limite imposto dal decreto legislativo 312001) - scrivono Anna Bonforte e Danilo Pulvirenti - non fa male e prova ne sono gli stessi cittadini di quella fascia dell'Etna, che bevono quotidianamente quell'acqua da sempre e per i quali non risulta ci sia un rischio di insorgenza di malattie particolari. Di fatto non vi è, come testimoniato da recenti interviste di dirigenti dell'Asp, certezza scientifica che ci3sia un nesso tra vanadio nell'acqua e insorgere di malattie nella popolazione». «Non ci sono sufficienti studi - si legge ancora nella nota - che dimostrino che il vanadio pentavalente sia in quantità preoccupanti nell'acqua come più volte ammesso dalla stessa Asp competente. Inoltre, recenti studi condotti su cavie nell'Istituto Superiore della Sanità, hanno dimostrato che la somministrazione di vanadio nell'acqua da bere a dosi fino circa 500 volte superiori a quelle misurate nelle acque della Galleria Ciapparazzo non inducono effetti genotossici». «E' quanto meno sospetto - scrivono Bonforte e Pulvirenti - che l'unico paese a essere interessato da multe sia Bronte, mentre nessun timore e, dunque, nessuna multa interessa gli altri paesi, che pure si riforniscono della stessa acqua e per i quali i controlli degli stessi dirigenti dell'Asp risultano quiescenti. La soluzione che sta per delinearsi, ovvero l'idea di un potabilizzatore dell'acqua, risponderebbe a questa logica emergenziale, ma ancora una volta si userebbero, malamente, risorse regionali, circa 2 milioni di euro, per non risolvere il problema (solo a Bronte) e, anzi, peggiorarlo in quanto, come è noto, l'osmosi inversa producendo il 70 % di acqua non potabile che in questo caso probabilmente risulterebbe ad altissima concentrazione di vanadio e se allo scarico superasse i limiti di legge, a conti fatti, verrebbe considerata un rifiuto speciale e, dunque, si aggiungerebbe al danno la beffa degli ulteriori costi di smaltimento per la cittadinanza». «Invece - suggeriscono gli esponenti del Forum - la soluzione più ovvia sarebbe quella di alzare o togliere il limite del vanadio, visto che il limite di legge nelle acque in bottiglia non esiste e quindi si rischierebbe di utilizzare acqua in bottiglia con un contenuto di vanadio più alto e comunque non controllato, senza che questo sia considerato nocivo per la salute dei cittadini, a dimostrazione che il vanadio nell'acqua non è un problema». La ricerca. Studio pubblicato a Oxford: ferro e radon oltre i livelli massimi L' Etna che fa ammalare «Troppi metalli nell'acqua» La media più alta al mondo di tumori alla tiroide. Le cifre. Nella zona si ammalano 31 donne su 100 mila. Più del doppio rispetto al dato italiano Catania - Ci si ammala di tumore alla tiroide a Catania, più che ogni altra parte del mondo e una delle causa potrebbe essere l'acqua potabile che arriva dall'Etna, ricca di metalli pesanti potenzialmente pericolosi. È stata accertata la presenza di ferro, boro, manganese e vanadio oltre che di radon con livelli spesso al di sopra della massima concentrazione ammissibile. Che Catania detenesse il primato per un tumore che colpisce soprattutto le donne si era capito da tempo. Ma finalmente si riesce a scoprire il motivo. Sul Journal National Cancer Institute di Oxford, una delle più importanti riviste internazionali di oncologia, è stata pubblicata una ricerca realizzata dagli istituti di endocrinologia siciliani in collaborazione con l'osservatorio epidemiologico e l'Arpa, l'Agenzia per l'ambiente. Nel periodo 2002-2004 i ricercatori hanno accertato che l'incidenza di tumori alla tiroide in provincia di Catania è stata di 31,7 casi ogni 100 mila abitanti nelle donne e di 6,4 per gli uomini. Contro una media della metà nel resto dell'isola (simile a quella italiana): 14,1 casi per le donne e 3 per gli uomini. Nell'area etnea quindi c'è qualche fattore di rischio. Altre ricerche avevano evidenziato che questa zona dell'isola e le Hawaii sono accomunate dall'alto numero di tumori della tiroide ed era stato immediato il collegamento con l'unica cosa che hanno in comune, cioè un vulcano. Ma se fino ad ora si era data