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Bronte prima faceva parte della diocesi di Messina, ma nel 1178 passò «sotto la dominazione ecclesiastica di Monreale e le fu soggetto 624 anni, quando la bolla di Papa Pio VII, Imbecillitatis humanae mentis, del 12 marzo 1802 ne la staccò e l’aggregò (io direi riaggregò) alla diocesi di Messina. […] Nel 1817 Bronte fece parte della diocesi di Nicosia e per la bolla di Papa Gregorio XVI nel 14 maggio 1844 fu definitivamente aggregato all’arcivescovado di Catania» […] “Era ufficio del parroco amministrare i sacramenti, e diversi preti battezzavano e congiungevano in matrimonio di propria autorità. “Nel 1500 appare il primo parroco in persona di D. Vincenzo Saccullo e s’intitola parroco della chiesa Madre. […] “In seguito ai pro-arcidiaconi, spesso in lotta cogli arcipreti per diritti di preminenza, e divenuto l’arciprete il solo parroco, furono sostituiti i vicari foranei, che continuarono a vigilare sulla condotta dei sacerdoti, dei chierici e sul pubblico costume. Il vicario foraneo, legato in rapporto colle autorità civili (giudici e capitani di giustizia) ordinava l’arresto dei bestemmiatori, dei concubinarii. […] “Alla rigida conservazione delle verità religiose furono istituiti in Bronte, come negli altri paesi, dei consultori regi e qualificatori e commissari del Santo Ufficio.[…] Bronte dipendeva da Randazzo, ove risiedeva il Commissario del Santo Ufficio e il maestro notaro. […] “Fu il Gorgone, come scrive il Mongitore, contadino della campagna di Bronte, di 52 anni, assolto, ad candelam uscì nel pubblico spettacolo con mordacchia in bocca. Fu condannato alla vergogna per le pubbliche strade della città, senza sferzate e allo esilio per tre anni da Bronte. “Pietoso è il caso di una povera monachella brontese, dichiarata eretica (1621- 1640) e morta di caduta, dall’alto, per fuggire il rogo, al quale era stata condannata. La memoria di lei si è perduta fra di noi, essendo severamente proibito dal S. Ufficio fare il nome degli eretici, per spegnerne anche il ricordo. Questa fu la suora Francesca Spitaleri Bertino, dell’Ordine delle Terziarie di S. Francesco […] che scrisse opere religiose, andate smarrite, ma male gliene incorse e per saper di lettere e di religione […] il S. Ufficio alla vista di una monachella colta, riputandola pericolosa, non le diede più pace […] e come eretica impenitente fu sottoposta a […] processo e messa nelle carceri dell’Orologio. Una notte del settembre 1640, presentendo il rogo, fatta una cordicella della lana del suo materasso, mentre si calava da un buco della volta, stramazzò a terra e morì. Fatta la causa colle solite solennità, confiscati i beni, condannata la sua memoria e fama; il suo corpo fu portato al pubblico spettacolo, al piano della Cattedrale, ove, letta la sentenza, insieme colle carte e i libri da lei scritti, fu consegnato al braccio della giustizia secolare per essere bruciato. “Di questa povera monaca si legge nel manoscritto: Liber relaxionis (Biblioteca Comunale Palermo ) […].» Segue l’elenco degli Arcipreti di Bronte (15) da Uccellatore 1484 a Giuseppe Ardizzone fino 1899; parlando diffusamente nella nota (214) della “lotta che il clero, capitanato dal P. Gesualdo De Luca cappuccino, fece al 12° Arciprete e Parroco Sac. D. Salvatore Politi 1859 - sospeso dalla dignità e ufficio arcipretale e parrocchiale il 19 marzo 1866 - morto in età di 46 anni il 6 aprile 1877; è sepolto nella chiesa di S. Vito,” per competenza di elezione tra il Comune di Bronte, patrocinato dal Cardinale De Luca,e il Vescovo Rigano il quale, dopo 12 anni di contesa, nominò il sac. Politi. |
Mentre si costruivano chiese “e i quartieri sorgevano sotto la protezione dei Santi, la pietà verso gli infermi poveri accese il cuore del sac. Luigi Mancani, il quale testava che finita la fondazione della cappella dell’Assunta nella chiesa del Rosario, del rimanente patrimonio, una terza parte fosse spesa al ristoro delle fabbriche dell’ospedale, e due terze parti impiegate a costituire una rendita per venire ogni anno in soccorso ai poveri carcerati.
danneggiatori dei campi, detto il carcere dei bovi. Era un gran recinto, di cui non esiste più vestigio.(2) «Nel 1879 il Comune deliberò la costruzione d’un cimitero sotto la chiesa della Madonna della Venia. Fu cominciato nell’aprile del 1880. La facciata bellissima di stile gotico, disegnata da un ingegnere messinese fu messa da parte; ne fu eseguita un’altra che non si sa cosa abbia voluto rappresentare alla mente dell’ingegnere.
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