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Bronte conserva ancora una struttura urbanistica di chiara ispirazione araba con antichi cortili, stretti sottopassi, portali in
pietra lavica sulla quale si sono innestate architetture di ispirazione rinascimentale e barocca con stucchi e
pietre scolpite di grande bellezza.
La zona antica è ricca di architetture ispirate a grande semplicità tipiche della civiltà
contadina.
Molti i portali abbelliti da simboli di carattere religioso o
professionale o decorazioni floreali, i palazzi che
conservano ancora inalterati le |
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Antiche strutture
architettoniche con archi di ingresso in pietra lavica, dove la chiave dell'arco è
scolpita con la faccia di un nume tutelare posto a protezione
delle persone e degli animali domestici.
Mascheroni, dal volto
umano o di animali, spesso in forma di caricatura o
dall'espressione arrabbiata, che secondo una tradizione popolare dovevano tenere lontano dalla casa gli spiriti del male.

Stradario di Bronte
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antiche ed
eleganti membrature e gli elementi di particolare interesse in
pietra lavica (il materiale usato in modo prevalente nei secoli
dai valenti scalpellini locali).
Palazzi signorili, abitazioni di piccoli artigiani, di contadini e
di povera gente:
tutti portano ancora i segni estetici di un antica bellezza e di
una semplicità architettonica quasi dimenticata.
Fra fregi ed ornamenti di vario stile la chiave dell'arco o
l'architrave di molte case riporta visi di satiri o di leggiadre
fanciulle, arnesi da lavoro, simboli vari indicanti il tipo di
attività svolta da chi vi abitava, l'immagine del proprietario
della casa o, addirittura cosa oggi inimmaginabile in tempi di
rigorosa privacy, simboli indicanti la fede religiosa del proprietario (stella di Davide). |
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Corso Umberto |

Via Giunone |

Via Piccino |
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Via Imbriani 36-38 (com'era) |
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L'ARCHITRAVE DI VIA VICTOR HUGO
Ci ha sempre incuriosito in una antica casa di via
Victor Hugo una scritta scolpita su un architrave in pietra
arenaria, nella cui lunetta
soprastante si leggono ancora labili tracce di un antico
disegno. Ci è apparsa subito degna di attenzione ma sempre
misteriosa
ed indecifrabile. Abbiamo portato in quel luogo diversi
studiosi, spedito la sua foto ad altri ma nessuno ci ha dato
una risposta certa
sull’origine ed il significato di questo quasi rebus. |
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Una spiegazione finalmente ci è giunta dal prof. Giorgio
Flaccavento, ragusano, che in una sua recente visita a Bronte
si è recato nel luogo visionando direttamente la scritta e
dandone la seguente precisa ed esauriente decifrazione:
«L'iscrizione di Via Victor Hugo non è di per sé
difficilissima da spiegare perché si tratta di tre righe da
leggersi in senso orizzontale e verticale, il cui significato
ha la chiave nel primo rigo orizzontale, che è costituito dal
monogramma (I.H.S.) di San Bernardino da Siena, fondatore
dell'Ordine Riformato dei Minori Osservanti e cioè Jesus Hominum
Salvator (in greco Soter). |
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Il secondo e il terzo rigo
hanno in comune la lettera greca X e quindi il secondo rigo si
legge Filius Churion Xristos (Figlio del Signore
Cristo) e il terzo Deus Jesus Xristos (Dio Gesù
Cristo).
In verticale il primo rigo a sinistra si legge Jesus Filius
Dei (Gesù Figlio di Dio); il secondo Hominum Churios
Jesus (degli Uomini Signore Gesù) e il terzo Soter
Xristos (Salvatore Cristo).
L'iscrizione è inclusa nella data 1559 e costituisce con molta
verosimiglianza il documento della presenza dei Frati Minori
Osservanti di san Francesco prima del 1593, anno in cui il
Comune di Bronte mandava al Tribunale del Real Patrimonio il
bilancio in cui la gabella della carne in onze 35 era
destinata alla fabbrica del Convento dei Riformati. In
effetti, secondo quanto riporta Benedetto Radice nelle sue “Memorie
storiche di Bronte” (ristampa
del 1984, pag. 296) in un memoriale del 1754 allegato in un
volume del 1759, che si conserva nell’Archivio della |
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Chiesa Maggiore, si legge che la
Chiesa di San Vito e il Convento esistevano già fin dal 1555.
Il Radice riteneva erronea la data, che pensava doversi
leggere 1595, non trovandosi cenno delle Chiesa e del Convento
nel “Liber Visitationes”.
Si può invece ipotizzare che i Frati Minori Osservanti fossero
già presenti a Bronte in quella data. Anche se la residenza
conventuale non fosse ancora stabilita in un edificio proprio,
per la cui costruzione abbiamo la documentazione relativa agli
anni ’90. E' probabile, invece, che alloggiassero in più
dimore sparse, come nello stesso periodo è altrove
documentato, ad esempio a Ragusa attorno alla Chiesa di San
Rocco. In questo caso la data del 1559 sarebbe perfettamente
compatibile con il Memoriale del 1754 e confermerebbe la
presenza dei Frati Minori Osservanti fin dal 1555.
La cosa è molto verosimile; resta da stabilire se
l’architrave, su cui è scritta la data, è nel posto originale,
come sembrerebbe a prima vista, oppure vi è stata trasportata
posteriormente.»
Professore Giorgio Flaccavento |
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