Altri monumenti
Visitiamo, insieme, i monumenti di Bronte

Ti trovi in:  Home-> Monumenti-> Altri monumenti-> Grotte dei Saraceni


Le Grotte dei Saraceni

Le “Grotte dei Saraceni” sono una delle tante tracce dell’esistenza di antichi popoli (probabilmente i Sicani) che abitavano le nostre contrade.
Sono ambienti scavati nella roccia, in una alta rupe di arenaria adiacente un’ansa del Fiume della Saracena, un affluente del Simeto che scorre a pochi chilometri della Strada statale 120. Probabilmente sono di origine preistorica, usati in epoche diverse, ora per abitazioni ora per fini militari.
Gli arabi chiamavano la zona “Grotte della Farina” o dei Giganti e proprio nelle vicinanze, nel 1040, ebbe luogo, dopo una cruenta battaglia, la loro sconfitta ad opera del generale bizantino Giorgio Maniace.

Di queste grotte ecco cosa scrive Benedetto Radice nella sue Memorie Storiche di Bronte:
«Notevoli sono pure le grotte di Maniaci, che il Cavallari chiama le grotte dei Giganti, e il popolo le grotte dei Saraceni. Di queste grotte, a un chilometro dall’Abazia, sulla riva destra del Simeto, il Cavallari ne aveva già dato notizia al Duca di Lugues e le credeva molto importanti.
Anche l’Amari parla di queste grotte come di lavoro antichissimo. A queste e a quelle della Rocca Calanna accenna l'Holm: «grotte antichissime, scrive, egli, scavate dall'uomo trovansi tra Bronte e Maletto».
Sono tre: Una a piè della rocca ha la forma di un corridoio, è alta due metri, larga un metro e mezzo. La seconda, più in alto, è divisa in due stanze, con pilastri scavati intorno intorno; all'altezza di due metri vi sono scavate delle mensolette, ha forma quadrata ed è larga circa quattro metri quadrati; all'ingresso vedonsi altri due pilastri di pietra bianca. La terza è in alto; ha forma quasi quadrata con tre aperture laterali a mezzogiorno; è lunga otto metri e larga sei.
Più che tombe sono stanze di vivi: vedette ove forse nell'alto medio-evo dal VI al XII sec. abitava gente rusticana, dedita all’agricoltura o alla pastorizia, per la sicurezza delle campagne; specie di trogloditi dipendenti dagli antichi Siculi, di cui rimasero sempre dei nuclei semi-barbari. Il lavoro di escavazione ha somiglianza colle grotte del famoso castello di Sperlinga».

Antichi insediamentiAltre testimonianze consimili alle Grotte dei Saraceni, sparse nel territorio di Bronte, sono le “cellette sepolcrali”, per lo più piccole, «ove - scrive il Radice - i cadaveri mettevansi accoccolati, colle mani distese sulle ginocchia.
Esse hanno molta somiglianza colle cellette della necropoli rinvenuta a Pantalica, in quel di Siracusa ricche di suppellettile funebre, che attesta la civiltà dei Siculi del secondo periodo». … Le nostre di Bronte, più che ai Siculi si devono attribuire ai Sicani, primi rozzi abitatori della Sicilia. Notevoli ed interessanti sono "i gruttitti" scavati nella Rocca Calanna e alla Contura, alla Primaria soprana, sotto la Colla, a Fontanamurata, al Margiogrande, altre alla Placa Baiana e a Macchiafava.
A pochi chilometri dalle Grotte, quasi adiacenti alla SS. 120, in contrada Balze - Mangiasarde ai piedi di Maletto trovansi ulteriori tracce di antichi insediamenti: si intravedono facilmente una cinta muraria (che si snoda per quasi due Km.) e annessi ambienti in pietra a secco rettangolari e circolari.
Si reputa che vanno dal VI - V secolo a.C., fino al periodo tardo romano (III -IV secolo dopo Cristo).
L'estensione delle rovine delle mura, la perfetta realizzazione del basamento e del rialzo fatto con grosse pietre laviche, la vicinanza di altri siti di interesse archeologico (Tartaraci, Grotte dei Saraceni, Santa Venera, ecc.) fanno di questo luogo un importante motivo di studio e di analisi della presenza del popolo siculo nella nostra zona.
 

La rupe calcarea dove sono state scavate in epoca antichissima le tre grotte ("dei Giganti" o "dei Saraceni").
Il fiume della Saracena che scorre ai piedi della rupe, scende  dai Nebrodi (dal Lago Trearie, 1.420 m.) e pochi chilometri dopo, dopo aver lambito le mura del Castello Nelson sfocia nel Simeto.
In estate è facilmente guadabile. La grotta in alto (la terza, per il Radice) è quella più grande.

Nella grotta più grande, quella posta in alto, l'erosione degli agenti atmosferici ha in parte modificato la originale configurazione delle aperture laterali.

Il patrimonio archeologico

HOME PAGE

   

Powered by Associazione Bronte Insieme / Riproduzione riservata anche parziale - Ultimo agg.to: 09-2009