La ducea inglese ai piedi dell'Etna (1799 - 1981)

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In nome delle sorelle Brontë

Drogheda, Bambridge, Haworth e l’omonima città etnea
legate dalle scrittrici e dall’ammiraglio Nelson

(di Enzo Farinella)

LA DUCEA INGLESE AI PIEDI DELL'ETNA

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Enzo Farinella, nato a Gangi (Palermo) il 1° gennaio 1949, è residente da 28 anni a Dublino (Irlanda). Scrittore, docente di lingua italiana, è direttore della locale “Casa Italia”, addetto presso l'Istituto Italiano di Dublino, componente della Consulta regionale dell'emigrazione e dell'immigrazione e corrispondente dell'Ansa della capitale irlandese.

Quattro cittadine: Drogheda nell'Eire, Banbridge nel Nord Irlanda, Haworth (Yorkshire) in Gran Bretagna e Bronte in Sicilia condividono la fama letteraria delle scrittrici Emily, Charlotte e delle altre sorelle Bronte.

Per la prima volta nella storia, rappresentanti di queste cittadine e della Bronte Society, sezione irlandese, si sono ritrovati nel Castello di Nelson della cittadina etnea per discutere quel che le accomuna e lanciare un convegno mondiale sull'origine del nome delle scrittrici per gli oltre 200 clubs "Bronte", sparsi in tutto il mondo. E' questa veramente un'avventura straordinaria, che ci piace ricordare.

Il tutto ha avuto inizio nel secolo Fu Patrick Prunty o Brunty, figlio di Hugh, che si innamorò del nome Bronte, di cui Nelson fu Duca. Hugh nacque a Drogheda, 50 Km circa da Dublino, sulla via per Belfast.

In cerca di migliori fortune egli si recò da Drogheda a Mount Pleasant, vicino Dundalk prima e poi nell'Irlanda del Nord, a Emdale, a poche miglia da Rathfriland, nel Comune di Banbridge, dove nacque il figlio Patrick, il 17 Marzo 1777, il giorno di San Patrizio, Patrono dell'Irlanda.

Alcuni anni dopo la famiglia Prunty costruì una nuova casa più capiente nella vicina Ballynaskeagh, parte oggi del "Bronte's Homeland Interpretative Centre" o "Il centro studi sul casato Bronte".

Patrick si rivelò fin da giovane un vero protagonista. Lavorò nell'industria del lino, ma ben presto la sua passione per il mondo classico ebbe il sopravvento, iniziando a studiare di notte e nelle ore libere. Divenne così un professore.

Nel 1802, con l’aiuto del rettore protestante del luogo, Patrick si trasferì a Cambridge, dove, all'età di 25 anni, entrò nel St. John's College. In quel tempo il giovane Prunty nutriva una grande ammi­razione per Horatio Nelson, che tre anni prima era stato insignito del titolo di Duca di Bronte dal Re Ferdinando IV delle Due Sicilie.

Per questo cambiò il suo nome da Prunty in Bronte, con la dieresi sopra la "e", affinché gli inglesi non ne storpiassero la pronunzia.

Il nome Bronte infatti appariva più aristocratico, risentiva meno del retroterra povero irlandese da cui proveniva Prunty, e soddisfaceva la sua ammirazione per l'Ammiraglio Nelson. Così nel 1802 egli si firmò con il nome "Nelson's hero" - L'eroe di Nelson -.

Nel 1806 Patrick venne ordinato pastore e nel 1812 sposò Maria Branwell. La nuova famiglia, che fu allietata da sei figli, visse a Haworth (Yorkshire) in Inghilterra.

Tra questi figurano Emily, Charlotte e le altre sorelle Bronte, che con la loro fama letteraria hanno glorificato e continuano a glorificare il nome della cittadina siciliana, appollaiata sulle pendici dell'Etna.

Recentemente, le tre cittadine di Bronte, Drogheda e Banbridge si sono ritrovate insieme per celebrare questo connubio che le unisce in un modo unico.

 
Patrick Brontë

Sopra, Patrick Prunty o Brunty, cambiò il suo cognome in Bron­të in onore di Nelson, primo Duca di Bronte, ammi­raglio di S. M. Britan­nica.

L'ammiraglio Horatio Nelson
Charlotte BrontëAnne Brontë

Nelle tre foto sopra e a destra,
 Emily, Charlotte,  e
Anne Brontë,
le tre sorelle famose scrittrici.

Emily Brontë

«Questo storico incontro ha avuto inizio circa quattro anni fa, quando mi hanno contattato,
par­landomi delle relazioni della mia famiglia con Bronte in Sicilia», ha dichiarato Carol Bronte, l'unica superstite del casato,
parlando alle tre delegazioni a Banbridge. «Adesso abbiamo un legame tra le tre città, ha continuato Carol, cosa che è molto importante sopra­ttutto per iniziative di pace e collaborazione tra il Sud e Nord Irlanda».
Per questa ragione Drogheda, una città vibrante, e Bronte hanno stretto nel 1986 un patto di gemellaggio e, si spera che ben presto anche Banbridge e Haworth ne possano fare parte.

