L'associazionismo

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Il Circolo degli Onesti Operai

Gli anni 1890-1894 furono anni difficili, contrassegnati da sfruttamento dei lavoratori, stentato sviluppo economico, povertà e miseria, sovente sfocianti in veri e propri conflitti sociali o lotte per conquiste civili.
Anni segnati dal tema della violenza, da leggi speciali, cariche di polizia, morti e arresti (eccellente quello dell’on. De Felice Giuffrida Giuseppe durante lo stato d’assedio proclamato dal Ministro degli Interni Francesco Crispi, suo conterraneo), domicili coatti, perquisizioni e disarmo, soppressioni di giornali e censura. Anni di lotte sociali specie fra i lavoratori, nelle miniere, e tra i bracciati, in agricoltura, contro i padroni (Pirandello, I vecchi e i giovani).

In questo periodo in buona parte della Sicilia ed anche nelle zone etnee andavano sorgendo leghe, federazioni e fratellanze con un associazionismo operaio, a tinte democratico-sociale o repubblicano-sociale.
A Bronte, anticipando i tempi, già dal 1885 si era costituita un’Associazione di Operai avente titolo "Società degli Onesti Operai di Bronte". Tendeva al miglioramento delle condizioni sociali delle classi lavoratrici.

Nel periodo, di estremo disagio per la maggior parte della popolazione, v'era tutto un proliferare di idee e di iniziative finalizzate a scopi sociali, al mutuo soccorso e all'aiuto ai bisognosi.
Dieci anni dopo avrebbe portato anche alla nascita di ben quattro Istituzioni a carattere creditizio, fra le quali la Cassa Agraria di Mutuo, caratterizzate anch'esse, più che dal prestito in denaro, dallo scopo di migliorare le condizioni economiche, civili e religiose dei soci.

Statuto dela Società degli onesti operai (1885)Le finalità associative del Circolo, come da art. 2 dello Statuto, erano: l’amore fraterno, il miglioramento morale e materiale sia individuale che collettivo, grazie all’istruzione intesa come completamento della civilizzazione della classe operaia; il mutuo soccorso per sollevare nelle afflizioni e nei bisogni i soci.
Anticipatrici e socialmente importanti gli articoli 20 e 28.
Il primo recita: "Se un socio dopo aver pagato 10 anni consecutivi, per vecchiaia o malattia si renderà invalido al lavoro, dopo attestato medico, si avrà diritto al sussidio vitalizio di cent. 50 al giorno, salvo dal Consiglio poterlo aumentare."
Il secondo dice: "Pel perfezionamento delle arti ed industrie, il Circolo manterrà un giovine operaio, figlio di un Socio, in una città del Regno per perfezionarsi nell’arte sua coll’assegno non maggiore di lire 1,70 al giorno.
Il giovine figlio del Socio dovrà conoscere bene un’arte qualunque e dovrà essere in età da 17 a 21 anni.
Nelle disposizioni generali è interessante l’art. 95 che riportiamo qui di seguito: "La bandiera del Circolo è la nazionale, da una parte essa porta nel mezzo due mani che si stringono, emblema dell’unione e fratellanza, ed intorno, per corona ad essi, alquanti strumenti di ogni arte con lo scritto: Coalizione, Mutua Soccorso, Istruzione".
Il numero totale degli articoli dello Statuto-Regolamento è di 103.

Dopo un’attenta lettura dell'antico Statuto-Regolamento sorge spontaneo domandarsi come mai nello stesso, nonostante l'estrema miseria dei ceti meno abbienti, non si accenna né a lotte né a rivendicazioni.

La risposta potrebbe essere che le ferite dei fatti del 1860 non erano del tutto rimarginate e che l’ammonimento lasciato da Bixio ai popolani di Bronte sia stato pungolo per una svolta in campo civile.
Naturalmente è la nostra personale opinione.

Nel gennaio 1887 visitò la Società Operaia di Bronte il quinto discendente di Horatio Nelson, il duca Alexander Nelson Hood.
Nel corso del suo discorso invitò gli operai all’unità ed alla compattezza per conseguire il giusto progresso e “l’incivilimento” ed a istituire fra loro una Cassa di Risparmio, per la quale lasciò un generoso contributo. Il V duca fu acclamato presidente onorario della Società.

L'associazionismo socio-operaio, iniziato a Bronte nel lontano 1887, continuò suc­ces­sivamente sotto forma di Circoli e As­so­cia­zioni aventi anche carattere ricrea­tivo-culturale.
Nei primi anni del 1900 oltre al noto Casino di Conversazione dei civili (Oggi Circolo di Cultura Enrico Cimbali) figura­vano a Bronte  la Società Unione Popo­lare, la  Società di M. S. Annun­ziata, la Società Agraria, la Lega Demo­cratica Cristiana e la  Lega dei Contadini.
Nella foto sopra, la sede del "Dopolavoro Ope­raio" (in seguito trasformato in "Pub­blico Impiego" e poi scomparso), posta sul Corso Umberto (di fronte al Collegio Capizzi) negli anni 1950.
Molti i circoli e le associazioni che ancor oggi a Bronte danno un notevole impulso ad iniziative sociali, culturali e ricreative: ricordiamo il "Cir­colo Operaio", il "Circo­lo Lavoro e Cultura Antonino Gras­sia" e il secolare "Circolo di Cultu­ra Enri­co Cimbali" (l'antico "Casino di compa­gnia dei Civili" messo a fuoco dai rivoltosi del 1860).