molta importanza alle emissioni di vapori lo studio pubblicato sulla rivista americana analizza anche la qualità dell' acqua. Per una ragione. «Ci siamo accorti - spiega Riccardo Vigneri, direttore dell' istituto di Endocrinologia di Catania - che l'incidenza di tumori alla tiroide in provincia di Catania è alta anche nei comuni che sono lontani dal vulcano. Mentre non è così in aeree della provincia di Messina che sono più vicine all'Etna. Da qui gli accertamenti sull'acqua che è l'unico elemento che accomuna i residenti della provincia». Ma cosa c'è di pericoloso nell'acqua dell' Etna? Le analisi hanno accertato livelli di metalli pesanti e radon troppo spesso al di sopra del cosiddetto mac (massima concentrazione consentita). Così per il vanadio in 193 campioni d' acqua sui 280 esaminati, per il boro in 131 campioni su 468, fino al Radon che supera il Mac in 48 campioni su 119. E questo per un bacino idrico enorme: ben 1.700 milioni metri cubi d'acqua utilizzata da 750 mila persone. Ecco perché gli stessi ricercatori vogliono evitare allarmismi. «Nell' acqua ci sono metalli pesanti potenzialmente pericolosi - spiega Gabriella Pellegriti, responsabile esecutivo della ricerca - ma attenzione: non abbiamo la dimostrazione scientifica di un rapporto causa-effetto tra queste sostanze e l'insorgenza dei tumori. C'è invece una linea di ricerca sulla quale occorre continuare a lavorare». Lo studio ha accertato l'aumento di un particolare tipo di tumore alla tiroide cosiddetto «papillifero». «Spesso - spiega la Pellegriti - l'insorgenza di questo tumore è correlata ad una mutazione genetica di un gene chiamato braf. Nei tumori tiroidei di Catania questa alterazione è più frequente che altrove ed è possibile che sia dovuta alla presenza di un carcinogeno ambientale di natura vulcanica presente nell'aria o nell'acqua». La ricerca sta suscitando grande interesse nella comunità scientifica soprattutto in altre aree del mondo in cui ci sono vulcani attivi. [Alfio Sciacca - Corriere della Sera 9 novembre 2009] | |||||
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![]() 17 Luglio 2004 Studiato un servizio particolare anche nelle campagne Problema acqua risolto: arriva tutto il giorno Così almeno si afferma in un comunicato del sindaco E’ grazie al secondo pozzo Musa, all’utilizzo dei serbatoi “Stazione, Annunziata, Sant’Antonio e Salici”, all’individuazione di alcune perdite nella rete idrica, ed alla sostituzione di parte della stessa, se a Bronte quest’anno l’acqua arriva nei rubinetti per quasi l’intera giornata. La storica emergenza idrica, che ha visto il momento peggiore nel 2002, sembra, infatti, un lontano ricordo, grazie alle ricerche e gli studi del dott. Giovanni Cavallaro, incaricato dal sindaco a trovare le soluzioni più ottimali per dare più acqua ai brontesi. “L’attività svolta - ha affermato Leanza - ci ha consentito di erogare un servizio idrico in tutto il centro urbano nella maggior parte delle ore diurne. Questo - continua - per buona parte grazie allo scavo del secondo pozzo Musa, che ha consentito di ottenere una portata utile da entrambi i pozzi Musa di circa 45 litri al secondo”.“Poi - continua l’assessore Salvatore Pizzuto - abbiamo provveduto a rendere efficienti i serbatoi che ci hanno permesso accumulare le acque nelle ore notturne per erogarle in quelle diurne”. Ma il problema maggiore rimane la condizione precaria della rete idrica: “Infatti - continua Leanza - stiamo cercando le perdite. 46 sono state individuate e 9 già riparate, recuperando oltre 5 litri al secondo e 15 alla fine del lavoro”. A ciò si aggiungono le sostituzioni di tratti di rete in Viale Sardegna (intervento già finanziato e realizzato), in via Duca degli Abruzzi (intervento già finanziato, appaltato ed in fase di realizzazione) ed il viale Indipendenza (intervento in corso di finanziamento) che andranno a risolvere annosi problemi grazie a parte di fondi comunali e parte di risorse del commissariato per l’Emergenza idrica. Ma ci domandiamo: i problemi nelle zone di campagna come saranno risolti? “Anche qui siamo intervenuti. - risponde Leanza - Abbiamo attivato nel periodo estivo un’erogazione del servizio con turnazione settimanale al fine di limitare al minimo le dispersioni idriche e garantire il servizio per le utenze residenziali”. Insomma la sete estiva a Bronte sembra ormai alle spalle. EMERGENZA IDRICA. Trenta litri al secondo in meno dai pozzi Musa e Ciapparazzo. Il presidente del Consorzio: abbiamo agito in linea con l'Istituto idrografico regionale Bronte, la falda acquifera si abbassa L’«Acoset» dimezza la portata Il Comune interviene con quattro progetti per rifare le condotte Paradossale per quanto possa apparire la Capitale del pistacchio pure essendo circondata da sorgenti, è costretta ad elemosinare acqua. Alla sorgente Musa dopo i recenti disagi causati da un abbassamento del primo pozzo, a causa del pompaggio più massiccio dal secondo (scavato alla profondità di 200 metri, 50 in più rispetto all'altro), è intervenuta la squadra dei tecnici del comune che ha proceduto a sincronizzare il sollevamento dei due pozzi tarando la pompa da 80 cavalli del primo a 12 litri, per cui otto in meno rispetto ai 20 precedenti. Mentre la pompa da 125 cavalli del secondo, per evitare che prosciugasse il primo, o comunque che ne facesse abbassare il livello del battente, è stata predisposta per sollevare 28 litri, anche qui 8 in meno rispetto alla portata che è appunto di 36 litri al secondo. Attualmente pertanto nella rete cittadina da Musa si immettono circa 40 litri al secondo, visto che si sollevano circa 16 litri meno; infatti in base alla singola portata da quei bocchettoni sulle falde dell'Etna, ne sarebbero dovuti sgorgare 56. I disagi più significativi attualmente riguardano la parte del centro abitato servita dall'Acoset tramite la sorgente di Ciapparazzo. Il consorzio infatti da mercoledì scorso - ha confermato il geometra Giuseppe Greco dell'acquedotto comunale - ha fatto scendere l'approvvigionamento per la cittadina etnea portandolo esattamente da 41 a 27 litri al secondo, come ha rilevato lo strumento installato al sollevamento di contrada Rinazzo. E ai 14 litri in meno, si aggiunge la riduzione di 16 da Musa, in una rete decrepita non sono pochi. Ma sulla rete fatiscente bisogna ricordare che l'amministrazione comunale per tamponare i casi più gravi ha presentato 4 progetti da 60.000 euro ciascuno, per rifare parte della condotta, e che questi si trovano già all'attenzione del Commissario per l'emergenza idrica a Palermo in attesa del finanziamento. Ritornando ai disagi causati dall'Acoset, il presidente del consorzio di Viale Rapisardi Giuseppe Giuffrida, raggiunto telefonicamente, ha giustificato così il taglio: «La distribuzione avviene in base alla portata della falda, requisito che può variare anche quotidianamente. E in questi giorni si è verificato un abbassamento di questa, un po' in linea con il resto dell'isola, come ha rilevato tra l'altro l'istituto idrografico regionale, che mensilmente effettua i monitoraggi. Di conseguenza abbiamo dovuto diminuire l'assegnazione, che stabiliamo secondo criteri di media aritmetica. Attualmente in base all'andamento della falda acquifera, è stata aumentata la disponibilità per Bronte fino a 32 litri». Al momento Bronte dispone pertanto di 68 litri circa rispetto al fabbisogno di circa 110 litri al secondo, poco più della metà. [Luigi Putrino] | |||||
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L’amministrazione comunale non ridurrà le tariffe, anzi potrebbero aumentare - Iniziati gli scavi per il secondo pozzo in contrada Musa, le trivelle già a quota 195 metri Bronte, poca acqua e pure al vanadio An chiede la riduzione del canone Alte concentrazioni di ferro nel pozzo di Piano dei Grilli - vietano l'uso potabile Il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Antonino Petronaci ha depositato due interrogazioni relative alla carenza d'acqua chiedendo chiarimenti se l'Amministrazione comunale intende procedere alla riduzione del canone e quali accorgimenti adotta per la potabilizzazione dell'acqua erogata ai brontesi e, se è stata immessa nella condotta l'acqua di «Piano dei Grilli», con quali accorgimenti