Drogheda condivide molti punti in comune con Bronte. Ambedue hanno avuto i loro martiri e ambedue hanno pagato con il sangue della propria gente la conquista della libertà e della dignità dell'uomo. Se la siciliana Bronte adesso potrà aiutare nel compito di ricostruzione della pace tra la loyalista-unionista Banbridge e la cattolica-nazionalista Drogheda, questa sarà un'impresa che potrà passare alla storia, come nei secoli scorsi è successo con la famiglia Bronte.

Banbridge, nella Contea di Down, dove ha sede il Centro Culturale Bronte, è una ridente città sul fiume Bann, nell'Irlanda del Nord.

Una volta era la culla dell'industria del lino, ma ancora oggi si impone quale nevralgico centro industriale.class="w1"> E' stata immortalata in una famosa canzone popolare irlandese, "Star the County Down" - stella della Contea di Down -, cantata anche da Val Morrison.

Situata sull'asse principale Dublino-Belfast, Banbridge offre una ricca storia, un centro commerciale molto attivo, tante amenità e soprattutto il Centro Studi sulla famiglia Bronte. I legami tra Sicilia e Irlanda sono stati molti attraverso i secoli e queste tre cittadine li arricchi­scono in modo del tutto unico.

Il Re Ferdinando volendo dire grazie agli inglesi, per averlo aiutato a mantenersi nel Regno di Sicilia con sede a Palermo, "graziosamente" - scrive Leonardo Sciascia in La corda pazza - fa dono all'Ammiraglio Nelson, che capeggiava allora le truppe della corona britannica nel Mediterraneo, di un grande feudo, sito a Bronte, "per servizi ricevuti".

Più tardi, nel 1799, il re di Napoli lo nominerà Duca di Bronte.

  

Nella foto a sinistra, un'Insegna eretta a Drogheda (Dhroichead Atha) in onore del gemellaggio con Bronte

6 Giugno 2003, rinnovo del gemellaggio fra Bronte e Drogheda: la delegazione brontese posa con il sindaco della cittadina irlandese, Malachy Godfrey.
Alla sua sinistra l'allora vicesindaco di Bronte Nino Leanza (con la fascia tricolore), ultimo a destra Enzo Farinella.

Ferdinando IV aveva incontrato Horatio Nelson dopo la battaglia del Nilo, nel 1798, quando l'Ammi­raglio inglese distrusse la flotta di Napoleone e fece dell'Inghilterra la più grande potenza del Me­diterraneo. In tale battaglia però la nave portabandiera di Nelson, la Vanguard, subì danni seri e si rese necessario salpare subito alla volta di Napoli per ripararla. Nella città partenopea l'eroe inglese venne accolto da trionfatore.
Tra le tante personalità che si trovavano nel porto di Napoli c'era anche l'Ambasciatore inglese, Sir William Hamilton, e la sua giovane moglie, Emma, che si invaghì subito dell'Ammiraglio. I due furono amanti per molto tempo. Dalla loro relazione nacque la piccola Horatia, e Nelson le lasciò una pen­sione ricavata proprio dal ducato di Bronte.

Nelson purtroppo non ha potuto dedicare molto tempo alla sua ducea di Bronte, tuttavia vi rimase legato. Nel 1801, partendo per una nuova campagna nel Baltico, scrisse a Emma: «Sono sicuro che questa campagna ci darà pace e dopo potremo partire per Bronte... con la nostra amata piccola». E nel 1803, scrisse di nuovo ad Emma, dopo la morte del marito: «Uno di questi giorni sarai la mia duchessa di Bronte».

La connessione dei Nelson con la Ducea durò per altri 175 anni, fin quando Alexander Nelson Hood, 4° Visconte Bridport e 7° Duca di Bronte, ha venduto il feudo al Comune della cittadina etnea, nel 1981.Bronte ha anche altri segreti che la uniscono all'Irlanda. Uno dei suoi figli più famosi, il Cardinale Antonio Saverio De Luca (1805-1883), ha scritto una Storia politica e religiosa d'Irlanda in tre volumi, mai pubblicata e conservata gelosamente nella Biblioteca del Collegio Capizzi.
Quest'opera o progetto, mai conclusa, va dal 1536, anno dello scisma del Re Enrico VIII nella vicina e dominante Inghilterra, al 1829, quando gli irlandesi hanno ottenuto la loro lunga e sognata "Catholic emancipation" o libertà religiosa.

Tale storia potrebbe esser particolarmente interessante per l'Irlanda, anche se rimasta a uno stato redazionale incompleto in varie lingue che si susseguono: italiano, francese, inglese, tedesco e latino. Il Card. De Luca, infatti, si sarà avvalso della consultazione degli archivi vaticani. Si spera che questa ben presto possa essere rispolverata.

La cittadina etnea possiede inoltre una Chiesa dedicata a San Brandano, il famoso monaco navi­gato re irlandese, che nel IV, V o VI secolo raggiunse, si crede, l'America, a bordo di un "curragh", un'imbarcazione di cuoio.

Enzo Farinella

L'articolo di Enzo Farinella è stato pubblicato su La Sicilia del 19 Settembre 2005


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