IL PRESIDENTE GIUSEPPE DI MULO RACCONTA LA STORIA DI UNO DEI PIÙ ANTICHI SODALIZI DI BRONTE

Le lotte del Circolo Operaio

Si è distinto per le battaglie “in difesa del benessere della collettività”
Dagli anni Cinquanta in poi il Circolo Operaio di Bronte è stato artefice di una lunga serie di lotte per “migliorare le condizioni di vita dei propri concittadini”.
E se oggi, a distanza di tanti anni, la storia viene vista sotto una certa ottica, a quel tempo, in pieno “boom edilizio”, quando si scese in piazza per sollecitare più cemento dalle “Cementerie Augusta”, o quando si sensibilizzarono le istituzioni per estrarre il gas e il metano da questo territorio, la storia veniva vista sotto un’ottica diversa. Per i motivi che sappiamo, non ultimo la situazione economica.
Del resto, anche un uomo lungimirante e colto come Enrico Mattei, negli anni Sessanta, coltivò il sogno di affrancare l’Italia dalle devastazioni della guerra attraverso l’estrazione degli idrocarburi.
A Bronte lo stesso sogno lo coltivarono, anni dopo, molti cittadini. “Fu il sodalizio degli operai”, dice l’attuale presidente del Circolo Giuseppe Di Mulo, “a lottare perché l’Agip aprisse quattro pozzi in contrada Càntera e in contrada Pomaro. Due di questi operano ancor oggi e danno lavoro a diverse famiglie”. Ma quella fu una delle tante battaglie, dice ancora Di Mulo.

A svettare per l’impegno sociale profuso nel dopoguerra fu Nunzio Pinzone, presidente del sodalizio dal 1946 al 1960. Basta leggere il “Manifesto storico del Circolo Operaio di Bronte” affisso in sede e vergato a mano negli anni della presidenza di Arcangelo Gorgone, per comprendere come, da questi personaggi dotati di senso di umiltà e di giustizia sociale, nascano le piccole e grandi conquiste: “Fra i soci fondatori risalta intenzionalmente in prima posizione il nome di Nunzio Pinzone che, per parecchi mandati, ha ricoperto la carica di presidente, funzione nella quale si è distinto per impegno, operosità ed efficaci interventi per la crescita del sodalizio i cui soci, riconoscenti, gli hanno rinnovato all’unanimità la loro fiducia elettiva.
Altri presidenti sono stati Giuseppe Russo, Nunzio Pappalardo, Giuseppe Mazzaglia, Giuseppe Zappalà, Giuseppe Leanza, Saverio Lazzaro, Nunziato Saitta.

Ma l’origine di questa “libera associazione apolitica di cittadini brontesi” risale al 1887, quando fu fondata la “Società degli Onesti Operai”, successivamente denominata “Dopolavoro Operaio”. Da allora le finalità del Circolo sono state quelle di “affratellare, unire, promuovere, difendere, curare e tutelare gli interessi di tutti i lavoratori e dell’intera collettività brontese”. Di quel periodo, poco o nulla resta negli archivi del sodalizio. “È dopo la Seconda guerra mondiale”, seguita il presidente, “che l’associazione acquisisce la denominazione di ‘Circolo Operaio’ e si intesta diverse battaglie per il bene comune”.

L’1 luglio 1946 “per opera di una cinquantina di artigiani locali” il circolo riprende la sua attività. Particolarmente significative le foto di quegli anni che ritraggono la folla in piazza. Diverse le sedi dove il sodalizio è stato ospitato: da quella di via Umberto occupata negli anni della ricostruzione post bellica a quella di via Cardinale De Luca (dall’1 maggio 1958 al 24 marzo 2001) che resta “l’indimenticabile sede storica per la classe operaia brontese dove si svolsero serrati dibattiti, lotte e manifestazioni”.
Il 25 marzo del 2001 un’altra svolta. “Sotto la presidenza di Vincenzo Spedalieri, la sede del Circolo si è trasferita nei locali di corso Umberto 226 e di via Saitta 6, la cui proprietà, per Statuto, appartiene a tutti i soci”. Attualmente i soci sono 350. “Da tempo”, prosegue il presidente, “il sodalizio viene frequentato da una gamma eterogenea di classi sociali che si confrontano soprattutto sulla vita e sul futuro della comunità locale”.

[Luciano Mirone, L’Informazione, Ottobre 2011]

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