Centro storico di Bronte
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Il Nume tutelare

In questa pagina vogliamo presentarvi un altro particolare aspetto che caratterizza alcune case del centro storico di Bronte: i suoi antichi portali, in pietra lavica o arenaria e, sopratutto, gli archi e gli architravi scolpiti con maestria dagli antichi scalpellini brontesi.
In genere si tratta di strutture architettoniche a linea curva (con arco a tutto sesto, ribassato o ellittico), di stile e fogge diverse, poggianti su due piedritti in pietra lavica, con capitelli ornati a rilievo e con una pietra curva al centro dell'arco (chiave) scolpita con uno stemma, un simbolo o le sembianze di un viso o nume tutelare a protezione e a difesa della casa.

Con il tempo, fra il disinteresse e l'indifferenza, molti di questi portali sono andati perduti, perchè danneggiati, fatti a pezzi o distrutti ed anche rubati (esempio tipico il bel portale dell'antica chiesa di Placa Baiana, letteralmente scippato di notte e trafugato dai soli ignoti).

Ci auguriamo che i pochi portali che ancora esistono siano meglio salvaguardati e, se è proprio necessario demolire la casa, siano almeno conservati nei giardini antistanti il Castello Nelson nel Museo all'aperto di sculture in pietra lavica o nel nuovo "Museo della pietra lavica e delle tradizioni artigiane e agricole" della cui apertura tanto si parla (un finanziamento regionale per la sistemazione dei manufatti espositivi e l'acquisto degli strumenti tecnologici sembra che sia stato già concesso).

Il portale dell'antica chiesa di Placa Baiana divelto e rubato dai soliti "noti". Le foto riprendono alcuni portali e balconi delle vie Mons. Saitta, Scafiti, Imbriani, Santi e Marsala.

Bronte conserva ancora una struttura urbanistica di chiara ispirazione araba con antichi cortili, stretti sottopassi, portali in pietra lavica sulla quale si sono innestate architetture di ispirazione rinascimentale e barocca con stucchi e pietre scolpite di grande bellezza.
La zona antica è ricca di architetture ispirate a grande semplicità tipiche della civiltà contadina.
Molti i portali abbelliti da simboli di carattere religioso o professionale o decorazioni floreali, i palazzi che conservano ancora inalterati le

Antiche strutture architettoniche con archi di ingresso in pietra lavica, dove la chiave dell'arco è scolpita con la faccia di un nume tutelare posto a protezione delle persone e degli animali domestici.
Mascheroni, dal volto umano o di animali, spesso in forma di caricatura o dall'espressione arrabbiata, che secondo una tradizione popolare dovevano tenere lontano dalla casa gli spiriti del male.

Stradario di Bronte

Stradario di Bronte

Queste  immagini sono state riprese nelle vie De Luca, Grisley, Cavallotti, Imbriani, San Pietro, V. Hugo, Santi, nel Corso Umberto e in Piazza Giovanni XXIII.

antiche ed eleganti membrature e gli elementi di particolare interesse in pietra lavica (il materiale usato in modo prevalente nei secoli dai valenti scalpellini locali).
Palazzi signorili, abitazioni di piccoli artigiani, di contadini e di povera gente:
tutti portano ancora i segni estetici di un antica bellezza e di una semplicità architettonica quasi dimenticata.
Fra fregi ed ornamenti di vario stile la chiave dell'arco o l'architrave di molte case riporta visi di satiri o di leggiadre fanciulle, arnesi da lavoro, simboli vari indicanti il tipo di attività svolta da chi vi abitava, l'immagine del proprietario della casa o, addirittura cosa oggi inimmaginabile in tempi di rigorosa privacy, simboli indicanti la fede religiosa del proprietario (stella di Davide).


Corso Umberto

Via Giunone

Via Piccino

Via Imbriani 36-38 (com'era)
Portale in via Grisley

L'ARCHITRAVE DI VIA VICTOR HUGO
Ci ha sempre incuriosito in una antica casa di via Victor Hugo una scritta scolpita su un architrave in pietra arenaria, nella cui lunetta
soprastante si leggono ancora labili tracce di un antico disegno. Ci è apparsa subito degna di attenzione ma sempre misteriosa
ed indecifrabile. Abbiamo portato in quel luogo diversi studiosi, spedito la sua foto ad altri ma nessuno ci ha dato una risposta certa
sull’origine ed il significato di questo quasi rebus.

Una spiegazione finalmente ci è giunta dal prof. Giorgio Flaccavento, ragusano, che in una sua recente visita a Bronte si è recato nel luogo visionando direttamente la scritta e dandone la seguente precisa ed esauriente decifrazione:
«L'iscrizione di Via Victor Hugo non è di per sé difficilissima da spiegare perché si tratta di tre righe da leggersi in senso orizzontale e verticale, il cui significato ha la chiave nel primo rigo orizzontale, che è costituito dal monogramma (I.H.S.) di San Bernardino da Siena, fondatore dell'Ordine Riformato dei Minori Osservanti e cioè Jesus Hominum Salvator (in greco Soter).

Il secondo e il terzo rigo hanno in comune la lettera greca X e quindi il secondo rigo si legge Filius Churion Xristos (Figlio del Signore Cristo) e il terzo Deus Jesus Xristos (Dio Gesù Cristo).
In verticale il primo rigo a sinistra si legge Jesus Filius Dei (Gesù Figlio di Dio); il secondo Hominum Churios Jesus (degli Uomini Signore Gesù) e il terzo Soter Xristos (Salvatore Cristo).
L'iscrizione è inclusa nella data 1559 e costituisce con molta verosimiglianza il documento della presenza dei Frati Minori Osservanti di san Francesco prima del 1593, anno in cui il Comune di Bronte mandava al Tribunale del Real Patrimonio il bilancio in cui la gabella della carne in onze 35 era destinata alla fabbrica del Convento dei Riformati. In effetti, secondo quanto riporta Benedetto Radice nelle sue “Memorie storiche di Bronte” (ristampa del 1984, pag. 296) in un memoriale del 1754 allegato in un volume del 1759, che si conserva nell’Archivio della

Chiesa Maggiore, si legge che la Chiesa di San Vito e il Convento esistevano già fin dal 1555. Il Radice riteneva erronea la data, che pensava doversi leggere 1595, non trovandosi cenno delle Chiesa e del Convento nel “Liber Visitationes”.
Si può invece ipotizzare che i Frati Minori Osservanti fossero già presenti a Bronte in quella data. Anche se la residenza conventuale non fosse ancora stabilita in un edificio proprio, per la cui costruzione abbiamo la documentazione relativa agli anni ’90. E' probabile, invece, che alloggiassero in più dimore sparse, come nello stesso periodo è altrove documentato, ad esempio a Ragusa attorno alla Chiesa di San Rocco. In questo caso la data del 1559 sarebbe perfettamente compatibile con il Memoriale del 1754 e confermerebbe la presenza dei Frati Minori Osservanti fin dal 1555.
La cosa è molto verosimile; resta da stabilire se l’architrave, su cui è scritta la data, è nel posto originale, come sembrerebbe a prima vista, oppure vi è stata trasportata posteriormente.»
Professore Giorgio Flaccavento


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