per evitare rischi per la salute dei cittadini. Il sindaco Turi Leanza ha precisato: «Il canone attuale è uno dei più bassi della Sicilia, nonostante la previsione della legge “Galli" sulla privatizzazione del servizio che potrebbe comportare maggiorazioni della tassa. Sulla questione del contratto invece c'è da dire che esso è stipulato per la fornitura di acqua ad uso domestico. Voglio ricordare anche - precisa Leanza - che recentemente è stato innalzato il livello minimo di contenuto di vanadio per definire un'acqua potabile mentre il ferro di "Piano dei Grilli" siamo riusciti a batterlo notevolmente. In atto alla sorgente Musa, stiamo scavando tra l'altro un secondo pozzo che a breve ci consentirà di avere maggiore disponibilità di acqua. Pertanto l'immissione nella rete dell'acqua di "Piano dei Grilli" è avvenuta in questi giorni proprio per soccombere a questa circostanza e comunicando ai cittadini di fame un uso per soli fini igienico-sanitari. Qualora ci fossero stati problemi per la salute pubblica - conclude il sindaco - lo avremmo saputo e reso noto visto che mensilmente procediamo al monitoraggio delle acque". Sul problema della presenza di ferro troppo elevata nell'acqua di "Piano dei Grilli" si è appreso dall'assessore Salvatore Pizzuto che con la clorizzazione si è riusciti ad abbatterlo a meno del 10 per cento. Altri particolari non mancheranno in consiglio dove il sindaco ha detto assicurato al sua presenza. Nel frattempo i lavori di trivellazione del secondo pozzo di contrada Musa stanno continuando e il pompaggio dell'acqua comunque aumenterà. Sempre l'assessore Pizzuto ci ha detto: "Dopo aver effettuato la pulizia del pozzo lo scorso dicembre - ha precisato Pizzuto - la portata dell'acqua si è incrementata passando da 16 litri a 20 al secondo. Inoltre la trivellazione del secondo pozzo è oramai finita e dopo aver raggiunto la profondità di 145 metri (sulla falda che alimenta il primo pozzo) questa settimana siamo scesi di altri 50 metri fermandoci a195. Attualmente si stanno calando i tubi per poi procedere alla prova di portata e così sapremo con certezza quanta acqua erogherà. In ogni caso - ha concluso Pizzuto - con questa trivellazione abbiamo creato un secondo pozzo che potrà essere usato in alterativa all'altro". [Luigi Putrino] 11 Luglio 2003 L’avviso del sindaco Turi Leanza alla cittadinanza «Poca acqua, evitate gli sprechi» Manifesti murali e avvisi per invitare i cittadini ad evitare sprechi e ad utilizzare l'acqua solo per scopi igienico sanitari. Una necessità l'ha definita il sindaco Turi Leanza nel manifesto a causa dei «lavori di scavo del secondo pozzo in contrada Musa, poiché è diminuita la erogazione del quantitativo di acqua assegnato dal consorzio Acoset al comune di Bronte». Ma al disservizio «giustificato» si è aggiunto il problema di vedere scorrere dai rubinetti delle proprie abitazioni un liquido che a tutto sembrerebbe assimilabile tranne che ad «acqua per fini igienico-sanitari» e per capirlo basta saper aprire un rubinetto e vedere scorrere quel refluo torbido color marrone. Per l'amministrazione comunale chiarimenti in merito li ha dati l'assessore Salvatore Pizzuto: «Abbiamo fatto un ulteriore comunicato mercoledì scorso avvisando, anche tramite la televisione, di usare l'acqua solo per fini igenico-sanitari. L'attuale problema si sta verificando sempre a seguito della trivellazione del secondo pozzo in contrada Musa, che per tre quattro giorni non consentirà di attingere dall'altro pozzo, in quanto è stato chiuso per evitare che la schiuma e i detriti derivanti dalla perforazione venissero introdotti nella rete idrica insieme all'acqua di questo. Il disagio del momento pertanto è dovuto all'immissione nella condotta dell'acqua di "Piano dei Grilli", quella finora usata per la zona artigianale, soluzione adottata per non interrompere del tutto la fornitura d'acqua». La popolazione intanto continua a rifornirsi d'acqua minerale e alcuni esercizi pubblici sono costretti a ricorrere alle autobotti di privati. [Luigi Putrino] | ||||||
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